Categoria: BENESSERE

  • Nuova legge sulla responsabilità professionale in sanità

    Nuova legge sulla responsabilità professionale in sanità

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    La nuova legge sulla responsabilità professionale in sanità è stata approvata il 14 Marzo 2017.

    Nell’occasione siamo andati a conoscere l’ALIAS (Assistenza Legale Interna all’Area Sanitaria) presso lo Studio legale Fratini – Via Varaldo 24, Roma – ed incontrato il titolare dello studio, Avvocato Carla Fratini.
    http://www.helpinthecity.org/partners/index.php/studio-legale-fratini-roma/

    La legge sulla responsabilità professionale in sanità e’ passata con 255 voti a favore, 113 contrari e 22 astenuti. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha firmato il testo varato dalla Camera e ora si è in attesa della pubblicazione sulla Gazetta Ufficiale.

     

    Domanda:  Quali sono i limiti giuridici dell’intervento del medico sul paziente dopo l’approvazione della così detta legge Gelli che come noto sostituisce la legge Balduzzi del 2012?

    Risposta: La giornata di ieri 14 marzo ha visto il Presidente Mattarella firmare la legge detta Gelli o meglio Gelli-Bianco definitivamente approvata dalla Camera nella seduta del 28 febbraio.
    Ovviamente l’entrata in vigore seguirà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma questi sono adempimenti tecnici di stampo automatico. La legge dopo la firma del Presidente della Repubblica è ormai patrimonio dell’ordinamento italiano.

    Domanda: Cosa cambia per il medico e il cittadino?
    Risposta: Anche se dobbiamo ammettere che rispetto al testo originale del disegno di legge molte cose sono mutate per la miriade di emendamenti presentati la nuova legge presenta indubbiamente caratteri organicità e un tentativo d’inquadramento della materia.

    Tralasciando per ora gli aspetti amministrativi con cui vengono istituiti: il Garante del diritto alla salute, il Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, e l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità, tutti organismi che prenderanno vita con successivi atti normativo regolamentari, gli aspetti più innovativi riguardano la responsabilità del medico e delle strutture sanitarie, nonché le garanzie e le procedure di rimborso.

    In via portante, accanto all’ormai acquisito principio del consenso informato viene ufficializzato il sistema dei così detti protocolli sanitari indicati come “linee guida” (definite e pubblicate ai sensi di legge) o in mancanza di questi le “buone pratiche clinico-assistenziali” non meglio definite dalla legge stessa.

    Ricordiamo che il rispetto dell’individuo bisognoso di cure – di qualsiasi tipo di cure – si realizza ottenendo preventivamente il suo consenso, dopo averlo adeguatamente informato.

    Ciò che conta nel rapporto ospedale-medico-paziente o soltanto medico-paziente è dunque il consenso informato, ossia l’adesione volontaria dell’ammalato alle cure proposte, previa informazione circa i costi e i benefici del trattamento sanitario.

    A questo riguardo, l’informazione è essenziale, giacché il consenso di un soggetto che non sia stato adeguatamente informato, non ha valore.

    Oggi con la Gelli-Bianco si codifica il sistema, molto statunitense dei protocolli, ossia delle procedure standard d’intervento a cui il sanitario deve attenersi. Potendosi da esse discostarsi unicamente, a fronte di un caso concreto, giustificandone i motivi e in relazione al principio del consenso informato rendendone edotto il paziente.
    Se da un lato questo aiuta ad individuare i limiti ed i profili della responsabilità è indubbio che questo rigido rispetto dei protocolli porta verso una burocratizzazione, forse eccessiva, dell’operato sanitario.

    Domanda: Ottenere quindi il consenso informato è sufficiente a risolvere ogni problema in merito al così detto rischio di malasanità?

    Risposta: Certamente no. Innanzitutto perché nella giusta teoria di base innanzi delineata si dà per scontato che ci trovi avanti ad un paziente o chi per lui in grado di esercitare la sua volontà, ma spesso purtroppo il medico si trova a dover intervenire immediatamente a fronte, ad esempio di un paziente in stato d’incoscienza e non accompagnato. Ciò accade spesso nei Pronto Soccorso e nella medicina e specificatamente nella chirurgia d’urgenza.

    La salvaguardia della salute del paziente diviene per il sanitario il primo ed unico scopo al di là di qualsiasi previsione di legge e gravame burocratico.

    Vi ricordate il caso del Pronto Soccorso di Nola? La i medici si trovarono all’improvviso avanti ad un afflusso inaspettato di richiesta di soccorso. Certo non appare bello che molti furono addirittura fatti sdraiare per terra, ma l’alternativa sarebbe stata quella di respingerli dall’ospedale col rischio che qualcuno di loro nel dover cercare soluzioni assistenziali alternative poteva subire danni irreversibili alla salute.

    Domanda: Quindi quando si può parlare di malasanità?
    Risposta: Bisogna distinguere caso da caso valutando la situazione nella concretezza del momento. Non nascondiamoci che in un periodo di ristrettezza di risorse economiche talvolta non troviamo le strutture sanitarie dotate di quelle tecnologie che sarebbe auspicabile rinvenire sempre. D’altra parte oggi c’è la tendenza, talvolta aizzata da insensati spot pubblicitari affidati ai mass media, di confondere il diritto alla salute con il diritto alla guarigione. Quest’ultima purtroppo è impossibile da garantire altrimenti non saremmo, come siamo, organismi viventi destinati prima o poi, speriamo poi, a concludere il proprio ciclo vitale in un tempo più o meno lungo, ma pur sempre definito.
    Questo ovviamente non significa che non esistano errori e che questi non vadano perseguiti.

    Domanda: alla luce di quanto detto come si pone la vostra struttura pluriprofessionale.

    Risposta: La nostra struttura, o meglio la nostra squadra di professionisti, che abbiamo voluto indicare con l’acronimo ALIAS (Assistenza Legale Interna all’Area Sanitaria): l’”altro” in latino in quanto ci vogliamo porre sia in difesa del medico, e dell’operatore sanitario in genere, che del paziente; opera mettendo insieme una serie di punti tecnici di osservazione che spaziano dal legale sia di materia civile che penale al consulente medico.

    Sia che si operi per il paziente che si ritiene danneggiato che per il sanitario che si ritiene ingiustamente accusato la finalità è quella di un esame preventivo della situazione concreta al fine di decidere con la massima oggettività possibile i limiti dell’azione o della difesa per risolvere la problematica ancor prima che giudizialmente in via conciliativa e di buon senso, senza ovviamente togliere campo ai meccanismi di mediazione previsti dalla legge, che sono un altro degli strumenti, ancora da regolamentare, presisti dalla Gelli-Bianco.

    Domanda: Ha qualche esempio di casi accaduti di recente?
    Risposta: Recentemente ci siamo rifiutati di assistere un paziente che operato per un carcinoma riteneva di aver subito danno da malasanità in quanto a seguito dell’operazione gli era venuta una forte depressione. Evidentemente in questo caso nella sua psiche il paziente non ha voluto considerare che l’intervento del sanitario gli aveva allungato la vita, mentre la depressione era l’effetto di una malattia devastante la cui scoperta non lo poteva certo lasciare indifferente. Intendiamoci il paziente in questo caso era in buonafede, ma metterlo avanti alla realtà giuridica è stato per noi un dovere al fine di evitare anche contro il nostro interesse di professionisti che si avventurasse in un contenzioso giudiziario destinato a perdere con relativo pagamento delle spese di lite.

    Di contro in un altro caso abbiamo avuto un medico che chiedendoci la difesa riteneva di non aver commesso alcun errore nell’operare con una certa tecnica un paziente. In questo caso la nostra valutazione, anche alla luce dei più recenti protocolli sanitari d’intervento e di una incompleta informazione preventiva fornita al paziente ci ha permesso di consigliare il sanitario di addivenire ad un accordo transattivo che da un lato gli evitasse un contenzioso sicuramente perdente e da un altro lato che soddisfacesse il paziente senza costringerlo ai lunghi tempi della giustizia necessari per arrivare alla quantificazione del danno.

    Roma, 15 Marzo 2017

  • Coronavirus: baci proibiti!

    Coronavirus: baci proibiti!

    lunedì 9 marzo 2020
    9 marzo 1562
    Il vicerè Fernando di Toledo che governa Napoli in nome del Re Filippo II dispone che da quel giorno divenga reato il bacio dato in pubblico.
    Contro la violazione di tale norma è decisa una punizione durissima: la pena di morte.
    Gli storici attribuiscono la decisione a due motivazioni.
    La prima è che in assenza di un chiaro limite giuridico fra la violenza e il semplice approccio occorresse tutelare le donne della città vittime
    di aggressioni e violenze.
    Testimonianze storiche raccontano anche di vere e proprie battaglie tra cittadini e popolani per questioni di donne che avevano queste ultime come vittime,
    ciò anche per via di un antichissima consuetudine che, anche se eliminata con un editto reale, imponeva il matrimonio riparatore alle ragazze vittime in pubblico
    di un bacio galeotto da parte di uno spasimante.
    Una seconda motivazione viene fatta risalire alla necessità di limitare la possibile diffusione ad opera principalmente dei mercanti di contagi dopo che Torino e Venezia
    erano state colpite dalla peste.

    Un’epidemia che tre anni dopo colpirà comunque duramente Napoli e il suo territorio provocando 600 mila morti, la metà della popolazione di allora.
    In Italia in epoca contemporanea raccomandazioni, non obblighi, di limitare le effusioni vi sono state nel 2009 per limitare il contagio dell’influenza nota
    come influenza suina con qualche comune che ha disposto anche sanzioni pecuniarie in caso di violazione dell’obbligo di evitare baci in luoghi pubblici.
    Attualmente nel mondo sono cinque i territori che vietano lo scambio di baci in pubblico tra innamorati. In malesia dove è proibito anche prendersi per mano.
    A Dubai, negli emirati arabi, e poi nella città di Aletop nello stato americano del maryland dove il bacio per essere legale deve essere e fugaci e durare meno di un secondo.
    Ancora in Messico dove anche accarezzarsi può costare una multa o addirittura la prigione e Naiowa negli Stati Uniti dove è ancora in vigore una legge che prevede
    sanzioni pecuniarie e la galera anche se molto spesso i tutori dell’ordine chiudono un occhio qualora si trovino di fronte a quel tenero gesto fra innamorati oggi più tollerato.

    Trascritto dal video “Baci proibiti” del giornalista Massimo Marciano
    Canale Youtube: https://www.youtube.com/user/massimomarciano

     

  • Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Nell’agosto 2018, la quindicenne Greta Thunberg ha saltato la scuola per protestare da sola fuori dal parlamento svedese a Stoccolma per un’azione urgente sul clima.

    Greta Thumberg Nessuno é troppo piccolo per fare la differenza
    In soli 13 mesi, è diventata la figura di spicco di un movimento globale che ha spinto la crisi in cima all’agenda delle notizie e ha ispirato milioni di persone a scendere in piazza.
    Questi sono cinque dei discorsi chiave che hanno contribuito a innescare il movimento #climatestrike

    Testo in italiano del video:

    Greta Thunberg: i discorsi che hanno contribuito a innescare un movimento per il clima

    Mi chiamo Greta Thumberg. Ho 16 anni e vengo dalla Svezia e voglio che voi proviate panico.
    Io non voglio che voi abbiate speranza per il futuro ma voglio che sentiate la stessa paura che provo io ogni giorno.
    E vorrei recitare, recitare come se la casa in cui viviamo fosse in fiamme perché in effetti lo è.

    La deforestazione delle nostre grandi foreste, l’inquinamento atmosferico tossico, la morte di insetti e i danni alla natura.
    Questi sono tutti i disastri che sono stati accellerati da alcuni comportamenti umani finanziaramente proficui
    per una parte del momdo di noi fortunati e che considera di averne diritto.
    [Applausi]
    Non dovremmo essere noi in lotta per il futuro eppure eccoci qui.
    Saremo all’altezza della sfida con quelli che sono i più responsabili di questa crisi e faremo agire i leader mondiali.
    [Musica]
    Voi avete rubato i miei sogni della mia infanzia con le vostre parole vuote.
    Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto ciò di cui puoi parlare sono i soldi e fiabe di eterna economia in crescita.
    Come ti permetti?
    quello che ti sto dicendo di fare ora è agire perché nessuno è troppo piccolo per fare la differenza.
    Ci vediamo sulle strade.

    FONTE: The Guardian ► http://www.youtube.com/theguardian
    IMMAGINE IN EVIDENZA: Tratta da un frame del video. Credit theguardian.com

  • Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Roma, confronto su partecipate tra minisindaci e sindacati, per Farmacap spettro della vendita
    Roma, 13 dicembre – Balza di nuovo all’attenzione delle cronache la vicenda Farmacap, l’azienda che gestisce le farmacie comunali della capitale, e le notizie – in continuità con le tormentate vicende degli ultimi anni – sono purtroppo tutt’altro che buone.

    “Su Farmacap abbiamo sentito dire che con le farmacie ci si rimette e basta e infatti si parla di dismissioni. Avremmo voluto discutere di tutto questo con Raggi, ma non avendo avuto questa possibilità abbiamo proclamato lo sciopero. Dall’altra parte solo giochetti”.  Questa la dichiarazione resa da Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma, nel corso del vertice di qualche giorno fa in Campidoglio con i presidenti del I, II , III e VIII Municipio della Capitale,  Sabrina Alfonsi, Emanuele Gisci (che faceva le veci di Francesca Del Bello), Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri, presenti anche il segretario generale cittadini della Cgil Michele Azzola e il rappresentante della Cisl Giampaolo Pavoni.

    Scopo dell’incontro, fare il punto sulla situazione (e sul destino) delle aziende partecipate capitoline, cruciali per l’avvenire della città, come sottolineato dalla “minisindaca” del I municipio Alfonsi introducendo i lavori: “O sistemiamo le partecipate o la città non la riprendiamo”.

    Dal confronto è scaturita la conferma della situazione di sempre maggiore difficoltà della Capitale: “Avevano detto che non avrebbero lavorato sulle cose straordinarie, come le Olimpiadi. Ma il risultato è che non funziona nemmeno l’ordinario, tanto meno i servizi. Così non c’è futuro per Roma”  ha detto ancora Alfonsi, proponendo di convocare una conferenza dei presidenti “al fine di trovare un rappresentante per l’Osservatorio parlamentare”.

    L’obiettivo di minisindaci e sindacati confederali è quello di mettere mano alle aziende partecipate più importanti, quelle da cui dipende la qualità della vita in città (tra le quali viene annoverata anche  Farmacap). “Se non lo facciamo”  ha detto il segretario Cgil Azzola condanniamo Roma al declino, che poi è esattamente quanto sta avvenendo. Chiediamo da tempo un confronto su questo, ma non siamo mai riusciti a farlo”.

    L’ultimo tavolo convocato dalla Sindaca lo scorso 22 novembre è infatti saltato: i sindacati confederali lo hanno abbandonato in segno di protesta, accusando il Campidoglio di non voler dialogare: all’ordine del giorno erano stati inseriti argomenti diversi da quelli – futuro delle partecipate, dei lavoratori e dei servizi alla città – per i quali era stato convocato il confronto. La sindaca Virginia Raggi, per contro, nell’occasione accusò i sindacati di aver  perso “una preziosa occasione di confronto utile ai lavoratori e ai cittadini a causa di vecchie logiche interne alle sigle sindacali”.

    Per il presidente del III Municipio Caudo, in ogni caso, ora è urgente “sedersi a un tavolo tutti insieme per trovare qualche soluzione in questo scampolo di consiliatura. Qualcosa si può ancora fare, ma siamo arrivati allo stremo, perché nonostante i tentativi di aiuto e dialogo che vogliamo dare al Comune loro non rispondono”.

    I problemi più urgenti da risolvere sono rifiuti, trasporti, mense scolastiche. “Non abbiamo prospettive sui rifiuti e c’è incertezza su Roma Tpl (la società consortile privata che gestisce il 20% del trasporto pubblico di superficie, NdR). Non capiamo quali sono gli investimenti che vuole fare il Comune” ha detto ancora Civica, fornendo aggiornamenti su Roma Metropolitane (“Non è vero che il personale sarà reinternalizzato” ha detto al riguardo il sindacalista”) e, appunto, su Farmacap, sul cui futuro incombe, a prestare fede ai rumors sempre più insistenti,  lo spauracchio della vendita.

    La mobilitazione di cittadini e lavoratori potrebbe essere una delle strade per scuotere il Campidoglio. “Noi non veniamo ascoltati”  ha denunciato il minisindaco dell’VIII Municipio Ciaccheri. “Serve una spinta. Oppure dobbiamo noi mobilitare la città e organizzare una grande iniziativa”.

    Intanto i problemi della città restano insoluti e continuano  a rappresentare una grande incognita, a partire dai rifiuti, dove ormai si assiste a una corsa disperata contro il tempo e contro la resistenza dei territori per scongiurare l’ennesima grande crisi e il commissariamento. Ma ciò che più rileva per  i lettori del nostro giornale sono ovviamente le sorti di Farmacap. Sulle quali, purtroppo, nessuno (in Campidoglio ma anche altrove) è in grado al  momento di fornire notizie rassicuranti.

    FONTE:   www.rifday.it
    IMMAGINI:  www.socialfarma.it

  • Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma alluvione ponte Milvio 2012Gravi inondazioni a Roma nel novembre 2012. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La capitale italiana è a rischio di alluvione maggiore rispetto a qualsiasi altra parte d’Europa, secondo l’ente controllore delle acque.

    Con circa 300.000 persone che vivono e lavorano in una zona pericolosa che misura circa 1.135 ettari, Roma ha “la più alta esposizione in Europa” al rischio di alluvioni, ha detto lunedì 4 novembre l’ Autorità del bacino del distretto dell’Appennino centrale.

    “Ci sono parti di Roma che non possono sopportare un forte acquazzone”, secondo l’autorità, che monitora i rischi di alluvioni, frane, erosione costiera e altri danni causati dall’acqua nella e intorno alla regione Lazio.

    Il terreno soffice di Roma e le famose colline lo rendono naturalmente vulnerabile all’erosione e alle frane. Ma nel suo ultimo rapporto , l’autorità ha affermato che fognature mal mantenute, scarichi di rifiuti e vegetazione dilagante che bloccano il corso dei fiumi Tevere e Aniene stavano contribuendo al pericolo.

    Ha identificato quasi 400 aree nell’area di Roma che sono considerate a rischio di frane, in particolare Monte Mario, la collina più alta della città, Viale Tiziano vicino alla sala concerti Parco della Musica, Monteverde Vecchio dal parco Villa Doria Pamphili e il quartiere Balduina nel nord-ovest.

    Roma Tevere-2008 - Protezione civile
    Esondazione del Tevere nel Dicembre 2008. Foto: Protezione Civile/AFP

    Roma è ulteriormente indebolita da diversi chilometri di cavità che scorrono sotto la città, alcune create dall’uomo nei secoli precedenti e altre il risultato di un cedimento.

    Finora sono stati mappati almeno 32 chilometri quadrati di caverne sotterranee, mentre il numero di nuove buche che si aprono sta aumentando a un ritmo allarmante, ha detto l’autorità: più di 90 doline sono apparse a Roma in media ogni anno negli ultimi dieci anni, rispetto a soli 16 all’anno tra il 1998-2008.

    Roma dolina zona balduina 2018
    Un’enorme dolina si è aperta nel quartiere Balduina nel 2018. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    I problemi di Roma sono stati chiari nel corso dell’ultimo mese, poiché settimane di pioggia riempiono gli scarichi e inviano lo straripamento che si riversa nelle strade. Diverse strade furono lasciate sott’acqua dopo le tempeste più pesanti.

    La città ha subito l’ultima inondazione nel gennaio 2014, quando i diluvi hanno inondato le strade e bloccato i trasporti pubblici .

    Mentre le alte mura proteggono il cuore di Roma dal Tevere, il fiume ha fatto esplodere le sue sponde al di fuori del centro storico almeno tre volte dal 2008.

    Roma inondazione 2014
    Pompieri nel sobborgo di Prima Porta a nord di Roma nel gennaio 2014.
    Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La città è la zona italiana più a rischio a causa di condizioni meteorologiche estreme aggravate dai cambiamenti climatici, secondo un recente rapporto dell’associazione Legambiente.

    E di tutte le città italiane Roma subisce il maggior numero di eventi meteorologici estremi, secondo il rapporto, con 33 nel 2018.

    FONTE: www.thelocal.it
    IMMAGINI:  www.thelocal.it

  • L’Aceto dei quattro ladri

    L’Aceto dei quattro ladri

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    L’Aceto dei quattro ladri

    Presso gli antichi il termine “peste” stava a significare in generale una malattia estremamente contagiosa; non a caso, infatti, veniva definita dal popolo “flagello di Dio”, in quanto quasi sempre i suoi effetti erano devastanti. In tali circostanze ci si difendeva con tutti i mezzi a disposizione in quei tempi, soprattutto con il fuoco bruciando suppellettili ed abitazioni degli appestati, fermo restando il consiglio di Marsilio Ficino, celebre filosofo e medico fiorentino: “Fuggi la peste il più lontano che puoi e torna il più tardi possibile”.
    Tra i tanti rimedi proposti dai medici e consigliati dalla medicina popolare per preservarsi dal contagio nel XVIII secolo vi era “l’Aceto dei Quattro Ladri“, composto da un macerato di assenzio, rosmarino, salvia, menta, ruta, lavanda, aglio, cannella e canfora in aceto di vino, tutte sostanze, se ci fate caso, dotate di una pur modesta azione antisettica. Il nome di questo composto deriva dal fatto che quattro ladri condannati a morte per gli innumerevoli furti commessi a danno degli appestati durante l’epidemia di Marsiglia del `700 ebbero salva la vita rivelando all’ autorità medica la composizione di quel miracoloso prodotto che li preservava dal contagio con il quale frequentemente si lavavano le mani e si sciacquavano la bocca.
    Si diffusero in seguito varie variazioni della composizione della soluzione:
    Per esempio, rosmarino secco, ruta fresca, fiori essiccati di salvia e lavanda, aglio affettato, aceto di vino distillato, chiodi di garofano schiacciati ed infine canfora disciolta in spirito,.
    Molto più recentemente si è imposta una formula dell’aceto dei quattro ladri che include le tradizionali salvia, rosmarino, lavanda, timo e aglio con l’aggiunta di menta, ruta, ed assenzio.
    La più diffusa prevede l’uso di quattro erbe, appunto una per ogni ladro, anche se le ricette storicamente prevedevano una dodici o più componenti.
    In Provenza, viene ancora rivenduto come rimedio per cura della dei capelli e della pelle, per la stanchezza, infezioni delle vie respiratorie, ed anche la rimozione delle loro lendini dei pidocchi.

    Leggendo oggi la composizione di questo “prodigioso” medicamento, citato tra I’altro in molti trattati di materia medica di quel tempo, ci viene da sorridere ma purtroppo dobbiamo ammettere che ancora oggi ancora abbiamo pochi strumenti a nostra disposizione per quanto riguarda i mezzi di prevenzione, salvo l’isolamento, cosa che i nostri avi avevano già attuato istituendo i lazzaretti, le mascherine e… lavandosi spesso le mani come quotidianamente raccomandano i mass-media.

  • Paracelso tra realtà e mito

    Paracelso tra realtà e mito

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    Paracelso tra fumi di zolfo, scintille di genio, ecco la sua difficile eredità.

    Figura dissipata e bizzarra, stretta tra Medioevo e Rinascimento, Paracelso fu protagonista di una difficile
    transizione. Quanto diversa da quella che viviamo oggi?

    Medico, ma anche alchimista e chimico esperto. E poi filosolo e, insieme, cabalista, mago e mistico, e
    ancora astrologo e politico. A 500 anni dalla nascita (avvenuta a Einsiedeln, in Svizzera, tra la fine
    del 1493 e l’inizio del 1494), quella di Philippus Aureolus Theophrastus Rombastus Hohenheim, meglio noto come Paracelso, a una figura ancora controversa e dai molti lati oscuri. Una figura sulla quale il
    giudizio della storia continua a restare sospeso: fu davvero un geniale precursore della medicina
    moderna, come vorrebbero i suoi sostenitori, o un avventuriero “ladro, ubriacone ed eunuco”, come dissero di lui i medici del suo tempo?
    Un dubbio difficile da sciogliere, anche perché, probabilmente, Paracelso fu l’uno e l’altro.
    Spirito inquieto, dopo i primi studi sotto la guida del padre Wilhelm, medico, comincia già a quindici anni a girare per le università d’Europa.
    Vienna, Colonia. Parigi, Montpellier, Bologna, Padova. Ferrara (dove si laurea in medicina con Niccolò Leoniceno), quindi Granada, Lisbona e Oxford sono le tappe del suo ricco e itinerante “cursus studiorum”.
    Primo segnale di un carattere eccentrico, indipendente e comunque poco disposto a venire a patti con il prossimo, l’irrequieto nomadismo del suo apprendistato condizionerà anche il resto della sua esistenza.
    Servirà anche a manifestare la netta insofferenza per l’establishment, per le tesi precostituite, per le convenzioni.
    Nel suo viaggio iniziatico Paracelso non si limita, però, alle frequentazioni di atenei: spesso al seguito di compagnie di zingari a saltimbanchi raggiunge i Paesi Bassi, la Danimarca e la Scandinavia, e poi, attraverso molti altri paesi — la grande Russia.
    Facile intuire dopo le conoscenze maturate in questa vera e propria odissea formativa protrattasi dal 1514 fino al 1522, come e quanto andassero stretti a Paracelso i recinti della conoscenza medica ufficiale dell’epoca, basata sulla tradizione galenoaraba. Non é certo un caso, quindi, se, appena nominato a Basilea ufficiale sanitario e professore di medicina e chirurgia nella locale università, egli comincia la sua guerra personale contro la tradizione accademica e scolastica, fino a giungere a vere e proprie provocazioni come quella che, nella notte di San Giovanni del 1527, lo porta a bruciare pubblicamente tutti i classici universitari di medicina. Il rogo dei libri di Avicenna, IppocrateGaleno, in realtà, è qualcosa di più che un gesto simbolico. E piuttosto un atto di fede in quella che
    probabilmente è la più importante e geniale elle intuizioni paracelsiane: alla base della farmacologia non può che esservi la chimica. Un assunto rivoluzionario, che viene da chi attraverso un’intensa ricerca sperimentale è giunto a isolare lo zolfo, lo zinco e il bismuto e a preparare alcuni sali di antimonio, ferro e mercurio, che poi impiega con successo in terapia. Le idee di Paracelso, nella transizione tra il vecchio del Medioevo che resiste al nuovo del Rinascimento che avanza, non trovano ovviamente udienza negli ambienti della cultura e del potere ufficiale. Cosi il singolare e rissoso medico che, in dispregio all’accademia paludata e dogmatica, insegna in tedesco anziché in latino, viene isolato e avversato in ogni modo. Anche allora, del resto, gli interessi in gioco erano molti, basta pensare a come i potenti Fugger, i banchieri tedeschi che monopolizzavano l’importazione dall’America della lucrosissima corteccia di guaiaco (usata come rimedio contro la sifilide) riuscirono a impedire a Paracelso di continuare nella sua battaglia volta a smascherare l’inutilità terapeutica della sostanza, bloccando la pubblicazione di altri libri sull’argomento e ottenendo anche l’ostracismo della comunità scientifica del tempo nei confronti dello studioso. Come dire, insomma, che certe scandalose abitudini, in materia di salute pubblica vengono da lontano e non sono un patrimonio soltanto italiano.Paracelso
    Paracelso (che, è il caso di ricordarlo. ebbe tra i suoi nemici anche i farmacisti, dei quali denunciò a più riprese l’ignoranza e la malafede tanto da chiedere alle autorità di Basilea un’ispezione periodica alle farmacie) fù insomma un “uomo contro” fino alla sua morte, avvenuta in miseria nel 1541 a Salisburgo. Un uomo che discuteva tutto, anche se stesso, e che pagava sempre di persona le proprie scelte.
    Un esploratore non solo del mondo, ma anche dei mutevoli confini della conoscenza, che certo contribuì a spostare in avanti, pur tra eccessi, contraddizioni e, in qualche caso, vere e proprie farneticazioni di impronta esoterica. Ci ha lasciato preziose suggestioni scientifiche e, soprattutto, una certezza: il cammino del sapere è stretto, lungo e aspro. Per percorrerlo, l’intelligenza non basta, occorre anche il coraggio. Una lezione sulla quale vale ancora la pena di meditare.

  • Come si fa a  riconoscere un sapone naturale da quelli industriali?

    Come si fa a riconoscere un sapone naturale da quelli industriali?

    [corner-ad id=1]Il sapone è un prodotto chimico usato dagli essere umani da probabilmente 4000 anni.
    Si hanno infatti ritrovamenti di sostanze chimiche analoghe al sapone in Mesopotamia in insediamenti umani risalenti al 2800 avanti Cristo ed istruzioni per preparare il sapone in una tavoletta con caratteri cuneiformi del 2200 avanti Cristo.
    Resta comunque un prodotto chimico e quindi artificiale ma è considerato, anche se impropriamente, un prodotto naturale. Probabilmente perché si è soliti definire naturale tutto ciò che non è pericoloso per la salute o per l’ambiente. In effetti il sapone prodotto da grassi organici e soda per la sua biodegradabilità al 100% si può considerare naturale.
    Bisogna comunque aver chiaro che il sapone senza la chimica non potrebbe esistere come anche la stessa vita degli esseri viventi.

    Ma come si fa a  riconoscere un sapone naturale da quelli industriali?

    Vi è mai capitato di comprare un sapone e di leggere sull’etichetta vera Marsiglia? Oppure sapone naturale all’olio di oliva? Quanto c’è di vero e di naturale nei saponi acquistati? Per rispondere a questa domanda dobbiamo imparare a leggere l’INCI ( International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).

    Si tratta dell’elenco degli ingredienti che la legge impone di riportare in etichetta su tutti i prodotti di cosmetica, ma purtroppo non sui detersivi, per i quali bisogna cercarlo su Intenet. Non è di facile comprensione, ma vale la pena capire un po’ come si compone, almeno per orientarvi in parte degli acquisti). Gli ingredienti sono riportati in ordine decrescente, per primo si trova quello contenuto in percentuale maggiore e via via si scende fino agli ingredienti presenti in minore quantità. Non esiste alcun obbligo di riportare in etichetta le percentuali precise degli ingredienti, sia per quelli contenuti in quantità elevate sia per gli altri.
    Questo può essere ritenuto ingannevole per noi consumatori, in quanto per esempio nulla vieta in un sapone venga evidenziata la presenza dell’olio d’oliva anche se contenuta in percentuali irrisorie come l’1% o il 2%.

    Gli ingredienti vegetali che non sono stati lavorati chimicamente vengono espressi con il nome botanico il latino  a cui fa seguito il nome in inglese della parte utilizzata del vegetale. Per esempio in etichetta per l’olio di lavanda si troverà scritto “Lavandula Angustifolia oil” ove “Lavandula Angustifolia” corrisponde al nome botanico latino della pianta e “oil” al termine inglese che sta per olio. Oppure se sono presenti i fiori di lavanda si leggerà “Lavandula Angustifolia flower”  dove “flower” è termine inglese per fiore.
    Gli ingredienti che invece hanno subito una lavorazione chimica prendono direttamente il nome inglese corrispondente, per esempio per l’acido citrico  si leggerà Citric Acid.

    Nei saponi gli oli saponificati vengono espressi con il termine “Sodium” se si tratta di saponi dove è stato impiegato idrossido di sodio e “Potassium” se invece è stato utilizzato l’idrossido di potassio (in genere nei saponi liquidi ) per la saponificazione, a cui fa seguito il nome in inglese dell’olio seguito dal suffisso “ate” che ha lo scopo di distinguere un olio saponificato da uno che non lo è.

    Esempi:
    Sodium Olivate
    Olio di oliva saponificato nei saponi solidi
    Sodium Cocoate
    Olio di cocco saponificato nei saponi solidi
    Sodium Peanutate
    Olio di arachide saponificato nei saponi solidi
    Sodium Tallowate
    sego bovino saponificato nei saponi solidi
    Potassium Castorate
    Olio di ricino saponificato nei saponi solidi
    Potassium Palmate
    Olio di palma saponificato nei saponi solidi

    Informazioni tratte dal libro
    Saponi e detersivi naturali di Liliana Paoletti in vendita presso helpinthecity.org/libri solidali
    NB: Il ricavato della vendita dei libri verrà utilizzato per il progetto helpinthecity.org dedicato alla  conoscenza della presenza delle associazioni di volontariato sul territorio.

  • Che cosa é il getto polare antartico

    Che cosa é il getto polare antartico

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    Il Getto Polare Antartico è un massiccio sistema meteorologico che circonda perennemente l’intero continente meridionale; se si mettono insieme le immagini di 17 satelliti diversi, che monitorano il polo sud, è possibile osservare un gigantesco mulinello, alimentato e sospinto dal movimento della rotazione terrestre.

    Quando l’aria calda e umida migra a sud comincia a girare vorticosamente e forma un enorme sistema invisibile chiamato appunto “getto polare”; di conseguenza i venti incessanti spingono l’acqua del mare verso il basso.

    L’oceano antartico è l’unico parallelo al mondo su cui non c’è traccia di terra ferma; per cui un enorme corrente circolare volteggia senza tregua: la corrente oceanica è la più forte ed insistente del pianeta, è una combinazione di vapore, acqua, vento e forma della terra che fa urlare i “60”.
    Il getto polare è tanto potente che isola l’Antartide da resto del mondo, impedendo al calore e all’umidità di raggiungere l’interno, creando dunque il luogo più secco, freddo e ventoso del pianeta.
    Qui le tormente sono causate dalle raffiche che sollevano la neve dal suolo piuttosto che dalle precipitazioni. L’aria, densa e gelida, causa diretta del getto polare, mantiene l’intero continente estremamente freddo.

    In inverno le condizioni estreme innescano un meraviglioso processo vitale che avviene sotto lo strato di ghiaccio; avviene se si supera una “soglia critica”, cioè quando lo strato superiore dell’oceano scende sotto lo zero di un grado e mezzo.
    Che cosa é il getto polare antarticoA questo punto si attiva allora un’altra importante proprietà dell’acqua salina: in superficie il mare comincia a gelare, a livello microscopico piccoli cristalli di ghiaccio cominciano ad espandersi, legandosi gli uni agli altri.

    Ghiacciandosi l’acqua di mare è costretta a rilasciare il sale che contiene, così l’acqua ghiacciata diventa ancora più salata e forma una corrente salmastra che gocciola in tubi, stretti ed allungati, nel ghiaccio appena formatosi.

    L’acqua salata è più densa della comune acqua marina e tende a scendere verso il fondale: l’acqua salata è pesante e porta con sé l’ossigeno dell’aria presente in superficie, trasferendolo negli abissi dell’oceano.
    La formazione di ghiaccio aumenta in proporzioni e rapidità, ben presto cominceranno ad apparire larghe chiazze in superficie, che si ispessiranno in una massa solida.
    Ciò che iniziato con un processo microscopico sarà visibile dallo spazio in soli pochi giorni, grazie ai satelliti artificiali.
    Negli ultimi rilevamenti satellitari i sensori sottomarini mostrano un’antica eppure invisibile conseguenza di questa eccezionale trasformazione: ogni secondo un milione e mezzo di metri cubi d’acqua densa e salata cala verso il fondale, una corrente verticale irrefrenabile; quando l’acqua tocca il fondale si espande per centinaia di chilometri, e scende a cascata sulla piattaforma continentale.
    E’ una gigantesca cascata sottomarina, mai vista da occhio umano, un getto paragonabile a 500 milioni di cascate del Niagara.
    L’acqua salata densa fredda e ricca di ossigeno cade lentamente e senza rumore sul fondo degli abissi. Non tornerà in superficie per almeno 1000 anni.
    Ma c’è un’interessante animazione che sfruttando i dati del satellite ci illustra la meraviglia che avviene dopo.
    Si può ammirare come, congiuntamente ad altre misurazioni, il “flusso antartico” riporta l’acqua verso l’equatore; una corrente di fondo costante di liquido freddo e salato che migra verso nord.
    Mentre queste correnti viaggiano silenziosamente, rimescolano e raffreddano tutti gli oceani del pianeta: questo antico sistema regola la temperatura media dell’acqua affinché non superi il mezzo grado.
    E’ proprio tale stabilità che ha permesso alla vita di prosperare proteggendola dagli eccessivi sbalzi climatici dell’intero pianeta.
    Quando finalmente le acque profonde ritornano in superficie comincia un’esistenza più dinamica, determinata dal rimescolamento con correnti più calde e veloci: visto dei satelliti l’insieme degli oceani appare come una unica e sconfinata massa turbinosa.
    Queste correnti superficiali hanno una temperatura variabile a seconda dell’energia che ricevono dal sole, questo a sua volta determina la quantità di vapore rilasciata nell’atmosfera: sono queste le variazioni che influenzano i cambiamenti stagionali, sia sulla terra che negli oceani.
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    Che cosa é il getto polare antartico

  • Conosciamo le competenze dei farmacisti?

    Conosciamo le competenze dei farmacisti?

    [corner-ad id=1]I sondaggi da parecchi anni evidenziano il notevole gradimento di cui la professione del farmacista usufruisce da parte della maggioranza degli italiani. L’immediata disponibilità a qualunque ora del giorno e della notte di una farmacia aperta sicuramente gioca un fattore importante a favore ma anche ovviamente la competenza e affabilità che tale categoria professionale dimostra. Non è chiaro però se tutti conoscono quali sono le reali competenze professionali del farmacista. Le convinzioni al riguardo sono estremamente eterogenee, come ci hanno raccontato alcuni dipendenti di farmacia, al punto da poter affermare, senza scherzare, che si passa da chi, per principio, non accetta mai un consiglio fino a chi addirittura si farebbe operare :).
    Ovviamente esistono delle disposizioni di legge molto precise e rigorose che definiscono il ruolo sanitario del farmacista ma il vissuto quotidiano e, alcuni momenti di urgenza, mettono spesso i farmacisti nella necessità di intervenire anche quando la legge non lo permetterebbe. Conosciamo alcune farmacie rurali dislocate in località lontane decine di chilometri dal più vicino ospedale dove si arriva a fare medicazioni di pronto soccorso per non pregiudicare la salute di persone che hanno avuto incidenti di una certa gravità.
    Comunque queste sono eccezioni e casi molto particolari.
    Su molti giornali, nelle classiche lettere o email alla redazione può capitare di leggere di persone che esprimano perplessità sul fatto se un farmacista abbia le carte in regola per suggerire medicinali, e poi, altro problema causa di insofferenza, la cronica mancata disponibilità immediata di molti farmaci che poi però arrivano anche solo dopo una o due ore.
    Vogliamo quindi chiarire che il farmacista è un operatore sanitario il cui ruolo non consiste solo nello stare dietro il banco a vendere prodotti, ma anche nell’esercitare un controllo sulla loro dispensazione e nell’indicarne l’uso corretto in caso di dubbio (per esempio sulle modalità di assunzione). E’ inoltre una persona di fiducia. alla quale si possono chiedere consigli per la cura di piccoli malanni, dal mal di gola alla stipsi, dalia cefalea ai bruciori di stomaco, o cui ci si può rivolgere per medicare piccole ferite. Un’altra funzione del farmacista, anche se oggi poco esercitata, a quella di preparare direttamente (dietro ricetta medica) alcuni medicinali (preparazioni magistrali), come era consuetudine fare prima della nascita dell’industria farmaceutica. II farmacista poi oggi è generalmente informato sui rimedi cosiddetti “alternativi”, fornisce cioè farmaci omeopatici o preparati erboristici.
    E infine è in grado di suggerire un medicinale sostitutivo, contenente cioè gli stessi principi attivi di quello richiesto, quando quest’ultimo non sia disponibile.
    In genere ciò accade nelle ore notturne o nei giorni festivi; nei giorni feriali infatti, ormai da decenni é possibile reperire in pochissime ore il prodotto mancante grazie alle società di distribuzione, che si incaricano di recapitare in tempi brevissimi i prodotti richiesti. L’attuale sistema capillare di informatizzazione delle farmacie permette di fare ordinazioni per via telematica cercando facilmente il deposito o grossista che abbia immediatamente disponibile il prodotto. La conoscenza aggiornatissima dei farmaci nuovi, da poco in commercio, e, vecchi, non più disponibili è un ulteriore servizio offerto a tutti gli utenti evitando errori e perdite di tempo in ricerche inutili.
    Altro servizio molto utile è la fornitura e la ricarica delle bombole di ossigeno, necessarie a chi soffre di crisi acute di asma o ai malati terminali.
    Oltre alle specifiche competenze scientifiche e professionali, uno dei ruoli che da solo giustifica l’alto gradimento sociale del farmacista e delle farmacie è il costante sostegno psicologico che ogni giorno questa categoria offre alle famiglie che hanno bambini da allevare e a tutte le persone che hanno malattie croniche e, quotidianamente, necessitano di farmaci e rassicurazioni psicologiche.

    Conosciamo le competenze dei farmacisti?