I GAS e il concetto di essere in rete

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Quando il GAS diventa Rete

Nel 1997 nasce la Rete Nazionale dei GAS allo scopo di collegare tra loro i diversi gruppi, scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori, e diffondere le idee alla base della creazione dei gruppi d’acquisto. La rete dei GAS lavora a diversi livelli: la rete nazionale e quelle locali, che fungono da punti di scambio e di confronto tra le varie realtà e come stimolo o “tutoraggio” per i nuovi gruppi. Nel 2001 la Rete si evolve con la creazione di uno spazio virtuale, rappresentato dal sito internet www.retegas.org, che realizza la volontà di un confronto costante tra le varie esperienze.

I GAS e il concetto di essere in reteL’attività all’interno dei Gas permette di innescare un meccanismo virtuoso che porta a sviluppare una riflessione più ampia sugli aspetti della vita quotidiana (in particolare del consumo), e conduce consumatori e produttori verso la creazione di una rete di relazioni a livello locale e nazionale. Questa rete si concretizza nell’esperienza dei Distretti di Economia Solidale (DES) e della Rete Nazionale dei GAS. La prima è un’espressione creata e definita per la prima volta nel 2002 all’interno di un gruppo di lavoro che ha creato la “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale” (RES Italia). Tale gruppo si e evoluto nel “Tavolo nazionale RES”, disciplinato da un regolamento, visionabile sullo stesso sito. Il concetto di DES viene collegato con quello più ampio di RES. Queste ultime sono volte a creare

“un’economia diversa, basata sulle seguenti caratteristiche: reciprocità, cooperazione, giustizia sociale, rispetto per la persona, rispetto per l’ambiente, partecipazione democratica, impegno nell’economia locale, rapporto attivo con il territorio, disponibilità a entrare in relazione di rete con le altre esperienze di economia solidale per un percorso comune e impiego degli utili residui per scopi di utilità sociale”.

Per RES si intende il collegamento relazionale organico fra soggetti che intendono partecipare al progetto delineato nella carta, finalizzato alla creazione dal basso di una nuova economia con le caratteristiche sopra riportate.
I DES si configurano come quei

“laboratori di sperimentazione civica, economica e sociale, in altre parole come esperienze pilota in vista di future e più vaste applicazioni dei principi e delle pratiche caratteristiche dell’economia solidale”.

Essi sono gli strumenti territoriali di base attraverso i quali le RES realizzano sui territori singoli il progetto dell’economia solidale. Attraverso il collegamento organico di tutti i DES si creerà la nuova economia solidale anche ai livelli provinciale, regionale e nazionale (www.retecosol.org).

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Un DES e un territorio dove prendono importanza, crescono e si affermano sempre più alcune pratiche virtuose già esistenti, sulla base dei principi di contiguità territoriale, collegamento geografico, collegamento storico e contemporaneo negli scambi culturali ed economici, facilità di interazione fra i soggetti partecipanti. Il suo aspetto essenziale è che le pratiche virtuose crescono congiuntamente le une dalle altre, ma in una più efficace ottica di rete, organizzata e consapevole, democratica e orizzontale, sostenendosi e rafforzandosi reciprocamente sul territorio del DES, con un’ampia partecipazione della comunità cittadina e con il fine di creare dal basso una nuova economia ecologica e solidale. In questo modo i consumatori critici (già organizzati nei GAS) e i piccoli produttori possono mettersi in contatto con le altre realtà dell’ economia solidale e creare prodotti e servizi (botteghe equosolidali, turismo responsabile, finanza etica, cooperative sociali, ecc…), coinvolgendo anche le Pubbliche Amministrazioni e sensibilizzando le famiglie e i cittadini per farli incontrare in un circuito economico che si auto-sostiene.

Un’iniziativa esemplare per capire quali sono le finality dei DES e rappresentata dal progetto Spiga & Madia , sorto su iniziativa del Comitato verso il DES della Brianza, un’associazione di promozione sociale creata a Monza nel 2006. Il progetto è nato con lo scopo di ricostruire una filiera di pane biologico interamente gestita in un territorio (la Brianza monzese) di circa 50 km di raggio. Nel 2006, con la stipula di un patto, gli attori coinvolti si impegnano a pianificare i propri consumi (in farina e/o pane) nell’arco di un anno. In funzione della richiesta effettiva la cooperativa si impegna alla semina di una equivalente superficie di terreno capace di produrre (biologicamente) il frumento tenero necessario a soddisfare i bisogni. Il gruppo di consumatori si impegna inoltre alla copertura di parte dei costi anticipati per la semina, subordinandoli al raggiungimento delle rese attese per ettaro. Si costituisce cosi un fondo di rischio e mutualità tra consumatori e produttori in cui i primi non solo partecipano con un prefinanziamento ma si impegnano anche a condividere il rischio imprenditoriale con il secondo. La cooperativa, in cambio, si impegna alla costruzione di un “prezzo trasparente”, che definisce preventivamente i prezzi riconosciuti ai produttori agricoli partecipanti al patto per tutta l’annata agraria. Al momento della rilevazione il pane veniva venduto a circa 3,3 euro al kg.

 http://romanews.it/blog/wiki/i-criteri-del-consumo-critico/

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