{"id":241,"date":"2016-03-27T00:00:00","date_gmt":"2016-03-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.romanews.it\/blog\/index.php\/reti-alimentari-civiche\/"},"modified":"2017-10-09T02:44:30","modified_gmt":"2017-10-09T00:44:30","slug":"reti-alimentari-civiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romanews.it\/blog\/reti-alimentari-civiche\/","title":{"rendered":"Cosa sono le reti alimentari alternative"},"content":{"rendered":"<p>[corner-ad id=1]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[wp_bannerize group=&#8221;AdSense_Adattibile&#8221;]<\/p>\n<h1>\u00a0Le reti alimentari alternative nella letteratura scientifica<\/h1>\n<p>L\u2019affermarsi delle diverse forme di <strong>filiera corta<\/strong> ha suggerito agli studiosi diverse\u00a0definizioni tra cui \u201c<strong>alternative<\/strong>\u201d, \u201c<strong>locali<\/strong>\u201d, \u201c<strong>civiche<\/strong>\u201d, \u201c<strong>sostenibili<\/strong>\u201d, \u201c<strong>nuove<\/strong>\u201d, \u201c<strong>brevi<\/strong>\u201d\u00a0(Murdoch et al., 2000; Renting et al., 2003).<br \/>\nIn Italia vengono tutte chiamate comunemente\u00a0con il nome di \u201c<strong>filiera corta<\/strong>\u201d. In generale la letteratura sull\u2019argomento mette in evidenza\u00a0come si tratti di un approccio alla <strong>filiera agroalimentare<\/strong> basato su una metrica nuova: non\u00a0pi\u00f9 quella della produzione di massa, ma quella dello sviluppo sostenibile e della\u00a0multifunzionalit\u00e0 , in cui le attivit\u00e0 produttive tornano a rapportarsi con le risorse &#8211; umane,\u00a0sociali, ambientali, culturali, istituzionali &#8211; dei territori.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.romanews.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Riscaldamento-globale_Js.jpg\" rel=\"attachment wp-att-1330\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1330\" src=\"https:\/\/www.romanews.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Riscaldamento-globale_Js.jpg\" alt=\"Riscaldamento-globale_Js\" width=\"650\" height=\"434\" \/><\/a>L\u2019aspetto centrale \u00e8 dato dalla volont\u00e0 di <strong>ri-spazializzare<\/strong>,<strong> ri-socializzare<\/strong> ma\u00a0soprattutto <strong>ri-localizzare<\/strong> il <strong>cibo<\/strong> attraverso relazioni dirette, credibili e autentiche che si\u00a0creano tra produttori, consumatori e cibo.<\/p>\n<p>Riferimenti:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.bancoalimentare.it\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.bancoalimentare.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lastminutemarket.it\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.lastminutemarket.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/freegan.info\/\" target=\"_blank\">http:\/\/freegan.info\/<\/a><\/p>\n<p>Tale nuovo sistema ha la caratteristica di attribuire al cibo un valore addizionale\u00a0rispetto a quello di bene alimentare. Un valore che incorpora anche quello di\u00a0identificazione con il territorio, migliori relazioni sociali, riduzione dell\u2019inquinamento e\u00a0solidariet\u00e0 nei confronti dei piccoli produttori.\u00a0Aspetti che vanno ad abbracciare anche considerazioni politiche .<br \/>\nDal punto di vista economico, alle <strong>filiere corte<\/strong> viene riconosciuto il merito di\u00a0redistribuire il potere contrattuale lungo la <strong>filiera<\/strong>, in particolare verso i <strong>piccoli produttori\u00a0agricoli<\/strong> i quali hanno la possibilit\u00e0 di riposizionarsi rispetto ai processi di <strong>globalizzazione\u00a0del sistema agroalimentare<\/strong>.<br \/>\nLa <strong>ri-localizzazione<\/strong>\u00a0emerge come processo per contrastare la compressione dei prezzi sfruttando alcuni meccanismi per riottenere potere contrattuale: l\u2019aumento del valore\u00a0aggiunto per unit\u00e0 di prodotto, la diversificazione dei canali di vendita a livello territoriale\u00a0e la riorganizzazione dei processi produttivi sulla base della valorizzazione delle risorse\u00a0interne (van der Ploeg, 2003).<br \/>\nIn seno alle iniziative di filiera corta, inoltre, si \u00e8 animato sempre pi\u00f9 il sul prezzo\u00a0giusto dei <strong>prodotti agricoli<\/strong>, che non deve solo integrare costi tradizionalmente inclusi\u00a0dall\u2019analisi economica, ma anche valori incorporati nel prodotto e nei servizi, come la\u00a0<strong>conservazione delle risorse naturali<\/strong>, il <strong>rispetto per la dignit\u00e0 dei lavoratori<\/strong>, conservazione\u00a0della <strong>biodiversit\u00e0<\/strong> e delle <strong>conoscenze tradizionali<\/strong>, etc.<\/p>\n<h1>Il concetto di localit\u00e0<\/h1>\n<p>Riguardo alla diffusione dei movimenti per il <strong>cibo locale<\/strong>, recentemente il dibattito\u00a0sulle <strong>reti alimentari alternative<\/strong> si \u00e8 focalizzato sulla dimensione territoriale delle <strong>filiere\u00a0corte<\/strong>.<br \/>\nL\u2019IAASTD (2009) ha riconosciuto che il sistema del <strong>cibo globale<\/strong> \u00e8 economicamente\u00a0insostenibile, ma non tutti sono convinti che la \u2018localit\u00e0\u2019 sia la soluzione migliore. La\u00a0\u2018<strong>localit\u00e0<\/strong>\u2019 \u00e8 intesa sia in termini di distanza, ricollegando consumatori e produttori nello\u00a0stesso luogo, sia in termini di metodi di produzione tradizionali e a basso impatto (Fonte,\u00a02008).<br \/>\nIl movimento per il <strong>cibo locale<\/strong> considera il prodotto autoctono intrinsecamene\u00a0migliore rispetto alla sostenibilit\u00e0 ecologica, alla giustizia sociale, alla democrazia, alla\u00a0qualit\u00e0 degli alimenti o alla sovranit\u00e0 alimentare.<br \/>\nAlcuni ammoniscono che questa visione pu\u00f2 incorrere nella \u201ctrappola del locale\u201d\u00a0(Born e Purcell, 2006), e trascura aspetti come la <strong>distribuzione del potere lungo la filiera<\/strong>,\u00a0allontanandosi dal concetto di \u2018<strong>buono, pulito e giusto<\/strong>\u2019 37 (Hinrichs, 2000), oppure\u00a0trascurare la diversit\u00e0 e il pluralismo culturale (DeLind, 2011). Altri autori richiamano la\u00a0necessit\u00e0 di condurre una completa analisi delle cause (Allen e Wilson, 2008) o di\u00a0effettuare una disamina completa sul ciclo di vita delle produzioni. Goodman et al. (2011)\u00a0invocano invece un approccio pi\u00f9 riflessivo ai movimenti per la <strong>localizzazione<\/strong>. Sia in\u00a0termini ambientali che economici, le produzioni locali non sempre sono efficienti,\u00a0soprattutto in fase di trasporto (Schonhart, 2008) dato che possono addirittura arrivare a\u00a0inquinare di pi\u00f9 (Standage, 2009). Secondo questa linea di pensiero, solo un&#8217;<strong>analisi del\u00a0ciclo di vita del cibo<\/strong> pu\u00f2 offrire un&#8217;accurata valutazione del volume totale delle <strong>emissioni\u00a0di gas serra<\/strong>, per cui la distanza rappresenta un fattore superabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[wp_bannerize group=&#8221;romanews.ir_336x280&#8243;]<\/p>\n<p>In seguito alle diverse critiche, Holloway et al. (2007) e Seyfang (2006;2009) hanno\u00a0elaborato degli schemi interpretativi multidimensionali per analizzare le AFN. Holloway\u00a0ha superato il dualismo tra sistema convenzione e alternativo per soffermarsi sulla natura\u00a0multidimensionale della relazione tra produttori e consumatori, mentre Seyfang ha\u00a0elaborato un quadro teorico dove la localit\u00e0 \u00e8 solo una delle cinque dimensioni alla base\u00a0del consumo sostenibile (sostenibilit\u00e0 ambientale, costruzione di comunit\u00e0, azione\u00a0collettiva, costruzione di un nuovo sistema di approvvigionamento alimentare).<br \/>\nPer \u2018localizzazione\u2019 Seyfang intende un processo verso una economia locale pi\u00f9\u00a0auto-sostenibile (l\u2019accorciamento delle catene di offerta, l\u2019acquisto di prodotti locali, il\u00a0rafforzamento dell\u2019economia locale). La sostenibilit\u00e0 ambientale implica la diminuzione\u00a0dell\u2019impronta ecologica, la riduzione dell\u2019uso delle risorse, la scelta di prodotti e servizi\u00a0meno intensivi nell\u2019uso di energia, l\u2019adozione di uno <strong>stile di vita sobrio<\/strong>. La \u201ccostruzione di\u00a0comunit\u00e0\u201d si manifesta nelle reti di sostegno e solidariet\u00e0 sociale, nella crescente\u00a0partecipazione e nella condivisione di idee e esperienze, nello scambio gratuito di lavoro e\u00a0di competenze che rafforzano il carattere inclusivo delle relazioni sociali. L\u2019azione\u00a0collettiva rende possibile controllare le proprie scelte di consumo, cambiando il contesto e<br \/>\nLo slogan \u2018<strong>buono, pulito e giusto<\/strong>\u2019 indica un nuovo concetto di qualit\u00e0 alimentare lanciato da Slow Food\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.slowfood.it\" target=\"_blank\">http:\/\/www.slowfood.it<\/a>) nel suo Manifesto. Le tre parole rappresentano gli elementi di riferimento per costruire\u00a0una via virtuosa che tutti i soggetti della filiera alimentare (da chi produce fino a chi consuma) dovrebbero\u00a0seguire.<br \/>\nPer esempio per le emissioni di CO2, recenti calcoli della Lincoln University dimostrano come la <em><strong>carbon footprint<\/strong>\u00a0<\/em>dell\u2019agnello prodotto in Nuova Zelanda e consumato in Inghilterra sia nettamente inferiore a quella della\u00a0produzione inglese, anche tenendo conto dei trasporti (Standage, 2009). Secondo i dati pubblicati, il trasporto\u00a0incide soltanto per l\u201911% sull\u2019energia consumata nella filiera produzione-consumo, a fronte del 26% delle\u00a0lavorazioni e del 29% della cottura.\u00a0le norme sociali.<br \/>\nInfine costruire nuove infrastrutture \u00e8 necessario per stabilire nuove\u00a0forme di scambio tra persone e comunit\u00e0, sulla base dei nuovi valori alla base della\u00a0cittadinanza ecologica (Salvioni e Fonte, 2013).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[wp_bannerize group=&#8221;link_adattabile&#8221;]<\/p>\n<p>Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:<br \/>\n&#8220;Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso<br \/>\ndei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Universit\u00e0 ROMA TRE &#8211; Facolt\u00e0 di Economia &#8220;Federico Caff\u00e8&#8221; &#8211; Anno accademico 2012\/2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[corner-ad id=1] [wp_bannerize group=&#8221;AdSense_Adattibile&#8221;] \u00a0Le reti alimentari alternative nella letteratura scientifica L\u2019affermarsi delle diverse forme di filiera corta ha suggerito agli studiosi diverse\u00a0definizioni tra cui \u201calternative\u201d, \u201clocali\u201d, \u201cciviche\u201d, \u201csostenibili\u201d, \u201cnuove\u201d, \u201cbrevi\u201d\u00a0(Murdoch et al., 2000; Renting et al., 2003). In Italia vengono tutte chiamate comunemente\u00a0con il nome di \u201cfiliera corta\u201d. 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