Autore: Leonardo D’Offizi

  • Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Roma, confronto su partecipate tra minisindaci e sindacati, per Farmacap spettro della vendita
    Roma, 13 dicembre – Balza di nuovo all’attenzione delle cronache la vicenda Farmacap, l’azienda che gestisce le farmacie comunali della capitale, e le notizie – in continuità con le tormentate vicende degli ultimi anni – sono purtroppo tutt’altro che buone.

    “Su Farmacap abbiamo sentito dire che con le farmacie ci si rimette e basta e infatti si parla di dismissioni. Avremmo voluto discutere di tutto questo con Raggi, ma non avendo avuto questa possibilità abbiamo proclamato lo sciopero. Dall’altra parte solo giochetti”.  Questa la dichiarazione resa da Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma, nel corso del vertice di qualche giorno fa in Campidoglio con i presidenti del I, II , III e VIII Municipio della Capitale,  Sabrina Alfonsi, Emanuele Gisci (che faceva le veci di Francesca Del Bello), Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri, presenti anche il segretario generale cittadini della Cgil Michele Azzola e il rappresentante della Cisl Giampaolo Pavoni.

    Scopo dell’incontro, fare il punto sulla situazione (e sul destino) delle aziende partecipate capitoline, cruciali per l’avvenire della città, come sottolineato dalla “minisindaca” del I municipio Alfonsi introducendo i lavori: “O sistemiamo le partecipate o la città non la riprendiamo”.

    Dal confronto è scaturita la conferma della situazione di sempre maggiore difficoltà della Capitale: “Avevano detto che non avrebbero lavorato sulle cose straordinarie, come le Olimpiadi. Ma il risultato è che non funziona nemmeno l’ordinario, tanto meno i servizi. Così non c’è futuro per Roma”  ha detto ancora Alfonsi, proponendo di convocare una conferenza dei presidenti “al fine di trovare un rappresentante per l’Osservatorio parlamentare”.

    L’obiettivo di minisindaci e sindacati confederali è quello di mettere mano alle aziende partecipate più importanti, quelle da cui dipende la qualità della vita in città (tra le quali viene annoverata anche  Farmacap). “Se non lo facciamo”  ha detto il segretario Cgil Azzola condanniamo Roma al declino, che poi è esattamente quanto sta avvenendo. Chiediamo da tempo un confronto su questo, ma non siamo mai riusciti a farlo”.

    L’ultimo tavolo convocato dalla Sindaca lo scorso 22 novembre è infatti saltato: i sindacati confederali lo hanno abbandonato in segno di protesta, accusando il Campidoglio di non voler dialogare: all’ordine del giorno erano stati inseriti argomenti diversi da quelli – futuro delle partecipate, dei lavoratori e dei servizi alla città – per i quali era stato convocato il confronto. La sindaca Virginia Raggi, per contro, nell’occasione accusò i sindacati di aver  perso “una preziosa occasione di confronto utile ai lavoratori e ai cittadini a causa di vecchie logiche interne alle sigle sindacali”.

    Per il presidente del III Municipio Caudo, in ogni caso, ora è urgente “sedersi a un tavolo tutti insieme per trovare qualche soluzione in questo scampolo di consiliatura. Qualcosa si può ancora fare, ma siamo arrivati allo stremo, perché nonostante i tentativi di aiuto e dialogo che vogliamo dare al Comune loro non rispondono”.

    I problemi più urgenti da risolvere sono rifiuti, trasporti, mense scolastiche. “Non abbiamo prospettive sui rifiuti e c’è incertezza su Roma Tpl (la società consortile privata che gestisce il 20% del trasporto pubblico di superficie, NdR). Non capiamo quali sono gli investimenti che vuole fare il Comune” ha detto ancora Civica, fornendo aggiornamenti su Roma Metropolitane (“Non è vero che il personale sarà reinternalizzato” ha detto al riguardo il sindacalista”) e, appunto, su Farmacap, sul cui futuro incombe, a prestare fede ai rumors sempre più insistenti,  lo spauracchio della vendita.

    La mobilitazione di cittadini e lavoratori potrebbe essere una delle strade per scuotere il Campidoglio. “Noi non veniamo ascoltati”  ha denunciato il minisindaco dell’VIII Municipio Ciaccheri. “Serve una spinta. Oppure dobbiamo noi mobilitare la città e organizzare una grande iniziativa”.

    Intanto i problemi della città restano insoluti e continuano  a rappresentare una grande incognita, a partire dai rifiuti, dove ormai si assiste a una corsa disperata contro il tempo e contro la resistenza dei territori per scongiurare l’ennesima grande crisi e il commissariamento. Ma ciò che più rileva per  i lettori del nostro giornale sono ovviamente le sorti di Farmacap. Sulle quali, purtroppo, nessuno (in Campidoglio ma anche altrove) è in grado al  momento di fornire notizie rassicuranti.

    FONTE:   www.rifday.it
    IMMAGINI:  www.socialfarma.it

  • Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma alluvione ponte Milvio 2012Gravi inondazioni a Roma nel novembre 2012. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La capitale italiana è a rischio di alluvione maggiore rispetto a qualsiasi altra parte d’Europa, secondo l’ente controllore delle acque.

    Con circa 300.000 persone che vivono e lavorano in una zona pericolosa che misura circa 1.135 ettari, Roma ha “la più alta esposizione in Europa” al rischio di alluvioni, ha detto lunedì 4 novembre l’ Autorità del bacino del distretto dell’Appennino centrale.

    “Ci sono parti di Roma che non possono sopportare un forte acquazzone”, secondo l’autorità, che monitora i rischi di alluvioni, frane, erosione costiera e altri danni causati dall’acqua nella e intorno alla regione Lazio.

    Il terreno soffice di Roma e le famose colline lo rendono naturalmente vulnerabile all’erosione e alle frane. Ma nel suo ultimo rapporto , l’autorità ha affermato che fognature mal mantenute, scarichi di rifiuti e vegetazione dilagante che bloccano il corso dei fiumi Tevere e Aniene stavano contribuendo al pericolo.

    Ha identificato quasi 400 aree nell’area di Roma che sono considerate a rischio di frane, in particolare Monte Mario, la collina più alta della città, Viale Tiziano vicino alla sala concerti Parco della Musica, Monteverde Vecchio dal parco Villa Doria Pamphili e il quartiere Balduina nel nord-ovest.

    Roma Tevere-2008 - Protezione civile
    Esondazione del Tevere nel Dicembre 2008. Foto: Protezione Civile/AFP

    Roma è ulteriormente indebolita da diversi chilometri di cavità che scorrono sotto la città, alcune create dall’uomo nei secoli precedenti e altre il risultato di un cedimento.

    Finora sono stati mappati almeno 32 chilometri quadrati di caverne sotterranee, mentre il numero di nuove buche che si aprono sta aumentando a un ritmo allarmante, ha detto l’autorità: più di 90 doline sono apparse a Roma in media ogni anno negli ultimi dieci anni, rispetto a soli 16 all’anno tra il 1998-2008.

    Roma dolina zona balduina 2018
    Un’enorme dolina si è aperta nel quartiere Balduina nel 2018. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    I problemi di Roma sono stati chiari nel corso dell’ultimo mese, poiché settimane di pioggia riempiono gli scarichi e inviano lo straripamento che si riversa nelle strade. Diverse strade furono lasciate sott’acqua dopo le tempeste più pesanti.

    La città ha subito l’ultima inondazione nel gennaio 2014, quando i diluvi hanno inondato le strade e bloccato i trasporti pubblici .

    Mentre le alte mura proteggono il cuore di Roma dal Tevere, il fiume ha fatto esplodere le sue sponde al di fuori del centro storico almeno tre volte dal 2008.

    Roma inondazione 2014
    Pompieri nel sobborgo di Prima Porta a nord di Roma nel gennaio 2014.
    Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La città è la zona italiana più a rischio a causa di condizioni meteorologiche estreme aggravate dai cambiamenti climatici, secondo un recente rapporto dell’associazione Legambiente.

    E di tutte le città italiane Roma subisce il maggior numero di eventi meteorologici estremi, secondo il rapporto, con 33 nel 2018.

    FONTE: www.thelocal.it
    IMMAGINI:  www.thelocal.it

  • Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    SOFIA, Bulgaria (AP) – Papa Francesco ha invitato domenica i bulgari ad aprire i loro cuori e le loro case ai migranti, sostenendo che un paese come la Bulgaria, che sta perdendo gran parte della sua popolazione verso l’emigrazione, dovrebbe ben capire le forze che spingono le persone a cercare vite migliori altrove.

    Papa Francesco celebra la messa in piazza Knyaz Alexandar, a Sofia, domenica 5 maggio 2019.

    Papa Francesco in Bulgaria esorta scettici ad aprire cuore ai migranti
    Papa Francesco visita la Bulgaria, il paese più povero dell’Unione Europea e che ha preso una linea dura contro i migranti, una posizione che confligge con l’opinione del pontefice per cui raggiungere le persone vulnerabili è un imperativo morale.
    Arrivato nella nazione balcanica per una visita di due giorni, Papa Francesco “ha rispettosamente suggerito” che i bulgari riconoscono che i migranti fuggono da guerre, conflitti o povertà estrema “per trovare nuove opportunità nella vita o semplicemente un rifugio sicuro”.

    “A tutti i bulgari, che hanno familiarità con il dramma dell’emigrazione, vi suggerisco rispettosamente di non chiudere gli occhi, i cuori o le mani – secondo la vostra migliore tradizione – a quelli che bussano alla vostra porta”, ha detto ai funzionari del governo al palazzo presidenziale a Sofia, la capitale.

    Il governo bulgaro di centrodestra e filo-coalizione di Bruxelles comprende tre partiti nazionalisti e anti-migranti. Il governo ha chiesto che l’Unione europea chiuda i suoi confini ai migranti e ha sigillato la propria frontiera con la Turchia con un recinto di filo spinato.

    Ma il paese sta anche perdendo la sua popolazione in un clip più veloce di qualsiasi altra nazione, secondo gli USA. Gli attuali 7 milioni di abitanti della Bulgaria diminuiranno a 5,4 milioni nel 2050 ea 3,9 milioni entro la fine del secolo.

    Il papa argentino ha reso la condizione dei migranti e dei rifugiati un segno distintivo del suo papato, esortando i governi a costruire ponti, non muri, e a fare il possibile per accogliere e integrare i rifugiati. La sua visita cade solo tre settimane prima delle elezioni del Parlamento europeo in tutte le 28 nazioni dell’UE in cui ci si aspetta che i partiti nazionalisti e anti-migranti facciano una dimostrazione solida.

    Lunedì, Papa Francesco visiterà un centro per rifugiati in una ex scuola alla periferia di Sofia. Gruppi per i diritti umani hanno criticato la Bulgaria e la commissione esecutiva dell’UE ha formalmente citato il governo sul trattamento riservato ai richiedenti asilo, in particolare i minori non accompagnati. Il centro Vrazhdebna che il papa intende visitare, il centro di accoglienza per immigrati di punta in Bulgaria, è stato rinnovato con fondi europei.

    Radostina Belcheva del Consiglio delle donne rifugiate in Bulgaria ha affermato che la visita di Francesco mostrerà solidarietà a chi è nel bisogno. “Ma in realtà, tutta la loro accettazione è una questione per ognuno di noi e per la nostra società”, ha dichiarato Belcheva all’Associated Press.

    Il duro atteggiamento della Bulgaria nei confronti dei rifugiati è stato un deterrente: mentre circa 20.000 persone hanno fatto richiesta di asilo in Bulgaria nel 2015, il numero è diminuito a 2.500 l’anno scorso, secondo l’agenzia di stato dei rifugiati.

    Dal punto di vista economico, tuttavia, la nazione più povera dell’UE potrebbe aver bisogno di più immigrazione per stabilizzare il suo futuro. La Bulgaria ha il più alto tasso di mortalità dell’UE e uno dei più bassi tassi di natalità del blocco. Questo, combinato con decine di migliaia di lavoratori che escono ogni anno dal paese per trovare posti di lavoro più remunerativi, pone seri problemi per il finanziamento del sistema pensionistico del paese.

    La Bulgaria ha lo stipendio medio mensile più basso dell’UE – 575 euro (645 dollari) – e la sua pensione media mensile più piccola, a 190 euro (213 dollari). Nel suo discorso domenicale, Papa Francesco ha esortato il governo a continuare a lavorare per invertire questo “nuovo inverno demografico”, affermando che il fenomeno della contrazione della popolazione era “calato come una cortina di ghiaccio in gran parte dell’Europa, conseguenza di una diminuita fiducia nel futuro “.

    Ha esortato la Bulgaria a “sforzarsi di creare condizioni che spingano i giovani a investire le energie giovanili e a pianificare il loro futuro, come individui e famiglie, sapendo che nella loro patria possono avere la possibilità di condurre una vita dignitosa”.

    In seguito, Papa Francesco incontrò il capo della Chiesa ortodossa bulgara, il patriarca Neofito, durante una visita al quartier generale del Santo Sinodo, l’organo direttivo della chiesa. Papa Francesco baciò Neofito tre volte sulla guancia e in un gesto di rispetto, si sporse per baciare il suo medaglione raffigurante un’immagine di Cristo.

    La chiesa conservatrice bulgara non partecipa al dialogo ufficiale cattolico-ortodosso e ha anche snobbato un consiglio pan-ortodosso a Creta nel 2016. Il Santo Sinodo ha chiarito che non prenderà parte a nessun servizio o preghiera comune con il papa, sebbene un coro di bambini dovrebbe cantare per lui.

    Papa Francesco ha cercato di incoraggiare maggiori percorsi di dialogo nelle sue osservazioni a Neofito, un riflesso degli sforzi di vecchia data del Vaticano per sanare lo scisma di 1.000 anni che divideva il cristianesimo.
    Francesco lamentava le “ferite” della divisione e la “nostalgia fraterna” di essere unificati.

    Ma Neofito ha tenuto duro nel suo discorso, dicendo che la Chiesa ortodossa bulgara rimarrebbe i custodi del vero cristianesimo: “Siamo fermamente convinti che per tutto ciò che riguarda la fede, non ci possono e non devono esserci compromessi”, ha detto a Papa Francesco.

    Papa Francesco ha anche pregato nella cattedrale ortodossa di St. Alexander Nevsky dalla cupola dorata prima delle immagini di due dei più importanti santi dell’ortodossia, Cirillo e Metodio, che diffuse la fede in questa parte dell’Europa nel IX secolo. Si è seduto su una sedia da solo davanti alle immagini – prova del rifiuto della leadership bulgara di pregare insieme a lui.

    Più tardi nel pomeriggio, il papa ha servito la minuscola comunità cattolica della Bulgaria in una messa a cielo aperto che secondo gli organizzatori ha richiamato circa 12.000 persone. Indossando paramenti consegnati dal primo ministro bulgaro, ha esortato i fedeli a lanciare una “rivoluzione della carità” ispirata all’amore di Dio.

    Nonostante il piccolo numero di cattolici del paese, i bulgari amano particolarmente una delle figure più importanti della Chiesa cattolica del XX secolo, Papa Giovanni XXIII. L’ex Angelo Roncalli fu l’inviato vaticano in Bulgaria dal 1925 al 1934 ed è conosciuto affettuosamente come il “papa bulgaro” qui.

    Papa Francesco è stato accolto all’aeroporto dal primo ministro Boyko Borissov, che insieme ai paramenti ha dato al papa un regalo personale: una vasca di yogurt bulgaro. Borissov ha ricordato che Papa Francesco gli aveva detto che in precedenza aveva sentito parlare della Bulgaria da bambino in Argentina quando sua nonna gli aveva dato da mangiare yogurt della Bulgaria.

    Ricevendo il regalo, Papa Francesco ha esclamato “Conosci la mia storia!”

    FONTE: dailyviewsonline.com
    AUTORE: Valentina Petrova da Sofia.
    IMMAGINE: dailyviewsonline.com

  • helpinthecity.org per trovare dove fare volontariato

    helpinthecity.org per trovare dove fare volontariato

    Se vuoi fare volontariato spesso il problema è scoprire dove poterlo fare e soprattutto avere informazioni sul tipo di attività che andrai ad eseguire al fine di fare qualcosa che puoi concretamente effettuare in modo efficace perché adatta alle tue competenze e attitudini.  Nonostante aiutare il prossimo sia comunque un gesto importante, è anche importante fare qualcosa che sentiamo in modo più forte e chiaro in conseguenza di un vissuto personale, una sensibilizzazione, una conoscenza anche casuale che ci ha portato a percepire un problema sociale che altrimenti si sarebbe confuso nella moltitudine dei disagi del mondo attuale.
    Spesso c’è una categoria di persone disabili o comunque che hanno dei problemi che attira di più la nostra attenzione perché abbiamo vissuto un’esperienza individuale oppure semplicemente riteniamo che è più importante aiutare determinate categorie.
    helpinthecity.org - cerca dove fare volontariato

    E poi, ultimo ma non meno importante, l’attività solidale di volontariato dovrebbe essere vicina a dove abitiamo o lavoriamo al fine di meglio collaborare.
    Esistono mille altre sfumature di queste situazioni compresa la possibilità anche di fare volontariato e imparare a fare un lavoro e magari trovarlo.
    In tutto questa importanti dinamiche di vita vissuta, nonostante internet con Google, YouTube, Facebook e tutti gli altri social che collegano oltre due miliardi di persone, la ricerca dell’Associazione più vicina al nostro quartiere è molto difficile e alla portata solo di specialisti web e resta  praticamente impossibile per la maggior parte delle persone.
    Infatti non esiste su web un sistema che ci permetta di avvicinarci a questo mondo e di renderci conto di dove soprattutto possiamo anche essere più utili.
    Alcune importanti associazioni che rappresentano il mondo del volontariato italiano hanno ammesso questa carenza a livello web di strumenti di informazione sia per chi vuole fare volontariato sia per le associazioni che ricercano volontari.
    Esistono ovviamente migliaia di siti che pubblicano informazioni sulle singole associazioni ma la realtà globale delle associazioni distribuite sul territorio sfugge a questa offerta informativa e la maggior parte delle associazioni che si propone su web ha vantaggi minimi o nulli.
    Purtroppo pubblicare semplicemente una lista delle decine di migliaia di associazioni distribuite sul territorio italiano non sarebbe concretamente utile.

    Chi ha una pur minima esperienza di SEO (search engine optimization) saprà che occorre molto impegno e competenza perché un sito possa essere concretamente visibile e ritrovabile sui motori di ricerca e soprattutto su Google, il “principe” dei motori di ricerca.

    La associazione link UP Europe! dopo un esperienza nel settore durata due decenni, applicata soprattutto nelle questioni etiche riguardo la comunicazione su web, ha sviluppato una piattaforma informatica molto semplice graficamente accattivante dove trovare le associazioni presenti sul territorio. Un’idea semplice ma che finora nessuno aveva realizzato.

    Purtroppo il progetto, già ben ideato nei dettagli, necessita ancora di molto lavoro per essere realizzato.
    Chi vuole saperne di più può iscriversi alla newsletter collegandosi al portale
    http://www.helpinthecity.org/home
    Per sostenere il progetto è anche attiva una sezione ecommerce per l’acquisto di libri
    http://www.helpinthecity.org/librisolidali

  • La visione dei GAS di Roma

    La visione dei GAS di Roma

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    Nei GAS di Roma esistono due concezioni riferite alla loro attività (Fonte et al., 2011; Fonte e Salvioni, 2013). Nonostante la diversità di ideologie, alcuni vedono i GAS come “servizio” per i propri colleghi o soci, con l’obiettivo principalmente di offrire un canale alternativo, più “umano” che possa garantire un buon rapporto qualità prezzo;

    **I GAP sono originati dalle iniziative contro il carovita promosse da Rifondazione Comunista ma oggi operano in modo del tutto indipendente.

     

    altri (la maggioranza) hanno un approccio più politico: vedono gli acquisti tramite i GAS come una strategia di consumo critico, che mira a cambiare la struttura dell’economia e della società. Tra questi ultimi una parte vuole indurre il cambiamento nel sistema a partire da un cambiamento ‘immateriale’, inteso come cambiamento culturale e nelle relazioni sociali e chi invece intende la trasformazione in maniera strutturale, come impatto economico, considerato il solo capace di provocare un cambiamento socio-politico (Fonte e Salvioni, 2013). Queste due visioni non sono contraddittorie ma convivono nello stesso gruppo.

    I GAS di Roma esprimono un interesse comune per i cibi biologici e, in particolare, per la questione legata alla non accessibilità di questi prodotti all’interno dei canali convenzionali. L’obiettivo comune sembra essere quello di costruire un sistema per l’approvvigionamento di alimenti biologici accessibile anche a redditi medi e medio-bassi (Fonte et al., 2011; Brunori et al., 2010).

    Questo punto di vista è dovuto al fatto che, nonostante gli alimenti biologici siano considerati piùl sani e di migliore qualità degli alimenti convenzionali e che siano ambiti da tutti, nei negozi specializzati o nei supermercati non sono accessibili a tutti per i prezzi troppo elevati. Secondo alcuni partecipanti dei GAS di Roma i prezzi dei prodotti biologici nei negozi specializzati (paragonati a “negozi di gioielleria”) sono “esagerati” e “inaccessibili” (Fonte, 2011).

    Tali valutazioni rendono più esplicito quanto già e espresso nel Documento base, dove i GAS sottolineano la necessità di rendere disponibili i prodotti biologici alle fasce di reddito basse o medio-basse: “trattandosi spesso di prodotti di nicchia, con uno scarso mercato e una scarsa capacità distributiva da parte dei produttori, i prezzi sono alti e disincentivanti per le molte famiglie a basso reddito. Il GAS, oltre ad aumentare gli sbocchi di mercato di questi prodotti, consente di far accostare al consumo critico anche chi sarebbe altrimenti tagliato fuori per motivi di reddito”.

    L’organizzazione dei GAS di Roma risponde sia al problema della produzione di alimenti sani, sia a quello della distribuzione degli stessi a prezzi accessibili. L’attuazione del consumo critico nei GAS prende avvio dal cibo, poiché è considerato un’esigenza primaria che può creare quel legame particolare, intimo tra i componenti del GAS e fungere da tramite per trasmettere determinati “valori” e avere un impatto politico concreto, per la transizione verso un modello più sostenibile.
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    Nella filiera dei GAS si riflette la volontà di individuare quello che e un prezzo “giusto”anziche “minimo”, giusto sia per i produttori che per i consumatori, in un’ottica di sostenibilità economica di lungo periodo, tenendo conto dei valori ambientali e sociali incorporati nei prodotti. Secondo) la loro visione, la determinazione dovrebbe tener conto anche dei rischi e della discontinuità degli acquisti (Fonte e Salvioni, 2013; Fonte et al., 2011), visione che corrisponde alla definizione di sicurezza alimentare.Vista questa necessità, i GAS di Roma promuovono la costruzione di una relazione di fiducia con il produttore, in cui si presuppone che il prezzo da lui stabilito sia il prezzo “giusto”, anche se ovviamente si fa contestualmente una comparazione tra prezzi al consumo e ne può scaturire un negoziato.

    Esemplare e, in questo caso, il progetto di prefinanziamento con l’Azienda Agricola il Papavero del maggio del 2013 (Riquadro X), in cui i GAS di Roma hanno stipulato un accordo per andare incontro ai diversi punti critici che venivano riscontrati nell’approvvigionamento di fragole e pesche.

    L’accordo di prefinanziamento tra l’Azienda Agricola “Il Papavero” e i GAS di Roma.

    Nel maggio 2013 é stato definito un accordo di prefinanziamento tra 25 GAS di Roma e l’azienda Agricola Biologica “Il Papavero”, produttore di fragole e pesche. L’Azienda, situata ad Acilia, è nata nel 1938 e ha acquisito la certificazione biologica nel 1994. Questa decisione ha portato i titolari, Angelo e Fiorella, a intraprendere la strada della filiera corta: “Abbiamo deciso di avere un contatto diretto con chi consumava i nostri prodotti, dando importanza anche all’aspetto sociale. Ci siamo avvicinati a questo mondo alternativo dei GAS che è una valida alternativa al malato sistema distributivo the governa la nostra società. Siamo arrivati al prefinanziamento, perche ci è sembrata una risposta veramente valida alla domanda di cambiamento nostra e dei GAS”. Il prefinanziamento ha permesso all’Azienda di pianificare la produzione con la certezza di trovare sbocco all’offerta e di non incorrere nell’eventualità di dover buttare il prodotto per mancanza di acquirenti. Il prezzo proposto dal produttore stato discusso con i GAS coinvolti ed è stato reputato equo. In seno all’accordo è stato anche stabilito che il prezzo del 2013 fosse pari a quello 2012 (scontando quindi l’aumento IVA e di altre imposte e tasse che hanno inciso sui costi di produzione) e non fosse soggetto alla variabilità stagionale, sia nel caso di diminuzione che di aumento della quantità prodotta (salva la possibilità di concedere sconti). I GAS hanno così condiviso il rischio di impresa con “Il Papavero” e si sono impegnati nell’acquistare la produzione del 2013 (da Aprile a Luglio) al prezzo concordato di 4,20 Euro al kg per le Fragole e 2,80 Euro al kg per le Pesche (incluso il trasporto). Dopo la stipula dell’accordo i GAS hanno versato il 40% dell’importo prefinanziato e l’Azienda si é impegnata a dare precedenza alla fornitura dei GAS sottoscriventi nel caso si verificasse, per motivi naturali e imprevisti, una diminuzione della quantità effettivamente prodotta. In questo caso l’azienda si è anche impegnata a portare in acconto all’anno successivo la quota prefinanziata e non acquistata, oppure a restituirla nel caso in cui un GAS volesse recedere dall’accordo. In aggiunta ha garantito un’informazione costante sull’andamento della produzione, la possibilità di accesso alla documentazione di certificazione e la possibilità di concordare date di incontro in Azienda. Angelo e Fiorella sostengono che con l’accordo e cambiata la responsabilità di consumatori: “… i GAS hanno fatto proprio il progetto e si sono sentiti coinvolti (… ) si sono mostrati disponibili a ricevere tempestivamente gli esuberi di prodotto(…) lo scorso anno abbiamo buttato della frutta perché non vi era un contatto consapevole e tempestivo, la maturazione può infatti essere improvvisa e bisogna agire rapidamente (…) Quest’anno si e iniziata la produzione con la consapevolezza che la frutta prodotta sarebbe stata ordinata, che il prezzo (di vendita e trasporto) avrebbe remunerato l’attività e che sarebbe rimasto costante e accessibile per i consumatori… “
    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

    Vedi sullo stesso argomento
    https://www.romanews.it/blog/economia-solidale/gas-gruppi-acquisto-solidale-roma/

    Per leggere tutti gli articoli vai alla sezione WIKI del nostro blog dedicata alla Economia solidale
    https://www.romanews.it/blog/wiki/filiera-corta-prezzo-giusto-e-sviluppo-sostenibile

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  • Cosa si intende per consumo critico?

    Cosa si intende per consumo critico?

    [corner-ad id=1]Si sente spessissimo parlare di consumo critico ma poi ci si concentra soprattutto su singoli casi sfuggendo ai temi principali del concetto. Nella serie di articoli dedicati all’economia solidale ed ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) abbiamo pubblicato questa settimana due contributi molto approfonditi sulla storia più recente del consumo critico e le sue implicazioni politiche come strumento di “dissuasione” a metodi lavorativi disumani nei confronti dei produttori. Degna di nota anche l’analisi sulla “localizzazione” della produzione agricola (prodotti a chilometro zero) come reazione alla globalizzazione e la sua sostanziale insostenibilità se applicata al settore alimentare.
    Non mancano però esempi paradosso di prodotti importanti da paesi dell’altra parte del mondo che bruciano meno anidride carbonica di quelli prodotti in casa nostra.
    Quì l’articolo sulla localizzazione dei consumi
    https://www.romanews.it/blog/wiki/reti-alimentari-civiche/
    e quì la storia recente della nuova coscienza sul consumo critico
    https://www.romanews.it/blog/wiki/il-consumo-critico-e-i-gruppi-di-acquisto-solidali/

    Gli articoli sono tratti dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

  • I GAS e il concetto di essere in rete

    I GAS e il concetto di essere in rete

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    Quando il GAS diventa Rete

    Nel 1997 nasce la Rete Nazionale dei GAS allo scopo di collegare tra loro i diversi gruppi, scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori, e diffondere le idee alla base della creazione dei gruppi d’acquisto. La rete dei GAS lavora a diversi livelli: la rete nazionale e quelle locali, che fungono da punti di scambio e di confronto tra le varie realtà e come stimolo o “tutoraggio” per i nuovi gruppi. Nel 2001 la Rete si evolve con la creazione di uno spazio virtuale, rappresentato dal sito internet www.retegas.org, che realizza la volontà di un confronto costante tra le varie esperienze.

    I GAS e il concetto di essere in reteL’attività all’interno dei Gas permette di innescare un meccanismo virtuoso che porta a sviluppare una riflessione più ampia sugli aspetti della vita quotidiana (in particolare del consumo), e conduce consumatori e produttori verso la creazione di una rete di relazioni a livello locale e nazionale. Questa rete si concretizza nell’esperienza dei Distretti di Economia Solidale (DES) e della Rete Nazionale dei GAS. La prima è un’espressione creata e definita per la prima volta nel 2002 all’interno di un gruppo di lavoro che ha creato la “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale” (RES Italia). Tale gruppo si e evoluto nel “Tavolo nazionale RES”, disciplinato da un regolamento, visionabile sullo stesso sito. Il concetto di DES viene collegato con quello più ampio di RES. Queste ultime sono volte a creare

    “un’economia diversa, basata sulle seguenti caratteristiche: reciprocità, cooperazione, giustizia sociale, rispetto per la persona, rispetto per l’ambiente, partecipazione democratica, impegno nell’economia locale, rapporto attivo con il territorio, disponibilità a entrare in relazione di rete con le altre esperienze di economia solidale per un percorso comune e impiego degli utili residui per scopi di utilità sociale”.

    Per RES si intende il collegamento relazionale organico fra soggetti che intendono partecipare al progetto delineato nella carta, finalizzato alla creazione dal basso di una nuova economia con le caratteristiche sopra riportate.
    I DES si configurano come quei

    “laboratori di sperimentazione civica, economica e sociale, in altre parole come esperienze pilota in vista di future e più vaste applicazioni dei principi e delle pratiche caratteristiche dell’economia solidale”.

    Essi sono gli strumenti territoriali di base attraverso i quali le RES realizzano sui territori singoli il progetto dell’economia solidale. Attraverso il collegamento organico di tutti i DES si creerà la nuova economia solidale anche ai livelli provinciale, regionale e nazionale (www.retecosol.org).

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    Un DES e un territorio dove prendono importanza, crescono e si affermano sempre più alcune pratiche virtuose già esistenti, sulla base dei principi di contiguità territoriale, collegamento geografico, collegamento storico e contemporaneo negli scambi culturali ed economici, facilità di interazione fra i soggetti partecipanti. Il suo aspetto essenziale è che le pratiche virtuose crescono congiuntamente le une dalle altre, ma in una più efficace ottica di rete, organizzata e consapevole, democratica e orizzontale, sostenendosi e rafforzandosi reciprocamente sul territorio del DES, con un’ampia partecipazione della comunità cittadina e con il fine di creare dal basso una nuova economia ecologica e solidale. In questo modo i consumatori critici (già organizzati nei GAS) e i piccoli produttori possono mettersi in contatto con le altre realtà dell’ economia solidale e creare prodotti e servizi (botteghe equosolidali, turismo responsabile, finanza etica, cooperative sociali, ecc…), coinvolgendo anche le Pubbliche Amministrazioni e sensibilizzando le famiglie e i cittadini per farli incontrare in un circuito economico che si auto-sostiene.

    Un’iniziativa esemplare per capire quali sono le finality dei DES e rappresentata dal progetto Spiga & Madia , sorto su iniziativa del Comitato verso il DES della Brianza, un’associazione di promozione sociale creata a Monza nel 2006. Il progetto è nato con lo scopo di ricostruire una filiera di pane biologico interamente gestita in un territorio (la Brianza monzese) di circa 50 km di raggio. Nel 2006, con la stipula di un patto, gli attori coinvolti si impegnano a pianificare i propri consumi (in farina e/o pane) nell’arco di un anno. In funzione della richiesta effettiva la cooperativa si impegna alla semina di una equivalente superficie di terreno capace di produrre (biologicamente) il frumento tenero necessario a soddisfare i bisogni. Il gruppo di consumatori si impegna inoltre alla copertura di parte dei costi anticipati per la semina, subordinandoli al raggiungimento delle rese attese per ettaro. Si costituisce cosi un fondo di rischio e mutualità tra consumatori e produttori in cui i primi non solo partecipano con un prefinanziamento ma si impegnano anche a condividere il rischio imprenditoriale con il secondo. La cooperativa, in cambio, si impegna alla costruzione di un “prezzo trasparente”, che definisce preventivamente i prezzi riconosciuti ai produttori agricoli partecipanti al patto per tutta l’annata agraria. Al momento della rilevazione il pane veniva venduto a circa 3,3 euro al kg.

     https://www.romanews.it/blog/wiki/i-criteri-del-consumo-critico/

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  • Come affrontare l’integralismo islamico?

    Come affrontare l’integralismo islamico?

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    L’islam politicizzato

    Da trentacinque anni a questa parte, l’estremismo religioso avanza in terra d’islam. In Iran, l’islam sciita a ripreso sull’onda rivoluzionaria che, dopo avere abbattuto il regime dello Scia, ha instaurato una teocrazia combinata con forme controllate di democrazia. In Arabia Saudita, l’islam saudita si impone nelle sue forme più rigoriste. In entrambi i paesi, la religione è al di sopra dello Stato e guida la società; la libertà di coscienza non esiste.

    Altri paesi sono minacciati dalla sovversione di un islam fanatizzato. L’Egitto e la Turchia hanno resistito, ma non sono al riparo dagli attentati dell’integralismo islamico; il Marocco e la Tunisia hanno tenuto, come l’Indonesia e la Malesia. L’ Algeria, invece, ancora provata da un terrorismo che assume la maschera religiosa, e la Nigeria subisce al Nord l’influenza di tradizioni arcaiche.

    Le pratiche violente e politicizzate dell’islam alimentano due offensive. La prima, terrorista e semimilitare, portata avanti da gruppi clandestini configurati in reti, il più famoso dei quali era al-Qaeda, cercava di colpire i principali paesi occidentali e quelli che sono considerati loro alleati. Lo scopo e quello di provocare il terrore e, se possibile, la destabilizzazione. Con l’Occidente, si tratta di instaurare la logica di una guerra inespiabile, a un tempo religiosa, politica e di civiltà. In Oriente, l’obiettivo a quello di rovesciare alcuni regimi —ad esempio, il regime dell’Arabia Saudita che regna su alcuni Luoghi santi dell’islam e sul petrolio — per punirli dei loro accordi con il nemico americano. In prospettiva, ha anche quello di ristabilire una universale e improbabile comunità dei credenti. Gli spaventosi attentati di New York e di Washington nel 2001, di Bali nel 2002, di Madrid nel 2004 e di Londra nel luglio 2005 hanno dimostrato la determinazione di questi gruppi, che sono all’opera anche in Iraq, sul terreno offerto dall’intervento americano. Le democrazie replicano. Lo hanno fatto in Afghanistan, eliminando il regime dei talebani e sloggiando al-Qaeda. Lo fanno ogni giorno combattendo questi gruppi grazie all’intervento combinato della giustizia, della polizia e dei servizi segreti. Sarà una lotta lunga.

    La seconda offensiva, religiosa e culturale, cerca di diffondere nel mondo una versione radicale dell’islam, che può essere sia rivoluzionaria sia fondamentalista e che intende instaurare società e Stati islamici retti dalla legge divina (sharia). Ad essere presi di mira sono in primo luogo il mondo arabo-musulmano, ma anche i musulmani nel mondo occidentale. Al suo interno, questo duplice assalto preoccupa  e indigna, rischiando di portare al rifiuto dell’islam in quanto tale. E questo pone due interrogativi.

    Come affrontare l'integralismo islamico?

    L’islam è integralista per sua essenza?

    Storicamente, la maggioranza dei musulmani hanno praticato un islam pacifico e dalle grandissime differenze. L’islam radicale, pur avendo rappresentato una corrente stabile dalla fine del XIX secolo, in un mondo arabo-musulmano destabilizzato, a sempre rimasto molto minoritario.

    L’islam non è una religione del ripiegamento.

    Fin dalla sua origine, nel VII secolo, è stato portatore di un messaggio universale, che predicava l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Intorno al profeta Maometto vivevano persiani, etiopi, yemeniti. Il Corano faceva esplicitamente riferimento al monoteismo ebraico e a quello cristiano, e l’islam riservava uno spazio alle altre dottrine religiose.

    L’islam non è neppure una forma di oscurantismo.

    II Corano fa appello continuamente alla ragione umana. I testi e la tradizione avvalorano la conoscenza, le scienze, lo studio delle lingue, gli incontri. Al momento della cosiddetta “età d’oro” degli abbàsidi (VIII-XI secolo) si sono delineate tendenze che potremmo definire razionaliste, si sono sviluppate le scienze teoriche pure (matematiche) e naturali (astronomia, medicina, botanica). Maestri e discepoli dell’islam hanno viaggiato molto tra l’Asia centrale e 1’Andalusia. Una simile fioritura intellettuale ha alimentato il successivo sviluppo del pensiero medievale occidentale, che ha fatto esplicito riferimento a grandi pensatori musulmani, come Averroè, per non citarne che uno soltanto.

    L’islam non è intolleranza.

    II mondo musulmano ha conosciuto lunghi periodi di coesistenza pacifica con altre culture e tendenze religiose. Non si è forse conservato il ricordo del “miracolo andaluso” dal IX al XII secolo? E non è stato l’Impero ottomano ad accogliere gli ebrei cacciati dalla Spagna dopo il 1492? La “maggioranza silenziosa” dei fedeli, nel grande islam di oggi, sembra non chiedere altro che vivere in pace e coabitare con le altre confessioni. L’islam popolare, l’islam vissuto quotidianamente, chiede ai fedeli la misericordia, la compassione e l’elemosina, la fraternità e la solidarietà.

    Affrancare l’islam dalle sue versioni caricaturali non significa però idealizzarlo.

    La condizione della donna nel mondo arabo-musulmano resta nella maggior parte dei casi quella di un essere inferiore, o addirittura di un minore, come è avvenuto per lungo tempo anche nelle nostre culture. In terra d’islam, lo Stato e la società civile si sono emancipati poco dalla religione, contrariamente a quanto avvenuto in Occidente dopo la rivoluzione democratica.

    Ora, per gli occidentali, i due paesi più emblematici dell’islam sono l’Iran e l’Arabia Saudita. Il rivoluzionarismo sciita dell’uno e il rigorismo wah-habita dell’altro ispirano timore e incomprensione, anche se i musulmani nel nostro paese non si rifanno a quelle tradizioni. E quindi essenziale, in tempi come questi di interpenetrazione tra le aree culturali, conoscere l’islam, distinguere tra le sue vane correnti, rifiutare l’amalgama tra islam e integralismo, favorire il dialogo tra le religioni, facilitare finalmente l’organizzazione dei culti musulmani in Europa, come hanno cominciato a fare gli ultimi governi nel nostro paese, senza per questo cedere al “comunitarismo”. E questo ci porta al mio secondo interrogativo.

    Come affrontare l’integralismo islamico?

    Le principali democrazie hanno trascurato a lungo la lotta attiva contro il terrorismo che si richiama all’islam. Si pensava che l’integralismo islamico riguardasse soltanto i paesi musulmani. Gli Stati Uniti vi hanno visto addirittura, fino agli anni Ottanta, uno strumento di cui avvalersi nella guerra contro i tradizionali nemici: l’URSS e il comunismo. Hanno, pertanto, ignorato il pericolo che avrebbe potuto costituire il diffondersi della concezione wahh-bita dell’islam. Peggio ancora, hanno creduto di potere strumentalizzare il movimento dei talebani e il gruppo di Bin Laden contro l’occupante sovietico in Afghanistan. Allo stesso modo, gli israeliani sono stati compiacenti con il movimento di Hamas per tutta la fase in cui hanno avuto come principale nemico l’OLP di Yasser Arafat. Sia gli uni sia gli altri, perciò, hanno giocato a fare gli apprendisti stregoni.

    Il cambiamento di atteggiamento degli americani a radicale dopo gli attentati dell’ 11 settembre 2001. La prima potenza mondiale colpita al cuore e negli stessi simboli della sua forza. Il terrorismo internazionale diventa a quel punto il nemico principale; passa in primo piano nelle preoccupazioni della diplomazia e della potenza militare americane. Resta però il problema di quali siano i mezzi migliori per combattere il terrorismo. Si troverà la soluzione entrando in guerra contro ogni dittatura medio-orientale sospettata di sostenere il terrorismo? L’intervento americano in Iraq è stato il frutto di questa strategia, ma ha fatto divampare il terrorismo anziché riassorbirlo. La risposta al terrorismo non passa, piuttosto, per la battaglia e la collaborazione internazionale dei sistemi giudiziari, delle polizie e dei servizi speciali di tutti i paesi — democratici o meno — che hanno l’interesse comune di sradicare il terrorismo? E l’approccio francese. Del resto, la lotta al terrorismo, per quanto indispensabile, non è la principale posta in gioco della vita internazionale.

    Al di là del terrorismo, si impone la vigilanza nei confronti dei tentativi del fondamentalismo islamico di radicarsi la dove, nei nostri paesi, vive una popolazione di cultura musulmana. L’emarginazione dell’islamismo radicale non può avvenire soltanto con la sorveglianza poliziesca delle moschee, degli imam, o dei gruppi radicali, oppure, in modo pia positivo, con una buona organizzazione del culto musulmano. Essa richiede la piena integrazione dei nostri compatrioti e degli stranieri presenti sul nostro territorio, originari del Maghreb o dell’Africa. Spetta alla Repubblica affrontare questa sfida.

    Rassegna stampa dal libro “Il mondo come lo vedo io” di Lionel Jospin

    Brevi notizie sull’autore del libro:

    Lionel Jospin (1937) nato in una famiglia protestante, intraprende gli studi classici e in seguito frequenta l’Istituto di studi politici di Parigi. Nel 1965 inizia la carriera diplomatica come Segretario agli Affari esteri e poi alla direzione della cooperazione economica dello stesso ministero. Nel 1970 aderisce al Partito Socialista. Nel 1980 è eletto deputato a Parigi e nel 1981, quando Mitterrand viene eletto Presidente della Repubblica, diviene Segretario del Partito Socialista. Nel 1988 lascia la direzione del partito per dirigere il ministero dell’Educazione. Sconfitto alle presidenziali del 1995, vince invece le legislative del 1997 e viene nominato Primo ministro dal presidente J. Chirac. Dopo aver guidato la Francia per cinque anni, si candida alle presidenziali del 2002 contro lo stesso Chirac che vince su Jospin, il quale si ritira definitivamente dalla vita politica.

    Come affrontare l'integralismo islamico?

  • I criteri del consumo critico

    I criteri del consumo critico

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    I criteri

    In “Guida al consumo critico” sono state elencate sei pratiche su cui basare la spesa responsabile: sobrietà, lotta ai rifiuti, consumo locale e naturale, commercio equo, attenzione al comportamento della imprese, consumo senza crudeltà. Queste sono più che altro delle indicazioni che invitano a porsi delle domande nell’ambito dell’acquisto di un prodotto. I principi etici si riferiscono sia all’attenzione verso le pratiche messe in atto dalle aziende, sia alle caratteristiche dei prodotti. I criteri del consumo critico
    Nei confronti delle aziende questi principi sono rivolti a:

    • Rispetto dei diritti dei lavoratori: sono evitate le aziende in cui non sono garantiti i diritti dei lavoratori e che delocalizzano la produzione. L’attenzione a massima per i produttori dei paesi a Sud del mondo per i quali e preferito l’acquisto dei prodotti equo-solidali che assicurano loro un compenso equo.
    • Rispetto dell’ambiente: le aziende che attuano pratiche dannose per l’ambiente sono escluse in favore di quelle che applicano criteri e certificazioni che garantiscono it rispetto dell’ ambiente.
    • Aspetti finanziari: sono evitate le aziende che investono in settori speculativi o che comunque non sono eticamente accettabili.
    • Dimensioni delle imprese: vengono preferite le aziende di piccole dimensioni, che hanno poco potere di mercato e che hanno un legame più stretto con le tradizioni e le usanze locali. Le imprese multinazionali sono invece evitate.
    • Boicottaggio: viene messo in pratica nei confronti di quelle aziende, soprattutto quelle internazionali, che adottano pratiche scorrette nei confronti dei lavoratori, dei consumatori o dannose nei confronti dell’ambiente.I criteri del consumo critico

    Per quanto riguarda i prodotti in se si tengono in considerazione diversi aspetti:

    • Imballaggi minimi: le consegne sono gestite per contemplare it minor numero di imballaggi. Al massimo questi devono essere riciclabili, riciclati, biodegradabili o compostabili. Spesso viene promosso it riciclo dei barattoli e di altri contenitori.
    • Ciclo produttivo: sono da preferire le materie prodotte con un basso impatto ambientale o provenienti dal riciclo. Sono preferite le produzioni da energie rinnovabili e poco inquinanti.
    • Durabilità: sono preferiti i prodotti che durano nel tempo a quelli usa e getta.
    • Provenienza: la provenienza del prodotto deve essere certa, tracciabile e locale, o comunque più vicino possibile, al fine di contenere le foodmiles, di tutelare la freschezza e di instaurare rapporti di vicinanza con i produttori (vedi gite o aiuto nella raccolta dei prodotti).
    • Freschezza e la stagionalità: sono da preferire i prodotti freschi e di stagione per contenere l’energia necessaria alla produzione in serra o al congelamento.

     Centro Nuovo Modello di Sviluppo (2011), “Guida al Consamo Critico” Ponte alle Grazie,

    Movimento Gocce di Giustizia,            Guida al consumo critico e al boicottaggio”, La Tortuga

    www.unimondo.org/Consumo-critico

     

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    Inoltre sono preferiti prodotti poco trasformati anche per promuovere la socialità e il recupero del piacere nel cucinare e condividere. Metodi di coltivazione naturali: i metodi biologici, biodinamici o naturali sono da preferire per il fatto di essere maggiormente rispettosi dell’ambiente e delle condizioni di lavoro.
    Quello del consumo critico è un pensiero che può essere portato avanti sia a livello singolo che collettivo. A riguardo i Gruppi di Acquisto Solidali rappresentano una realtà molto complessa dei fenomeni che costituiscono il consumo critico, apprezzabile soprattutto se osservata da vicino. Con queste pratiche i consumatori dimostrano che possibile conciliare il proprio benessere con l’acquisto di prodotti etici ed ecologici, rispettosi della società.
    Il fenomeno dei GAS appare un mondo molto compatto anche se presenta molte ambivalenze e contraddizioni: le sfide che si pongono sono soprattutto quelle di costruire un sistema alternativo di approvvigionamento alimentare che prenda in considerazione il cambiamento delle abitudini e il perseguimento del risparmio (Williams e Paddock, 2003).

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

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  • I GAS in Italia – Obiettivi

    I GAS in Italia – Obiettivi

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    I GAS in Italia – Obiettivi

    Si tratta di gruppi auto-organizzati di famiglie di consumatori che acquistano insieme prodotti (alimentari e non) attraverso una relazione diretta con i produttori, con riferimento a principi etici condivisi. Alla base della loro azione vi è un sentimento di sfiducia e insoddisfazione nei confronti del modello agroalimentare dominante, che rende inaccessibile il cibo sano, pulito e giusto. I GAS rappresentano una delle forme di filiera corta più spontanee e informali: si caratterizzano per essere una delle esperienze consumer-driven di maggior successo.
    Si sono sviluppati a partire dai GA (gruppi di acquisto tout court) che hanno lo scopo di spuntare un prezzo migliore, ma sono connotati come esperienze di consumo critico perché il loro obiettivo è di stabilire una “nuova economia delle relazione e dei luoghi” (www.retegas.it).

    AAVV, Fa la cosa giusta! Guida pratica al consumo critico e agli stili di vita sostenibili a Milano e in Lombardia, Terre di Mezzo, Emi, 2005

    I GAS in Italia - ObiettiviIl Documento Base dei GAS (Retegas, 1999) specifica che la finalità di un GAS è quella di “provvedere all’acquisto di beni e servizi cercando di realizzare una concezione più umana dell’economia, cioè più vicina alle esigenze reali dell’uomo e dell’ambiente, formulando un’etica del consumare in modo critico che unisce le persone invece di dividerle, che mette in comune tempo e risorse invece di tenerli separati, che porta alla condivisione invece di rinchiudere ciascuno in un proprio mondo (di consumi)” (Retegas, 1999).

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    Ogni GAS e formato mediamente da circa 30-80 nuclei familiari dove il singolo partecipante è definito con il termine di gasista. Ciascun GAS organizza autonomamente l’approvvigionamento di una determinata categoria di prodotti (verdure, frutta, latticini, carne bovina, ecc.) in base alle esigenze che emergono durante le riunioni, cuore pulsante di molti gruppi.

     

    I GAS sono stati riconosciuti dalla Legge Finanziaria 2008 che nell’Articolo 1 paragrafo 266, li definisce come “soggetti associative senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e vendita”.
    Inoltre il comma 267 sottolinea che non sono soggetti ai regimi di imposizione fiscale come le attività a fini commerciali: “le attività svolte dai soggetti di cui al comma 266, limitatamente a quelle rivolte verso gli aderenti, non si considerano commerciali ai fini dell’applicazione del regime di imposta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 4, settimo comma, del medesimo decreto, e ai fini dell’applicazione del regime di imposta del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917“.

    Organizzazione

    L’organizzazione base dei GAS è quella di creare delle sotto-reti (sub-networks) in virtù della partecipazione volontaria dei gasisti. L’attività di un GAS comincia di solito con la raccolta di informazioni sui produttori che rispondono ai principi etici dell’economia solidale tramite contatti personali, ricerca sul territorio, ricerca online e informazioni dalla rete GAS. L’organizzazione di un GAS dipende dalla struttura che i partecipanti decidono di mettere in piedi.
    I coordinatori o referenti programmano i cicli di ordine e ritiro in riunione con tutti gli altri aderenti. Con riferimento alla definizione del ciclo si affrontano le questioni che riguardano: i prodotti ordinabili, i produttori che effettueranno la consegna, i tempi di apertura e chiusura degli ordini, il momento in cui il prodotto sara distribuito, le modalità di pagamento, i prezzi, la frequenza degli ordini e altro.

     


    I GAS in Italia - Obiettivi

    Non è infrequente che alcuni GAS decidano di non prendere in considerazione prodotti di provenienza animale, in un pieno stile vegano, o preferiscano evitare l’approvvigionamento di carne per sensibilizzare i partecipanti sui temi legati all’allevamento.
    In alcuni casi si può prevedere che un gasista venga retribuito per una mansione che svolge, in tale caso la retribuzione e le possibili alternative sono solitamente discusse all’interno del gruppo.

    Talvolta la figura dei coordinatori non coincide con quella dei referenti. In questi casi il referente è un gasista che si occupa esclusivamente di mantenere i rapporti con un singolo produttore. E la somma dei coordinatori-referenti che permette a un GAS di avere un’ampia offerta di prodotti e di essere attivo e coinvolgente nei confronti dei produttori e dei gasisti stessi.

    Nella figura è riportato un esempio di struttura organizzativa di un GAS dove le frecce di colore diverso rappresentano il grado di relazioni (più è scuro più il contatto è forte). I coordinatori interagiscono tra loro intensamente e comunicano con tutti gli altri aderenti, organizzano il lavoro e possono assegnare singoli compiti ai referenti.

    I GAS in Italia - ObiettiviIl compito dei referenti e quello di stringere i contatti con il produttore, aggiornare il listino e inviargli l’ordine in tempo utile alla consegna e che la stessa avvenga in un orario e luogo prestabilito, di solito la sede del GAS. I referenti mantengono un flusso costante e trasparente di informazioni verso i gasisti che non partecipano direttamente nella gestione del GAS, i quali ricevono le informazioni prevalentemente tramite internet o social network.
    In questo modo i GAS organizzano dei cicli periodici costanti di ordini e ritiri che avvengono per lo più settimanalmente. I prodotti freschi, come frutta, verdura e uova, sono generalmente ordinati e consegnati ogni settimana; mentre i prodotti conservabili (carne, marmellate, biscotti, pasta, olio, vino) o non deperibili (vestiti, detersivi, detergenti, carta) hanno cadenze diverse che possono essere mensili, bimestrali, trimestrali e cosi via.
    Dal canto loro, i singoli aderenti, che non hanno un ruolo definito all’interno del GAS, interagiscono in un’atmosfera amichevole e solidale, che è alla base di quello che può essere definito l’humus culturale che permette ai consumatori di cambiare le proprie abitudini. I produttori possono anche auto organizzarsi tra loro per offrire un migliore range di prodotti o ottimizzare alcuni passaggi produttivi (nella figura si può vedere un triangolo di tre produttori con tre frecce di colore scuro).

    Altre possibili strutture possono essere più o meno verticistiche con un diverso grado di interazioni. In alcune solo i coordinatori mantengono i contatti con i produttori e interagiscono tramite email con gli aderenti. In altre tutti i partecipanti mantengono i contatti con almeno un produttore e partecipano attivamente alle decisioni e al coordinamento del GAS. Tra questi si possono attivare delle sotto-reti tra coordinatori/referenti per attivare progetti specifici.

    Le sotto-reti sono caratterizzate da un alto grado di flessibilità per adattarsi alle caratteristiche peculiari del network. La flessibilità può comportare l’attivazione o disattivazione delle sotto-reti, nel rispetto dei bisogni personali degli aderenti (come esempio la rinuncia temporanea di un coordinatore a causa di motivi personali), alle necessità logistiche (per esempio la vicinanza di un gasista rispetto al punto di smercio), alle caratteristiche specifiche del prodotto (nel caso del Parmigiano Reggiano è necessario effettuare un ordine consistente) e alle necessità specifiche di un produttore, che può avere necessità di consegna particolari, come nel caso dei prodotti da frigorifero.

    Quando questi sotto-cicli lavorano a regime, è necessario un alto grado di interazione per variare la logistica e per far coincidere lo scarico dei prodotti con il ritiro da parte degli aderenti. Solitamente la consegna è circoscritta a un determinato periodo di tempo e luogo, in cui i consumatori e produttori possono incontrarsi e interagire, instaurando relazioni personali, immediate e legate a uno spazio condiviso. Un punto chiave dei GAS è quello della riunione periodica, solitamente organizzata su base mensile, alla quale è consentito partecipare a tutti i membri del gruppo. Gli argomenti della discussione sono frequentemente riferiti all’organizzazione interna, ai criteri di selezione dei produttori, a nuove iniziative e ai feedback per i prodotti ordinati in precedenza. Questo e in realtà solo uno dei modi più formalizzati con cui i partecipanti interagiscono. La maggior parte delle interazioni, infatti, avviene tramite internet, prevalentemente via email.

    Alcuni GAS hanno formalizzato la loro organizzazione in delle associazioni, di solito però si tratta di gruppi che operano in via informale, dove il processo decisionale è affidato prevalentemente alle riunioni. Quando un GAS cresce di dimensione, la struttura organizzativa può variare oppure il GAS si divide in due o più gruppi, con caratteristiche simili al precedente ma spesso anche con caratteristiche diverse.

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

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