Categoria: ECONOMIA SOLIDALE – GAS A ROMA

  • I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

    I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

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    I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

    I primi GAS a Roma furono costituiti tra it 2001 e it 2003, ispirati dall’esperienza dei GAS nel Nord Italia. Nell’ambito del progetto PRIN 2008 Agricoltura locale e consumo sostenibile nelle reti alimentari alternative e stato possibile mappare 100 GAS attivi in

    Fonte: www.agriloc.unina.it

    Roma e provincia con le rispettive schede informative

    In realtà si stima che siano più di 160 e, come avviene per i GAS in Italia, hanno una dimensione media compresa fra 30 e 80 famiglie. Questa cifra e considerata da alcuni gruppi una dimensione ideale per avere una massa minima di ordini e di risorse umane disponibili per i vari compiti organizzativi. Da un campione di 28 GAS romani è emerso che raccolgono un numero variabile di ‘nuclei’ o aderenti, da un minimo dicinque a un massimo di duecento, con una distribuzione molto dispersa tra le varie classi dimensionali.
    Riporto qui di seguito i risultati parziali di tale progetto finanziato dal MIUR, portato avanti dall’unità di ricerca dell’Università di Napoli Federico II coordinata da Maria Fonte. L’unità di ricerca è costituita da Maria Fonte (responsabile scientifico), Mariella Eboli, Ornella Wanda Maietta, Cristina Salvioni. Tali risultati sono stati presentati al XIII World Congress of Rural Sociology, tenutosi a Lisbona nell’Agosto 2012 e pubblicati in Fonte et al. (2011) e in Fonte e Salvioni (2013).

    ** Tale dato è emerso da un campione di 28 dei 160 GAS di Roma.

    La maggior parte dei GAS di Roma opera in modo informale: sono pochi quelli che sono registrati come ONLUS o associazioni di promozione sociale (Fonte et al., 2011 ). Dal punto di vista anagrafico gran parte degli aderenti si trovano nella fascia di età compresa tra i 35 e i 50 anni, con un livello di istruzione medio-alto e, per quel che riguarda l’occupazione, troviamo soprattutto impiegati del settore pubblico (scuola, università, ospedali, poste), liberi professionisti (medici, archeologi, psicologi, giornalisti), ma anche artigiani, giornalai, studenti e precari di varie fasce di eta.

    Tabella 2.3: Dimensione di un campione di GAS romano

    N. Famiglie aderenti                       N. di GAS

    lino a 19                                        4

    20 – 29                                           3

    30 – 39                                           9

    40 – 80                                        10

    > 80                                               3

    Totale                                         28

    Fonte: Fonte e Salvioni (2013)

    Si tratta della classe media la cui percezione diffusa è che i prodotti biologici o `naturali’ non sono accessibili per chi vive con un budget limitato (Fonte e Salvioni, 2013).

    Dal punto di vista economico, la stessa indagine ha avuto accesso ai dati sulla spesa del 2010 di 13 dei 28 GAS intervistati evidenziando una spesa annua di 649.500 euro, con una media per gruppo di circa 50.000 euro. Generalizzando i dati sui 160 GAS di Roma (e provincia) si puo stimare una spesa complessiva nel 2010 di circa 8 milioni di euro. Questa cifra è considerata soggetta a possibili variazioni a seconda del numero di famiglie che acquistano regolarmente, la cui spesa media annuale risulta pari a 700 euro. Il confronto è stato fatto prendendo come riferimento la spesa media mensile delle famiglie del Lazio per l’acquisto di cibo, pari a 480 euro mensili secondo l’Istat. Tenendo conto che la spesa fatta presso i GAS è generalmente a prezzi più bassi, Fonte (2013) ritiene che circa il 20 % della spesa alimentare mensile delle famiglie è speso attraverso il sistema di approvvigionamento dei GAS.

    Tutti i partecipanti ai GAS hanno dichiarato di comprare prodotti alimentari anche presso altri canali di filiera corta: mercati contadini, spacci aziendali e altre filiere alternative.
    Tuttavia, appare evidente che attualmente la spesa fatta con il GAS non sostituisce totalmente le catene di offerta convenzionali.
    I GAS di Roma hanno origini ideologiche diverse legate ai soggetti che ne hanno intrapreso l’iniziativa: associazioni culturali, ambientali e sportive, botteghe del commercio equo, centri sociali, partiti politici, gruppi scout, soggetti legati alla chiesa, luoghi di lavoro, gruppi di madri in ambienti scolastici (tabella 2.4).

    Tutti sono chiamati generalmente Gruppi d’Acquisto o GAS, ma vi sono alcune sfumature. I GAS in senso stretto promuovono la partecipazione attiva tra tutti i componenti e cercano produttori che rispettano principi di economia etica e solidale; esistono poi i GASF (Solidali e Familiari) che pongono l’accento sui problemi delle famiglie e la partecipazione e vista più come condivisione dei problemi delle famiglie; altri funzionano come un “servizio” presso associazioni culturali, sportive, sedi di partito o presso luoghi di lavoro.

    Tabella 2.4: contesto di nascita di un campione di GAS roman

    Contesto sociale / ideologico N. di GAS
    Botteghe del commercio equo 4
    Centri sociali 3
    Esperienza Scout 2
    GASP 2
    Spirituality cattolica 2
    Associazioni culturali, ambientali, sportive 6
    Partiti politici 3
    Post° di lavoro 2
    Gruppo di madri presso le scuole 2
    Altri 2
    Totale 28

     

    Fonte: Fonte e Salvioni (2013)

    Questi possono prevedere un’organizzazione pill verticistica in cui si cercano soluzioni meno complesse per l’approvvigionamento dei prodotti. Anche i GASP (Gruppi d’Acquisto Solidali e Popolari) promuovono la partecipazione attiva degli aderenti in tutti i rami della gestione (ordini, consegne, organizzazione delle riunioni, ecc.). Sono nati come GAP63 (Gruppi d’Acquisto Popolari) con l’obiettivo di contrastare it carovita e hanno progressivamente incorporato la solidarietà come principio base.

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

    Forse può interessarti il proseguimento dell’argomento in questo altro articolo
    https://www.romanews.it/blog/wiki/la-visione-dei-gas-di-roma/

    Per leggere tutti gli articoli vai alla sezione WIKI del nostro blog dedicata alla Economia solidale
    https://www.romanews.it/blog/wiki/filiera-corta-prezzo-giusto-e-sviluppo-sostenibile

     

     

     

  • I GAS e il concetto di essere in rete

    I GAS e il concetto di essere in rete

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    Quando il GAS diventa Rete

    Nel 1997 nasce la Rete Nazionale dei GAS allo scopo di collegare tra loro i diversi gruppi, scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori, e diffondere le idee alla base della creazione dei gruppi d’acquisto. La rete dei GAS lavora a diversi livelli: la rete nazionale e quelle locali, che fungono da punti di scambio e di confronto tra le varie realtà e come stimolo o “tutoraggio” per i nuovi gruppi. Nel 2001 la Rete si evolve con la creazione di uno spazio virtuale, rappresentato dal sito internet www.retegas.org, che realizza la volontà di un confronto costante tra le varie esperienze.

    I GAS e il concetto di essere in reteL’attività all’interno dei Gas permette di innescare un meccanismo virtuoso che porta a sviluppare una riflessione più ampia sugli aspetti della vita quotidiana (in particolare del consumo), e conduce consumatori e produttori verso la creazione di una rete di relazioni a livello locale e nazionale. Questa rete si concretizza nell’esperienza dei Distretti di Economia Solidale (DES) e della Rete Nazionale dei GAS. La prima è un’espressione creata e definita per la prima volta nel 2002 all’interno di un gruppo di lavoro che ha creato la “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale” (RES Italia). Tale gruppo si e evoluto nel “Tavolo nazionale RES”, disciplinato da un regolamento, visionabile sullo stesso sito. Il concetto di DES viene collegato con quello più ampio di RES. Queste ultime sono volte a creare

    “un’economia diversa, basata sulle seguenti caratteristiche: reciprocità, cooperazione, giustizia sociale, rispetto per la persona, rispetto per l’ambiente, partecipazione democratica, impegno nell’economia locale, rapporto attivo con il territorio, disponibilità a entrare in relazione di rete con le altre esperienze di economia solidale per un percorso comune e impiego degli utili residui per scopi di utilità sociale”.

    Per RES si intende il collegamento relazionale organico fra soggetti che intendono partecipare al progetto delineato nella carta, finalizzato alla creazione dal basso di una nuova economia con le caratteristiche sopra riportate.
    I DES si configurano come quei

    “laboratori di sperimentazione civica, economica e sociale, in altre parole come esperienze pilota in vista di future e più vaste applicazioni dei principi e delle pratiche caratteristiche dell’economia solidale”.

    Essi sono gli strumenti territoriali di base attraverso i quali le RES realizzano sui territori singoli il progetto dell’economia solidale. Attraverso il collegamento organico di tutti i DES si creerà la nuova economia solidale anche ai livelli provinciale, regionale e nazionale (www.retecosol.org).

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    Un DES e un territorio dove prendono importanza, crescono e si affermano sempre più alcune pratiche virtuose già esistenti, sulla base dei principi di contiguità territoriale, collegamento geografico, collegamento storico e contemporaneo negli scambi culturali ed economici, facilità di interazione fra i soggetti partecipanti. Il suo aspetto essenziale è che le pratiche virtuose crescono congiuntamente le une dalle altre, ma in una più efficace ottica di rete, organizzata e consapevole, democratica e orizzontale, sostenendosi e rafforzandosi reciprocamente sul territorio del DES, con un’ampia partecipazione della comunità cittadina e con il fine di creare dal basso una nuova economia ecologica e solidale. In questo modo i consumatori critici (già organizzati nei GAS) e i piccoli produttori possono mettersi in contatto con le altre realtà dell’ economia solidale e creare prodotti e servizi (botteghe equosolidali, turismo responsabile, finanza etica, cooperative sociali, ecc…), coinvolgendo anche le Pubbliche Amministrazioni e sensibilizzando le famiglie e i cittadini per farli incontrare in un circuito economico che si auto-sostiene.

    Un’iniziativa esemplare per capire quali sono le finality dei DES e rappresentata dal progetto Spiga & Madia , sorto su iniziativa del Comitato verso il DES della Brianza, un’associazione di promozione sociale creata a Monza nel 2006. Il progetto è nato con lo scopo di ricostruire una filiera di pane biologico interamente gestita in un territorio (la Brianza monzese) di circa 50 km di raggio. Nel 2006, con la stipula di un patto, gli attori coinvolti si impegnano a pianificare i propri consumi (in farina e/o pane) nell’arco di un anno. In funzione della richiesta effettiva la cooperativa si impegna alla semina di una equivalente superficie di terreno capace di produrre (biologicamente) il frumento tenero necessario a soddisfare i bisogni. Il gruppo di consumatori si impegna inoltre alla copertura di parte dei costi anticipati per la semina, subordinandoli al raggiungimento delle rese attese per ettaro. Si costituisce cosi un fondo di rischio e mutualità tra consumatori e produttori in cui i primi non solo partecipano con un prefinanziamento ma si impegnano anche a condividere il rischio imprenditoriale con il secondo. La cooperativa, in cambio, si impegna alla costruzione di un “prezzo trasparente”, che definisce preventivamente i prezzi riconosciuti ai produttori agricoli partecipanti al patto per tutta l’annata agraria. Al momento della rilevazione il pane veniva venduto a circa 3,3 euro al kg.

     https://www.romanews.it/blog/wiki/i-criteri-del-consumo-critico/

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  • I GAS in Italia – Obiettivi

    I GAS in Italia – Obiettivi

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    I GAS in Italia – Obiettivi

    Si tratta di gruppi auto-organizzati di famiglie di consumatori che acquistano insieme prodotti (alimentari e non) attraverso una relazione diretta con i produttori, con riferimento a principi etici condivisi. Alla base della loro azione vi è un sentimento di sfiducia e insoddisfazione nei confronti del modello agroalimentare dominante, che rende inaccessibile il cibo sano, pulito e giusto. I GAS rappresentano una delle forme di filiera corta più spontanee e informali: si caratterizzano per essere una delle esperienze consumer-driven di maggior successo.
    Si sono sviluppati a partire dai GA (gruppi di acquisto tout court) che hanno lo scopo di spuntare un prezzo migliore, ma sono connotati come esperienze di consumo critico perché il loro obiettivo è di stabilire una “nuova economia delle relazione e dei luoghi” (www.retegas.it).

    AAVV, Fa la cosa giusta! Guida pratica al consumo critico e agli stili di vita sostenibili a Milano e in Lombardia, Terre di Mezzo, Emi, 2005

    I GAS in Italia - ObiettiviIl Documento Base dei GAS (Retegas, 1999) specifica che la finalità di un GAS è quella di “provvedere all’acquisto di beni e servizi cercando di realizzare una concezione più umana dell’economia, cioè più vicina alle esigenze reali dell’uomo e dell’ambiente, formulando un’etica del consumare in modo critico che unisce le persone invece di dividerle, che mette in comune tempo e risorse invece di tenerli separati, che porta alla condivisione invece di rinchiudere ciascuno in un proprio mondo (di consumi)” (Retegas, 1999).

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    Ogni GAS e formato mediamente da circa 30-80 nuclei familiari dove il singolo partecipante è definito con il termine di gasista. Ciascun GAS organizza autonomamente l’approvvigionamento di una determinata categoria di prodotti (verdure, frutta, latticini, carne bovina, ecc.) in base alle esigenze che emergono durante le riunioni, cuore pulsante di molti gruppi.

     

    I GAS sono stati riconosciuti dalla Legge Finanziaria 2008 che nell’Articolo 1 paragrafo 266, li definisce come “soggetti associative senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e vendita”.
    Inoltre il comma 267 sottolinea che non sono soggetti ai regimi di imposizione fiscale come le attività a fini commerciali: “le attività svolte dai soggetti di cui al comma 266, limitatamente a quelle rivolte verso gli aderenti, non si considerano commerciali ai fini dell’applicazione del regime di imposta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 4, settimo comma, del medesimo decreto, e ai fini dell’applicazione del regime di imposta del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917“.

    Organizzazione

    L’organizzazione base dei GAS è quella di creare delle sotto-reti (sub-networks) in virtù della partecipazione volontaria dei gasisti. L’attività di un GAS comincia di solito con la raccolta di informazioni sui produttori che rispondono ai principi etici dell’economia solidale tramite contatti personali, ricerca sul territorio, ricerca online e informazioni dalla rete GAS. L’organizzazione di un GAS dipende dalla struttura che i partecipanti decidono di mettere in piedi.
    I coordinatori o referenti programmano i cicli di ordine e ritiro in riunione con tutti gli altri aderenti. Con riferimento alla definizione del ciclo si affrontano le questioni che riguardano: i prodotti ordinabili, i produttori che effettueranno la consegna, i tempi di apertura e chiusura degli ordini, il momento in cui il prodotto sara distribuito, le modalità di pagamento, i prezzi, la frequenza degli ordini e altro.

     


    I GAS in Italia - Obiettivi

    Non è infrequente che alcuni GAS decidano di non prendere in considerazione prodotti di provenienza animale, in un pieno stile vegano, o preferiscano evitare l’approvvigionamento di carne per sensibilizzare i partecipanti sui temi legati all’allevamento.
    In alcuni casi si può prevedere che un gasista venga retribuito per una mansione che svolge, in tale caso la retribuzione e le possibili alternative sono solitamente discusse all’interno del gruppo.

    Talvolta la figura dei coordinatori non coincide con quella dei referenti. In questi casi il referente è un gasista che si occupa esclusivamente di mantenere i rapporti con un singolo produttore. E la somma dei coordinatori-referenti che permette a un GAS di avere un’ampia offerta di prodotti e di essere attivo e coinvolgente nei confronti dei produttori e dei gasisti stessi.

    Nella figura è riportato un esempio di struttura organizzativa di un GAS dove le frecce di colore diverso rappresentano il grado di relazioni (più è scuro più il contatto è forte). I coordinatori interagiscono tra loro intensamente e comunicano con tutti gli altri aderenti, organizzano il lavoro e possono assegnare singoli compiti ai referenti.

    I GAS in Italia - ObiettiviIl compito dei referenti e quello di stringere i contatti con il produttore, aggiornare il listino e inviargli l’ordine in tempo utile alla consegna e che la stessa avvenga in un orario e luogo prestabilito, di solito la sede del GAS. I referenti mantengono un flusso costante e trasparente di informazioni verso i gasisti che non partecipano direttamente nella gestione del GAS, i quali ricevono le informazioni prevalentemente tramite internet o social network.
    In questo modo i GAS organizzano dei cicli periodici costanti di ordini e ritiri che avvengono per lo più settimanalmente. I prodotti freschi, come frutta, verdura e uova, sono generalmente ordinati e consegnati ogni settimana; mentre i prodotti conservabili (carne, marmellate, biscotti, pasta, olio, vino) o non deperibili (vestiti, detersivi, detergenti, carta) hanno cadenze diverse che possono essere mensili, bimestrali, trimestrali e cosi via.
    Dal canto loro, i singoli aderenti, che non hanno un ruolo definito all’interno del GAS, interagiscono in un’atmosfera amichevole e solidale, che è alla base di quello che può essere definito l’humus culturale che permette ai consumatori di cambiare le proprie abitudini. I produttori possono anche auto organizzarsi tra loro per offrire un migliore range di prodotti o ottimizzare alcuni passaggi produttivi (nella figura si può vedere un triangolo di tre produttori con tre frecce di colore scuro).

    Altre possibili strutture possono essere più o meno verticistiche con un diverso grado di interazioni. In alcune solo i coordinatori mantengono i contatti con i produttori e interagiscono tramite email con gli aderenti. In altre tutti i partecipanti mantengono i contatti con almeno un produttore e partecipano attivamente alle decisioni e al coordinamento del GAS. Tra questi si possono attivare delle sotto-reti tra coordinatori/referenti per attivare progetti specifici.

    Le sotto-reti sono caratterizzate da un alto grado di flessibilità per adattarsi alle caratteristiche peculiari del network. La flessibilità può comportare l’attivazione o disattivazione delle sotto-reti, nel rispetto dei bisogni personali degli aderenti (come esempio la rinuncia temporanea di un coordinatore a causa di motivi personali), alle necessità logistiche (per esempio la vicinanza di un gasista rispetto al punto di smercio), alle caratteristiche specifiche del prodotto (nel caso del Parmigiano Reggiano è necessario effettuare un ordine consistente) e alle necessità specifiche di un produttore, che può avere necessità di consegna particolari, come nel caso dei prodotti da frigorifero.

    Quando questi sotto-cicli lavorano a regime, è necessario un alto grado di interazione per variare la logistica e per far coincidere lo scarico dei prodotti con il ritiro da parte degli aderenti. Solitamente la consegna è circoscritta a un determinato periodo di tempo e luogo, in cui i consumatori e produttori possono incontrarsi e interagire, instaurando relazioni personali, immediate e legate a uno spazio condiviso. Un punto chiave dei GAS è quello della riunione periodica, solitamente organizzata su base mensile, alla quale è consentito partecipare a tutti i membri del gruppo. Gli argomenti della discussione sono frequentemente riferiti all’organizzazione interna, ai criteri di selezione dei produttori, a nuove iniziative e ai feedback per i prodotti ordinati in precedenza. Questo e in realtà solo uno dei modi più formalizzati con cui i partecipanti interagiscono. La maggior parte delle interazioni, infatti, avviene tramite internet, prevalentemente via email.

    Alcuni GAS hanno formalizzato la loro organizzazione in delle associazioni, di solito però si tratta di gruppi che operano in via informale, dove il processo decisionale è affidato prevalentemente alle riunioni. Quando un GAS cresce di dimensione, la struttura organizzativa può variare oppure il GAS si divide in due o più gruppi, con caratteristiche simili al precedente ma spesso anche con caratteristiche diverse.

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

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  • Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    [corner-ad id=1]I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono gruppi di consumatori che si riuniscono per acquistare prodotti direttamente dagli agricoltori (generalmente piccole imprese) e che si basano sui principi del consumo critico. Questa forma di filiera corta si distingue per l’alto grado di partecipazione e coinvolgimento da parte dei cittadini, che si riappropriano della loro sovranità alimentare e definiscono i modi e i principi con cui condividere quest’esperienza. Lo scopo primario è quello di accorciare la filiera e generare un prezzo giusto,  estendendo i prodotti biologici più accessibili di quanto non lo siano nelle catene tradizionali.
    Ma il loro scopo è anche politico e mira alla creazione di occupazione, alla tutela dell’ambiente, all’incremento delle relazioni sociali e dei movimenti locali. Il principio fondamentale è quello della solidarietà in base al quale i consumatori prediligono fornitori che devono essere piccoli, per non concentrare il potere economico nelle mani delle grandi aziende e locali, per poter avere contatti diretti. Inoltre si cerca di seguire i criteri di rispetto dell’uomo, sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori che per la salute dei consumatori, e rispetto dell’ambiente, in quanto prodotti e produttori non devono generare troppo inquinamento e devono limitare il consumo delle risorse naturali. Di solito, gli agricoltori effettuano una consegna settimanale in un luogo prestabilito, in cui gli aderenti si recano per ritirare la loro spesa. I GAS possono prevedere la stipula di accordi duraturi con i produttori, tanto da organizzare riunioni periodiche, attività collaborazione nei confronti degli agricoltori, ricerca di lavoratori, risoluzione di problemi, sistemi di aiuto in caso di perdite di prodotto e sistemi di finanziamento anticipato…
    Clicca quì per visualizzare l’articolo completo nella sezione WIKI del blog

    Tutti gli articoli pubblicati su Economia solidale e Gruppi di Acquisto solidale (GAS)
    Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma
    La filiera corta – Vantaggi e svantaggi della modernizzazione in agricoltura
    Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde
    La rinascita della filiera corta
    I Mercati dei contadini – (Farmers’ Market)
    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Articoli tratti dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013


    Economia solidale - Tornare alla filiera corta

  • I mercati dei contadini

    I mercati dei contadini

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    I mercati dei contadini

    Farmers’ Market (FM) significa letteralmente “mercati dei contadini” o “mercati contadini” e si tratta di una delle forme di filiera corta promosse soprattutto da associazioni di agricoltori. I Farmers’ Market si svolgono spesso in aree riqualificate delle città, in cui gli agricoltori stessi si recano, generalmente una o due volte a settimana, per montare i propri banchi e vendere i prodotti disponibili a seconda della stagione. Lo sviluppo di questi mercati in Europa si deve soprattutto alla presenza di attività tradizionali locali che rivendicano un concetto di qualità basato sulla sostenibilità e sul benessere animale ….

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    Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma
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    Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde
    La rinascita della filiera corta
    I Mercati dei contadini – (Farmers’ Market)
    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Articoli tratti dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013
    Economia solidale - Tornare alla filiera corta

  • Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

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    Gruppi di Acquisto Solidale

    I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono gruppi di consumatori che si riuniscono per acquistare prodotti direttamente dagli agricoltori (generalmente piccole imprese) e che si basano sui principi del consumo critico. Questa forma di filiera corta si distingue per l’alto grado di partecipazione e coinvolgimento da parte dei cittadini, che si riappropriano della loro sovranità alimentare e definiscono i modi e i principi con cui condividere quest’esperienza. Lo scopo primario è quello di accorciare la filiera e generare un prezzo giusto,  estendendo i prodotti biologici più accessibili di quanto non lo siano nelle catene tradizionali.
    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)
    Ma il loro scopo è anche politico e mira alla creazione di occupazione, alla tutela dell’ambiente, all’incremento delle relazioni sociali e dei movimenti locali. Il principio fondamentale è quello della solidarietà in base al quale i consumatori prediligono fornitori che devono essere piccoli, per non concentrare il potere economico nelle mani delle grandi aziende e locali, per poter avere contatti diretti. Inoltre si cerca di seguire i criteri di rispetto dell’uomo, sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori che per la salute dei consumatori, e rispetto dell’ambiente, in quanto prodotti e produttori non devono generare troppo inquinamento e devono limitare il consumo delle risorse naturali. Di solito, gli agricoltori effettuano una consegna settimanale in un luogo prestabilito, in cui gli aderenti si recano per ritirare la loro spesa. I GAS possono prevedere la stipula di accordi duraturi con i produttori, tanto da organizzare riunioni periodiche, attività collaborazione nei confronti degli agricoltori, ricerca di lavoratori, risoluzione di problemi, sistemi di aiuto in caso di perdite di prodotto e sistemi di finanziamento anticipato.
    I GAS organizzano riunioni con i partecipanti anche per raccogliere feedback dei prodotti che  hanno comprato e per decidere la politica de seguire. Essi hanno inoltre un ruolo significativo poiché trasmettono la cultura del cibo e possono contribuire a modificare le abitudini alimentari delle famiglie che vi partecipano. I consumatori così riuniti, possono esercitare una critica di massa che li porta a ottenere uno sconto nei confronti degli agricoltori, ma allo stesso tempo li sostiene nel passaggio alle tecniche produttive biologiche.

    Vendita diretta in azienda

    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)Questa forma di vendita è tra le modalità più diffuse e forse più antiche. Si tratta di istituire lo spaccio dei prodotti dell’azienda presso la sede dell’azienda stessa. È un’iniziativa dei produttori che comporta diversi vantaggi come il risparmio del tempo connesso agli spostamenti al di fuori dell’azienda, l’eliminazione dei costi di trasporto e di personale, l’ampia disponibilità di prodotti, la riduzione dei rifiuti, la possibilità di offrire ai clienti servizi accessori, come quello di trascorrere del tempo in azienda, di aumentare il valore dei prodotti venduti, di acquistare prodotti freschi. A fronte di questi vantaggi vi sono, tuttavia, alcuni limiti: la disponibilità dei prodotti posti in vendita (limitata a quelli presenti sul luogo di produzione), la quantità di investimenti necessari per rendere lo spaccio aziendale a norma di legge, la soggezione allo stato della viabilità per raggiungere l’azienda e alla pubblicità necessaria per rendere visibile il negozio. Alcuni di questi fattori sono attenuati dal D.Lgs. 228/200133, che permette l’ampliamento della gamma dei prodotti posti in vendita mediante l’acquisto di merci diverse da quelle che sono disponibili in azienda.
    Inoltre le imprese possono organizzare uno spaccio aziendale collettivo, realizzabile con il coinvolgimento di più aziende aventi prodotti complementari. Questa modalità consente di offrire ai clienti un’ampia scelta di prodotti, realizzata anche con la collaborazione di poche aziende agricole, opportunamente scelte per la diversità delle produzioni.

    Il concetto di «massa critica» individua, in fisica, la quantità di materiale fissile (uranio, plutonio) necessaria a innescare una reazione a catena, viene utilizzato per analogia dalla nuova cultura emergente per indicare un processo di cambiamento sociale indotto da una minoranza attiva quando raggiunge un certo grado di numerosità o di intensità. Raggiunto questo grado, la pratica si diffonde come una reazione a catena a tutta la comunità.
    L’antropologa statunitense Margaret Mead scriveva: «Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. Questo infatti è quanto è sempre successo» (Nitamo Montecucco, 2009).

    La coltivazione diretta

    Questa forma di filiera corta coinvolge direttamente i consumatori che possono lavorare la terra e contribuendo alla coltivazione dei prodotti che in seguito consumeranno a casa. Questa forma di approvvigionamento si è diffusa negli USA durante gli anni della grande depressione, quando gli agricoltori, non riuscendo ad ottenere un prezzo convenevole per ripagare il lavoro, aprirono le porte ai consumatori per cercare aiuto e collaborazione. La coltivazione diretta da vita a nuove forme di convivialità che si istaurano dal momento in cui si lavora collettivamente. I consumatori ritrovano un contatto diretto con la terra e instaurano relazioni sociali durature. Alcune associazioni o aziende agricole offrono gratuitamente spazio e informazioni in cambio di piccole parti del raccolto oppure chiedono un pagamento fisso, mensile per esempio. Altre aziende invece si occupano della coltivazione, delegando al consumatore il compito di selezionare e raccogliere i prodotti.

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    Orti urbani

    Per orti urbani si intendono delle aree che si trovano all’interno dei centri abitati e che vengono destinate alla coltivazione di frutta e verdura. La loro presenza permette ai residenti di cibarsi in modo sano e genuino, e favorisce lo sviluppo di un’economia eticasolidale. Gli orti cittadini sono considerati un valido strumento di aggregazione sociale, oltre che di riqualificazione urbana. Gli effetti positivi risiedono, infatti, anche nell’aumento di aree verdi, nel conseguente miglioramento della qualità dell’aria, nella riqualificazione di aree degradate, nel limitare il consumo di suolo (in particolare quello agricolo delle fasce periurbane), e nella valorizzazione del paesaggio attraverso le attività agricole. Secondo gli ultimi dati di Italia Nostra (2013), gli orti urbani occuperebbero un’estensione di oltre 500.000 metri quadrati, ma si stima che in realtà siano molti di più. Sono in crescita anche le iniziative istituzionali che si occupano di ciò. Nel Giugno 2013 sono stati assegnati a Milano 171 orti urbani; lo stesso è avvenuto a Roma con l’assegnazione di 33 orti nel quartiere Garbatella.

    Altre forme

    Il fenomeno dell’agricoltura locale è tuttavia molto variegato e si possono includere nella sua pertinenza anche attività per il recupero delle eccedenze di produzione. A tale  proposito ci sono le Banche del Cibo, come la fondazione Banco Alimentare, che si occupano di recuperare le eccedenze alimentari della produzione agricola e industriale per distribuirli a strutture caritative sparse sul territorio. In Italia esiste anche una società spinoff denominata Last Minute Market, nata nel 1998 come attività di ricerca, che promuove il riutilizzo dei prodotti scartati dalla grande distribuzione. L’attività è soprattutto volta all’organizzazione logistica delle donazioni/ritiri tenendo sotto controllo gli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali. Infine esistono movimenti indipendenti come il Freeganism che recupera le eccedenze alimentari per un consumo privato; mense scolastiche, dove viene privilegiato il consumo di generi alimentari lavorati direttamente sul territorio o reperiti in base al principio del minor numero di passaggi tra produttore e consumatore, con migliori garanzia di mantenimento delle caratteristiche organolettiche grazie al breve tempo di trasporto. Anche programmi di nutrizionepolitiche agricole possono rientrare nel computo delle filiere corte.

     

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

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    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

     

    Immagini tratte da :

    http://www.tramecarignano.com/
    http://www.milanolifestyle.it/
    http://www.iltaccoditalia.info/
    http://www.abruzzo24ore.tv/
    http://www.tuttogreen.it/g
    http://www.comune.venezia.it/
    http://blog.imseo.it/
    http:/www.cartoonstock.com

  • Economia solidale – Tornare alla filiera corta

    Economia solidale – Tornare alla filiera corta

    [corner-ad id=1]La modernizzazione dell’agricoltura e l’origine della “filiera lunga”

    Fino al XX secolo, per gli abitanti dei centri urbani i beni più facilmente reperibili erano quelli prodotti localmente (Schonhart, 2008) da artigiani e agricoltori, che di solito operavano in attività a carattere familiare. Erano quindi i contadini a raggiungere le città per offrire le proprie merci in un mondo dove il rapporto tra consumatore e produttore era alla base di qualsiasi tipo di commercio.
    Ma tra l’Ottocento e il ‘Novecento l’intero assetto sociale, economico e culturale ha subito radicali trasformazioni…

    Clicca quì per visualizzare l’articolo completo nella sezione WIKI del blog

    L’elenco aggiornato di tutti gli articoli pubblicati su Economia solidale e Gruppi di Acquisto solidale (GAS) sono nell’articolo di Introduzione alla sezione wiki che potete leggere cliccando nel link che segue:

    Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma

    https://www.romanews.it/blog/wiki/economia-solidale

    Gli articoli sono tratti dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci con il medesimo titolo di cui vedete quì la copertina.

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013
    Economia solidale - Tornare alla filiera corta