Categoria: STORIA E CRONACA

  • 8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    oggi è domenica 8 marzo 2020. Nessun giorno è un giorno qualunque. Ciascun giorno rappresenta qualcosa di speciale per qualcuno, la storia ci insegna che ogni giorno può avere un
    motivo per essere ricordato.
    8 marzo 1908
    Una narrazione diffusa sin dal secondo dopoguerra attribuisce l’origine della celebrazione della giornata internazionale della donna a un episodio che sarebbe accaduto in quel giorno:
    l’incendio di una fabbrica di camicie a New York nel quale sarebbero perite 129 operaie ma le ricerche storiche non hanno rilevato alcuna testimonianza di questo fatto.
    Molto probabilmente l’evento è stato confuso con uno simile accaduto sempre a New York ma il 25 marzo 1911 in un palazzo a Manhattan dove si trovava la fabbrica di camicie
    “Triangolo sheet waste company” che occupava gli ultimi tre dei dieci piani. Vi lavoravano in condizioni di totale sfruttamento 500 donne tra i 13 e i 25 anni e un centinaio
    di uomini. La maggior parte delle giovani donne erano immigrate dall’Italia e dalla Germania e dall’Europa dell’est. Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire che i lavoratori si
    allontanassero quando alle 16 e 40 scoppiò un incendio che uccise 146 persone, 123 donne e 23 uomini.

    In realtà le origini della giornata internazionale della donna risalgono al VII congresso della seconda internazionale socialista tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 in cui vengono
    tracciati tra gli altri, i treni e del voto alle donne e della questione femminile.
    L’otto marzo 1917 in piena prima guerra mondiale a San Pietroburgo le donne guidano una manifestazione per chiedere la fine delle ostilità che è ritenuta l’inizio del sommovimento che
    culminerà nella rivoluzione russa e questo nel 1921 la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca sceglie la 8 marzo come giornata internazionale delle operaie.
    La forte connotazione politica della ricorrenza ha provocato dopo la fine della seconda guerra mondiale forti contrasti sulla sua celebrazione fino al 16 dicembre 1977,
    quel giorno l’assemblea delle Nazioni Unite approva una risoluzione che invita ogni paese a dedicare una giornata ai diritti delle donne.
    L’otto marzo come già è in molti paesi era giornata di celebrazioni viene quindi scelta come data ufficiale da molti stati.

    In Italia la scelta del simbolo della mimosa per la ricorrenza è dovuta un’idea delle deputate comuniste Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei quando l’UDI, Unione donne in
    Italia, l’otto marzo 1946 celebra la fine della guerra una pianta profumata che fiorisce tra febbraio e marzo per simboleggiare il rifiorire della libertà.

    Mimosa - 8 Marzo - Festa internazionale delle donne
    Ogni giorno può lasciare un segno indelebile viverlo con lo spirito giusto può renderlo tale, secondo uno studio della Iowa State University, 12 minuti al giorno per
    esprimere la gentilezza verso gli altri e insegnare buoni gesti e belle regole ai bambini, sollevano il morale e rendono più felici, a rivolgere un pensiero a chi abbiamo
    nel cuore o a chi compie gli anni inviandogli questo minuto di racconto può essere un’occasione per cominciare
    bene i nostri 12 minuti di oggi.
    Buona Giornata

    Trascritto dal video del giornalista Massimo Marciano
    Canale Youtube: https://www.youtube.com/user/massimomarciano

  • L’Aceto dei quattro ladri

    L’Aceto dei quattro ladri

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    L’Aceto dei quattro ladri

    Presso gli antichi il termine “peste” stava a significare in generale una malattia estremamente contagiosa; non a caso, infatti, veniva definita dal popolo “flagello di Dio”, in quanto quasi sempre i suoi effetti erano devastanti. In tali circostanze ci si difendeva con tutti i mezzi a disposizione in quei tempi, soprattutto con il fuoco bruciando suppellettili ed abitazioni degli appestati, fermo restando il consiglio di Marsilio Ficino, celebre filosofo e medico fiorentino: “Fuggi la peste il più lontano che puoi e torna il più tardi possibile”.
    Tra i tanti rimedi proposti dai medici e consigliati dalla medicina popolare per preservarsi dal contagio nel XVIII secolo vi era “l’Aceto dei Quattro Ladri“, composto da un macerato di assenzio, rosmarino, salvia, menta, ruta, lavanda, aglio, cannella e canfora in aceto di vino, tutte sostanze, se ci fate caso, dotate di una pur modesta azione antisettica. Il nome di questo composto deriva dal fatto che quattro ladri condannati a morte per gli innumerevoli furti commessi a danno degli appestati durante l’epidemia di Marsiglia del `700 ebbero salva la vita rivelando all’ autorità medica la composizione di quel miracoloso prodotto che li preservava dal contagio con il quale frequentemente si lavavano le mani e si sciacquavano la bocca.
    Si diffusero in seguito varie variazioni della composizione della soluzione:
    Per esempio, rosmarino secco, ruta fresca, fiori essiccati di salvia e lavanda, aglio affettato, aceto di vino distillato, chiodi di garofano schiacciati ed infine canfora disciolta in spirito,.
    Molto più recentemente si è imposta una formula dell’aceto dei quattro ladri che include le tradizionali salvia, rosmarino, lavanda, timo e aglio con l’aggiunta di menta, ruta, ed assenzio.
    La più diffusa prevede l’uso di quattro erbe, appunto una per ogni ladro, anche se le ricette storicamente prevedevano una dodici o più componenti.
    In Provenza, viene ancora rivenduto come rimedio per cura della dei capelli e della pelle, per la stanchezza, infezioni delle vie respiratorie, ed anche la rimozione delle loro lendini dei pidocchi.

    Leggendo oggi la composizione di questo “prodigioso” medicamento, citato tra I’altro in molti trattati di materia medica di quel tempo, ci viene da sorridere ma purtroppo dobbiamo ammettere che ancora oggi ancora abbiamo pochi strumenti a nostra disposizione per quanto riguarda i mezzi di prevenzione, salvo l’isolamento, cosa che i nostri avi avevano già attuato istituendo i lazzaretti, le mascherine e… lavandosi spesso le mani come quotidianamente raccomandano i mass-media.

  • Il giallo del Teatro Petruzzelli di Bari del 1991

    Il giallo del Teatro Petruzzelli di Bari del 1991

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    Il giallo del Teatro Petruzzelli di Bari del 1991

    Una vicenda molto complessa che ha avuto una “verità processuale” nel 2007 che ha condannato gli esecutori materiali dell’incendio ma non ha identificato i mandanti che restano uno dei tanti “Misteri d’Italia”.

    Ventisei anni fa un evento eccezionalmente tragico sconvolse la natura stessa di una città che nel suo teatro più bello aveva trovato una dimensione culturale e sociale molto avanzata.Il Giallo del Petruzzelli

    UN ROGO UN PERCHÉ?

    A ventisei anni da quel disastro, a fronte di un’inchiesta giudiziaria e di una sentenza che hanno lasciato molte domande senza risposta, è necessario prendere l’impegno di non dimenticare. Nessuno, né a Bari, né altrove, vuole che anche il rogo del Petruzzelli finisca nell’elenco sterminato e desolante dei misteri d’Italia. Un rosario di vicende dove la giustizia ha sempre perso. E la verità è sempre stata umiliata. Eppure anche per il Petruzzelli questo è il rischio. Un rischio quanto mai concreto. A tanti anni da quel rogo il Politeama Petruzzelli è sempre lì. Un guscio vuoto. Un orrendo, vacuo buco nel cuore di una città nobile e antica.

    Una suggestione letteraria contribuisce ad ammantare di mistero quello che potrebbe, sulle prime, sembrare un semplice fatto di cronaca. Anche l’ultimo spettacolo in scena si é concluso con un rogo: il rogo della Norma.

     

    I FATTI

    L’incendio esplode attorno alle quattro e trenta di mattina. il teatro, fino a poche ore prima, era in funzione, in occasione del “Forex club”, il congresso degli agenti di cambio, era an­data in scena una replica straordinaria della Norma. Tra il pubblico anche una personalità illustre come il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. Che l’opera del Bellini si concluda con un’immenso rogo appare sulle prime poco più che una suggestione letteraria. La singolare coincidenza tra la scena finale dell’ultima rappresentazione del Petruzzelli e la tremenda fine del teatro lascerà del tutto indifferenti gli investigatori. Perché?

    L’ULTIMA SCENA

    Poco prima che l’incendio divampasse il Petruzzelli era pieno di spettatori. Una speciale messa in scena della Norma, riservata ai partecipanti ad un convegno, si era da poco conclusa. In platea anche il governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi.

    Si raccolgono le prime testimonianze. La più incisiva sembra essere quella di Gennaro Polieri, cameriere del Circolo Unione, le cui sale si trovano al primo piano dell’edificio:
    “Fino all’una e mezza di questa mattina abbiamo avuto una festa nuziale” racconta Polieri. Ma dopo la festa il lavoro nel Circolo Unione e nel teatro si era protratto sino a molto più tardi, una circostanza decisiva per dimostrare la dolosità dell’in­cendio e le sue caratteristiche devastanti. infatti sempre Polieri racconta: “Nel circolo siamo rimasti solo noi camerieri e i cuochi a sistemare tutto. Dopo le quattro ho sentito un sibilo, poi un boato e uno spostamento d’aria e perciò ho pensato ad un terremoto. Dalla finestra però ho visto le fiamme ed ho chiamato subito i vigili del fuoco”.
    I pompieri lottano fino a giorno inoltrato con l’incendio. Una lotta vana, anche perché il sistema antifiamme non ha funzionato e per un semplice motivo: non c’era. L’interno ligneo del teatro si trasforma in pochi attimi in un furioso rogo che nulla risparmia. Fanno fatica i vigili anche a trarre in salvo Enza e Pinuccio Tisci, i custodi del teatro, figli a loro volta di custodi, rimasti intrappolati nel loro appartamento che andrà interamente distrutto.
    Che l’incendio sia doloso lo capirebbe anche un ceco. I vigili del fuoco stabiliscono senza esitazioni che una delle porte del teatro è stata forzata dall’interno e proditoriamente lasciata aperta (per consentire una rapida via di fuga in caso di scoperta). Il lucchetto che tratteneva la catena di sicurezza e stato tranciato. Un’altra entrata e stata trovata aperta. C’è poi quella strana telefonata anonima arrivata al centralino del “113” attorno alle 22.15 e che avvisava la polizia che una bomba era stata collocata all’interno del Petruzzelli. Stando al questore Renato Capasso, il teatro era stato perquisito prima e dopo la rappresentazione, ma con esito negativo. Nonostante questi indizi, il procuratore capo di Bari Giovanni De Marinis preferisce non sbilanciarsi. La dichiarazione che rilascia alla stampa è quella di rito: “Stiamo indagando in tutte le direzioni”

    Personaggio centrale in tutta la vicenda è il direttore del Teatro, Ferdinando Pinto che sarà al centro di un lungo processo pieno di colpi di scene e accuse da parte di pentiti di mafia, che poi saranno smentite.

    MA CHI E’ FERDINANDO PINTO?

    Ferdinando PintoFerdinando Pinto è nato a Molfetta (Bari) nel 1947. Fino a 28 anni si e occupato di cinema, essendo stato iI padre, Nicola. tra i primi distributori di film in Italia. prima a Napoli e poi a Bari. Ha assunto la gestione del Petruzzelli nel 1979, mantenendola per oltre un decennio. fino al giorno dell’incendio (27 ottobre 1991). Nell’88 era stato nominato commissario straordinario dell’Opera di Roma. incarico che aveva mantenuto per poco più di due anni. Dopo il rogo di Bari, ha assunto la presidenza del Teatro di Roma (per cinque anni).
    Per il Petruzzelli, nell’87 organizzò una rappresentazione dell’”Aida” al Cairo. Nello stesso anno ospitò nel Petruzzelli le riprese del film “II giovane Toscanini” di Franco Zeffirelli, con Elisabeth Taylor.
    Le stagioni di “Teatrodanza” del Petruzzelli, dall’80 in poi, sono state tra le piu ricche per la rilevanza degli spettacoli e per la fama di alcuni dei protagonisti. Tra quelli di maggior rilievo, l’”Apres midi d’un faune” con Margot Fontaine in una delle sue ultime apparizioni in pubblico e Rudolf Nureyev.
    Nell’81 (in un libro dello scrittore Giorgio Saponaro) Pinto raccontò di se e del Petruzzelli: “In famiglia abbiamo sempre avuto una forte attrazione per il mondo dello spettacolo e per il teatro in particolare. Quando nel 1973, mi occupai della produzione di “Polvere di Stelle” di e con Alberto Sordi ho avuto il classico colpo di fulmine peril Teatro Petruzzelli. Alla fine delle riprese, naturalmente, ero completamente conquistato ed ora sono felice di occuparmene”. L’arresto di Pinto ha destato stupore nell’ambiente teatrale romano, dove si e fatto un buon nome come organizzatore teatrale e imprenditore in proprio.
    II presidente dell’Agis Carlo Maria Badini ha detto: “Per un uomo di spettacolo la sola idea di perdere it proprio teatro è sconvolgente. Pensare di commissionarne la distruzione a una cosa orribile, un vero sacrilegio: non riesco a credere che possa essere successo”.

    Pinto, mentre era ancora presidente del Petruzzelli, nell’88, dopo la morte di Antignani, divenne commissario del teatro dell’Opera di Roma, raccogliendo consensi per il suo operato. La logica della lottizzazione chiuse dopo due anni quell’esperienza. In seguito ad una nuova tornata di nomine negli enti culturali della città, la Democrazia cristiana impose Gian Paolo Cresci al vertice dell’Opera. A Pinto, socialista, toccò in seguito la presidenza del Teatro di Roma, nell’agosto del 1991, con Pinto presidente e Pietro Carriglio (Dc) direttore artistico, it teatro di Roma ha concluso negli ultimi mesi l’iter di trasformazione in ente morale, adeguandosi (primo in Italia) alla legge Tognoli. lnoltre ha cominciato ad uscire da un travagliato biennio segnato da deficit miliardari e da un interminabile regime di proroga degli organi sociali.
    (ANSA, 8 luglio 1993)