I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

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I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

I primi GAS a Roma furono costituiti tra it 2001 e it 2003, ispirati dall’esperienza dei GAS nel Nord Italia. Nell’ambito del progetto PRIN 2008 Agricoltura locale e consumo sostenibile nelle reti alimentari alternative e stato possibile mappare 100 GAS attivi in

Fonte: www.agriloc.unina.it

Roma e provincia con le rispettive schede informative

In realtà si stima che siano più di 160 e, come avviene per i GAS in Italia, hanno una dimensione media compresa fra 30 e 80 famiglie. Questa cifra e considerata da alcuni gruppi una dimensione ideale per avere una massa minima di ordini e di risorse umane disponibili per i vari compiti organizzativi. Da un campione di 28 GAS romani è emerso che raccolgono un numero variabile di ‘nuclei’ o aderenti, da un minimo dicinque a un massimo di duecento, con una distribuzione molto dispersa tra le varie classi dimensionali.
Riporto qui di seguito i risultati parziali di tale progetto finanziato dal MIUR, portato avanti dall’unità di ricerca dell’Università di Napoli Federico II coordinata da Maria Fonte. L’unità di ricerca è costituita da Maria Fonte (responsabile scientifico), Mariella Eboli, Ornella Wanda Maietta, Cristina Salvioni. Tali risultati sono stati presentati al XIII World Congress of Rural Sociology, tenutosi a Lisbona nell’Agosto 2012 e pubblicati in Fonte et al. (2011) e in Fonte e Salvioni (2013).

** Tale dato è emerso da un campione di 28 dei 160 GAS di Roma.

La maggior parte dei GAS di Roma opera in modo informale: sono pochi quelli che sono registrati come ONLUS o associazioni di promozione sociale (Fonte et al., 2011 ). Dal punto di vista anagrafico gran parte degli aderenti si trovano nella fascia di età compresa tra i 35 e i 50 anni, con un livello di istruzione medio-alto e, per quel che riguarda l’occupazione, troviamo soprattutto impiegati del settore pubblico (scuola, università, ospedali, poste), liberi professionisti (medici, archeologi, psicologi, giornalisti), ma anche artigiani, giornalai, studenti e precari di varie fasce di eta.

Tabella 2.3: Dimensione di un campione di GAS romano

N. Famiglie aderenti                       N. di GAS

lino a 19                                        4

20 – 29                                           3

30 – 39                                           9

40 – 80                                        10

> 80                                               3

Totale                                         28

Fonte: Fonte e Salvioni (2013)

Si tratta della classe media la cui percezione diffusa è che i prodotti biologici o `naturali’ non sono accessibili per chi vive con un budget limitato (Fonte e Salvioni, 2013).

Dal punto di vista economico, la stessa indagine ha avuto accesso ai dati sulla spesa del 2010 di 13 dei 28 GAS intervistati evidenziando una spesa annua di 649.500 euro, con una media per gruppo di circa 50.000 euro. Generalizzando i dati sui 160 GAS di Roma (e provincia) si puo stimare una spesa complessiva nel 2010 di circa 8 milioni di euro. Questa cifra è considerata soggetta a possibili variazioni a seconda del numero di famiglie che acquistano regolarmente, la cui spesa media annuale risulta pari a 700 euro. Il confronto è stato fatto prendendo come riferimento la spesa media mensile delle famiglie del Lazio per l’acquisto di cibo, pari a 480 euro mensili secondo l’Istat. Tenendo conto che la spesa fatta presso i GAS è generalmente a prezzi più bassi, Fonte (2013) ritiene che circa il 20 % della spesa alimentare mensile delle famiglie è speso attraverso il sistema di approvvigionamento dei GAS.

Tutti i partecipanti ai GAS hanno dichiarato di comprare prodotti alimentari anche presso altri canali di filiera corta: mercati contadini, spacci aziendali e altre filiere alternative.
Tuttavia, appare evidente che attualmente la spesa fatta con il GAS non sostituisce totalmente le catene di offerta convenzionali.
I GAS di Roma hanno origini ideologiche diverse legate ai soggetti che ne hanno intrapreso l’iniziativa: associazioni culturali, ambientali e sportive, botteghe del commercio equo, centri sociali, partiti politici, gruppi scout, soggetti legati alla chiesa, luoghi di lavoro, gruppi di madri in ambienti scolastici (tabella 2.4).

Tutti sono chiamati generalmente Gruppi d’Acquisto o GAS, ma vi sono alcune sfumature. I GAS in senso stretto promuovono la partecipazione attiva tra tutti i componenti e cercano produttori che rispettano principi di economia etica e solidale; esistono poi i GASF (Solidali e Familiari) che pongono l’accento sui problemi delle famiglie e la partecipazione e vista più come condivisione dei problemi delle famiglie; altri funzionano come un “servizio” presso associazioni culturali, sportive, sedi di partito o presso luoghi di lavoro.

Tabella 2.4: contesto di nascita di un campione di GAS roman

Contesto sociale / ideologico N. di GAS
Botteghe del commercio equo 4
Centri sociali 3
Esperienza Scout 2
GASP 2
Spirituality cattolica 2
Associazioni culturali, ambientali, sportive 6
Partiti politici 3
Post° di lavoro 2
Gruppo di madri presso le scuole 2
Altri 2
Totale 28

 

Fonte: Fonte e Salvioni (2013)

Questi possono prevedere un’organizzazione pill verticistica in cui si cercano soluzioni meno complesse per l’approvvigionamento dei prodotti. Anche i GASP (Gruppi d’Acquisto Solidali e Popolari) promuovono la partecipazione attiva degli aderenti in tutti i rami della gestione (ordini, consegne, organizzazione delle riunioni, ecc.). Sono nati come GAP63 (Gruppi d’Acquisto Popolari) con l’obiettivo di contrastare it carovita e hanno progressivamente incorporato la solidarietà come principio base.

Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
“Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

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