Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

Mettendo insieme le ville storiche e i giardini minori, le aree agricole e gli alvei del Tevere e dellAniene, la Tenuta Presidenziale di Castel Porziano e i diciotto tra Parchi e Riserve naturali istituiti intorno alla città, la Capitale vanta oggi 88.000 ettari di verde protetto, pari al 67% della su­perficie comunale.

Com’è inevitabile e ovvio, queste aree sono molto diverse tra loro. Al verde monumentale di Villa Doria Pamphilj, del Giani­colo e di Villa Borghese si affiancano delle autentiche perle come il Villa Celimontana, l’Orto Botanico e il Roseto Comunale, il verde archeologico del Palatino e dei Fori, aree d’interesse natu­rale e storico ma assediate dall’espansione della città come i Parchi regionali dell’Appia Antica e di Veio.

Natura verde a Roma, una realtà sorprendenteVacche e pecore al pascolo e contadini al lavoro compaiono nelle distese agricole di Castel di Guido e di Decima-Malafede, e in aree più piccole e più vicine al centro come I’Insugherata, la Valle dei Casali. Le aree umide del Litorale Romano offrono un ottimo terreno al birdwatcher. Sulle Secche di Tor Paterno ci si immerge in cerca di pesci rari e posidonie.

La differenza tra i luoghi determina condizioni altrettanto varie. Se il verde delle ville storiche è ordinato, pulito e periodica mente interessato da interventi di miglioramento e restauro (i problemi più seri di molte aree sono quelli legati al grande af­flusso di visitatori), alcune aree verdi oltre o accanto al Raccordo Anulare comprendono aree sorprendentemente integre, e altre che recano ancora i segni dell’inquinamento e delle discariche selvagge. Accanto alle aree sempre aperte si incontrano aree ar­cheologiche e giardini dove l’accesso è a pagamento e zone pri­vate chiuse al pubblico.

Per visitatori e residenti, non da ieri, il problema più serio è di sapere quali zone possono essere visitate e quali no, quali in­gressi scegliere, quali attività praticare. Noi suggeriamo di esplorare parchi e ville con il mezzo più economico e semplice: le proprie gambe. Prima di mettersi in cammino è bene ricordare qualcosa sulla natura
de­ll’Urbe e su come l’uomo l’ha trasformata nei secoli.

Un fascino antico

“Oggi ho visitato la Ninfa Egeria, poi il circo di Caracalla e i re­sti dei sepolcri lungo la via Appia e la tomba di Metella, che dà veramente l’idea della solida costruzione muraria. Quegli uo­mini lavoravano per l’eternità, e avevano calcolato tutto meno la ferocia devastatrice di coloro che sono venuti dopo, e innanzi ai quali tutto doveva cedere”.

Così, nel suo Viaggio in Italia, Johann Wolfgang Goethe sintetizzava più di due secoli fa il fascino che Roma, i suoi resti archeologici, i paesaggi della Campagna Romana esercitavano sui viaggiatori del Grand Tour. Parole analo­ghe hanno scritto altri grandi nomi della cultura come Shelley, Keats, Gogol, Andersen, Melville e Stendhal.
Non c’è nulla di cui stupirsi. Roma, fin dall’alba della storia, è stata una delle mète più desiderate e visitate d’Europa. Dall’alto Medioevo pellegrini e uomini di fede vi affluiscono da tutto il mondo cristiano. Dal Cinque al Novecento pittori, letterati e mu­sicisti sono arrivati alla scoperta dei paesaggi, dei monumenti, dello spirito dell’antichità classica. Alcuni, come il danese Bertel Thorwaldsen, si sono innamorati dell’arte di Roma antica fino a riprenderne le tecniche, i materiali e lo stile. Altri, come Simòn Bolivar, il Libertadòr del Sudamerica, hanno giurato nei luoghi di Cesare e di Mario di battersi per la libertà della loro terra. A loro si sono affiancati artisti e patrioti italiani come Antonio Canova, Giuseppe Garibaldi e molti altri.

I viaggiatori del Grand Tour si preparavano a scoprire Roma con anni di studio, alimentavano il desiderio con le difficoltà del viaggio, una volta raggiunti il Colosseo e i Fori si concedevano settimane o mesi di tempo per vedere fino all’ultima pietra. Oggi Roma è una mèta del turismo di massa, e la straordinaria facilità del viaggiare moderno – oggi il Colosseo, domani il Partenone, tra qualche giorno le Piramidi o il Louvre – rende difficile per molti viaggiatori capire i luoghi che sono venuti a visitare.

I problemi di una metropoli moderna, dal traffico al cemento, rendono difficile apprezzare la loro città anche a molti romani di oggi, che si spingono solo di rado verso i Fori, Villa Borghese, i sepolcri dell’Appia e gli straordinari panorami del Gianicolo. Per tutti l’antidoto è uno solo. Osservare con calma, non limitarsi ai monumenti più noti, tenere d’occhio, oltre alla storia, anche la natura di Roma. Una passeggiata nel Parco degli Acquedotti o sull’Appia Antica può essere interessante e istruttiva quanto una visita guidata al Colosseo.

Natura verde a Roma, una realtà sorprendente
La natura di Roma
Tutti sanno che Roma antica si è sviluppata sui proverbiali sette colli, e che la città moderna è cresciuta inglobando via via altre alture come il Gianicolo e Monte Mario. Meno noto è che queste colline sono formate da rocce vulcaniche, soprattutto pozzolana e tufi, eruttate dal Vulcano Laziale (gli odierni Colli Albani) che domina la metropoli da sud, est, e dal Vulcano Sabatino (i laghi di Bracciano e Martignano) che le si affianca a nord ovest. Ai piedi di queste rocce, in varie zone, compaiono sabbie di origine marina molto più antiche.

ll,calcare appare nella Campagna Romana man mano che ci si sposta verso Tivoli e l’Appennino. Sono interamente calcaree le montagne (Terminillo, Lucretili, Monte Velino, Simbruini) che chiudono l’orizzonte di Roma, e che dominano i pa­norami dal Gianicolo e dai quartieri orientali della città. Il Tevere e l’Aniene, il suo principale affluente, si sono aperti il loro corso tra i colli. I detriti trasportati dal fiume hanno formato la pianura al­luvionale, acquitrinosa fino alle bonifiche di fine Ottocento, che si estende tra la città e il Tirreno.

La varietà di esposizioni e di suoli e la presenza di vaste zone protette rendono molto varie la flora e la fauna di Roma. II paesaggio della Campagna Romana, che so­pravvive nelle riserve e nei parchi, alterna zone coltivate, pascoli, essenze piantate dall’uomo come pini, cipressi ed eucalipti a boschi di quercia un’importante risorsa economica), a leccete e a cerri secolari isolati. Nelle zone asciutte prevalgono la roverella e l’acero campestre. Nelle valli compaiono farnia, olmo e corniolo. Accanto al Tevere e all’Aniene crescono salice bianco, pioppo nero ed equiseto. La macchia mediterranea si colora a primavera con il giallo delle ginestre. Non mancano le orchidee selvatiche.

Anche gli animali ci sono ancora. Nelle aree protette di Roma sono state censite circa 1200 specie vegetali (su 5599 dell’intera flora italiana), circa 5000 di insetti e 152 tra mammiferi, uccelli, anfibi e rettili. Nel solo Parco dell’Appia Antica vivono 15 spe­cie di mammiferi e di 51 di uccelli. La Riserva del Litorale Ro­mano ospita folaghe, anatre, cormorani, aironi, uccelli rari come il gruccione, l’airone bianco maggiore, il falco della regina, l’a­quila minore e il mignattaio, la tartaruga Testudo hernranni e la te­stuggine palustre Ennys orbiculnris.

Tra i mammiferi, accanto a predatori come la martora e la volpe, compaiono lo scoiattolo, il riccio, il tasso, l’istrice, il ca­priolo, la lepre italica e il pipistrello nano. Tra gli uccelli spiccano l’airone cenerino, la gallinella d’acqua, l’usignolo di fiume, il rondone, il picchio verde e il picchio rosso maggiore. Nelle torri medievali e nelle zone archeologiche costruiscono i loro nidi il gheppio, il falco pellegrino e il barbagianni. Nelle zone coltivate si vedono la passera d’Italia, il piccione di città e la rondine. Sulle aree verdi suburbane cacciano la civetta, l’allocco, il nibbio bruno e la poiana. Sulle rive del Tevere sostano il martin pescatore, il cormorano, il gabbiano reale e il balestruccio.
L’elenco degli anfibi include la rana verde, il rospo comune, il tritone crestato e il rospo smeraldino. Tra i rettili sono presenti il biacco, il saettone, la natrice dal collare, la lucertola muraiola e il geco dal collare. Nei corsi d’acqua vivono il barbo, il cavedano, la rovella, lo spinarello e il gambero di fiume. L’Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, al largo di Ostia, Castel Por­ziano e Torvajanica, ospita praterie di Posidonie, alcionari, gor­gonie, cernie, murene, saraghi e l’aquila di mare, parente degli squali e delle mante. In alcune stagioni si possono avvistare i delfini.

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