Categoria: MONDO FARMACIA

  • Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Roma, confronto su partecipate tra minisindaci e sindacati, per Farmacap spettro della vendita
    Roma, 13 dicembre – Balza di nuovo all’attenzione delle cronache la vicenda Farmacap, l’azienda che gestisce le farmacie comunali della capitale, e le notizie – in continuità con le tormentate vicende degli ultimi anni – sono purtroppo tutt’altro che buone.

    “Su Farmacap abbiamo sentito dire che con le farmacie ci si rimette e basta e infatti si parla di dismissioni. Avremmo voluto discutere di tutto questo con Raggi, ma non avendo avuto questa possibilità abbiamo proclamato lo sciopero. Dall’altra parte solo giochetti”.  Questa la dichiarazione resa da Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma, nel corso del vertice di qualche giorno fa in Campidoglio con i presidenti del I, II , III e VIII Municipio della Capitale,  Sabrina Alfonsi, Emanuele Gisci (che faceva le veci di Francesca Del Bello), Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri, presenti anche il segretario generale cittadini della Cgil Michele Azzola e il rappresentante della Cisl Giampaolo Pavoni.

    Scopo dell’incontro, fare il punto sulla situazione (e sul destino) delle aziende partecipate capitoline, cruciali per l’avvenire della città, come sottolineato dalla “minisindaca” del I municipio Alfonsi introducendo i lavori: “O sistemiamo le partecipate o la città non la riprendiamo”.

    Dal confronto è scaturita la conferma della situazione di sempre maggiore difficoltà della Capitale: “Avevano detto che non avrebbero lavorato sulle cose straordinarie, come le Olimpiadi. Ma il risultato è che non funziona nemmeno l’ordinario, tanto meno i servizi. Così non c’è futuro per Roma”  ha detto ancora Alfonsi, proponendo di convocare una conferenza dei presidenti “al fine di trovare un rappresentante per l’Osservatorio parlamentare”.

    L’obiettivo di minisindaci e sindacati confederali è quello di mettere mano alle aziende partecipate più importanti, quelle da cui dipende la qualità della vita in città (tra le quali viene annoverata anche  Farmacap). “Se non lo facciamo”  ha detto il segretario Cgil Azzola condanniamo Roma al declino, che poi è esattamente quanto sta avvenendo. Chiediamo da tempo un confronto su questo, ma non siamo mai riusciti a farlo”.

    L’ultimo tavolo convocato dalla Sindaca lo scorso 22 novembre è infatti saltato: i sindacati confederali lo hanno abbandonato in segno di protesta, accusando il Campidoglio di non voler dialogare: all’ordine del giorno erano stati inseriti argomenti diversi da quelli – futuro delle partecipate, dei lavoratori e dei servizi alla città – per i quali era stato convocato il confronto. La sindaca Virginia Raggi, per contro, nell’occasione accusò i sindacati di aver  perso “una preziosa occasione di confronto utile ai lavoratori e ai cittadini a causa di vecchie logiche interne alle sigle sindacali”.

    Per il presidente del III Municipio Caudo, in ogni caso, ora è urgente “sedersi a un tavolo tutti insieme per trovare qualche soluzione in questo scampolo di consiliatura. Qualcosa si può ancora fare, ma siamo arrivati allo stremo, perché nonostante i tentativi di aiuto e dialogo che vogliamo dare al Comune loro non rispondono”.

    I problemi più urgenti da risolvere sono rifiuti, trasporti, mense scolastiche. “Non abbiamo prospettive sui rifiuti e c’è incertezza su Roma Tpl (la società consortile privata che gestisce il 20% del trasporto pubblico di superficie, NdR). Non capiamo quali sono gli investimenti che vuole fare il Comune” ha detto ancora Civica, fornendo aggiornamenti su Roma Metropolitane (“Non è vero che il personale sarà reinternalizzato” ha detto al riguardo il sindacalista”) e, appunto, su Farmacap, sul cui futuro incombe, a prestare fede ai rumors sempre più insistenti,  lo spauracchio della vendita.

    La mobilitazione di cittadini e lavoratori potrebbe essere una delle strade per scuotere il Campidoglio. “Noi non veniamo ascoltati”  ha denunciato il minisindaco dell’VIII Municipio Ciaccheri. “Serve una spinta. Oppure dobbiamo noi mobilitare la città e organizzare una grande iniziativa”.

    Intanto i problemi della città restano insoluti e continuano  a rappresentare una grande incognita, a partire dai rifiuti, dove ormai si assiste a una corsa disperata contro il tempo e contro la resistenza dei territori per scongiurare l’ennesima grande crisi e il commissariamento. Ma ciò che più rileva per  i lettori del nostro giornale sono ovviamente le sorti di Farmacap. Sulle quali, purtroppo, nessuno (in Campidoglio ma anche altrove) è in grado al  momento di fornire notizie rassicuranti.

    FONTE:   www.rifday.it
    IMMAGINI:  www.socialfarma.it

  • L’Aceto dei quattro ladri

    L’Aceto dei quattro ladri

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    L’Aceto dei quattro ladri

    Presso gli antichi il termine “peste” stava a significare in generale una malattia estremamente contagiosa; non a caso, infatti, veniva definita dal popolo “flagello di Dio”, in quanto quasi sempre i suoi effetti erano devastanti. In tali circostanze ci si difendeva con tutti i mezzi a disposizione in quei tempi, soprattutto con il fuoco bruciando suppellettili ed abitazioni degli appestati, fermo restando il consiglio di Marsilio Ficino, celebre filosofo e medico fiorentino: “Fuggi la peste il più lontano che puoi e torna il più tardi possibile”.
    Tra i tanti rimedi proposti dai medici e consigliati dalla medicina popolare per preservarsi dal contagio nel XVIII secolo vi era “l’Aceto dei Quattro Ladri“, composto da un macerato di assenzio, rosmarino, salvia, menta, ruta, lavanda, aglio, cannella e canfora in aceto di vino, tutte sostanze, se ci fate caso, dotate di una pur modesta azione antisettica. Il nome di questo composto deriva dal fatto che quattro ladri condannati a morte per gli innumerevoli furti commessi a danno degli appestati durante l’epidemia di Marsiglia del `700 ebbero salva la vita rivelando all’ autorità medica la composizione di quel miracoloso prodotto che li preservava dal contagio con il quale frequentemente si lavavano le mani e si sciacquavano la bocca.
    Si diffusero in seguito varie variazioni della composizione della soluzione:
    Per esempio, rosmarino secco, ruta fresca, fiori essiccati di salvia e lavanda, aglio affettato, aceto di vino distillato, chiodi di garofano schiacciati ed infine canfora disciolta in spirito,.
    Molto più recentemente si è imposta una formula dell’aceto dei quattro ladri che include le tradizionali salvia, rosmarino, lavanda, timo e aglio con l’aggiunta di menta, ruta, ed assenzio.
    La più diffusa prevede l’uso di quattro erbe, appunto una per ogni ladro, anche se le ricette storicamente prevedevano una dodici o più componenti.
    In Provenza, viene ancora rivenduto come rimedio per cura della dei capelli e della pelle, per la stanchezza, infezioni delle vie respiratorie, ed anche la rimozione delle loro lendini dei pidocchi.

    Leggendo oggi la composizione di questo “prodigioso” medicamento, citato tra I’altro in molti trattati di materia medica di quel tempo, ci viene da sorridere ma purtroppo dobbiamo ammettere che ancora oggi ancora abbiamo pochi strumenti a nostra disposizione per quanto riguarda i mezzi di prevenzione, salvo l’isolamento, cosa che i nostri avi avevano già attuato istituendo i lazzaretti, le mascherine e… lavandosi spesso le mani come quotidianamente raccomandano i mass-media.

  • Paracelso tra realtà e mito

    Paracelso tra realtà e mito

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    Paracelso tra fumi di zolfo, scintille di genio, ecco la sua difficile eredità.

    Figura dissipata e bizzarra, stretta tra Medioevo e Rinascimento, Paracelso fu protagonista di una difficile
    transizione. Quanto diversa da quella che viviamo oggi?

    Medico, ma anche alchimista e chimico esperto. E poi filosolo e, insieme, cabalista, mago e mistico, e
    ancora astrologo e politico. A 500 anni dalla nascita (avvenuta a Einsiedeln, in Svizzera, tra la fine
    del 1493 e l’inizio del 1494), quella di Philippus Aureolus Theophrastus Rombastus Hohenheim, meglio noto come Paracelso, a una figura ancora controversa e dai molti lati oscuri. Una figura sulla quale il
    giudizio della storia continua a restare sospeso: fu davvero un geniale precursore della medicina
    moderna, come vorrebbero i suoi sostenitori, o un avventuriero “ladro, ubriacone ed eunuco”, come dissero di lui i medici del suo tempo?
    Un dubbio difficile da sciogliere, anche perché, probabilmente, Paracelso fu l’uno e l’altro.
    Spirito inquieto, dopo i primi studi sotto la guida del padre Wilhelm, medico, comincia già a quindici anni a girare per le università d’Europa.
    Vienna, Colonia. Parigi, Montpellier, Bologna, Padova. Ferrara (dove si laurea in medicina con Niccolò Leoniceno), quindi Granada, Lisbona e Oxford sono le tappe del suo ricco e itinerante “cursus studiorum”.
    Primo segnale di un carattere eccentrico, indipendente e comunque poco disposto a venire a patti con il prossimo, l’irrequieto nomadismo del suo apprendistato condizionerà anche il resto della sua esistenza.
    Servirà anche a manifestare la netta insofferenza per l’establishment, per le tesi precostituite, per le convenzioni.
    Nel suo viaggio iniziatico Paracelso non si limita, però, alle frequentazioni di atenei: spesso al seguito di compagnie di zingari a saltimbanchi raggiunge i Paesi Bassi, la Danimarca e la Scandinavia, e poi, attraverso molti altri paesi — la grande Russia.
    Facile intuire dopo le conoscenze maturate in questa vera e propria odissea formativa protrattasi dal 1514 fino al 1522, come e quanto andassero stretti a Paracelso i recinti della conoscenza medica ufficiale dell’epoca, basata sulla tradizione galenoaraba. Non é certo un caso, quindi, se, appena nominato a Basilea ufficiale sanitario e professore di medicina e chirurgia nella locale università, egli comincia la sua guerra personale contro la tradizione accademica e scolastica, fino a giungere a vere e proprie provocazioni come quella che, nella notte di San Giovanni del 1527, lo porta a bruciare pubblicamente tutti i classici universitari di medicina. Il rogo dei libri di Avicenna, IppocrateGaleno, in realtà, è qualcosa di più che un gesto simbolico. E piuttosto un atto di fede in quella che
    probabilmente è la più importante e geniale elle intuizioni paracelsiane: alla base della farmacologia non può che esservi la chimica. Un assunto rivoluzionario, che viene da chi attraverso un’intensa ricerca sperimentale è giunto a isolare lo zolfo, lo zinco e il bismuto e a preparare alcuni sali di antimonio, ferro e mercurio, che poi impiega con successo in terapia. Le idee di Paracelso, nella transizione tra il vecchio del Medioevo che resiste al nuovo del Rinascimento che avanza, non trovano ovviamente udienza negli ambienti della cultura e del potere ufficiale. Cosi il singolare e rissoso medico che, in dispregio all’accademia paludata e dogmatica, insegna in tedesco anziché in latino, viene isolato e avversato in ogni modo. Anche allora, del resto, gli interessi in gioco erano molti, basta pensare a come i potenti Fugger, i banchieri tedeschi che monopolizzavano l’importazione dall’America della lucrosissima corteccia di guaiaco (usata come rimedio contro la sifilide) riuscirono a impedire a Paracelso di continuare nella sua battaglia volta a smascherare l’inutilità terapeutica della sostanza, bloccando la pubblicazione di altri libri sull’argomento e ottenendo anche l’ostracismo della comunità scientifica del tempo nei confronti dello studioso. Come dire, insomma, che certe scandalose abitudini, in materia di salute pubblica vengono da lontano e non sono un patrimonio soltanto italiano.Paracelso
    Paracelso (che, è il caso di ricordarlo. ebbe tra i suoi nemici anche i farmacisti, dei quali denunciò a più riprese l’ignoranza e la malafede tanto da chiedere alle autorità di Basilea un’ispezione periodica alle farmacie) fù insomma un “uomo contro” fino alla sua morte, avvenuta in miseria nel 1541 a Salisburgo. Un uomo che discuteva tutto, anche se stesso, e che pagava sempre di persona le proprie scelte.
    Un esploratore non solo del mondo, ma anche dei mutevoli confini della conoscenza, che certo contribuì a spostare in avanti, pur tra eccessi, contraddizioni e, in qualche caso, vere e proprie farneticazioni di impronta esoterica. Ci ha lasciato preziose suggestioni scientifiche e, soprattutto, una certezza: il cammino del sapere è stretto, lungo e aspro. Per percorrerlo, l’intelligenza non basta, occorre anche il coraggio. Una lezione sulla quale vale ancora la pena di meditare.

  • Conosciamo le competenze dei farmacisti?

    Conosciamo le competenze dei farmacisti?

    [corner-ad id=1]I sondaggi da parecchi anni evidenziano il notevole gradimento di cui la professione del farmacista usufruisce da parte della maggioranza degli italiani. L’immediata disponibilità a qualunque ora del giorno e della notte di una farmacia aperta sicuramente gioca un fattore importante a favore ma anche ovviamente la competenza e affabilità che tale categoria professionale dimostra. Non è chiaro però se tutti conoscono quali sono le reali competenze professionali del farmacista. Le convinzioni al riguardo sono estremamente eterogenee, come ci hanno raccontato alcuni dipendenti di farmacia, al punto da poter affermare, senza scherzare, che si passa da chi, per principio, non accetta mai un consiglio fino a chi addirittura si farebbe operare :).
    Ovviamente esistono delle disposizioni di legge molto precise e rigorose che definiscono il ruolo sanitario del farmacista ma il vissuto quotidiano e, alcuni momenti di urgenza, mettono spesso i farmacisti nella necessità di intervenire anche quando la legge non lo permetterebbe. Conosciamo alcune farmacie rurali dislocate in località lontane decine di chilometri dal più vicino ospedale dove si arriva a fare medicazioni di pronto soccorso per non pregiudicare la salute di persone che hanno avuto incidenti di una certa gravità.
    Comunque queste sono eccezioni e casi molto particolari.
    Su molti giornali, nelle classiche lettere o email alla redazione può capitare di leggere di persone che esprimano perplessità sul fatto se un farmacista abbia le carte in regola per suggerire medicinali, e poi, altro problema causa di insofferenza, la cronica mancata disponibilità immediata di molti farmaci che poi però arrivano anche solo dopo una o due ore.
    Vogliamo quindi chiarire che il farmacista è un operatore sanitario il cui ruolo non consiste solo nello stare dietro il banco a vendere prodotti, ma anche nell’esercitare un controllo sulla loro dispensazione e nell’indicarne l’uso corretto in caso di dubbio (per esempio sulle modalità di assunzione). E’ inoltre una persona di fiducia. alla quale si possono chiedere consigli per la cura di piccoli malanni, dal mal di gola alla stipsi, dalia cefalea ai bruciori di stomaco, o cui ci si può rivolgere per medicare piccole ferite. Un’altra funzione del farmacista, anche se oggi poco esercitata, a quella di preparare direttamente (dietro ricetta medica) alcuni medicinali (preparazioni magistrali), come era consuetudine fare prima della nascita dell’industria farmaceutica. II farmacista poi oggi è generalmente informato sui rimedi cosiddetti “alternativi”, fornisce cioè farmaci omeopatici o preparati erboristici.
    E infine è in grado di suggerire un medicinale sostitutivo, contenente cioè gli stessi principi attivi di quello richiesto, quando quest’ultimo non sia disponibile.
    In genere ciò accade nelle ore notturne o nei giorni festivi; nei giorni feriali infatti, ormai da decenni é possibile reperire in pochissime ore il prodotto mancante grazie alle società di distribuzione, che si incaricano di recapitare in tempi brevissimi i prodotti richiesti. L’attuale sistema capillare di informatizzazione delle farmacie permette di fare ordinazioni per via telematica cercando facilmente il deposito o grossista che abbia immediatamente disponibile il prodotto. La conoscenza aggiornatissima dei farmaci nuovi, da poco in commercio, e, vecchi, non più disponibili è un ulteriore servizio offerto a tutti gli utenti evitando errori e perdite di tempo in ricerche inutili.
    Altro servizio molto utile è la fornitura e la ricarica delle bombole di ossigeno, necessarie a chi soffre di crisi acute di asma o ai malati terminali.
    Oltre alle specifiche competenze scientifiche e professionali, uno dei ruoli che da solo giustifica l’alto gradimento sociale del farmacista e delle farmacie è il costante sostegno psicologico che ogni giorno questa categoria offre alle famiglie che hanno bambini da allevare e a tutte le persone che hanno malattie croniche e, quotidianamente, necessitano di farmaci e rassicurazioni psicologiche.

    Conosciamo le competenze dei farmacisti?

  • Gli  Arabi hanno contribuito alla nascita dell’arte delle preparazioni  farmaceutiche

    Gli Arabi hanno contribuito alla nascita dell’arte delle preparazioni farmaceutiche

    [corner-ad id=1]Verso il 570 d.C. nasceva alla Mecca Muhammad, consegnato alle lingue neolatine col nome di Maometto, padre del Corano a conquistatore dei luoghi santi nel 630. Dopo la sua morte, avvenuta nel 632, i Musulmani occuparono tutte le coste dell’Africa mediterranea, invasero la Spagna e furono fermati, come tutti sanno, a Poitiers da Carlo Martello net 732 d.C.
    La conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II° nel 1453 impose la cultura musulmana nelle manifestazioni artistiche a scientifiche dell’Europa meridionale. Gli Arabi ebbero, come è noto, letterati, filosofi, astronomi, matematici e medici di prima grandezza. Questi ultimi ripristinarono le regole igieniche che avevano protetto dalle epidemie l’impero romano, riattivarono le terme ed i bagni pubblici ed imposero, con l’autorità religiosa, regole dietetiche collettive e norme di comportamento individuale che lasciarono tracce profonde nella medicina e nella farmacia europea. L’obbligo di leggere il Corano combatté efficacemente l’analfabetismo e promosse la compilazione di trattati che, tradotti in latino, ebbero influenza nel modificare e rinnovare, come un innesto rivitalizzante, la tradizione culturale greco-romana. Gli artefici principali di questa opera paziente di traduzione furono i monaci delle più celebri abbazie, soprattutto in Spagna, Francia ed in Italia. Un esempio valga per tutti: I’eremo di Montecassino, fondato da San Benedetto nel 528 e sopravvissuto a guerre, incendi a saccheggi fino ai giorni nostri.
    Gli Arabi hanno contribuito alla nascita dell’arte delle preparazioni farmaceuticheL’introduzione dello zucchero di canna nella preparazione degli sciroppi, in sostituzione del miele, ed i metodi di elaborazione e di incorporazione delle droghe in nuove forme farmaceutiche diedero origine ad una polifarmacia rinnovata anche nella nomenclatura dei medicamenti. Alambicco, alcool, giulebbe, alcanna, elisir, roob, looch, canfora ed il famoso « balsamo opodeldoch » traggono il loro nome dal vocabolario arabo.
    I musulmani attivarono fiorenti scuole di farmacia in Spagna, In cui esistenza è, tra l’altro, testimoniata da preziose ceramiche di stile ispano-moresco. In questi laboratori la tecnica della distillazione cominciò ad essere applicata alla farmacia e l’armamentario terapeutico del tempo si arricchì con la cassia, la senna, il rabarbaro, il tamarindo, la noce vomica, il seme santo, il legno di sandalo, la canfora, il crotontiglio ed altre droghe importate dall’oriente.
    Questi nuovi medicamenti si diffusero in tutta l’Europa e, siccome erano molto costosi, contribuirono al fiorire dei commerci delle nostre repubbliche marinare.  Amalfi, Pisa, Genova e Venezia che fecero eccellenti affari con i musulmani; a Venezia i fondachi nei quali si vendevano le spezie presero il nome di « spezierie » ed il loro gestore fu chiamato « speziale ».
    Potremmo citare una lunga lista di trattatisti siriani, persiani, ebrei e anche cristiani, che scrissero o tradussero in arabo opere di medicina attingendo alla cultura greca, egiziana od orientale. Forse il più noto è Avicenna (in lingua persiana lbn-Sinna) vissuto tra il 980 ed il 1037 autore del celebre « Canone »; altri nomi ricorrenti nei Ricettari e « Antidotari » dell’evo medio e del rinascimento italiano furono quelli di Giovanni da Damasco, detto Mesué, e del famoso medico-filosofo di Cordoba, Averroès (Ibn-Rushd), vissuto fra il 1126 ed il 1198.
    Le opere attribuite a questi autori si debbono considerare in gran parte postume, redatte dai seguaci del maestro e rimaneggiate nelle successive edizioni. Esse costituiscono tuttavia, nella storia medico-farmaceutica dell’Occidente, un contributo fondamentale all’evoluzione della tecnica farmaceutica rudimentale del periodo greco-romano. Gli arabi non soltanto mescolarono, sciolsero o polverizzarono le sostanze cosiddette « semplici », ma le cimentarono, per provocarne la decomposizione o la trasformazione, con tecniche e strumenti che costituirono la matrice dell’alchimia e della iatrochimica nei secoli successivi.

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  • Quali farmaci inserire nell’armadietto medicinali di casa?

    Quali farmaci inserire nell’armadietto medicinali di casa?

    Ecco i  consigli delle associazioni dei  farmacisti  su quali farmaci devono esserci nel nostro armadietto dei medicinali.

    1) Quali gli articoli sanitari che conviene tenere in casa?
    2) E che cosa mettere in valigia quando partiamo per una vacanza o per motivi di lavoro?
    3) Come regolarsi con le dosi e le misure?

    1. Medicine in casa

    Quali medicine tenere in casa?
    E’ difficile dare una risposta esauriente, forse è più corretto fare un elenco di quei prodotti che non dovrebbero mai mancare, elenco che potrai completare con quei farmaci specifici che la tua condizione può richiedere.

    Quali sono i farmaci da tenere in casa?
    Farmaci elencati per categoria farmaceutica:
    Antidiarroico; antidolorifico; antifebbrile; antispastico; antistaminico cpr; antistaminico pomata; carbone attivo; collirio; digestivo; disinfettante; emostatico; fialette odontalgiche; lassativo; pomata cicatrizzante; pomata per contusioni; pomata per ustioni; sciroppo per la tosse; stick per puntura di api;

    Quali sono gli articoli sanitari da tenere in casa?
    Articoli sanitari, acqua ossigenata, bende, garza, borsa per acqua calda, borsa per ghiaccio o ghiaccio istantaneo, compresse di garza, cerotti medicati, cerotto rocchetto, cotone idrofilo, fazzoletti di carta, forbici, laccio emostatico, misurini, pinzette, siringhe sterili, spille di sicurezza, succhiaveleno, termometro, tappi auricolari.

    2. Medicine in viaggio

    Se la destinazione del viaggio è all’ interno della Comunità Europea, ricorda di ritirare presso la Unità Sanitaria Locale il modello E111 che dà diritto di usufruire delle stesse prestazioni dei residenti.
    Portate con voi, nel quantitativo necessario, i farmaci che usate abitualmente e, se possibile, la relativa prescrizione medica. Predisponete un elenco ed in ogni caso consultate preventivamente il medico e il farmacista.

    All’ estero i farmaci conservano lo stesso nome?
    Spesso i farmaci all’estero hanno un nome diverso, in questo caso può essere utile annotare in modo completo il loro principio attivo ed il dosaggio.

    Durante il trasporto dove vanno riposti i farmaci?
    Conservate nel bagaglio a mano i prodotti che potrebbero occorrere, evitando loro gli shock termici tipici delle merci trasportate in aereo o in nave;

    E i farmaci che devono mantenere una certa temperatura?
    Esistono contenitori speciali per prodotti, come l’insulina, che devono rispettare particolari fasce di temperatura.

    Come ci si deve comportare al di fuori dell’ Unione Europea?
    · vaccinazioni e chemioprofilassi antimalarica: programmare entrambe per tempo informandosi dei problemi specifici della zona in cui ci si reca;
    · vaccinazioni: alcuni Paesi richiedono obbligatoriamente specifiche vaccinazioni (es. febbre gialla). Informarsi presso il Servizio internazionale per le vaccinazioni, il Consolato o l’Agenzia di viaggi;
    · informarsi presso la Unità Sanitaria Locale se esistono specifici accordi bilaterali e farsi rilasciare la documentazione necessaria;
    · assicurazione sanitaria privata: verificare la scadenza, se è valida all’estero e portare con sè una copia del contratto;
    · passaporto sanitario: può essere utile portare con sè una copia compilata dal medico curante.

    trucco Ecco di seguito delle tabelle di conversione tra volumi di uso comune e pesi equivalenti.

    DAL VOLUME AI GRAMMI
    Liquido cucchiaio da minestra cucchiaio da dessert cucchiaino da caffè
    Acqua 15g 10g 5g
    Liquidi acquosi 16g 12g 5g
    Tintura e liquidi alcolici a 60° 12g 9g 3g
    Sciroppi 21g 16g 6,5g
    Olii 12g 9g 3g

     

    DAI GRAMMI ALLE GOCCE
    1 grammo gocce corrispondenti
    Acqua distillata 20
    Tinture alcoliche 52/60
    Olii essenziali 50
    Soluzioni acquose 20

    FONTE: federfarma-mo.it

    trucco
  • Italia Paese di santi, poeti, navigatori e… farmacisti

    Italia Paese di santi, poeti, navigatori e… farmacisti

    I NUMERI DEL SETTORE FARMACIA
    In attesa dei concorsi indetti con le nuove leggi degli ultimi anni, attualmente esiste una farmacia ogni 3.465 abitanti, in media col resto d’Europa. Secondo i dati forniti da Assofarm, nel territorio italiano esisterebbero infatti ben 16.726 farmacie.
    In Italia il settore farmaceutico è soggetto a rigide e datate normative: in base al testo unico delle leggi sanitarie del 1934, la vendita di medicinali e prodotti per l’automedicazione può avvenire esclusivamente attraverso il canale delle farmacie e parafarmacie, ma queste sono soltanto un anello della catena distributiva dei medicinali in Italia, catena che vede coinvolti altri due attori, le industrie farmaceutiche e i distributori farmaceutici.

    Le industrie farmaceutiche in Italia, secondo i dati forniti da Farmindustria, sono 294 e danno lavoro a oltre 83mila persone per un fatturato che supera i 17 milioni di euro. La concentrazione più forte si ha in Lombardia con 127 industrie, seguita a distanza da Lazio e Toscana rispettivamente con 69 e 31 industrie, mentre tutte le altre regioni sono molto distanziate.
    Se a queste aggiungiamo le aziende produttrici di articoli per l’automedicazione (i cosiddetti prodotti da banco) il numero sale ulteriormente, pur mantenendo inalterata la predominanza del polo lombardo e di quello tosco-laziale. In base ai dati Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione) in Italia esistono 212 imprese che producono farmaci per l’automedicazione.
    In molti casi si tratta di industrie che producono sia farmaci dietro prescrizione medica, sia quelli da automedicazione, quindi non è possibile fare una somma algebrica delle due cifre, ma si superano comunque di gran lunga le 300 unità. Le imprese Anifa sono in genere di dimensioni medio-piccole i cui fatturati non superano i 2,5 milioni di euro (65% del totale). Soltanto una piccolissima percentuale supera i 50 milioni di euro all’anno. A queste possiamo poi aggiungere le industrie omeopatiche, in Italia rappresentate dall’Aio (Associazione italiana omeopatia) che conta 39 associate.

    A parte i medicinali che le industrie vendono direttamente a ospedali e case di cura (circa il 12%), tutti gli altri passano dai 141 distributori farmaceutici che, considerando anche le filiali dipendenti da una sede principale, diventano 262 unità distributive, in media una ogni 60 farmacie circa (dati Adf, Associazione distributori farmaceutici).
    Il comparto farmaceutico è, quindi, una realtà molto variegata, con numeri decisamente interessanti e un dato è certo: non può fare a meno di soluzioni informatiche ovviamente molto verticali, che devono far fronte alla complessità del settore, con le specificità di ognuno dei tre anelli della catena distributiva.
    Le farmacie devono vedersela con oltre centomila prodotti ipoteticamente vendibili, seimila dei quali da custodire negli scaffali, un magazzino che immobilizza ingenti risorse finanziarie, un Servizio Sanitario Nazionale lentissimo nei pagamenti. E poi con i rapporti con i fornitori e con la gestione della contabilità e dell’inventario, per non parlare del tempo necessario per essere aggiornati sulla mutuabilità o meno dei farmaci e su tutte le variazioni che quotidianamente riguardano i farmaci.
    Una farmacia non può fare a meno di modem, computer, software gestionale ad hoc e penne ottiche per leggere i codici a barre dei medicinali, fonte di tutte le informazioni necessarie per l’immagazzinamento e la vendita di ogni singolo farmaco. “Ogni giorno dobbiamo collegarci alla banca dati centralizzata di Federfarma per scaricare gli aggiornamenti sui prodotti farmaceutici – ci spiega Riccardo Perrier, titolare della farmacia Perrier di San Gavino Monreale in provincia di Cagliari – e dobbiamo farlo due volte al giorno per essere costantemente aggiornati sulle disposizioni relative ai farmaci. Il tutto via modem”.
    La farmacia Perrier ha una rete composta da un server e quattro personal computer, di cui tre alle casse, tutti dotati di penna ottica. Per la gestione di tutto il processo di vendita utilizza un software verticale messo a punto da Elabora, una software house di Cagliari che non si limita al semplice supporto tecnico, ma è anche l’intermediario per accedere alla banca dati e fornisce assistenza telefonica continua.
    “La nostra esigenza principale – prosegue Perrier – è poter effettuare la vendita sapendo che tutti i dati in nostro possesso su quel determinato farmaco sono aggiornati in tempo reale, cioè sapere se è mutuabile, se non lo è più, se lo è diventato… e allo stesso tempo dobbiamo aggiornare i dati del nostro magazzino per sapere cosa è necessario ordinare dai distributori cui facciamo gli ordini due volte al giorno.
    Ogni volta che arrivano i nuovi farmaci bisogna poi fare il caricamento ordine sul programma leggendo i codici a barre di ogni singola confezione con una penna ottica che automaticamente carica i dati. Per legge dobbiamo fare l’inventario una volta all’anno e il programma ci aiuta anche in questo: usandolo bene e aggiornando i dati tutte le volte che è necessario, l’inventario è praticamente già fatto”.
    Il software utilizzato dalla farmacia Perrier permette di gestire le giacenze, di sapere quanti pezzi di quel prodotto ci sono ogni giorno in magazzino e crea per ogni farmaco una scheda molto dettagliata. “Il programma è addirittura troppo ricco – spiega Perrier – molti moduli non li usiamo neppure perché non ci servono. Mi resta solo un sogno: poter controllare dal computer anche le scadenze dei singoli farmaci, invece questo dobbiamo ancora farlo a mano controllando una per una periodicamente tutte le singole confezioni, per poi mandare al “macero” i farmaci con la data in scadenza”.
    I “grossisti del farmaco” devono vedersela con altri problemi. Come quelli che comunica l’Adf, “la distribuzione dei medicinali dev’essere tempestiva, capillare ed efficiente. Tempestiva, perché gli ordini inviati giornalmente dalle farmacie ai distributori intermedi vengono evasi, nel caso dei medicinali, entro un intervallo di 12 ore lavorative. Capillare, perché le farmacie vanno rifornite tutte, indipendentemente dalla loro dislocazione, dalle loro dimensioni e dalla consistenza economica dell’ordine. Efficiente, perché a ogni paziente deve essere assicurata la disponibilità di qualunque medicinale, nel minor tempo possibile e in condizioni di perfetta conservazione”.
    Per le industrie farmaceutiche le esigenze sono legate a una produzione sottoposta a rigidi vincoli normativi, alla gestione della supply chain, alla distribuzione dei farmaci e alla gestione degli informatori scientifici, ormai tutti dotati di notebook per trasmettere giornalmente i propri dati alla sede centrale.
    Un mondo antico quello dei medicinali, ma che ha un bisogno imprescindibile di soluzioni verticali ad hoc e di fornitori di tecnologia preparati e in grado di suggerire soluzioni innovative.

    FONTE:  www.01net.it