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  • Coronavirus: baci proibiti!

    Coronavirus: baci proibiti!

    lunedì 9 marzo 2020
    9 marzo 1562
    Il vicerè Fernando di Toledo che governa Napoli in nome del Re Filippo II dispone che da quel giorno divenga reato il bacio dato in pubblico.
    Contro la violazione di tale norma è decisa una punizione durissima: la pena di morte.
    Gli storici attribuiscono la decisione a due motivazioni.
    La prima è che in assenza di un chiaro limite giuridico fra la violenza e il semplice approccio occorresse tutelare le donne della città vittime
    di aggressioni e violenze.
    Testimonianze storiche raccontano anche di vere e proprie battaglie tra cittadini e popolani per questioni di donne che avevano queste ultime come vittime,
    ciò anche per via di un antichissima consuetudine che, anche se eliminata con un editto reale, imponeva il matrimonio riparatore alle ragazze vittime in pubblico
    di un bacio galeotto da parte di uno spasimante.
    Una seconda motivazione viene fatta risalire alla necessità di limitare la possibile diffusione ad opera principalmente dei mercanti di contagi dopo che Torino e Venezia
    erano state colpite dalla peste.

    Un’epidemia che tre anni dopo colpirà comunque duramente Napoli e il suo territorio provocando 600 mila morti, la metà della popolazione di allora.
    In Italia in epoca contemporanea raccomandazioni, non obblighi, di limitare le effusioni vi sono state nel 2009 per limitare il contagio dell’influenza nota
    come influenza suina con qualche comune che ha disposto anche sanzioni pecuniarie in caso di violazione dell’obbligo di evitare baci in luoghi pubblici.
    Attualmente nel mondo sono cinque i territori che vietano lo scambio di baci in pubblico tra innamorati. In malesia dove è proibito anche prendersi per mano.
    A Dubai, negli emirati arabi, e poi nella città di Aletop nello stato americano del maryland dove il bacio per essere legale deve essere e fugaci e durare meno di un secondo.
    Ancora in Messico dove anche accarezzarsi può costare una multa o addirittura la prigione e Naiowa negli Stati Uniti dove è ancora in vigore una legge che prevede
    sanzioni pecuniarie e la galera anche se molto spesso i tutori dell’ordine chiudono un occhio qualora si trovino di fronte a quel tenero gesto fra innamorati oggi più tollerato.

    Trascritto dal video “Baci proibiti” del giornalista Massimo Marciano
    Canale Youtube: https://www.youtube.com/user/massimomarciano

     

  • 8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    oggi è domenica 8 marzo 2020. Nessun giorno è un giorno qualunque. Ciascun giorno rappresenta qualcosa di speciale per qualcuno, la storia ci insegna che ogni giorno può avere un
    motivo per essere ricordato.
    8 marzo 1908
    Una narrazione diffusa sin dal secondo dopoguerra attribuisce l’origine della celebrazione della giornata internazionale della donna a un episodio che sarebbe accaduto in quel giorno:
    l’incendio di una fabbrica di camicie a New York nel quale sarebbero perite 129 operaie ma le ricerche storiche non hanno rilevato alcuna testimonianza di questo fatto.
    Molto probabilmente l’evento è stato confuso con uno simile accaduto sempre a New York ma il 25 marzo 1911 in un palazzo a Manhattan dove si trovava la fabbrica di camicie
    “Triangolo sheet waste company” che occupava gli ultimi tre dei dieci piani. Vi lavoravano in condizioni di totale sfruttamento 500 donne tra i 13 e i 25 anni e un centinaio
    di uomini. La maggior parte delle giovani donne erano immigrate dall’Italia e dalla Germania e dall’Europa dell’est. Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire che i lavoratori si
    allontanassero quando alle 16 e 40 scoppiò un incendio che uccise 146 persone, 123 donne e 23 uomini.

    In realtà le origini della giornata internazionale della donna risalgono al VII congresso della seconda internazionale socialista tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 in cui vengono
    tracciati tra gli altri, i treni e del voto alle donne e della questione femminile.
    L’otto marzo 1917 in piena prima guerra mondiale a San Pietroburgo le donne guidano una manifestazione per chiedere la fine delle ostilità che è ritenuta l’inizio del sommovimento che
    culminerà nella rivoluzione russa e questo nel 1921 la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca sceglie la 8 marzo come giornata internazionale delle operaie.
    La forte connotazione politica della ricorrenza ha provocato dopo la fine della seconda guerra mondiale forti contrasti sulla sua celebrazione fino al 16 dicembre 1977,
    quel giorno l’assemblea delle Nazioni Unite approva una risoluzione che invita ogni paese a dedicare una giornata ai diritti delle donne.
    L’otto marzo come già è in molti paesi era giornata di celebrazioni viene quindi scelta come data ufficiale da molti stati.

    In Italia la scelta del simbolo della mimosa per la ricorrenza è dovuta un’idea delle deputate comuniste Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei quando l’UDI, Unione donne in
    Italia, l’otto marzo 1946 celebra la fine della guerra una pianta profumata che fiorisce tra febbraio e marzo per simboleggiare il rifiorire della libertà.

    Mimosa - 8 Marzo - Festa internazionale delle donne
    Ogni giorno può lasciare un segno indelebile viverlo con lo spirito giusto può renderlo tale, secondo uno studio della Iowa State University, 12 minuti al giorno per
    esprimere la gentilezza verso gli altri e insegnare buoni gesti e belle regole ai bambini, sollevano il morale e rendono più felici, a rivolgere un pensiero a chi abbiamo
    nel cuore o a chi compie gli anni inviandogli questo minuto di racconto può essere un’occasione per cominciare
    bene i nostri 12 minuti di oggi.
    Buona Giornata

    Trascritto dal video del giornalista Massimo Marciano
    Canale Youtube: https://www.youtube.com/user/massimomarciano

  • Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Nell’agosto 2018, la quindicenne Greta Thunberg ha saltato la scuola per protestare da sola fuori dal parlamento svedese a Stoccolma per un’azione urgente sul clima.

    Greta Thumberg Nessuno é troppo piccolo per fare la differenza
    In soli 13 mesi, è diventata la figura di spicco di un movimento globale che ha spinto la crisi in cima all’agenda delle notizie e ha ispirato milioni di persone a scendere in piazza.
    Questi sono cinque dei discorsi chiave che hanno contribuito a innescare il movimento #climatestrike

    Testo in italiano del video:

    Greta Thunberg: i discorsi che hanno contribuito a innescare un movimento per il clima

    Mi chiamo Greta Thumberg. Ho 16 anni e vengo dalla Svezia e voglio che voi proviate panico.
    Io non voglio che voi abbiate speranza per il futuro ma voglio che sentiate la stessa paura che provo io ogni giorno.
    E vorrei recitare, recitare come se la casa in cui viviamo fosse in fiamme perché in effetti lo è.

    La deforestazione delle nostre grandi foreste, l’inquinamento atmosferico tossico, la morte di insetti e i danni alla natura.
    Questi sono tutti i disastri che sono stati accellerati da alcuni comportamenti umani finanziaramente proficui
    per una parte del momdo di noi fortunati e che considera di averne diritto.
    [Applausi]
    Non dovremmo essere noi in lotta per il futuro eppure eccoci qui.
    Saremo all’altezza della sfida con quelli che sono i più responsabili di questa crisi e faremo agire i leader mondiali.
    [Musica]
    Voi avete rubato i miei sogni della mia infanzia con le vostre parole vuote.
    Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto ciò di cui puoi parlare sono i soldi e fiabe di eterna economia in crescita.
    Come ti permetti?
    quello che ti sto dicendo di fare ora è agire perché nessuno è troppo piccolo per fare la differenza.
    Ci vediamo sulle strade.

    FONTE: The Guardian ► http://www.youtube.com/theguardian
    IMMAGINE IN EVIDENZA: Tratta da un frame del video. Credit theguardian.com

  • Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Farmacap probabilmente presto in vendita

    Roma, confronto su partecipate tra minisindaci e sindacati, per Farmacap spettro della vendita
    Roma, 13 dicembre – Balza di nuovo all’attenzione delle cronache la vicenda Farmacap, l’azienda che gestisce le farmacie comunali della capitale, e le notizie – in continuità con le tormentate vicende degli ultimi anni – sono purtroppo tutt’altro che buone.

    “Su Farmacap abbiamo sentito dire che con le farmacie ci si rimette e basta e infatti si parla di dismissioni. Avremmo voluto discutere di tutto questo con Raggi, ma non avendo avuto questa possibilità abbiamo proclamato lo sciopero. Dall’altra parte solo giochetti”.  Questa la dichiarazione resa da Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma, nel corso del vertice di qualche giorno fa in Campidoglio con i presidenti del I, II , III e VIII Municipio della Capitale,  Sabrina Alfonsi, Emanuele Gisci (che faceva le veci di Francesca Del Bello), Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri, presenti anche il segretario generale cittadini della Cgil Michele Azzola e il rappresentante della Cisl Giampaolo Pavoni.

    Scopo dell’incontro, fare il punto sulla situazione (e sul destino) delle aziende partecipate capitoline, cruciali per l’avvenire della città, come sottolineato dalla “minisindaca” del I municipio Alfonsi introducendo i lavori: “O sistemiamo le partecipate o la città non la riprendiamo”.

    Dal confronto è scaturita la conferma della situazione di sempre maggiore difficoltà della Capitale: “Avevano detto che non avrebbero lavorato sulle cose straordinarie, come le Olimpiadi. Ma il risultato è che non funziona nemmeno l’ordinario, tanto meno i servizi. Così non c’è futuro per Roma”  ha detto ancora Alfonsi, proponendo di convocare una conferenza dei presidenti “al fine di trovare un rappresentante per l’Osservatorio parlamentare”.

    L’obiettivo di minisindaci e sindacati confederali è quello di mettere mano alle aziende partecipate più importanti, quelle da cui dipende la qualità della vita in città (tra le quali viene annoverata anche  Farmacap). “Se non lo facciamo”  ha detto il segretario Cgil Azzola condanniamo Roma al declino, che poi è esattamente quanto sta avvenendo. Chiediamo da tempo un confronto su questo, ma non siamo mai riusciti a farlo”.

    L’ultimo tavolo convocato dalla Sindaca lo scorso 22 novembre è infatti saltato: i sindacati confederali lo hanno abbandonato in segno di protesta, accusando il Campidoglio di non voler dialogare: all’ordine del giorno erano stati inseriti argomenti diversi da quelli – futuro delle partecipate, dei lavoratori e dei servizi alla città – per i quali era stato convocato il confronto. La sindaca Virginia Raggi, per contro, nell’occasione accusò i sindacati di aver  perso “una preziosa occasione di confronto utile ai lavoratori e ai cittadini a causa di vecchie logiche interne alle sigle sindacali”.

    Per il presidente del III Municipio Caudo, in ogni caso, ora è urgente “sedersi a un tavolo tutti insieme per trovare qualche soluzione in questo scampolo di consiliatura. Qualcosa si può ancora fare, ma siamo arrivati allo stremo, perché nonostante i tentativi di aiuto e dialogo che vogliamo dare al Comune loro non rispondono”.

    I problemi più urgenti da risolvere sono rifiuti, trasporti, mense scolastiche. “Non abbiamo prospettive sui rifiuti e c’è incertezza su Roma Tpl (la società consortile privata che gestisce il 20% del trasporto pubblico di superficie, NdR). Non capiamo quali sono gli investimenti che vuole fare il Comune” ha detto ancora Civica, fornendo aggiornamenti su Roma Metropolitane (“Non è vero che il personale sarà reinternalizzato” ha detto al riguardo il sindacalista”) e, appunto, su Farmacap, sul cui futuro incombe, a prestare fede ai rumors sempre più insistenti,  lo spauracchio della vendita.

    La mobilitazione di cittadini e lavoratori potrebbe essere una delle strade per scuotere il Campidoglio. “Noi non veniamo ascoltati”  ha denunciato il minisindaco dell’VIII Municipio Ciaccheri. “Serve una spinta. Oppure dobbiamo noi mobilitare la città e organizzare una grande iniziativa”.

    Intanto i problemi della città restano insoluti e continuano  a rappresentare una grande incognita, a partire dai rifiuti, dove ormai si assiste a una corsa disperata contro il tempo e contro la resistenza dei territori per scongiurare l’ennesima grande crisi e il commissariamento. Ma ciò che più rileva per  i lettori del nostro giornale sono ovviamente le sorti di Farmacap. Sulle quali, purtroppo, nessuno (in Campidoglio ma anche altrove) è in grado al  momento di fornire notizie rassicuranti.

    FONTE:   www.rifday.it
    IMMAGINI:  www.socialfarma.it

  • Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma ha il maggior rischio di alluvione in Europa

    Roma alluvione ponte Milvio 2012Gravi inondazioni a Roma nel novembre 2012. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La capitale italiana è a rischio di alluvione maggiore rispetto a qualsiasi altra parte d’Europa, secondo l’ente controllore delle acque.

    Con circa 300.000 persone che vivono e lavorano in una zona pericolosa che misura circa 1.135 ettari, Roma ha “la più alta esposizione in Europa” al rischio di alluvioni, ha detto lunedì 4 novembre l’ Autorità del bacino del distretto dell’Appennino centrale.

    “Ci sono parti di Roma che non possono sopportare un forte acquazzone”, secondo l’autorità, che monitora i rischi di alluvioni, frane, erosione costiera e altri danni causati dall’acqua nella e intorno alla regione Lazio.

    Il terreno soffice di Roma e le famose colline lo rendono naturalmente vulnerabile all’erosione e alle frane. Ma nel suo ultimo rapporto , l’autorità ha affermato che fognature mal mantenute, scarichi di rifiuti e vegetazione dilagante che bloccano il corso dei fiumi Tevere e Aniene stavano contribuendo al pericolo.

    Ha identificato quasi 400 aree nell’area di Roma che sono considerate a rischio di frane, in particolare Monte Mario, la collina più alta della città, Viale Tiziano vicino alla sala concerti Parco della Musica, Monteverde Vecchio dal parco Villa Doria Pamphili e il quartiere Balduina nel nord-ovest.

    Roma Tevere-2008 - Protezione civile
    Esondazione del Tevere nel Dicembre 2008. Foto: Protezione Civile/AFP

    Roma è ulteriormente indebolita da diversi chilometri di cavità che scorrono sotto la città, alcune create dall’uomo nei secoli precedenti e altre il risultato di un cedimento.

    Finora sono stati mappati almeno 32 chilometri quadrati di caverne sotterranee, mentre il numero di nuove buche che si aprono sta aumentando a un ritmo allarmante, ha detto l’autorità: più di 90 doline sono apparse a Roma in media ogni anno negli ultimi dieci anni, rispetto a soli 16 all’anno tra il 1998-2008.

    Roma dolina zona balduina 2018
    Un’enorme dolina si è aperta nel quartiere Balduina nel 2018. Foto: Tiziana Fabi / AFP

    I problemi di Roma sono stati chiari nel corso dell’ultimo mese, poiché settimane di pioggia riempiono gli scarichi e inviano lo straripamento che si riversa nelle strade. Diverse strade furono lasciate sott’acqua dopo le tempeste più pesanti.

    La città ha subito l’ultima inondazione nel gennaio 2014, quando i diluvi hanno inondato le strade e bloccato i trasporti pubblici .

    Mentre le alte mura proteggono il cuore di Roma dal Tevere, il fiume ha fatto esplodere le sue sponde al di fuori del centro storico almeno tre volte dal 2008.

    Roma inondazione 2014
    Pompieri nel sobborgo di Prima Porta a nord di Roma nel gennaio 2014.
    Foto: Tiziana Fabi / AFP

    La città è la zona italiana più a rischio a causa di condizioni meteorologiche estreme aggravate dai cambiamenti climatici, secondo un recente rapporto dell’associazione Legambiente.

    E di tutte le città italiane Roma subisce il maggior numero di eventi meteorologici estremi, secondo il rapporto, con 33 nel 2018.

    FONTE: www.thelocal.it
    IMMAGINI:  www.thelocal.it

  • Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    SOFIA, Bulgaria (AP) – Papa Francesco ha invitato domenica i bulgari ad aprire i loro cuori e le loro case ai migranti, sostenendo che un paese come la Bulgaria, che sta perdendo gran parte della sua popolazione verso l’emigrazione, dovrebbe ben capire le forze che spingono le persone a cercare vite migliori altrove.

    Papa Francesco celebra la messa in piazza Knyaz Alexandar, a Sofia, domenica 5 maggio 2019.

    Papa Francesco in Bulgaria esorta scettici ad aprire cuore ai migranti
    Papa Francesco visita la Bulgaria, il paese più povero dell’Unione Europea e che ha preso una linea dura contro i migranti, una posizione che confligge con l’opinione del pontefice per cui raggiungere le persone vulnerabili è un imperativo morale.
    Arrivato nella nazione balcanica per una visita di due giorni, Papa Francesco “ha rispettosamente suggerito” che i bulgari riconoscono che i migranti fuggono da guerre, conflitti o povertà estrema “per trovare nuove opportunità nella vita o semplicemente un rifugio sicuro”.

    “A tutti i bulgari, che hanno familiarità con il dramma dell’emigrazione, vi suggerisco rispettosamente di non chiudere gli occhi, i cuori o le mani – secondo la vostra migliore tradizione – a quelli che bussano alla vostra porta”, ha detto ai funzionari del governo al palazzo presidenziale a Sofia, la capitale.

    Il governo bulgaro di centrodestra e filo-coalizione di Bruxelles comprende tre partiti nazionalisti e anti-migranti. Il governo ha chiesto che l’Unione europea chiuda i suoi confini ai migranti e ha sigillato la propria frontiera con la Turchia con un recinto di filo spinato.

    Ma il paese sta anche perdendo la sua popolazione in un clip più veloce di qualsiasi altra nazione, secondo gli USA. Gli attuali 7 milioni di abitanti della Bulgaria diminuiranno a 5,4 milioni nel 2050 ea 3,9 milioni entro la fine del secolo.

    Il papa argentino ha reso la condizione dei migranti e dei rifugiati un segno distintivo del suo papato, esortando i governi a costruire ponti, non muri, e a fare il possibile per accogliere e integrare i rifugiati. La sua visita cade solo tre settimane prima delle elezioni del Parlamento europeo in tutte le 28 nazioni dell’UE in cui ci si aspetta che i partiti nazionalisti e anti-migranti facciano una dimostrazione solida.

    Lunedì, Papa Francesco visiterà un centro per rifugiati in una ex scuola alla periferia di Sofia. Gruppi per i diritti umani hanno criticato la Bulgaria e la commissione esecutiva dell’UE ha formalmente citato il governo sul trattamento riservato ai richiedenti asilo, in particolare i minori non accompagnati. Il centro Vrazhdebna che il papa intende visitare, il centro di accoglienza per immigrati di punta in Bulgaria, è stato rinnovato con fondi europei.

    Radostina Belcheva del Consiglio delle donne rifugiate in Bulgaria ha affermato che la visita di Francesco mostrerà solidarietà a chi è nel bisogno. “Ma in realtà, tutta la loro accettazione è una questione per ognuno di noi e per la nostra società”, ha dichiarato Belcheva all’Associated Press.

    Il duro atteggiamento della Bulgaria nei confronti dei rifugiati è stato un deterrente: mentre circa 20.000 persone hanno fatto richiesta di asilo in Bulgaria nel 2015, il numero è diminuito a 2.500 l’anno scorso, secondo l’agenzia di stato dei rifugiati.

    Dal punto di vista economico, tuttavia, la nazione più povera dell’UE potrebbe aver bisogno di più immigrazione per stabilizzare il suo futuro. La Bulgaria ha il più alto tasso di mortalità dell’UE e uno dei più bassi tassi di natalità del blocco. Questo, combinato con decine di migliaia di lavoratori che escono ogni anno dal paese per trovare posti di lavoro più remunerativi, pone seri problemi per il finanziamento del sistema pensionistico del paese.

    La Bulgaria ha lo stipendio medio mensile più basso dell’UE – 575 euro (645 dollari) – e la sua pensione media mensile più piccola, a 190 euro (213 dollari). Nel suo discorso domenicale, Papa Francesco ha esortato il governo a continuare a lavorare per invertire questo “nuovo inverno demografico”, affermando che il fenomeno della contrazione della popolazione era “calato come una cortina di ghiaccio in gran parte dell’Europa, conseguenza di una diminuita fiducia nel futuro “.

    Ha esortato la Bulgaria a “sforzarsi di creare condizioni che spingano i giovani a investire le energie giovanili e a pianificare il loro futuro, come individui e famiglie, sapendo che nella loro patria possono avere la possibilità di condurre una vita dignitosa”.

    In seguito, Papa Francesco incontrò il capo della Chiesa ortodossa bulgara, il patriarca Neofito, durante una visita al quartier generale del Santo Sinodo, l’organo direttivo della chiesa. Papa Francesco baciò Neofito tre volte sulla guancia e in un gesto di rispetto, si sporse per baciare il suo medaglione raffigurante un’immagine di Cristo.

    La chiesa conservatrice bulgara non partecipa al dialogo ufficiale cattolico-ortodosso e ha anche snobbato un consiglio pan-ortodosso a Creta nel 2016. Il Santo Sinodo ha chiarito che non prenderà parte a nessun servizio o preghiera comune con il papa, sebbene un coro di bambini dovrebbe cantare per lui.

    Papa Francesco ha cercato di incoraggiare maggiori percorsi di dialogo nelle sue osservazioni a Neofito, un riflesso degli sforzi di vecchia data del Vaticano per sanare lo scisma di 1.000 anni che divideva il cristianesimo.
    Francesco lamentava le “ferite” della divisione e la “nostalgia fraterna” di essere unificati.

    Ma Neofito ha tenuto duro nel suo discorso, dicendo che la Chiesa ortodossa bulgara rimarrebbe i custodi del vero cristianesimo: “Siamo fermamente convinti che per tutto ciò che riguarda la fede, non ci possono e non devono esserci compromessi”, ha detto a Papa Francesco.

    Papa Francesco ha anche pregato nella cattedrale ortodossa di St. Alexander Nevsky dalla cupola dorata prima delle immagini di due dei più importanti santi dell’ortodossia, Cirillo e Metodio, che diffuse la fede in questa parte dell’Europa nel IX secolo. Si è seduto su una sedia da solo davanti alle immagini – prova del rifiuto della leadership bulgara di pregare insieme a lui.

    Più tardi nel pomeriggio, il papa ha servito la minuscola comunità cattolica della Bulgaria in una messa a cielo aperto che secondo gli organizzatori ha richiamato circa 12.000 persone. Indossando paramenti consegnati dal primo ministro bulgaro, ha esortato i fedeli a lanciare una “rivoluzione della carità” ispirata all’amore di Dio.

    Nonostante il piccolo numero di cattolici del paese, i bulgari amano particolarmente una delle figure più importanti della Chiesa cattolica del XX secolo, Papa Giovanni XXIII. L’ex Angelo Roncalli fu l’inviato vaticano in Bulgaria dal 1925 al 1934 ed è conosciuto affettuosamente come il “papa bulgaro” qui.

    Papa Francesco è stato accolto all’aeroporto dal primo ministro Boyko Borissov, che insieme ai paramenti ha dato al papa un regalo personale: una vasca di yogurt bulgaro. Borissov ha ricordato che Papa Francesco gli aveva detto che in precedenza aveva sentito parlare della Bulgaria da bambino in Argentina quando sua nonna gli aveva dato da mangiare yogurt della Bulgaria.

    Ricevendo il regalo, Papa Francesco ha esclamato “Conosci la mia storia!”

    FONTE: dailyviewsonline.com
    AUTORE: Valentina Petrova da Sofia.
    IMMAGINE: dailyviewsonline.com

  • helpinthecity.org per trovare dove fare volontariato

    helpinthecity.org per trovare dove fare volontariato

    Se vuoi fare volontariato spesso il problema è scoprire dove poterlo fare e soprattutto avere informazioni sul tipo di attività che andrai ad eseguire al fine di fare qualcosa che puoi concretamente effettuare in modo efficace perché adatta alle tue competenze e attitudini.  Nonostante aiutare il prossimo sia comunque un gesto importante, è anche importante fare qualcosa che sentiamo in modo più forte e chiaro in conseguenza di un vissuto personale, una sensibilizzazione, una conoscenza anche casuale che ci ha portato a percepire un problema sociale che altrimenti si sarebbe confuso nella moltitudine dei disagi del mondo attuale.
    Spesso c’è una categoria di persone disabili o comunque che hanno dei problemi che attira di più la nostra attenzione perché abbiamo vissuto un’esperienza individuale oppure semplicemente riteniamo che è più importante aiutare determinate categorie.
    helpinthecity.org - cerca dove fare volontariato

    E poi, ultimo ma non meno importante, l’attività solidale di volontariato dovrebbe essere vicina a dove abitiamo o lavoriamo al fine di meglio collaborare.
    Esistono mille altre sfumature di queste situazioni compresa la possibilità anche di fare volontariato e imparare a fare un lavoro e magari trovarlo.
    In tutto questa importanti dinamiche di vita vissuta, nonostante internet con Google, YouTube, Facebook e tutti gli altri social che collegano oltre due miliardi di persone, la ricerca dell’Associazione più vicina al nostro quartiere è molto difficile e alla portata solo di specialisti web e resta  praticamente impossibile per la maggior parte delle persone.
    Infatti non esiste su web un sistema che ci permetta di avvicinarci a questo mondo e di renderci conto di dove soprattutto possiamo anche essere più utili.
    Alcune importanti associazioni che rappresentano il mondo del volontariato italiano hanno ammesso questa carenza a livello web di strumenti di informazione sia per chi vuole fare volontariato sia per le associazioni che ricercano volontari.
    Esistono ovviamente migliaia di siti che pubblicano informazioni sulle singole associazioni ma la realtà globale delle associazioni distribuite sul territorio sfugge a questa offerta informativa e la maggior parte delle associazioni che si propone su web ha vantaggi minimi o nulli.
    Purtroppo pubblicare semplicemente una lista delle decine di migliaia di associazioni distribuite sul territorio italiano non sarebbe concretamente utile.

    Chi ha una pur minima esperienza di SEO (search engine optimization) saprà che occorre molto impegno e competenza perché un sito possa essere concretamente visibile e ritrovabile sui motori di ricerca e soprattutto su Google, il “principe” dei motori di ricerca.

    La associazione link UP Europe! dopo un esperienza nel settore durata due decenni, applicata soprattutto nelle questioni etiche riguardo la comunicazione su web, ha sviluppato una piattaforma informatica molto semplice graficamente accattivante dove trovare le associazioni presenti sul territorio. Un’idea semplice ma che finora nessuno aveva realizzato.

    Purtroppo il progetto, già ben ideato nei dettagli, necessita ancora di molto lavoro per essere realizzato.
    Chi vuole saperne di più può iscriversi alla newsletter collegandosi al portale
    http://www.helpinthecity.org/home
    Per sostenere il progetto è anche attiva una sezione ecommerce per l’acquisto di libri
    http://www.helpinthecity.org/librisolidali

  • I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

    I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

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    I GAS (Gruppi di acquisto solidale) a Roma

    I primi GAS a Roma furono costituiti tra it 2001 e it 2003, ispirati dall’esperienza dei GAS nel Nord Italia. Nell’ambito del progetto PRIN 2008 Agricoltura locale e consumo sostenibile nelle reti alimentari alternative e stato possibile mappare 100 GAS attivi in

    Fonte: www.agriloc.unina.it

    Roma e provincia con le rispettive schede informative

    In realtà si stima che siano più di 160 e, come avviene per i GAS in Italia, hanno una dimensione media compresa fra 30 e 80 famiglie. Questa cifra e considerata da alcuni gruppi una dimensione ideale per avere una massa minima di ordini e di risorse umane disponibili per i vari compiti organizzativi. Da un campione di 28 GAS romani è emerso che raccolgono un numero variabile di ‘nuclei’ o aderenti, da un minimo dicinque a un massimo di duecento, con una distribuzione molto dispersa tra le varie classi dimensionali.
    Riporto qui di seguito i risultati parziali di tale progetto finanziato dal MIUR, portato avanti dall’unità di ricerca dell’Università di Napoli Federico II coordinata da Maria Fonte. L’unità di ricerca è costituita da Maria Fonte (responsabile scientifico), Mariella Eboli, Ornella Wanda Maietta, Cristina Salvioni. Tali risultati sono stati presentati al XIII World Congress of Rural Sociology, tenutosi a Lisbona nell’Agosto 2012 e pubblicati in Fonte et al. (2011) e in Fonte e Salvioni (2013).

    ** Tale dato è emerso da un campione di 28 dei 160 GAS di Roma.

    La maggior parte dei GAS di Roma opera in modo informale: sono pochi quelli che sono registrati come ONLUS o associazioni di promozione sociale (Fonte et al., 2011 ). Dal punto di vista anagrafico gran parte degli aderenti si trovano nella fascia di età compresa tra i 35 e i 50 anni, con un livello di istruzione medio-alto e, per quel che riguarda l’occupazione, troviamo soprattutto impiegati del settore pubblico (scuola, università, ospedali, poste), liberi professionisti (medici, archeologi, psicologi, giornalisti), ma anche artigiani, giornalai, studenti e precari di varie fasce di eta.

    Tabella 2.3: Dimensione di un campione di GAS romano

    N. Famiglie aderenti                       N. di GAS

    lino a 19                                        4

    20 – 29                                           3

    30 – 39                                           9

    40 – 80                                        10

    > 80                                               3

    Totale                                         28

    Fonte: Fonte e Salvioni (2013)

    Si tratta della classe media la cui percezione diffusa è che i prodotti biologici o `naturali’ non sono accessibili per chi vive con un budget limitato (Fonte e Salvioni, 2013).

    Dal punto di vista economico, la stessa indagine ha avuto accesso ai dati sulla spesa del 2010 di 13 dei 28 GAS intervistati evidenziando una spesa annua di 649.500 euro, con una media per gruppo di circa 50.000 euro. Generalizzando i dati sui 160 GAS di Roma (e provincia) si puo stimare una spesa complessiva nel 2010 di circa 8 milioni di euro. Questa cifra è considerata soggetta a possibili variazioni a seconda del numero di famiglie che acquistano regolarmente, la cui spesa media annuale risulta pari a 700 euro. Il confronto è stato fatto prendendo come riferimento la spesa media mensile delle famiglie del Lazio per l’acquisto di cibo, pari a 480 euro mensili secondo l’Istat. Tenendo conto che la spesa fatta presso i GAS è generalmente a prezzi più bassi, Fonte (2013) ritiene che circa il 20 % della spesa alimentare mensile delle famiglie è speso attraverso il sistema di approvvigionamento dei GAS.

    Tutti i partecipanti ai GAS hanno dichiarato di comprare prodotti alimentari anche presso altri canali di filiera corta: mercati contadini, spacci aziendali e altre filiere alternative.
    Tuttavia, appare evidente che attualmente la spesa fatta con il GAS non sostituisce totalmente le catene di offerta convenzionali.
    I GAS di Roma hanno origini ideologiche diverse legate ai soggetti che ne hanno intrapreso l’iniziativa: associazioni culturali, ambientali e sportive, botteghe del commercio equo, centri sociali, partiti politici, gruppi scout, soggetti legati alla chiesa, luoghi di lavoro, gruppi di madri in ambienti scolastici (tabella 2.4).

    Tutti sono chiamati generalmente Gruppi d’Acquisto o GAS, ma vi sono alcune sfumature. I GAS in senso stretto promuovono la partecipazione attiva tra tutti i componenti e cercano produttori che rispettano principi di economia etica e solidale; esistono poi i GASF (Solidali e Familiari) che pongono l’accento sui problemi delle famiglie e la partecipazione e vista più come condivisione dei problemi delle famiglie; altri funzionano come un “servizio” presso associazioni culturali, sportive, sedi di partito o presso luoghi di lavoro.

    Tabella 2.4: contesto di nascita di un campione di GAS roman

    Contesto sociale / ideologico N. di GAS
    Botteghe del commercio equo 4
    Centri sociali 3
    Esperienza Scout 2
    GASP 2
    Spirituality cattolica 2
    Associazioni culturali, ambientali, sportive 6
    Partiti politici 3
    Post° di lavoro 2
    Gruppo di madri presso le scuole 2
    Altri 2
    Totale 28

     

    Fonte: Fonte e Salvioni (2013)

    Questi possono prevedere un’organizzazione pill verticistica in cui si cercano soluzioni meno complesse per l’approvvigionamento dei prodotti. Anche i GASP (Gruppi d’Acquisto Solidali e Popolari) promuovono la partecipazione attiva degli aderenti in tutti i rami della gestione (ordini, consegne, organizzazione delle riunioni, ecc.). Sono nati come GAP63 (Gruppi d’Acquisto Popolari) con l’obiettivo di contrastare it carovita e hanno progressivamente incorporato la solidarietà come principio base.

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

    Forse può interessarti il proseguimento dell’argomento in questo altro articolo
    https://www.romanews.it/blog/wiki/la-visione-dei-gas-di-roma/

    Per leggere tutti gli articoli vai alla sezione WIKI del nostro blog dedicata alla Economia solidale
    https://www.romanews.it/blog/wiki/filiera-corta-prezzo-giusto-e-sviluppo-sostenibile

     

     

     

  • L’Aceto dei quattro ladri

    L’Aceto dei quattro ladri

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    L’Aceto dei quattro ladri

    Presso gli antichi il termine “peste” stava a significare in generale una malattia estremamente contagiosa; non a caso, infatti, veniva definita dal popolo “flagello di Dio”, in quanto quasi sempre i suoi effetti erano devastanti. In tali circostanze ci si difendeva con tutti i mezzi a disposizione in quei tempi, soprattutto con il fuoco bruciando suppellettili ed abitazioni degli appestati, fermo restando il consiglio di Marsilio Ficino, celebre filosofo e medico fiorentino: “Fuggi la peste il più lontano che puoi e torna il più tardi possibile”.
    Tra i tanti rimedi proposti dai medici e consigliati dalla medicina popolare per preservarsi dal contagio nel XVIII secolo vi era “l’Aceto dei Quattro Ladri“, composto da un macerato di assenzio, rosmarino, salvia, menta, ruta, lavanda, aglio, cannella e canfora in aceto di vino, tutte sostanze, se ci fate caso, dotate di una pur modesta azione antisettica. Il nome di questo composto deriva dal fatto che quattro ladri condannati a morte per gli innumerevoli furti commessi a danno degli appestati durante l’epidemia di Marsiglia del `700 ebbero salva la vita rivelando all’ autorità medica la composizione di quel miracoloso prodotto che li preservava dal contagio con il quale frequentemente si lavavano le mani e si sciacquavano la bocca.
    Si diffusero in seguito varie variazioni della composizione della soluzione:
    Per esempio, rosmarino secco, ruta fresca, fiori essiccati di salvia e lavanda, aglio affettato, aceto di vino distillato, chiodi di garofano schiacciati ed infine canfora disciolta in spirito,.
    Molto più recentemente si è imposta una formula dell’aceto dei quattro ladri che include le tradizionali salvia, rosmarino, lavanda, timo e aglio con l’aggiunta di menta, ruta, ed assenzio.
    La più diffusa prevede l’uso di quattro erbe, appunto una per ogni ladro, anche se le ricette storicamente prevedevano una dodici o più componenti.
    In Provenza, viene ancora rivenduto come rimedio per cura della dei capelli e della pelle, per la stanchezza, infezioni delle vie respiratorie, ed anche la rimozione delle loro lendini dei pidocchi.

    Leggendo oggi la composizione di questo “prodigioso” medicamento, citato tra I’altro in molti trattati di materia medica di quel tempo, ci viene da sorridere ma purtroppo dobbiamo ammettere che ancora oggi ancora abbiamo pochi strumenti a nostra disposizione per quanto riguarda i mezzi di prevenzione, salvo l’isolamento, cosa che i nostri avi avevano già attuato istituendo i lazzaretti, le mascherine e… lavandosi spesso le mani come quotidianamente raccomandano i mass-media.

  • La visione dei GAS di Roma

    La visione dei GAS di Roma

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    Nei GAS di Roma esistono due concezioni riferite alla loro attività (Fonte et al., 2011; Fonte e Salvioni, 2013). Nonostante la diversità di ideologie, alcuni vedono i GAS come “servizio” per i propri colleghi o soci, con l’obiettivo principalmente di offrire un canale alternativo, più “umano” che possa garantire un buon rapporto qualità prezzo;

    **I GAP sono originati dalle iniziative contro il carovita promosse da Rifondazione Comunista ma oggi operano in modo del tutto indipendente.

     

    altri (la maggioranza) hanno un approccio più politico: vedono gli acquisti tramite i GAS come una strategia di consumo critico, che mira a cambiare la struttura dell’economia e della società. Tra questi ultimi una parte vuole indurre il cambiamento nel sistema a partire da un cambiamento ‘immateriale’, inteso come cambiamento culturale e nelle relazioni sociali e chi invece intende la trasformazione in maniera strutturale, come impatto economico, considerato il solo capace di provocare un cambiamento socio-politico (Fonte e Salvioni, 2013). Queste due visioni non sono contraddittorie ma convivono nello stesso gruppo.

    I GAS di Roma esprimono un interesse comune per i cibi biologici e, in particolare, per la questione legata alla non accessibilità di questi prodotti all’interno dei canali convenzionali. L’obiettivo comune sembra essere quello di costruire un sistema per l’approvvigionamento di alimenti biologici accessibile anche a redditi medi e medio-bassi (Fonte et al., 2011; Brunori et al., 2010).

    Questo punto di vista è dovuto al fatto che, nonostante gli alimenti biologici siano considerati piùl sani e di migliore qualità degli alimenti convenzionali e che siano ambiti da tutti, nei negozi specializzati o nei supermercati non sono accessibili a tutti per i prezzi troppo elevati. Secondo alcuni partecipanti dei GAS di Roma i prezzi dei prodotti biologici nei negozi specializzati (paragonati a “negozi di gioielleria”) sono “esagerati” e “inaccessibili” (Fonte, 2011).

    Tali valutazioni rendono più esplicito quanto già e espresso nel Documento base, dove i GAS sottolineano la necessità di rendere disponibili i prodotti biologici alle fasce di reddito basse o medio-basse: “trattandosi spesso di prodotti di nicchia, con uno scarso mercato e una scarsa capacità distributiva da parte dei produttori, i prezzi sono alti e disincentivanti per le molte famiglie a basso reddito. Il GAS, oltre ad aumentare gli sbocchi di mercato di questi prodotti, consente di far accostare al consumo critico anche chi sarebbe altrimenti tagliato fuori per motivi di reddito”.

    L’organizzazione dei GAS di Roma risponde sia al problema della produzione di alimenti sani, sia a quello della distribuzione degli stessi a prezzi accessibili. L’attuazione del consumo critico nei GAS prende avvio dal cibo, poiché è considerato un’esigenza primaria che può creare quel legame particolare, intimo tra i componenti del GAS e fungere da tramite per trasmettere determinati “valori” e avere un impatto politico concreto, per la transizione verso un modello più sostenibile.
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    Nella filiera dei GAS si riflette la volontà di individuare quello che e un prezzo “giusto”anziche “minimo”, giusto sia per i produttori che per i consumatori, in un’ottica di sostenibilità economica di lungo periodo, tenendo conto dei valori ambientali e sociali incorporati nei prodotti. Secondo) la loro visione, la determinazione dovrebbe tener conto anche dei rischi e della discontinuità degli acquisti (Fonte e Salvioni, 2013; Fonte et al., 2011), visione che corrisponde alla definizione di sicurezza alimentare.Vista questa necessità, i GAS di Roma promuovono la costruzione di una relazione di fiducia con il produttore, in cui si presuppone che il prezzo da lui stabilito sia il prezzo “giusto”, anche se ovviamente si fa contestualmente una comparazione tra prezzi al consumo e ne può scaturire un negoziato.

    Esemplare e, in questo caso, il progetto di prefinanziamento con l’Azienda Agricola il Papavero del maggio del 2013 (Riquadro X), in cui i GAS di Roma hanno stipulato un accordo per andare incontro ai diversi punti critici che venivano riscontrati nell’approvvigionamento di fragole e pesche.

    L’accordo di prefinanziamento tra l’Azienda Agricola “Il Papavero” e i GAS di Roma.

    Nel maggio 2013 é stato definito un accordo di prefinanziamento tra 25 GAS di Roma e l’azienda Agricola Biologica “Il Papavero”, produttore di fragole e pesche. L’Azienda, situata ad Acilia, è nata nel 1938 e ha acquisito la certificazione biologica nel 1994. Questa decisione ha portato i titolari, Angelo e Fiorella, a intraprendere la strada della filiera corta: “Abbiamo deciso di avere un contatto diretto con chi consumava i nostri prodotti, dando importanza anche all’aspetto sociale. Ci siamo avvicinati a questo mondo alternativo dei GAS che è una valida alternativa al malato sistema distributivo the governa la nostra società. Siamo arrivati al prefinanziamento, perche ci è sembrata una risposta veramente valida alla domanda di cambiamento nostra e dei GAS”. Il prefinanziamento ha permesso all’Azienda di pianificare la produzione con la certezza di trovare sbocco all’offerta e di non incorrere nell’eventualità di dover buttare il prodotto per mancanza di acquirenti. Il prezzo proposto dal produttore stato discusso con i GAS coinvolti ed è stato reputato equo. In seno all’accordo è stato anche stabilito che il prezzo del 2013 fosse pari a quello 2012 (scontando quindi l’aumento IVA e di altre imposte e tasse che hanno inciso sui costi di produzione) e non fosse soggetto alla variabilità stagionale, sia nel caso di diminuzione che di aumento della quantità prodotta (salva la possibilità di concedere sconti). I GAS hanno così condiviso il rischio di impresa con “Il Papavero” e si sono impegnati nell’acquistare la produzione del 2013 (da Aprile a Luglio) al prezzo concordato di 4,20 Euro al kg per le Fragole e 2,80 Euro al kg per le Pesche (incluso il trasporto). Dopo la stipula dell’accordo i GAS hanno versato il 40% dell’importo prefinanziato e l’Azienda si é impegnata a dare precedenza alla fornitura dei GAS sottoscriventi nel caso si verificasse, per motivi naturali e imprevisti, una diminuzione della quantità effettivamente prodotta. In questo caso l’azienda si è anche impegnata a portare in acconto all’anno successivo la quota prefinanziata e non acquistata, oppure a restituirla nel caso in cui un GAS volesse recedere dall’accordo. In aggiunta ha garantito un’informazione costante sull’andamento della produzione, la possibilità di accesso alla documentazione di certificazione e la possibilità di concordare date di incontro in Azienda. Angelo e Fiorella sostengono che con l’accordo e cambiata la responsabilità di consumatori: “… i GAS hanno fatto proprio il progetto e si sono sentiti coinvolti (… ) si sono mostrati disponibili a ricevere tempestivamente gli esuberi di prodotto(…) lo scorso anno abbiamo buttato della frutta perché non vi era un contatto consapevole e tempestivo, la maturazione può infatti essere improvvisa e bisogna agire rapidamente (…) Quest’anno si e iniziata la produzione con la consapevolezza che la frutta prodotta sarebbe stata ordinata, che il prezzo (di vendita e trasporto) avrebbe remunerato l’attività e che sarebbe rimasto costante e accessibile per i consumatori… “
    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

    Vedi sullo stesso argomento
    https://www.romanews.it/blog/economia-solidale/gas-gruppi-acquisto-solidale-roma/

    Per leggere tutti gli articoli vai alla sezione WIKI del nostro blog dedicata alla Economia solidale
    https://www.romanews.it/blog/wiki/filiera-corta-prezzo-giusto-e-sviluppo-sostenibile

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