Categoria: AMBIENTE

  • Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Nell’agosto 2018, la quindicenne Greta Thunberg ha saltato la scuola per protestare da sola fuori dal parlamento svedese a Stoccolma per un’azione urgente sul clima.

    Greta Thumberg Nessuno é troppo piccolo per fare la differenza
    In soli 13 mesi, è diventata la figura di spicco di un movimento globale che ha spinto la crisi in cima all’agenda delle notizie e ha ispirato milioni di persone a scendere in piazza.
    Questi sono cinque dei discorsi chiave che hanno contribuito a innescare il movimento #climatestrike

    Testo in italiano del video:

    Greta Thunberg: i discorsi che hanno contribuito a innescare un movimento per il clima

    Mi chiamo Greta Thumberg. Ho 16 anni e vengo dalla Svezia e voglio che voi proviate panico.
    Io non voglio che voi abbiate speranza per il futuro ma voglio che sentiate la stessa paura che provo io ogni giorno.
    E vorrei recitare, recitare come se la casa in cui viviamo fosse in fiamme perché in effetti lo è.

    La deforestazione delle nostre grandi foreste, l’inquinamento atmosferico tossico, la morte di insetti e i danni alla natura.
    Questi sono tutti i disastri che sono stati accellerati da alcuni comportamenti umani finanziaramente proficui
    per una parte del momdo di noi fortunati e che considera di averne diritto.
    [Applausi]
    Non dovremmo essere noi in lotta per il futuro eppure eccoci qui.
    Saremo all’altezza della sfida con quelli che sono i più responsabili di questa crisi e faremo agire i leader mondiali.
    [Musica]
    Voi avete rubato i miei sogni della mia infanzia con le vostre parole vuote.
    Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto ciò di cui puoi parlare sono i soldi e fiabe di eterna economia in crescita.
    Come ti permetti?
    quello che ti sto dicendo di fare ora è agire perché nessuno è troppo piccolo per fare la differenza.
    Ci vediamo sulle strade.

    FONTE: The Guardian ► http://www.youtube.com/theguardian
    IMMAGINE IN EVIDENZA: Tratta da un frame del video. Credit theguardian.com

  • Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma alluvione ponte Milvio 2012Gravi inondazioni a Roma nel novembre 2012. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La capitale italiana è a rischio di alluvione maggiore rispetto a qualsiasi altra parte d’Europa, secondo l’ente controllore delle acque.

    Con circa 300.000 persone che vivono e lavorano in una zona pericolosa che misura circa 1.135 ettari, Roma ha “la più alta esposizione in Europa” al rischio di alluvioni, ha detto lunedì 4 novembre l’ Autorità del bacino del distretto dell’Appennino centrale.

    “Ci sono parti di Roma che non possono sopportare un forte acquazzone”, secondo l’autorità, che monitora i rischi di alluvioni, frane, erosione costiera e altri danni causati dall’acqua nella e intorno alla regione Lazio.

    Il terreno soffice di Roma e le famose colline lo rendono naturalmente vulnerabile all’erosione e alle frane. Ma nel suo ultimo rapporto , l’autorità ha affermato che fognature mal mantenute, scarichi di rifiuti e vegetazione dilagante che bloccano il corso dei fiumi Tevere e Aniene stavano contribuendo al pericolo.

    Ha identificato quasi 400 aree nell’area di Roma che sono considerate a rischio di frane, in particolare Monte Mario, la collina più alta della città, Viale Tiziano vicino alla sala concerti Parco della Musica, Monteverde Vecchio dal parco Villa Doria Pamphili e il quartiere Balduina nel nord-ovest.

    Roma Tevere-2008 - Protezione civile
    Esondazione del Tevere nel Dicembre 2008. Foto: Protezione Civile/AFP

    Roma è ulteriormente indebolita da diversi chilometri di cavità che scorrono sotto la città, alcune create dall’uomo nei secoli precedenti e altre il risultato di un cedimento.

    Finora sono stati mappati almeno 32 chilometri quadrati di caverne sotterranee, mentre il numero di nuove buche che si aprono sta aumentando a un ritmo allarmante, ha detto l’autorità: più di 90 doline sono apparse a Roma in media ogni anno negli ultimi dieci anni, rispetto a soli 16 all’anno tra il 1998-2008.

    Roma dolina zona balduina 2018
    Un’enorme dolina si è aperta nel quartiere Balduina nel 2018. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    I problemi di Roma sono stati chiari nel corso dell’ultimo mese, poiché settimane di pioggia riempiono gli scarichi e inviano lo straripamento che si riversa nelle strade. Diverse strade furono lasciate sott’acqua dopo le tempeste più pesanti.

    La città ha subito l’ultima inondazione nel gennaio 2014, quando i diluvi hanno inondato le strade e bloccato i trasporti pubblici .

    Mentre le alte mura proteggono il cuore di Roma dal Tevere, il fiume ha fatto esplodere le sue sponde al di fuori del centro storico almeno tre volte dal 2008.

    Roma inondazione 2014
    Pompieri nel sobborgo di Prima Porta a nord di Roma nel gennaio 2014.
    Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La città è la zona italiana più a rischio a causa di condizioni meteorologiche estreme aggravate dai cambiamenti climatici, secondo un recente rapporto dell’associazione Legambiente.

    E di tutte le città italiane Roma subisce il maggior numero di eventi meteorologici estremi, secondo il rapporto, con 33 nel 2018.

    FONTE: www.thelocal.it
    IMMAGINI:  www.thelocal.it

  • Come si fa a  riconoscere un sapone naturale da quelli industriali?

    Come si fa a riconoscere un sapone naturale da quelli industriali?

    [corner-ad id=1]Il sapone è un prodotto chimico usato dagli essere umani da probabilmente 4000 anni.
    Si hanno infatti ritrovamenti di sostanze chimiche analoghe al sapone in Mesopotamia in insediamenti umani risalenti al 2800 avanti Cristo ed istruzioni per preparare il sapone in una tavoletta con caratteri cuneiformi del 2200 avanti Cristo.
    Resta comunque un prodotto chimico e quindi artificiale ma è considerato, anche se impropriamente, un prodotto naturale. Probabilmente perché si è soliti definire naturale tutto ciò che non è pericoloso per la salute o per l’ambiente. In effetti il sapone prodotto da grassi organici e soda per la sua biodegradabilità al 100% si può considerare naturale.
    Bisogna comunque aver chiaro che il sapone senza la chimica non potrebbe esistere come anche la stessa vita degli esseri viventi.

    Ma come si fa a  riconoscere un sapone naturale da quelli industriali?

    Vi è mai capitato di comprare un sapone e di leggere sull’etichetta vera Marsiglia? Oppure sapone naturale all’olio di oliva? Quanto c’è di vero e di naturale nei saponi acquistati? Per rispondere a questa domanda dobbiamo imparare a leggere l’INCI ( International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).

    Si tratta dell’elenco degli ingredienti che la legge impone di riportare in etichetta su tutti i prodotti di cosmetica, ma purtroppo non sui detersivi, per i quali bisogna cercarlo su Intenet. Non è di facile comprensione, ma vale la pena capire un po’ come si compone, almeno per orientarvi in parte degli acquisti). Gli ingredienti sono riportati in ordine decrescente, per primo si trova quello contenuto in percentuale maggiore e via via si scende fino agli ingredienti presenti in minore quantità. Non esiste alcun obbligo di riportare in etichetta le percentuali precise degli ingredienti, sia per quelli contenuti in quantità elevate sia per gli altri.
    Questo può essere ritenuto ingannevole per noi consumatori, in quanto per esempio nulla vieta in un sapone venga evidenziata la presenza dell’olio d’oliva anche se contenuta in percentuali irrisorie come l’1% o il 2%.

    Gli ingredienti vegetali che non sono stati lavorati chimicamente vengono espressi con il nome botanico il latino  a cui fa seguito il nome in inglese della parte utilizzata del vegetale. Per esempio in etichetta per l’olio di lavanda si troverà scritto “Lavandula Angustifolia oil” ove “Lavandula Angustifolia” corrisponde al nome botanico latino della pianta e “oil” al termine inglese che sta per olio. Oppure se sono presenti i fiori di lavanda si leggerà “Lavandula Angustifolia flower”  dove “flower” è termine inglese per fiore.
    Gli ingredienti che invece hanno subito una lavorazione chimica prendono direttamente il nome inglese corrispondente, per esempio per l’acido citrico  si leggerà Citric Acid.

    Nei saponi gli oli saponificati vengono espressi con il termine “Sodium” se si tratta di saponi dove è stato impiegato idrossido di sodio e “Potassium” se invece è stato utilizzato l’idrossido di potassio (in genere nei saponi liquidi ) per la saponificazione, a cui fa seguito il nome in inglese dell’olio seguito dal suffisso “ate” che ha lo scopo di distinguere un olio saponificato da uno che non lo è.

    Esempi:
    Sodium Olivate
    Olio di oliva saponificato nei saponi solidi
    Sodium Cocoate
    Olio di cocco saponificato nei saponi solidi
    Sodium Peanutate
    Olio di arachide saponificato nei saponi solidi
    Sodium Tallowate
    sego bovino saponificato nei saponi solidi
    Potassium Castorate
    Olio di ricino saponificato nei saponi solidi
    Potassium Palmate
    Olio di palma saponificato nei saponi solidi

    Informazioni tratte dal libro
    Saponi e detersivi naturali di Liliana Paoletti in vendita presso helpinthecity.org/libri solidali
    NB: Il ricavato della vendita dei libri verrà utilizzato per il progetto helpinthecity.org dedicato alla  conoscenza della presenza delle associazioni di volontariato sul territorio.

  • Che cosa é il getto polare antartico

    Che cosa é il getto polare antartico

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    Il Getto Polare Antartico è un massiccio sistema meteorologico che circonda perennemente l’intero continente meridionale; se si mettono insieme le immagini di 17 satelliti diversi, che monitorano il polo sud, è possibile osservare un gigantesco mulinello, alimentato e sospinto dal movimento della rotazione terrestre.

    Quando l’aria calda e umida migra a sud comincia a girare vorticosamente e forma un enorme sistema invisibile chiamato appunto “getto polare”; di conseguenza i venti incessanti spingono l’acqua del mare verso il basso.

    L’oceano antartico è l’unico parallelo al mondo su cui non c’è traccia di terra ferma; per cui un enorme corrente circolare volteggia senza tregua: la corrente oceanica è la più forte ed insistente del pianeta, è una combinazione di vapore, acqua, vento e forma della terra che fa urlare i “60”.
    Il getto polare è tanto potente che isola l’Antartide da resto del mondo, impedendo al calore e all’umidità di raggiungere l’interno, creando dunque il luogo più secco, freddo e ventoso del pianeta.
    Qui le tormente sono causate dalle raffiche che sollevano la neve dal suolo piuttosto che dalle precipitazioni. L’aria, densa e gelida, causa diretta del getto polare, mantiene l’intero continente estremamente freddo.

    In inverno le condizioni estreme innescano un meraviglioso processo vitale che avviene sotto lo strato di ghiaccio; avviene se si supera una “soglia critica”, cioè quando lo strato superiore dell’oceano scende sotto lo zero di un grado e mezzo.
    Che cosa é il getto polare antarticoA questo punto si attiva allora un’altra importante proprietà dell’acqua salina: in superficie il mare comincia a gelare, a livello microscopico piccoli cristalli di ghiaccio cominciano ad espandersi, legandosi gli uni agli altri.

    Ghiacciandosi l’acqua di mare è costretta a rilasciare il sale che contiene, così l’acqua ghiacciata diventa ancora più salata e forma una corrente salmastra che gocciola in tubi, stretti ed allungati, nel ghiaccio appena formatosi.

    L’acqua salata è più densa della comune acqua marina e tende a scendere verso il fondale: l’acqua salata è pesante e porta con sé l’ossigeno dell’aria presente in superficie, trasferendolo negli abissi dell’oceano.
    La formazione di ghiaccio aumenta in proporzioni e rapidità, ben presto cominceranno ad apparire larghe chiazze in superficie, che si ispessiranno in una massa solida.
    Ciò che iniziato con un processo microscopico sarà visibile dallo spazio in soli pochi giorni, grazie ai satelliti artificiali.
    Negli ultimi rilevamenti satellitari i sensori sottomarini mostrano un’antica eppure invisibile conseguenza di questa eccezionale trasformazione: ogni secondo un milione e mezzo di metri cubi d’acqua densa e salata cala verso il fondale, una corrente verticale irrefrenabile; quando l’acqua tocca il fondale si espande per centinaia di chilometri, e scende a cascata sulla piattaforma continentale.
    E’ una gigantesca cascata sottomarina, mai vista da occhio umano, un getto paragonabile a 500 milioni di cascate del Niagara.
    L’acqua salata densa fredda e ricca di ossigeno cade lentamente e senza rumore sul fondo degli abissi. Non tornerà in superficie per almeno 1000 anni.
    Ma c’è un’interessante animazione che sfruttando i dati del satellite ci illustra la meraviglia che avviene dopo.
    Si può ammirare come, congiuntamente ad altre misurazioni, il “flusso antartico” riporta l’acqua verso l’equatore; una corrente di fondo costante di liquido freddo e salato che migra verso nord.
    Mentre queste correnti viaggiano silenziosamente, rimescolano e raffreddano tutti gli oceani del pianeta: questo antico sistema regola la temperatura media dell’acqua affinché non superi il mezzo grado.
    E’ proprio tale stabilità che ha permesso alla vita di prosperare proteggendola dagli eccessivi sbalzi climatici dell’intero pianeta.
    Quando finalmente le acque profonde ritornano in superficie comincia un’esistenza più dinamica, determinata dal rimescolamento con correnti più calde e veloci: visto dei satelliti l’insieme degli oceani appare come una unica e sconfinata massa turbinosa.
    Queste correnti superficiali hanno una temperatura variabile a seconda dell’energia che ricevono dal sole, questo a sua volta determina la quantità di vapore rilasciata nell’atmosfera: sono queste le variazioni che influenzano i cambiamenti stagionali, sia sulla terra che negli oceani.
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    Che cosa é il getto polare antartico

  • Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

    Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

    Mettendo insieme le ville storiche e i giardini minori, le aree agricole e gli alvei del Tevere e dellAniene, la Tenuta Presidenziale di Castel Porziano e i diciotto tra Parchi e Riserve naturali istituiti intorno alla città, la Capitale vanta oggi 88.000 ettari di verde protetto, pari al 67% della su­perficie comunale.

    Com’è inevitabile e ovvio, queste aree sono molto diverse tra loro. Al verde monumentale di Villa Doria Pamphilj, del Giani­colo e di Villa Borghese si affiancano delle autentiche perle come il Villa Celimontana, l’Orto Botanico e il Roseto Comunale, il verde archeologico del Palatino e dei Fori, aree d’interesse natu­rale e storico ma assediate dall’espansione della città come i Parchi regionali dell’Appia Antica e di Veio.

    Natura verde a Roma, una realtà sorprendenteVacche e pecore al pascolo e contadini al lavoro compaiono nelle distese agricole di Castel di Guido e di Decima-Malafede, e in aree più piccole e più vicine al centro come I’Insugherata, la Valle dei Casali. Le aree umide del Litorale Romano offrono un ottimo terreno al birdwatcher. Sulle Secche di Tor Paterno ci si immerge in cerca di pesci rari e posidonie.

    La differenza tra i luoghi determina condizioni altrettanto varie. Se il verde delle ville storiche è ordinato, pulito e periodica mente interessato da interventi di miglioramento e restauro (i problemi più seri di molte aree sono quelli legati al grande af­flusso di visitatori), alcune aree verdi oltre o accanto al Raccordo Anulare comprendono aree sorprendentemente integre, e altre che recano ancora i segni dell’inquinamento e delle discariche selvagge. Accanto alle aree sempre aperte si incontrano aree ar­cheologiche e giardini dove l’accesso è a pagamento e zone pri­vate chiuse al pubblico.

    Per visitatori e residenti, non da ieri, il problema più serio è di sapere quali zone possono essere visitate e quali no, quali in­gressi scegliere, quali attività praticare. Noi suggeriamo di esplorare parchi e ville con il mezzo più economico e semplice: le proprie gambe. Prima di mettersi in cammino è bene ricordare qualcosa sulla natura
    de­ll’Urbe e su come l’uomo l’ha trasformata nei secoli.

    Un fascino antico

    “Oggi ho visitato la Ninfa Egeria, poi il circo di Caracalla e i re­sti dei sepolcri lungo la via Appia e la tomba di Metella, che dà veramente l’idea della solida costruzione muraria. Quegli uo­mini lavoravano per l’eternità, e avevano calcolato tutto meno la ferocia devastatrice di coloro che sono venuti dopo, e innanzi ai quali tutto doveva cedere”.

    Così, nel suo Viaggio in Italia, Johann Wolfgang Goethe sintetizzava più di due secoli fa il fascino che Roma, i suoi resti archeologici, i paesaggi della Campagna Romana esercitavano sui viaggiatori del Grand Tour. Parole analo­ghe hanno scritto altri grandi nomi della cultura come Shelley, Keats, Gogol, Andersen, Melville e Stendhal.
    Non c’è nulla di cui stupirsi. Roma, fin dall’alba della storia, è stata una delle mète più desiderate e visitate d’Europa. Dall’alto Medioevo pellegrini e uomini di fede vi affluiscono da tutto il mondo cristiano. Dal Cinque al Novecento pittori, letterati e mu­sicisti sono arrivati alla scoperta dei paesaggi, dei monumenti, dello spirito dell’antichità classica. Alcuni, come il danese Bertel Thorwaldsen, si sono innamorati dell’arte di Roma antica fino a riprenderne le tecniche, i materiali e lo stile. Altri, come Simòn Bolivar, il Libertadòr del Sudamerica, hanno giurato nei luoghi di Cesare e di Mario di battersi per la libertà della loro terra. A loro si sono affiancati artisti e patrioti italiani come Antonio Canova, Giuseppe Garibaldi e molti altri.

    I viaggiatori del Grand Tour si preparavano a scoprire Roma con anni di studio, alimentavano il desiderio con le difficoltà del viaggio, una volta raggiunti il Colosseo e i Fori si concedevano settimane o mesi di tempo per vedere fino all’ultima pietra. Oggi Roma è una mèta del turismo di massa, e la straordinaria facilità del viaggiare moderno – oggi il Colosseo, domani il Partenone, tra qualche giorno le Piramidi o il Louvre – rende difficile per molti viaggiatori capire i luoghi che sono venuti a visitare.

    I problemi di una metropoli moderna, dal traffico al cemento, rendono difficile apprezzare la loro città anche a molti romani di oggi, che si spingono solo di rado verso i Fori, Villa Borghese, i sepolcri dell’Appia e gli straordinari panorami del Gianicolo. Per tutti l’antidoto è uno solo. Osservare con calma, non limitarsi ai monumenti più noti, tenere d’occhio, oltre alla storia, anche la natura di Roma. Una passeggiata nel Parco degli Acquedotti o sull’Appia Antica può essere interessante e istruttiva quanto una visita guidata al Colosseo.

    Natura verde a Roma, una realtà sorprendente
    La natura di Roma
    Tutti sanno che Roma antica si è sviluppata sui proverbiali sette colli, e che la città moderna è cresciuta inglobando via via altre alture come il Gianicolo e Monte Mario. Meno noto è che queste colline sono formate da rocce vulcaniche, soprattutto pozzolana e tufi, eruttate dal Vulcano Laziale (gli odierni Colli Albani) che domina la metropoli da sud, est, e dal Vulcano Sabatino (i laghi di Bracciano e Martignano) che le si affianca a nord ovest. Ai piedi di queste rocce, in varie zone, compaiono sabbie di origine marina molto più antiche.

    ll,calcare appare nella Campagna Romana man mano che ci si sposta verso Tivoli e l’Appennino. Sono interamente calcaree le montagne (Terminillo, Lucretili, Monte Velino, Simbruini) che chiudono l’orizzonte di Roma, e che dominano i pa­norami dal Gianicolo e dai quartieri orientali della città. Il Tevere e l’Aniene, il suo principale affluente, si sono aperti il loro corso tra i colli. I detriti trasportati dal fiume hanno formato la pianura al­luvionale, acquitrinosa fino alle bonifiche di fine Ottocento, che si estende tra la città e il Tirreno.

    La varietà di esposizioni e di suoli e la presenza di vaste zone protette rendono molto varie la flora e la fauna di Roma. II paesaggio della Campagna Romana, che so­pravvive nelle riserve e nei parchi, alterna zone coltivate, pascoli, essenze piantate dall’uomo come pini, cipressi ed eucalipti a boschi di quercia un’importante risorsa economica), a leccete e a cerri secolari isolati. Nelle zone asciutte prevalgono la roverella e l’acero campestre. Nelle valli compaiono farnia, olmo e corniolo. Accanto al Tevere e all’Aniene crescono salice bianco, pioppo nero ed equiseto. La macchia mediterranea si colora a primavera con il giallo delle ginestre. Non mancano le orchidee selvatiche.

    Anche gli animali ci sono ancora. Nelle aree protette di Roma sono state censite circa 1200 specie vegetali (su 5599 dell’intera flora italiana), circa 5000 di insetti e 152 tra mammiferi, uccelli, anfibi e rettili. Nel solo Parco dell’Appia Antica vivono 15 spe­cie di mammiferi e di 51 di uccelli. La Riserva del Litorale Ro­mano ospita folaghe, anatre, cormorani, aironi, uccelli rari come il gruccione, l’airone bianco maggiore, il falco della regina, l’a­quila minore e il mignattaio, la tartaruga Testudo hernranni e la te­stuggine palustre Ennys orbiculnris.

    Tra i mammiferi, accanto a predatori come la martora e la volpe, compaiono lo scoiattolo, il riccio, il tasso, l’istrice, il ca­priolo, la lepre italica e il pipistrello nano. Tra gli uccelli spiccano l’airone cenerino, la gallinella d’acqua, l’usignolo di fiume, il rondone, il picchio verde e il picchio rosso maggiore. Nelle torri medievali e nelle zone archeologiche costruiscono i loro nidi il gheppio, il falco pellegrino e il barbagianni. Nelle zone coltivate si vedono la passera d’Italia, il piccione di città e la rondine. Sulle aree verdi suburbane cacciano la civetta, l’allocco, il nibbio bruno e la poiana. Sulle rive del Tevere sostano il martin pescatore, il cormorano, il gabbiano reale e il balestruccio.
    L’elenco degli anfibi include la rana verde, il rospo comune, il tritone crestato e il rospo smeraldino. Tra i rettili sono presenti il biacco, il saettone, la natrice dal collare, la lucertola muraiola e il geco dal collare. Nei corsi d’acqua vivono il barbo, il cavedano, la rovella, lo spinarello e il gambero di fiume. L’Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, al largo di Ostia, Castel Por­ziano e Torvajanica, ospita praterie di Posidonie, alcionari, gor­gonie, cernie, murene, saraghi e l’aquila di mare, parente degli squali e delle mante. In alcune stagioni si possono avvistare i delfini.

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    Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

  • I prodotti dell’agricoltura e la gastronomia tipica di Roma e del Lazio

    I prodotti dell’agricoltura e la gastronomia tipica di Roma e del Lazio

    Roma e Lazio sono territori molto differenziati per caratteristiche climatiche, entità di urbanizzazione e grado di sviluppo economico.  Di conseguenza anche l’agricoltura è estremamente differenziata come produzioni e tipologia di accessibilità a opportunità di mercato.
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    Nella nostra analisi la localizzazione produttiva dell’agricoltura laziale è stata presa in esame suddividendo il territorio regionale in aree omogenee per indirizzo produttivo. Sono stati identificati otto gruppi di comuni. ognuno dei quali caratterizzato da un indirizzo produttivo medio e da un insieme di indicatori della variabilità all’interno del gruppo e tra i diversi gruppi.
    il primo gruppo (80 comuni) è prevalentemente specializzato nelI’olivicoltura, attività che fornisce
    oltre il 55% del reddito lordo agricolo. Altre attività importanti sono la zootecnia e la viticoltura. I comuni che appartengono a questo gruppo sono per la gran parte localizzati nella Sabina, a cavallo tra le province di Roma e Rieti, e nella collina interna della provincia di Latina.
    Il secondo gruppo. di minore importanza. riguarda solo 13 comuni localizzati nella montagna interna del reatino. al confine con la provincia dell’Aquila, nella zona a sud del lago del Salto.
    Il loro ordinamento produttivo e concentrato sulle “altre coltivazioni permanenti” (oltre il 56%) mentre secondaria importanza assume l’allevamento ovino.
    Data la forte presenza di vecchi boschi di castagno, questa zona è stata definita come l’area della castanicoltura.
    II terzo gruppo è caratterizzato prevalentemente dalla frutticoltura, che genera oltre il 57%
    del reddito lordo agricolo dell’area e dall’olivicoltura (più del 10%). Questo gruppo nasconde. tuttavia. due realtà distinte.
    La gran parte dei comuni della provincia di Viterbo (zona dei monti Cimini) è caratterizzata dalla forte specializzazione nella corilicoltura.
    I restanti comuni. localizzati nelle province di Latina e di Roma. evidenziano una rilevante
    presenza di frutticoltura non da guscio (prevalentemente pesco, ciliegio, albicocca e kiwi).
    II quarto gruppo è prevalentemente caratterizzato dall’orticoltura. che produce quasi la metà del reddito lordo agricolo della zona. e dai seminativi.
    I 28 comuni di questo gruppo sono tutti localizzati nella fascia costiera delle province di Viterbo,  Roma e Latina.
    Il quinto gruppo è caratterizzato dalla zootecnia bovina ed ovina. La prima determina oltre il 27% del reddito lordo, mentre la seconda quasi il 15%. A questa va aggiunta un 20% di reddito prodotto dalla cerealicoltura, in parte foraggera.  Un ulteriore a apporto al reddito è fornito dalle attività viticola ed olivicola.
    Questo gruppo. del quale fanno parte 132 comuni, comprende la quasi totalità della provincia di Frosinone, buona parte della montagna interna del reatino e circa metà della provincia di Viterbo.
    Da un analisi più in dettaglio emerge una chiara differenziazione interna al gruppo.
    La Ciociaria è specializzata nella zootecnia bovina da latte. La montagna interna del reatino evidenzia un sostanziale
    equilibrio tra bovinicoltura da latte, da carne ed ovinicoltura.
    Ed infine. la provincia di Viterbo è specializzata nella zootecnia ovina.
    Il sesto gruppo. che comprende 78 comuni, localizzati prevalentemente nella collina asciutta del viterbese e della provincia di Roma, assume una configurazione media che si potrebbe definire di agricoltura mista a prevalenza di seminativi.  In questo gruppo il reddito lordo agricolo viene mediamente prodotto per oltre il 45% da seminativi e per un altro 25% da viticoltura ed olivicoltura.
    Non trascurabile è il ruolo degli allevamenti bovini ed ovini.
    Il settimo gruppo è costituito da un solo comune nella provincia di Frosinone (Patrica) che è fortemente specializzato nella suinicoltura.
    L’ottavo gruppo, che comprende gli 11 comuni dei castelli romani. è quello della vitivinicoltura
    Che genera oltre la metà del reddito lordo agricolo. Accanto alla vitivinicoltura si affianca l’olivicoltura.

    Gastronomia tipica nel Lazio
    Dalla Tuscia alla pianura Pontina, dal litorale romano ai monti della Sabina e della Ciociaria, la gastronomia laziale pur nella sua varietà presenta una costante: quella della sua marcata impronta popolare e paesana che predilige ingredienti tra i più semplici e sapori tra i più naturali.
    Una cucina che si è voluto sempre definire “povera”.  Forse perché dal “quinto quarto”. come era chiamato ciò che veniva scartato o meno dopo la mattazione. e cioè frattaglie, pelle, coda, zoccoli, trippa,  la virtù alimentata dal bisogno riuscì a ricavare alcuni piatti tra i più elaborati della cucina romana.
    Bisognerebbe invece osservare che nel Lazio la tradizione della tavola continua a tenere fede a tre elementi essenziali: pane, olio, vino.
    Tre voci che, considerata la loro genuina qualità, fanno pendere la bilancia verso la cucina laziale, nei confronti di quella romana, ormai in pane viziata, anche perché incrociata con altre, fin quasi a rischiare la perdita della propria identità.
    Ma vediamo più da vicino cosa offre la gastronomia della nostra regione, quali i piatti più rinomati, la loro composizione, le varianti culinarie e linguistiche in materia, riferite ad ogni singola provincia del Lazio.

    ROMA E PROVINCIA

    coda-alla-vaccinara3Coda alla vaccinara (pezzi di coda di manzo cotti in umido con pomodoro, prosciutto e aromi vari).
    Fettuccine all’uovo (pasta fatta in casa, condita con sugo di carne, piselli e prosciutto o con sugo di rigaglie di gallina o con salsetta a base di burro).
    Gnocchi di patate (impasto di patate e farina in piccoli pezzi, condito con burro, sugo di
    carne e formaggio parmigiano).
    Penne all’arrabbiata (pasta condita con salsa di pomodoro e una buona dose di peperoncino
    piccante).
    Penne alla gricia (pasta condita con olio, listerelle di guanciale. peperoncino o pepe e formaggio pecorino).
    Spaghetti aglio olio e peperoncino (condimento: olio, aglio, peperoncino e prezzemolo).
    Spaghetti alla caffettiera (condimento: salsa di pomodoro, aglio, funghi secchi, tonno, prezzemolo e pepe).
    Spaghetti cacio e pepe (condimento: formaggio, pecorino e pepe).
    Spaghetti o bucatini all’amatriciana (condimento: guanciale, pomodoro, olio, basilico, formaggio pecorino e pepe).
    Spaghetti alla carbonara (condimento: olio, pancetta, uovo, formaggio pecorino, pepe).
    Quadrucci con piselli (pasta tagliata in quadratini, piselli e brodo di pesce).
    Pasta e ceci (condimento: olio, rosmarino, aglio, acciughe salate e un po’ di salsa di pomodoro). Stracciatella (brodo con uova sbattute, formaggio parmigiano, pangrattato o semolino, noce moscata).
    Abbacchio alla cacciatora ( agnello macellato a 25-30 giorni di età, cotto in tegame con sale, pepe e un pesto di aglio, alici e rosmarino in fusione di aceto).
    Abbacchio alla scottadito (costolette unte di strutto, condite con sale e pepe e arrostite su brace di carbone).
    Pollo con i peperoni. Pollo alla diavola ( pollo svuotato, aperto in due e appiattito, condito con olio, sale e pepe e
    cotto in tegame o alla griglia ).
    Porchetta (maiale magro, riempito di sale, pepe, rosmarino. aglio e semi di finocchio e messo nel
    forno).
    Involtini di manzo (fettine di carne avvolte su un ripieno di prosciutto, sedano, carote, sale e pepe). Saltimbocca (fettine di vitello coperte di prosciutto e salvia, infarinate e cotte nel burro).
    Trippa alla romana (stomaco di bovino adulto pulito e tagliato in listerelle, cotto con pomodoro, aromi vari e condito con formaggio parmigiano).
    Anguilla alla marinara ( piatto caratteristico di Bracciano).
    Filetti di baccalà (baccalà spinato, bagnato in una pastella di uova, farina, sale e pepe e
    fritto).
    Carciofi alla giudia (carciofi schiacciati e fritti).
    Pangiallo (dolce di farina, miele, olio, uva passa, pinoli, mandorle, noci, nocciole, arancia candita e cannella ).
    Tozzetti (Biscotti con mandorle tritate, semi di anice, vino bianco, vaniglia).
    Vini: Frascati, Marino, Velletri, Colli Albani, Zagarolo, Cesanese di Olevano Romano, Cerveteri, Bianco Capena, Colli
    Lanuvini, Montecompatri Colonna.

    PROVINCIA DI FROSINONE
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    Macaruni (sottili tagliolini all’uovo conditi con sugo di rigaglie di pollo).
    Timballo di riso (riso condito con salsa di pomodoro, animelle di abbacchio, fegatini di pollo, creste e granelli, funghi
    secchi, salsiccia, prosciutto, il tutto cotto nel forno).
    Timballo Bonifacio III ad Anagni (maccheroni alla ciociara conditi con sugo di carne, rigaglie di pollo, polpettine, funghi,
    tartufi, il tutto avvolto in fette di prosciutto, chiuso in timballo e cotto nel forno)
    Rigatoni alla ciociara. Gnocchi di patate a Ceccano. Polenta con salsiccia a Campo Staffi.
    Zuppa di fagioli.
    Acqua-cotta (zuppa fatta con verdure, fette di pane con o senza uova, erbe aromatiche, olio e pepe).
    Ravioli ripieni di verdura e ricotta. Abbacchio al forno. Abbacchio allo scottadito. Zampa di maiale ciociaro.
    Tra i prodotti locali da ricordare: anguille e gamberi di Aquino; trote del Liri; salsicce di Filettino; formaggio pecorino
    del Piglio.
    Vini: Cesanese del Piglio.

    PROVINCIA DI LATINA
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    Fettuccine (tagliolini, spaghetti alla chitarra conditi con sugo di rigaglie di pollo o abbacchio). Spaghetti alle vongole,
    alle cozze o ai frutti di mare (lungo il litorale).
    Spaghetti al sugo di aragosta a Ponza. Zuppa di fagioli (fagioli lessati con cipolla e conditi con olio d’oliva crudo).
    Ciammotte (lumache in salsa piccante). Granunchi (ranocchi al forno o arrosto). Minestra dei mariti di Sezze e Cianfotta di Gaeta (zuppa di melanzane, peperoni, patate, cipolle, pomodori, zucchine e quant’altro è disponibile per cuocere in poco tempo e bene).
    Jotta di Gaeta e Bazzòffia di Sezze (zuppa con carciofi e piselli).
    Zuppa di pesce a Formia. Tiella di Gaeta (pizza rustica ripiena di un impasto di scarola, cipolla, sarde, polipi, calamaretti ).
    Favetta di Ventotene (purea di fave condita con acciughe salate, aglio e olio di oliva).
    Prodotti tipici: mozzarella di bufala, caciotte e ricotte dell’agro pontino; salsicce piccanti di Monte S. Biagio; prosciutto di Rocca Massima; carciofi di Priverno; agrumi di Fondi; olive nere di Itri.
    Vini: Moscato di Terracina, Cecubo e Falernum di Formia, Merlot, Sangiovese e Trebbiano d’Aprilia, Cori Bianco e rosso.

    PROVINCIA DI RIETI
    RIETI_CATTEDRALE_Santa_Maria

    Bucatini e spaghetti all’amatriciana. Spaghetti alla carrettiera. Spaghetti alla carbonara. Fregnacce alla sabina (pasta fatta in casa. tagliata a rombi e condita con spezie, aglio olio e pomodoro.
    Stracci di Antrodoco pizzette ripiegate in due, a mezzaluna, ripiene di carne, verdura tritata, formaggio e cotte al f orno).
    Jaccoli o Maccheroni a fezze (pasta all’uovo manipolata in maccheroncini a forma di funicelle e conditi con sugo di carne e formaggio).
    Ciamarughe (lumache in umido). Porchetta. Abbacchio o agnello in guazzetto (cotto in padella e condito con salsa di
    stracciatella all’uovo). Pollo alla sabinese (cotto in padella e condito con salsa piccante di acciughe, capperi e olive).
    Bruschetta (fette di pane abbrustolite, condite con olio e strofinate di aglio)
    Nociata di Natale (biscotti fatti con miele e noci pestate).
    Pizza Pasqualina (pasta lievitata mestolata con uova e zucchero).
    Prodotti tipici; salumi di Leonessa e Amatrice; formaggio pecorino di Accumoli e formaggi di Valle Cupola.

    PROVINCIA DI VITERBO
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    Acquacotta. Fettuccine al lasagnolo (condimento: salsa di pomodoro con salsiccia e formaggio pecorino). Fieno alla canepinese  (pasta all’uovo tagliata finemente e condita con sugo di rigaglie di pollo e formaggio pecorino).
    Imbracata (minestra di pasta, fagioli bianchi e cotiche di maiale).
    Pignataccia (capra con verdure fatte cuocere per un’intera giornata in una padella di coccio). Anguille alla bisentina
    (anguille tagliate a tocchi, fritte con l’aggiunta di aceto bianco, lauro e pepe). Zuppa di pesce di Montalto e Tarquinia.
    Lepre alla bracconiera (lepre marinata nel vino, farcita con pancetta di maiale, cipolla, timo, aglio, cotta nel forno).
    Crespelle viterbesi (frittelle di pasta non lievitata, riempite di cavolfiore o fettine di mele). Maccheroni con le noci
    (dolce natalizio).
    Cicerchiata di Vasanello (grani di pasta disposta nell’alloro e ricoperta di miele).
    Carote di Viterbo (carote con cioccolata in barattoli sigillati).
    Prodotti tipici: porchetta viterbese; cacciagione; pesci del lago coregone e anguilla ).
    Vini: Est! Est! Est! di Montefiascone; Aleatico di Gradoli, Orvieto.romanews.it_Blogger

  • Think green ECOFESTIVAL DAL 26 al 28 settembre all’Appia Antica

    Think green ECOFESTIVAL DAL 26 al 28 settembre all’Appia Antica

    Think green ECOFESTIVAL  e’ una manifestazione che nasce nel 2011 per promuovere e sostenere la cultura ambientale attraverso l’arte, laboratori, convegni e workshop, con lo scopo di creare una rete di legami tra gli addetti ai lavori e non. Il suo territorio di appartenenza è Roma, dove matura l’interesse per tematiche quali orti urbani, ciclabili,  km 0, artigianato del riciclo, educazione ambientale, riuso, etc. I principali sostenitori del festival sono l’associazione think green factory ed alcune realtà attive nel Municipio VIII. Di anno in anno il festival si arricchisce di contenuti e protagonisti che rendono ogni edizione un’esperienza unica: volontari, politici, associazionisti e cittadini volenterosi di far crescere  l’iniziativa, senza i quali non sarebbe possibile.
    Ci sono poi gli organizzatori che si affiancano a Francesca, la fondatrice del festival, ognuno con il proprio bagaglio culturale, risorse preziose per la crescita della manifestazione. Tra questi ricordiamo Karima ali Moselhi, Emanuela Marchetti, Maya Vetri, Maria Veronica Fortunato, Giuliana Lipparini, Gianluca Peciola,  Luigi Di Paola, Gloria Salvatori, Fabrizio Villegia, James Limongi. L ‘edizione 2014 è organizzata da Francesca Cencetti in collaborazione con Silvia Polli e Lucilla Pezzetta, la grafica è di Ombretta Gamberale, l’organizzazione del punto ristoro a cura di Irene e Stefano di strafood srl.

    THINK GREEN Eco Festival
    nasce per portare l’ecologia al centro della città attraverso la diffusione di idee concrete per una città ecologica, per la diffusione della bioedilizia, della mobilità sostenibile, dell’agricoltura biologica, del consumo consapevole, delle energie alternative, dell’importanza del riuso e del riciclo e per l’esercizio pratico e creativo di riutilizzo di materiali nonché per sostenere un alto livello di qualità della vita. Stimolare la creazione di nuove reti e rafforzare quelle esistenti.

    Le tematiche di quest’anno
    :

    . Transition Town
    . Permacultura
    . Consumo consapevole
    . Architettura sostenibile e bioedilizia
    . Rifiuti e riciclo creativo
    . Genitori a impatto zero
    . Orti urbani e terre pubbliche


    Per iscriversi all’ECOFESTIVAL come Artigiano o commerciante è semplicissimo!


    1) leggi il regolamento ed il documento di adesione
    2) valuta se partecipare per l’intera manifestazione o solo per 1/2 giorni
    3) scarica, stampa firma e rinviaci via mail la domanda di partecipazione ( scrivi ad [email protected] OGGETTO: iscrizione ecofestival)
    4) prosegui al pagamento via iban oppure contatta il tuo referente
    5) aspetta la conferma di adesione da parte della think green factory:


     
    Affrettati a prenotarti se sei interessato alle 18 postazioni con tavolo e sedia!

    Per maggiori informazioni vedi
    http://www.thinkgreenecofestival.it


    ENTE PARCO APPIA ANTICA
    :

    Ingresso principale (solo pedonale) Via Appia Antica, 42.

    Parcheggio interno:
    via Appia Antica n. 50 ingresso accanto fontanella dopo parcheggio  Ristorante Escargot (c/a 40 posti).

    Bus 118 e 218, o tutte le linee che fermano sulla Cristoforo Colombo all’altezza della Circonvallazione Ardeatina (30, 714, 715 eccetera)

    Bici: ciclabile Colombo raccordo Circonvallazione Ardeatina. Disponibili rastrelliere

    La domenica la via Appia Antica è chiusa al traffico privato dalle 9 alle  18 si consiglia di lasciare la macchina a Largo Galvaligi e dintorni (5 minuti a piedi).

    Per il programma completo della manifestazione nei tre giorni e per scaricare i moduli
    di partecipazione vedi il sito ufficiale
    http://www.thinkgreenecofestival.it
    Parco_Appia_antica