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  • Zeman e la vecchia signora

    Zeman e la vecchia signora

    [corner-ad id=1]Un blog, come questo di romanews.it è uno spazio di approfondimento, di evidenziazione ed anche di ricordo per non dimenticare le cose importanti. Circa un mese fa, su sua richiesta, è andato in pensione Raffaele Guariniello, celeberrimo pm delle storiche inchieste su EthernitThyssen.
    Zeman e la vecchia signoraCi piace rinverdire a molte ingessate memorie ricordando il rinvio a giudizio di alcuni massimi esponenti della Juventus calcio, nel caso doping, da parte del giudice Guariniello: è onesto e salutare imporre delle riflessioni.       Il giudice intervenne tre anni dopo l’ipocrita stupore generale, quando Zeman sollevò “perplessità” su finanza e farmacie, sui corpi particolarmente “palestrati” di molti giocatori di calcio.
    L’allenatore sollevò la bufera rispondendo, forse ingenuamente, a semplici domande, maliziose, poste da giornalisti sportivi. Furono interviste dunque, non si organizzò un convegno, o una serie di seminari, bastò a far notizia.
    Il tecnico boemo disse esplicitamente ciò che tutti sapevano, da prima di Maradona, in poi; per molti la paura era di rompere il “giocattolo”, il complice silenzio è stato il vero veleno che ha attraversato trasversalmente il mondo del calcio, intossicandolo a più livelli.
    A Zeman fu dato del folle, del terrorista, da parte di giocatori, ex giocatori, da illustri esponenti del calcio, fu commiserato; si deve ricordare anche l’isolamento che subì a Coverciano durante una riunione di allenatori.
    Questa è storia.
    Queste osservazioni credo sia giusto farle, ma non con lo scopo di sollevare parzialmente da responsabilità, seppur pesanti, la Juventus, ma per evidenziare una matrice, più o meno interconnessa, di connivenze tra vari settori dell’industria calcio; alla fine è il business che conta, al diavolo quel pazzo di Zeman.
    Infatti, quelle follie portarono, a breve, alla caduta del CONI (dimissioni di Pescante), alla chiusura del laboratorio dell’Acquacetosa, generando una fase di stallo nel mondo del calcio.
    Caparbio nel tener duro il coraggioso Guariniello, dopo tre anni, tirò le somme e partirono i rinvii a giudizio.
    In tutta la faccenda c’è da chiedersi se qualcuno pensò mai ai tifosi, ai loro sentimenti, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità.
    Il calcio, amici lettori, è amore, è magia, poche realtà al mondo hanno una tale capacità di coinvolgimento passionale e d’ascolto. Pochi fenomeni hanno il potere di concentrare in un istante, il gol, gioia e disperazione, nello stesso momento su opposte fazioni, in città e nazioni diverse.
    Il calcio è un simbolo insostituibile nella nostra civiltà, parlano i numeri, e proprio perché fonda essenzialmente sulla passione, poco si presta e si coniuga con i meandri tecnico-finanziari legati al business.
    I tifosi sono la reale forza e consistenza di questo mondo, e credo che difficilmente si faranno trattare da sottosviluppati; sono i primi a capire il marcio, perché è troppo diverso dalla passione pura, dal sentimento vero.
    A coloro che temono che il “giocattolo” si rompi, credo che sia giusto rispondere che, dal momento che si pongono la domanda, sono già fuori gioco. E, con loro, credo sia opportuno associare chi è contro ai giocatori bandiera, chi ammonisce l’esultanza dopo un gol, chi è servo di pochi padroni, chi è troppo occupato in plusvalenze, chi si svende agli sponsors, chi picchia i tifosi in trasferta, chi vorrebbe solo un calcio in TV.

    A tutti costoro, i tifosi, gli sportivi, i puri, grideranno forte perderete.

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  • Cosa sono le previsioni del tempo spaziale

    Cosa sono le previsioni del tempo spaziale

    Le previsioni del tempo spaziale  ormai da anni  sono realizzate grazie al Super DARN – Super Dual Auroral Radar Network – che è un progetto internazionale per lo studio dello spazio circumterrestre.
    L’Italia ospitò a Venezia un workshop internazionale, Super DARN, da parte dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
    Le previsioni del tempo “spaziale” saranno in futuro sempre più importanti; i fenomeni magnetosferici e ionosferici, causati dalle variazioni delle condizioni del sole e del vento solare, possono determinare disfunzioni non solo sul funzionamento e l’affidabilità delle istallazioni spaziali, ma anche creare danni sulla terra, ad esempio alle reti di approvvigionamento dell’energia elettrica, agli oleodotti, alle operazioni di lancio missilistico, ai sistemi spaziali, alle comunicazioni, al clima.
    L’Italia partecipa al  SuperDARN  avendo partecipato all’istallazione di uno dei radar  nell’isola Kerguelen, in oceano indiano, insieme con l’LPCE (Laboratoire de Physique et Che mie de l’Environment, di Orleans, Francia.
    I workshops consentiranno di fare il punto sullo stato dei progressi compiuti nei settori delle operazioni radar, sia a livello hardware, sia software, nonché sulla fisica dei plasmi, e su tutti quei fenomeni legati alle relazioni Sole-Terra.
    In realtà si tratta di uno dei più recenti ed avanzati sistemi per lo studio degli effetti del plasma solare sulla magnetosfera e ionosfera terrestre: le Aurore Polari.
    Le aurore sono formazioni luminose di colori e forme variabili, a latitudini magnetiche tra i 60 e 70 gradi.
    Sono causate all’emissione di luce seguente all’eccitazione di atomi e molecole ionosferiche una volta “urtati” da elettroni e protoni di provenienza solare.
    Si osservano ad alte latitudini in quanto queste regioni sono connesse magneticamente con zone dello spazio circumterrestre da cui i protoni e, soprattutto, gli elettroni, possono precipitare molto facilmente, scorrendo lungo le linee di forza del campo geomagnetico.
    Le misure vengono effettuate con una rete di 15 Radar HF (8-20 MHz) posizionati nelle regioni artiche ed antartiche, i siti privilegiati per le osservazioni da terra dei fenomeni, che hanno origine dall’interazione fra il vento solare e la magnetosfera.
    L’incrocio dei dati provenienti dai singoli radar permetterà di costruire, istante per istante, la mappa della circolazione del gas ionizzato della ionosfera intorno ai poli magnetici, fra i 100 e 400 km di altezza.

    Si è parlato di probabili interazioni con il clima, e di conseguenza sulla salute umana: fastidiosi disturbi fisici che potrebbero derivare dal vento spaziale. Variazione sull’umore e disturbi connessi alla meteoropatia; di certo si sa che coloro che viaggiano spesso in aereo, a latitudini elevate, possono essere interessati a forti dosi di radiazioni particellare ed elettromagnetica, tali da poter alterare il normale ciclo biologico.

    Si è finalmente preso atto della possibilità dei danni, causati da particelle cosmiche, ai passeggeri di aerei, cosa sempre negata dalle compagnie di tutto il mondo: è famosa la frase “non è stato sufficientemente dimostrato da un punto di vista scientifico che….”; una seconda riflessione è notare come molti, quasi tutti, i progetti nazionale ed internazionali abbiano un’appendice di finalità riconducibile alla salute umana o alla tutela dell’ambiente, o a tutte e due.
    Cosa sono le previsioni del tempo spazialeSarebbe interessante verificare quanta energia verrà dedicata alla tutela della salute!
    Nel caso del SuperDARN, appena riportato, le risorse economiche sul tavolo sono ingentissime, l’installazione della rete dei quindici radar HF, la costruzione dei siti, i laboratori ed il resto dell’indotto consentirà “la costruzione, istante per istante, della mappa della circolazione del gas ionizzato della ionosfera…”.
    Si vorrebbe conoscere anche quando verranno portate avanti le ricerche sui “disturbi fisici” subiti dall’uomo, citati dal progetto, si vorrebbe sapere in quale sottoprogetto verranno trattati, a livello scientifico, le interazioni con il clima, ed in quale laboratorio verranno sperimentati materiali a tutela dei passeggeri utenti di aerei.
    E’ compito primario della società civile proteggere il cittadino utente e consumatore, essere da stimolo alle istituzione, nell’esercizio delle proprie funzioni, di promozione e di controllo.

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  • Cosa è il morbo di Gehrig

    Cosa è il morbo di Gehrig

    [corner-ad id=1]Cosa è il morbo di Gehrig? Si tratta di una terribile patologia degenerativa che colpisce l’apparato muscolare e che prende il nome dall’ex campione di baseball americano Lou Gehrig, morto nel 1941 a soli 38 anni.
    In Italia si è cercato di negare il rapporto con lo sport.
    L’anno dopo la morte di Signorini, ormai segnato in maniera irrimediabile dal male, si disse: «Lo sport non c’entra».
    In seguito Adriano Lombardi si è aggiunto alla lista ormai lunghissima delle vittime del morbo di Gehrig. La morte di Lombardi – avvenuta nella sua casa di Mercogliano, nell’Avellinese – segue a distanza di tre anni quella di Lauro Minghelli, ex giocatore di Arezzo, Torino e Pisa, deceduto nel 2004 a soli 31 anni dopo un altro lungo calvario.
    Del morbo di Gehrig e della sua pericolosità tra gli sportivi, in particolare tra i calciatori, ci si accorse dopo le immagini di Gianluca Signorini in lacrime a Marassi sulla sedia, accompagnato dai figli, con tutto lo stadio in piedi ad applaudirlo. L’ex capitano del Genoa combattè a lungo la sua battaglia, ma nel 2002 il morbo lo stroncò ad appena 42 anni. La sua morte servì però ad aprire un filone di indagine. L’anno dopo la procura di Torino per iniziativa del pm Raffaele Guariniello avviò un’inchiesta (successivamente il pm acquisì di nuovo gli atti della morte di Lombardi), all’inizio riguardò cinque squadre professionistiche ma poi si allargò a macchia d’olio. Cosa è il morbo di GehrigL’indagine accertò all’inizio oltre quaranta casi di nominativi di calciatori e tanti altri casi sospetti.
    Scartabellando nella lista sempre più fitta delle morti per il morbo ci si rese conto così che il primo caso in Italia risaliva addirittura al 1973, anno in cui morì Armando Segato: ex centrocampista di Cagliari, Fiorentina e Udinese. Nel 1980 morì Ernst Ocwirk, ex giocatore austriaco della Sampdoria degli anni Sessanta. Dopo di loro furono in tanti a fare la stessa triste fine. Tra le morti sospette quella dell’ex milanista Giorgio Rognoni, morto a 40 anni, e di alcuni giocatori della Fiorentina degli anni Settanta. Tra loro Bruno Beatrice, Nello Saltutti, Ugo Ferrante e Giuseppe Longoni; il primo fu stroncato dalla leucemia, il secondo d’infarto, il terzo da un tumore alle tonsille, l’ultimo per uno vasculopatia cardiaca. Per tutti la Procura di Firenze aprì un’inchiesta su richiesta della moglie di Beatrice che parlò di sostanze dopanti.
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  • Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    [corner-ad id=1]I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono gruppi di consumatori che si riuniscono per acquistare prodotti direttamente dagli agricoltori (generalmente piccole imprese) e che si basano sui principi del consumo critico. Questa forma di filiera corta si distingue per l’alto grado di partecipazione e coinvolgimento da parte dei cittadini, che si riappropriano della loro sovranità alimentare e definiscono i modi e i principi con cui condividere quest’esperienza. Lo scopo primario è quello di accorciare la filiera e generare un prezzo giusto,  estendendo i prodotti biologici più accessibili di quanto non lo siano nelle catene tradizionali.
    Ma il loro scopo è anche politico e mira alla creazione di occupazione, alla tutela dell’ambiente, all’incremento delle relazioni sociali e dei movimenti locali. Il principio fondamentale è quello della solidarietà in base al quale i consumatori prediligono fornitori che devono essere piccoli, per non concentrare il potere economico nelle mani delle grandi aziende e locali, per poter avere contatti diretti. Inoltre si cerca di seguire i criteri di rispetto dell’uomo, sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori che per la salute dei consumatori, e rispetto dell’ambiente, in quanto prodotti e produttori non devono generare troppo inquinamento e devono limitare il consumo delle risorse naturali. Di solito, gli agricoltori effettuano una consegna settimanale in un luogo prestabilito, in cui gli aderenti si recano per ritirare la loro spesa. I GAS possono prevedere la stipula di accordi duraturi con i produttori, tanto da organizzare riunioni periodiche, attività collaborazione nei confronti degli agricoltori, ricerca di lavoratori, risoluzione di problemi, sistemi di aiuto in caso di perdite di prodotto e sistemi di finanziamento anticipato…
    Clicca quì per visualizzare l’articolo completo nella sezione WIKI del blog

    Tutti gli articoli pubblicati su Economia solidale e Gruppi di Acquisto solidale (GAS)
    Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma
    La filiera corta – Vantaggi e svantaggi della modernizzazione in agricoltura
    Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde
    La rinascita della filiera corta
    I Mercati dei contadini – (Farmers’ Market)
    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Articoli tratti dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013


    Economia solidale - Tornare alla filiera corta

  • I mercati dei contadini

    I mercati dei contadini

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    I mercati dei contadini

    Farmers’ Market (FM) significa letteralmente “mercati dei contadini” o “mercati contadini” e si tratta di una delle forme di filiera corta promosse soprattutto da associazioni di agricoltori. I Farmers’ Market si svolgono spesso in aree riqualificate delle città, in cui gli agricoltori stessi si recano, generalmente una o due volte a settimana, per montare i propri banchi e vendere i prodotti disponibili a seconda della stagione. Lo sviluppo di questi mercati in Europa si deve soprattutto alla presenza di attività tradizionali locali che rivendicano un concetto di qualità basato sulla sostenibilità e sul benessere animale ….

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    Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma
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    Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde
    La rinascita della filiera corta
    I Mercati dei contadini – (Farmers’ Market)
    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Articoli tratti dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013
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  • Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

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    Gruppi di Acquisto Solidale

    I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono gruppi di consumatori che si riuniscono per acquistare prodotti direttamente dagli agricoltori (generalmente piccole imprese) e che si basano sui principi del consumo critico. Questa forma di filiera corta si distingue per l’alto grado di partecipazione e coinvolgimento da parte dei cittadini, che si riappropriano della loro sovranità alimentare e definiscono i modi e i principi con cui condividere quest’esperienza. Lo scopo primario è quello di accorciare la filiera e generare un prezzo giusto,  estendendo i prodotti biologici più accessibili di quanto non lo siano nelle catene tradizionali.
    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)
    Ma il loro scopo è anche politico e mira alla creazione di occupazione, alla tutela dell’ambiente, all’incremento delle relazioni sociali e dei movimenti locali. Il principio fondamentale è quello della solidarietà in base al quale i consumatori prediligono fornitori che devono essere piccoli, per non concentrare il potere economico nelle mani delle grandi aziende e locali, per poter avere contatti diretti. Inoltre si cerca di seguire i criteri di rispetto dell’uomo, sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori che per la salute dei consumatori, e rispetto dell’ambiente, in quanto prodotti e produttori non devono generare troppo inquinamento e devono limitare il consumo delle risorse naturali. Di solito, gli agricoltori effettuano una consegna settimanale in un luogo prestabilito, in cui gli aderenti si recano per ritirare la loro spesa. I GAS possono prevedere la stipula di accordi duraturi con i produttori, tanto da organizzare riunioni periodiche, attività collaborazione nei confronti degli agricoltori, ricerca di lavoratori, risoluzione di problemi, sistemi di aiuto in caso di perdite di prodotto e sistemi di finanziamento anticipato.
    I GAS organizzano riunioni con i partecipanti anche per raccogliere feedback dei prodotti che  hanno comprato e per decidere la politica de seguire. Essi hanno inoltre un ruolo significativo poiché trasmettono la cultura del cibo e possono contribuire a modificare le abitudini alimentari delle famiglie che vi partecipano. I consumatori così riuniti, possono esercitare una critica di massa che li porta a ottenere uno sconto nei confronti degli agricoltori, ma allo stesso tempo li sostiene nel passaggio alle tecniche produttive biologiche.

    Vendita diretta in azienda

    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)Questa forma di vendita è tra le modalità più diffuse e forse più antiche. Si tratta di istituire lo spaccio dei prodotti dell’azienda presso la sede dell’azienda stessa. È un’iniziativa dei produttori che comporta diversi vantaggi come il risparmio del tempo connesso agli spostamenti al di fuori dell’azienda, l’eliminazione dei costi di trasporto e di personale, l’ampia disponibilità di prodotti, la riduzione dei rifiuti, la possibilità di offrire ai clienti servizi accessori, come quello di trascorrere del tempo in azienda, di aumentare il valore dei prodotti venduti, di acquistare prodotti freschi. A fronte di questi vantaggi vi sono, tuttavia, alcuni limiti: la disponibilità dei prodotti posti in vendita (limitata a quelli presenti sul luogo di produzione), la quantità di investimenti necessari per rendere lo spaccio aziendale a norma di legge, la soggezione allo stato della viabilità per raggiungere l’azienda e alla pubblicità necessaria per rendere visibile il negozio. Alcuni di questi fattori sono attenuati dal D.Lgs. 228/200133, che permette l’ampliamento della gamma dei prodotti posti in vendita mediante l’acquisto di merci diverse da quelle che sono disponibili in azienda.
    Inoltre le imprese possono organizzare uno spaccio aziendale collettivo, realizzabile con il coinvolgimento di più aziende aventi prodotti complementari. Questa modalità consente di offrire ai clienti un’ampia scelta di prodotti, realizzata anche con la collaborazione di poche aziende agricole, opportunamente scelte per la diversità delle produzioni.

    Il concetto di «massa critica» individua, in fisica, la quantità di materiale fissile (uranio, plutonio) necessaria a innescare una reazione a catena, viene utilizzato per analogia dalla nuova cultura emergente per indicare un processo di cambiamento sociale indotto da una minoranza attiva quando raggiunge un certo grado di numerosità o di intensità. Raggiunto questo grado, la pratica si diffonde come una reazione a catena a tutta la comunità.
    L’antropologa statunitense Margaret Mead scriveva: «Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. Questo infatti è quanto è sempre successo» (Nitamo Montecucco, 2009).

    La coltivazione diretta

    Questa forma di filiera corta coinvolge direttamente i consumatori che possono lavorare la terra e contribuendo alla coltivazione dei prodotti che in seguito consumeranno a casa. Questa forma di approvvigionamento si è diffusa negli USA durante gli anni della grande depressione, quando gli agricoltori, non riuscendo ad ottenere un prezzo convenevole per ripagare il lavoro, aprirono le porte ai consumatori per cercare aiuto e collaborazione. La coltivazione diretta da vita a nuove forme di convivialità che si istaurano dal momento in cui si lavora collettivamente. I consumatori ritrovano un contatto diretto con la terra e instaurano relazioni sociali durature. Alcune associazioni o aziende agricole offrono gratuitamente spazio e informazioni in cambio di piccole parti del raccolto oppure chiedono un pagamento fisso, mensile per esempio. Altre aziende invece si occupano della coltivazione, delegando al consumatore il compito di selezionare e raccogliere i prodotti.

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    Orti urbani

    Per orti urbani si intendono delle aree che si trovano all’interno dei centri abitati e che vengono destinate alla coltivazione di frutta e verdura. La loro presenza permette ai residenti di cibarsi in modo sano e genuino, e favorisce lo sviluppo di un’economia eticasolidale. Gli orti cittadini sono considerati un valido strumento di aggregazione sociale, oltre che di riqualificazione urbana. Gli effetti positivi risiedono, infatti, anche nell’aumento di aree verdi, nel conseguente miglioramento della qualità dell’aria, nella riqualificazione di aree degradate, nel limitare il consumo di suolo (in particolare quello agricolo delle fasce periurbane), e nella valorizzazione del paesaggio attraverso le attività agricole. Secondo gli ultimi dati di Italia Nostra (2013), gli orti urbani occuperebbero un’estensione di oltre 500.000 metri quadrati, ma si stima che in realtà siano molti di più. Sono in crescita anche le iniziative istituzionali che si occupano di ciò. Nel Giugno 2013 sono stati assegnati a Milano 171 orti urbani; lo stesso è avvenuto a Roma con l’assegnazione di 33 orti nel quartiere Garbatella.

    Altre forme

    Il fenomeno dell’agricoltura locale è tuttavia molto variegato e si possono includere nella sua pertinenza anche attività per il recupero delle eccedenze di produzione. A tale  proposito ci sono le Banche del Cibo, come la fondazione Banco Alimentare, che si occupano di recuperare le eccedenze alimentari della produzione agricola e industriale per distribuirli a strutture caritative sparse sul territorio. In Italia esiste anche una società spinoff denominata Last Minute Market, nata nel 1998 come attività di ricerca, che promuove il riutilizzo dei prodotti scartati dalla grande distribuzione. L’attività è soprattutto volta all’organizzazione logistica delle donazioni/ritiri tenendo sotto controllo gli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali. Infine esistono movimenti indipendenti come il Freeganism che recupera le eccedenze alimentari per un consumo privato; mense scolastiche, dove viene privilegiato il consumo di generi alimentari lavorati direttamente sul territorio o reperiti in base al principio del minor numero di passaggi tra produttore e consumatore, con migliori garanzia di mantenimento delle caratteristiche organolettiche grazie al breve tempo di trasporto. Anche programmi di nutrizionepolitiche agricole possono rientrare nel computo delle filiere corte.

     

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

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    Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)

     

    Immagini tratte da :

    http://www.tramecarignano.com/
    http://www.milanolifestyle.it/
    http://www.iltaccoditalia.info/
    http://www.abruzzo24ore.tv/
    http://www.tuttogreen.it/g
    http://www.comune.venezia.it/
    http://blog.imseo.it/
    http:/www.cartoonstock.com

  • I Mercati dei contadini  – (Farmers’ Market)

    I Mercati dei contadini – (Farmers’ Market)

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    I mercati dei contadini

    Farmers’ Market (FM) significa letteralmente “mercati dei contadini” o “mercati contadini” e si tratta di una delle forme di filiera corta promosse soprattutto da associazioni di agricoltori. I Farmers’ Market si svolgono spesso in aree riqualificate delle città, in cui gli agricoltori stessi si recano, generalmente una o due volte a settimana, per montare i propri banchi e vendere i prodotti disponibili a seconda della stagione (Marino & Cicatiello, 2012). I Mercati dei contadini - (Farmers’ Market)
    Lo sviluppo di questi mercati in Europa si deve soprattutto alla presenza di attività tradizionali locali che rivendicano un concetto di qualità basato sulla sostenibilità e sul benessere animale (Sonnino & Marsden, 2006; Ilbery & Maye, 2005). Questi mercati sono frequentati abitualmente da consumatori residenti nelle aree limitrofe al mercato. I Farmers’ Market non comprendono solo agricoltori, ma anche piccole aziende di artigianato o di abbigliamento, che utilizzano tecniche rispettose dell’ambiente e materiali naturali, riciclabili o riciclati. Il primo mercato contadino è stato organizzato in Canada nel 1780. In seguito, nel 1973 è stato fondato l’Ontario Farm Fresh Marketing Association (OFFMA), un’associazione proprio con lo scopo di coordinare le varie esperienze di mercati degli agricoltori. Questi ultimi si sono sviluppati a partire dagli anni Novanta negli Stati Uniti, dove la biologicità e la località dei prodotti erano considerati una filosofia di vita già da diversi anni. Il fenomeno ha guadagnato popolarità dopo l’attenzione dei consumatori verso la qualità (Vecchio, 2009) e costituisce, oggi, una realtà consolidata negli Stati Uniti. I dati dell’United States Department of Agriculture24 (USDA  http://www.usda.gov) contano 4.385 mercati attivi sul territorio nazionale nel 2006, con una crescita quasi del 150% dalle 1.755 unità nel 1994 (anno del primo censimento).
    Dal 2000 i mercati contadini rappresentano una forma diffusa che coinvolge oltre 2.760.000 consumatori ogni settimana. In Europa il fenomeno è più recente: in Gran Bretagna i primi mercati furono inaugurati negli anni Novanta e oggi, secondo i dati della National Farmers’ Retail & Markets association (FARMA) , se ne contano oltre 550 per un giro d’affari di oltre 300 milioni di euro.
    L’Italia è probabilmente il paese europeo più ricco di queste iniziative. I mercati dei contadini sono organizzati prevalentemente da associazioni quali  Coldiretti, Slow FoodAIAB e associazioni libere di produttori. L’esperienza più diffusa è quella rappresentata dai mercati della Fondazione Campagna Amica di Coldiretti con oltre mille iniziative sparse su tutto il territorio.

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    La Fondazione organizza i mercati (“Mercati di Campagna Amica”, MCA) al fine di “promuovere l’estensione capillare dei mercati degli agricoltori e di ogni formula di vendita diretta” per valorizzare le produzioni locali e rispondere alla crescente domanda di cibo genuino. Ai MCA partecipano agricoltori associati, di solito operanti nella stessa regione in cui è ospitato il mercato, che vendono direttamente le proprie produzioni.
    I produttori sono tenuti al rispetto di un regolamento disciplinare che prevede, tra l’altro, il controllo dei prezzi massimi praticati, secondo quanto stabilito da un accordo quadro con le principali Associazioni di Consumatori italiane.

    Siti web di riferimento:
    www.farmersmarkets.net
    La Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti (Coldiretti) è la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana. http://www.coldiretti.it
    L’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) è una associazione di produttori, tecnici e cittadini consumatori. www.aiab.it
    www.campagnamica.it

    Nei MCA i produttori accreditati, secondo le regole stabilite dal regolamento disciplinare, si impegnano a garantire in modo trasparente un risparmio di almeno il 30% rispetto ai prezzi dei prodotti confrontabili comunicati tramite “SMS consumatori“. I produttori si impegnano altresì a garantire la provenienza, la tracciabilità, la qualità e la salubrità dei prodotti in vendita. Aderendo al progetto gli agricoltori hanno la  possibilità di apporre il marchio di riconoscimento “Campagna Amica”, che contraddistingue il prodotto agricolo “cento per cento italiano firmato dagli agricoltori”. I prodotti così tutelati sono offerti attraverso un’estesa rete commerciale nazionale sotto diverse forme.
    La Fondazione, infatti, non si limita all’organizzazione dei mercati, ma affianca a questi anche punti vendita in città, (chiamati “Botteghe di Campagna Amica” o “Botteghe italiane”), presso cooperative, consorzi agrari, agriturismi, aziende agricole, coinvolgendo inoltre la rete della ristorazione a chilometri zero e dei Gruppi di Acquisto Solidali.

    I Box Schemes

    Il Box Schemes è una forma distributiva organizzata dall’agricoltore che si occupa del rifornimento di prodotti  agricoli stagionali (solitamente biologici) per un gruppo di consumatori convenzionati, i quali accolgono la merce direttamente in casa o al lavoro.
    Questo servizio viene proposto spesso sotto forma di abbonamento settimanale, quindicinale o a richiesta. Ciò che viene recapitato a casa dell’acquirente è il cosiddetto “cassettone” (o box), la cui composizione è definita in base alla disponibilità. Per offrire una combinazione di prodotti più appetibile, le aziende agricole sono spinte a cooperare in forma associata o fondando cooperative vere e proprie.
    Talvolta la produzione aziendale, o di cooperativa, può essere integrata con prodotti importati che rispettino determinate caratteristiche. Solitamente quando vi è un’ampia disponibilità di scelta, i consumatori possono scegliere le quantità e la composizione del loro “cassettone”. I vantaggi maggiori per il consumatore sono legati alla freschezza, alla qualità, alla varietà e alla consegna a domicilio, oltre a un ritrovato contatto diretto col produttore.
    Gli svantaggi sono collegati al costo che può essere alto per via della consegna a domicilio. Questa forma di distribuzione è molto popolare negli USA, in Canada e nel Nord Europa. In Gran Bretagna la Soil Association ha indicato che il fatturato delle iniziative di box schemes corrispondeva a oltre 174 milioni di sterline nel 2012, con un aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente.
    I Mercati dei contadini - (Farmers’ Market)
    In Italia, Bio bank (2013) ha censito 130 aziende che praticano vendita online di prodotti aziendali con un incremento del 20%.
    Una crescita che si inserisce a pieno titolo in quella più generale della vendita diretta che nel 2012 è  aumentata del 4,9%. La maggior parte delle aziende propone esclusivamente la vendita di prodotti biologici.

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    Al primo posto in assoluto è la Toscana, con 18 siti (13,8%), seguita dalla Puglia, con 16 (12,3%) e dalle regioni Emilia-Romagna e  Sicilia, allineate su 15 ecommerce (11,5%). Dal 2004 opera su Roma “Officinae Bio“, una Cooperativa di 12 aziende agricole biologiche certificate. L’offerta consiste in un “Cassettone Bio” da 4,5 o 9 kg di frutta e verdura di stagione venduta a prezzo fisso.
    La maggior parte sono aziende del territorio laziale, ma i prodotti come agrumi o mele provengono da soci di regioni più vocate (Toscana e Calabria).

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

  • La rinascita della filiera corta

    La rinascita della filiera corta

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    In risposta alla convenzionalizzazione e alle diverse crisi finanziarie succedutesi nell’ultimo decennio, i movimenti biologici si sono evoluti orientandosi verso istanze di rilocalizzazione e ri-socializzazione del prodotto alimentare con l’obiettivo di reintegrare i valori del movimento biologico originale (Buck et al., 1997; Guthman, 2004; Lockie e Lyons, 2006; Fonte, 2008; Fonte e Agostino, 2008).

    La campagna, denominata “McItaly”, prevedeva la selezione di materie prime di origine nazionale.
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2010/01/26/visualizza_new.html_1677608423.html

    Oltre alla sovranità alimentarequesti movimenti organizzati focalizzano la loro azione sui temi della sostenibilità, del localismo e dello sviluppo rurale.

    La «sovranità alimentare» è definita come il «diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto di definire i propri sistemi agricoli e alimentari». Definizione tratta dalla Dichiarazione di Nyéléni (Mali), al termine del Forum internazionale per la sovranità alimentare del 2007.

    La rinascita della filiera cortaNasce così quello che è stato definito il movimento postbiologico (Moore, 2006) mosso dallo spirito del consumo critico (o consumerismo) che rifiuta le scelte di acquisto basate sulle sole considerazioni economiche, integrando visioni altruistiche volte a evitare le disuguaglianze (Tosi, 2006). Il movimento post-biologico raggiunge l’apice della critica verso la modernizzazione, affrontando non solo questioni ambientali ed economiche, ma anche tematiche etiche e morali. Nasce così il paradigma dell’agricoltura sostenibile multifunzionale che valorizza le conoscenze agro-ecologiche e storico-sociali e favorisce il mantenimento e la valorizzazione dei beni pubblici. Inoltre risponde a una nuova  sensibilità delle amministrazioni pubbliche, dei consumatori e dell’opinione pubblica e poggia su una base produttiva composta in gran parte da piccole imprese (un segmento del mondo della produzione rimasto, in parte, volutamente estraneo ai processi di modernizzazione dell’agricoltura). La filiera corta riacquista forza con i movimenti post-biologici sulla base del concetto di ri-localizzazione che consiste principalmente nello spostamento dell’attività economica verso imprese presenti nella zona, che sono solitamente a carattere medio, piccolo o familiare, ma anche nel sostenere produzioni rispettose dell’ambiente e costruendo reti di relazioni tra consumatori e produttori (Norberg-Hodge, 2005). Si è aperta la nuova fase di ricerca del rapporto diretto tra consumatore e produttore con iniziative che pongono l’accento sulla vendita diretta e creando le cosiddette Reti Alimentari Alternative (Alternative Food Networks – AFN) (Marsden et al., 2000; Fonte e Papadopulos, 2010; Renting et al, 2003; Brunori, 2007; Goodman et al., 2012; Mariani et al., 2010).

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    Queste ultime non sono altro che l’espressione di nuove forme di vendita diretta. Il rapporto diretto tra agricoltore e consumatore è stato un elemento molto importante nella commercializzazione dei prodotti biologici sin dagli anni Novanta (Zamboni, 1993; Santucci, 1998). Negli ultimi anni, tuttavia, si stanno arricchendo le modalità di vendita: ai punti vendita aziendali e ai banchi in mercati si aggiungono una serie di nuove forme come le vendite in abbonamento (box schemes o cassettoni) e i Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) che, tra le altre cose, garantiscono al produttore la diversificazione e la programmazione delle vendite minimizzando le rimanenze (Fonte e Salvioni, 2013). Le prime caratteristiche che la vendita diretta ha messo in luce sono un migliore flusso di informazioni tra i soggetti coinvolti che rendono superfluo il ricorso alla certificazione convenzionale e il risparmio dei costi d’intermediazione, con una maggiore quota di valore aggiunto che rimane nelle mani del  produttore e con un prezzo inferiore per il consumatore (Verhaegen, 2001).

    Nelle AFN è frequente il ricorso alla Certificazione Partecipata (PGS – Participatory Guarantee Systems), un sistema in cui sono coinvolti tutti gli stakeholders che è costruito basandosi sulla fiducia, sullele reti sociali e sullo scambio di conoscenze”.(http://www.ifoam.org/about_ifoam/standards/pgs.html).

    Le istanze di ri-localizzazione mirano anche a contenere l’impatto ambientale, anche se questo potenziale non è condiviso da tutti allo stesso modo (Schonhart et al., 2008; Torquati B., Taglioni C., 2010). La caratteristica comune della maggior parte delle AFN è di essere promosse dalla domanda (in inglese sono dette “consumer driven”), per cui sono state ribattezzate “forme di co-produzione”, ovvero situazioni in cui le scelte di produzione sono condivise da produttori e consumatori (Brunori et al, 2010). Secondo dati recenti (Federbio, 2012), tramite questi nuovi canali di vendita le aziende agricole biologiche italiane stanno registrando consistenti aumenti di vendite (figura 1.6).
    La rinascita della filiera corta
    Tali iniziative si caratterizzano anche per la capacità di creare un’azione collettiva in grado di mantenere la sopravvivenza di forme di produzione che sono ritenute vitali per la sostenibilità sociale, economica e ambientale delle aree rurali (Soler et al, 2010). Inoltre, grazie all’eliminazione dell’intermediazione e alla collaborazione tra i membri del gruppo, le AFN perseguono un obiettivo di equità, che rappresenta la possibilità di dare accesso al consumo di prodotti biologici di qualità anche alle classi meno abbienti. Nel prossimo paragrafo vedremo come diversi studi vedono nelle AFN la risposta al sistema agro-alimentare reo di allontanare e separare la produzione del cibo dal suo consumo (Venn et al., 2006).

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    Forme di filiera corta

    Data la moltitudine di esperienze che sono state attivate nel mondo, nel presentare le principali forme di filiera corta non vi è lo scopo di essere esaustivi. Tali esperienze differiscono tra loro in primo luogo per i soggetti che le promuovono. Prevalentemente si tratta di consumatori o produttori che adottano le diverse tipologia in risposta all’insoddisfazione di un sistema distributivo di tipo industriale che ha Figura 1.6: canali di vendita per le aziende agricole biologiche italiane Fonte: FEDERBIO (2012) deluso le aspettative (Sonnino e Marsden, 2006; Raffaelli et. al., 2009). Le iniziative sono il frutto dell’auto-organizzazione dei gruppi che definiscono il loro operato nel rispetto di determinati e condivisi principi. Non mancano casi in cui i promotori sono esterni dalla filiera e vedono nel riavvicinamento tra produzione e consumo la possibilità di creare proficue attività. Inoltre, le varie forme di filiera corta si differenziano per lo spirito che anima la loro creazione. Le attività mosse dai consumatori sono nate prevalentemente con lo scopo di garantire accesso ai prodotti biologici a un giusto prezzo; in seguito si è aggiunto anche uno scopo più politico, volto a supportare le realtà agricole locali private del potere contrattuale dal mercato (Van Der Ploeg 2000). Le iniziative dei produttori hanno generalmente l’obiettivo di permettere la sopravvivenza delle piccole aziende agricole. Le aziende coinvolte sono solitamente a carattere familiare e, ristabilendo un rapporto diretto con la propria domanda, riottengono un certo grado di indipendenza e autonomia rispetto alle politiche pubbliche, percependo un reddito maggiore. È comprensibile che tali esperienze siano nate prima nei paesi industrializzati, dove il mercato è maggiormente strutturato e dove i problemi legati all’industrializzazione dei processi agricoli sono più tangibili che altrove.

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013

  • Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

    Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

    Mettendo insieme le ville storiche e i giardini minori, le aree agricole e gli alvei del Tevere e dellAniene, la Tenuta Presidenziale di Castel Porziano e i diciotto tra Parchi e Riserve naturali istituiti intorno alla città, la Capitale vanta oggi 88.000 ettari di verde protetto, pari al 67% della su­perficie comunale.

    Com’è inevitabile e ovvio, queste aree sono molto diverse tra loro. Al verde monumentale di Villa Doria Pamphilj, del Giani­colo e di Villa Borghese si affiancano delle autentiche perle come il Villa Celimontana, l’Orto Botanico e il Roseto Comunale, il verde archeologico del Palatino e dei Fori, aree d’interesse natu­rale e storico ma assediate dall’espansione della città come i Parchi regionali dell’Appia Antica e di Veio.

    Natura verde a Roma, una realtà sorprendenteVacche e pecore al pascolo e contadini al lavoro compaiono nelle distese agricole di Castel di Guido e di Decima-Malafede, e in aree più piccole e più vicine al centro come I’Insugherata, la Valle dei Casali. Le aree umide del Litorale Romano offrono un ottimo terreno al birdwatcher. Sulle Secche di Tor Paterno ci si immerge in cerca di pesci rari e posidonie.

    La differenza tra i luoghi determina condizioni altrettanto varie. Se il verde delle ville storiche è ordinato, pulito e periodica mente interessato da interventi di miglioramento e restauro (i problemi più seri di molte aree sono quelli legati al grande af­flusso di visitatori), alcune aree verdi oltre o accanto al Raccordo Anulare comprendono aree sorprendentemente integre, e altre che recano ancora i segni dell’inquinamento e delle discariche selvagge. Accanto alle aree sempre aperte si incontrano aree ar­cheologiche e giardini dove l’accesso è a pagamento e zone pri­vate chiuse al pubblico.

    Per visitatori e residenti, non da ieri, il problema più serio è di sapere quali zone possono essere visitate e quali no, quali in­gressi scegliere, quali attività praticare. Noi suggeriamo di esplorare parchi e ville con il mezzo più economico e semplice: le proprie gambe. Prima di mettersi in cammino è bene ricordare qualcosa sulla natura
    de­ll’Urbe e su come l’uomo l’ha trasformata nei secoli.

    Un fascino antico

    “Oggi ho visitato la Ninfa Egeria, poi il circo di Caracalla e i re­sti dei sepolcri lungo la via Appia e la tomba di Metella, che dà veramente l’idea della solida costruzione muraria. Quegli uo­mini lavoravano per l’eternità, e avevano calcolato tutto meno la ferocia devastatrice di coloro che sono venuti dopo, e innanzi ai quali tutto doveva cedere”.

    Così, nel suo Viaggio in Italia, Johann Wolfgang Goethe sintetizzava più di due secoli fa il fascino che Roma, i suoi resti archeologici, i paesaggi della Campagna Romana esercitavano sui viaggiatori del Grand Tour. Parole analo­ghe hanno scritto altri grandi nomi della cultura come Shelley, Keats, Gogol, Andersen, Melville e Stendhal.
    Non c’è nulla di cui stupirsi. Roma, fin dall’alba della storia, è stata una delle mète più desiderate e visitate d’Europa. Dall’alto Medioevo pellegrini e uomini di fede vi affluiscono da tutto il mondo cristiano. Dal Cinque al Novecento pittori, letterati e mu­sicisti sono arrivati alla scoperta dei paesaggi, dei monumenti, dello spirito dell’antichità classica. Alcuni, come il danese Bertel Thorwaldsen, si sono innamorati dell’arte di Roma antica fino a riprenderne le tecniche, i materiali e lo stile. Altri, come Simòn Bolivar, il Libertadòr del Sudamerica, hanno giurato nei luoghi di Cesare e di Mario di battersi per la libertà della loro terra. A loro si sono affiancati artisti e patrioti italiani come Antonio Canova, Giuseppe Garibaldi e molti altri.

    I viaggiatori del Grand Tour si preparavano a scoprire Roma con anni di studio, alimentavano il desiderio con le difficoltà del viaggio, una volta raggiunti il Colosseo e i Fori si concedevano settimane o mesi di tempo per vedere fino all’ultima pietra. Oggi Roma è una mèta del turismo di massa, e la straordinaria facilità del viaggiare moderno – oggi il Colosseo, domani il Partenone, tra qualche giorno le Piramidi o il Louvre – rende difficile per molti viaggiatori capire i luoghi che sono venuti a visitare.

    I problemi di una metropoli moderna, dal traffico al cemento, rendono difficile apprezzare la loro città anche a molti romani di oggi, che si spingono solo di rado verso i Fori, Villa Borghese, i sepolcri dell’Appia e gli straordinari panorami del Gianicolo. Per tutti l’antidoto è uno solo. Osservare con calma, non limitarsi ai monumenti più noti, tenere d’occhio, oltre alla storia, anche la natura di Roma. Una passeggiata nel Parco degli Acquedotti o sull’Appia Antica può essere interessante e istruttiva quanto una visita guidata al Colosseo.

    Natura verde a Roma, una realtà sorprendente
    La natura di Roma
    Tutti sanno che Roma antica si è sviluppata sui proverbiali sette colli, e che la città moderna è cresciuta inglobando via via altre alture come il Gianicolo e Monte Mario. Meno noto è che queste colline sono formate da rocce vulcaniche, soprattutto pozzolana e tufi, eruttate dal Vulcano Laziale (gli odierni Colli Albani) che domina la metropoli da sud, est, e dal Vulcano Sabatino (i laghi di Bracciano e Martignano) che le si affianca a nord ovest. Ai piedi di queste rocce, in varie zone, compaiono sabbie di origine marina molto più antiche.

    ll,calcare appare nella Campagna Romana man mano che ci si sposta verso Tivoli e l’Appennino. Sono interamente calcaree le montagne (Terminillo, Lucretili, Monte Velino, Simbruini) che chiudono l’orizzonte di Roma, e che dominano i pa­norami dal Gianicolo e dai quartieri orientali della città. Il Tevere e l’Aniene, il suo principale affluente, si sono aperti il loro corso tra i colli. I detriti trasportati dal fiume hanno formato la pianura al­luvionale, acquitrinosa fino alle bonifiche di fine Ottocento, che si estende tra la città e il Tirreno.

    La varietà di esposizioni e di suoli e la presenza di vaste zone protette rendono molto varie la flora e la fauna di Roma. II paesaggio della Campagna Romana, che so­pravvive nelle riserve e nei parchi, alterna zone coltivate, pascoli, essenze piantate dall’uomo come pini, cipressi ed eucalipti a boschi di quercia un’importante risorsa economica), a leccete e a cerri secolari isolati. Nelle zone asciutte prevalgono la roverella e l’acero campestre. Nelle valli compaiono farnia, olmo e corniolo. Accanto al Tevere e all’Aniene crescono salice bianco, pioppo nero ed equiseto. La macchia mediterranea si colora a primavera con il giallo delle ginestre. Non mancano le orchidee selvatiche.

    Anche gli animali ci sono ancora. Nelle aree protette di Roma sono state censite circa 1200 specie vegetali (su 5599 dell’intera flora italiana), circa 5000 di insetti e 152 tra mammiferi, uccelli, anfibi e rettili. Nel solo Parco dell’Appia Antica vivono 15 spe­cie di mammiferi e di 51 di uccelli. La Riserva del Litorale Ro­mano ospita folaghe, anatre, cormorani, aironi, uccelli rari come il gruccione, l’airone bianco maggiore, il falco della regina, l’a­quila minore e il mignattaio, la tartaruga Testudo hernranni e la te­stuggine palustre Ennys orbiculnris.

    Tra i mammiferi, accanto a predatori come la martora e la volpe, compaiono lo scoiattolo, il riccio, il tasso, l’istrice, il ca­priolo, la lepre italica e il pipistrello nano. Tra gli uccelli spiccano l’airone cenerino, la gallinella d’acqua, l’usignolo di fiume, il rondone, il picchio verde e il picchio rosso maggiore. Nelle torri medievali e nelle zone archeologiche costruiscono i loro nidi il gheppio, il falco pellegrino e il barbagianni. Nelle zone coltivate si vedono la passera d’Italia, il piccione di città e la rondine. Sulle aree verdi suburbane cacciano la civetta, l’allocco, il nibbio bruno e la poiana. Sulle rive del Tevere sostano il martin pescatore, il cormorano, il gabbiano reale e il balestruccio.
    L’elenco degli anfibi include la rana verde, il rospo comune, il tritone crestato e il rospo smeraldino. Tra i rettili sono presenti il biacco, il saettone, la natrice dal collare, la lucertola muraiola e il geco dal collare. Nei corsi d’acqua vivono il barbo, il cavedano, la rovella, lo spinarello e il gambero di fiume. L’Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, al largo di Ostia, Castel Por­ziano e Torvajanica, ospita praterie di Posidonie, alcionari, gor­gonie, cernie, murene, saraghi e l’aquila di mare, parente degli squali e delle mante. In alcune stagioni si possono avvistare i delfini.

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    Natura verde a Roma, una realtà sorprendente

  • Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde

    Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde

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    La svolta della qualità
    A partire dagli anni Settanta, gli effetti della Rivoluzione Verde sono stati sempre più chiari. Ciò ha comportato diversi cambiamenti nel panorama agroalimentare. Le crisi petrolifere e una serie di scandali di alterazioni alimentari, dovuti alla scarsa trasparenza della filiera (Pansa, 1972), hanno modificato i modelli di consumo che si sono sviluppati nella direzione del “quality turn” (Goodman, 2003; Goodman e Dupuis, 2002).
    A partire da quegli anni si è affermata sempre più la critica nei confronti del paradigma della modernizzazione (Van der Ploeg, 2006; 2008) dando luogo alla nascita di diversi movimenti ambientalisti/biologici in tutto il mondo.
    Qualità in agricoltura: dagli anni 70 la rivoluzione verde
    Tali movimenti contrappongono alla produzione intensiva quella biologica, con l’intento di attutire gli effetti delle ricadute negative sull’ambiente, sulla società e sulla qualità degli alimenti. Sono nati movimenti di produttori e consumatori che, in maniera distinta dal modello standardizzato, hanno creato una rete di distribuzione di prodotti biologici tramite botteghe specializzate di piccole e piccolissime dimensioni (Brunori et al., 1988; Miele, 2001). In breve tempo il movimento biologico, ha sviluppato reti nazionali e internazionali che hanno trovato spazio anche nel mondo politico con la nascita dei “partiti verdi

    Partito verde (o partito ecologista) è un partito politico organizzato sulla base dei principi che includono la giustizia sociale, il ricorso di base della democrazia, la non violenza, e il supporto per le cause dell’ambiente. I partiti verdi sostengono che l’esercizio di questi principi siano la guida per la salute del mondo. (http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_verde)

    Gli anni Ottanta si caratterizzano per il crescente aumento dell’attenzione verso i temi ambientali anche grazie al lavoro di Vandana Shiva. Nel 1980, la studiosa indiana ha pubblicato il libro Rivoluzione del filo di paglia che mette in discussione l’operato delle maggiori istituzioni regolatrici a livello internazionale come l’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), la Banca Mondiale, o il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e le imprese transnazionali della chimica e dell’alimentazione.
    Ha, inoltre, proposto un paradigma e una realtà alternativi a quelli dominanti. Di recente la Shiva ha reso esplicito il legame tra monocoltura e potere di mercato: “le monoculture si diffondono non perché permettono di produrre di più, ma perché permettono di controllare meglio. L’espansione delle monoculture dipende dalla politica e dal potere più che dai sistemi biologici della produzione”. Spiccano dunque sempre più, agli occhi dell’opinione pubblica, le gravi conseguenze dell’inquinamento dovuto alla produzione dei componenti chimici in agricoltura.
    I consumatori divengono più esigenti anche in seguito ai disastri di Bophal (1984) e Chernobyl del 1986.

    Tutt’oggi il numero di morti di Chernobyl direttamente e indirettamente associate al disastro è oggetto di discussione, si và dalle 40.000 del rapporto ufficale delle agenzie dell’ONU agli oltre 6 milioni secondo il rapporto di Greenpeace.

    La pressione della nicchia del biologico si fa più competitiva, l’offerta di prodotti biologici si specializza e si diversifica con un modello di business basato su piccole produzioni di alta qualità con prezzi più alti rispetto alla media (Brunori et al., 2013).
    In Italia nascono le prime associazioni in favore dell’agricoltura biologica (vedi Slow Food),
    Slow Food è un’associazione, fondata da Carlo Petrini nel 1986, che promuove “l’interesse legato al cibo come portatore di piacere, cultura, tradizioni, identità, e uno stile di vita, oltre che alimentare, rispettoso dei territori e delle tradizioni locali”. (www.slowfood.it)

    ma anche iniziative imprenditoriali su larga scala che vedono nell’aumento della domanda un’occasione di business. Avanza così la visione della campagna come arena di consumo per consumatori di nicchia (Marsden, 1995; Ray, 2003) accompagnata da una crescente globalizzazione della filiera del cibo (Murdoch, 2000; Bonanno et al., 1994; Higgins e Geoffrey, 2005; McMichael, 2004).

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    Negli anni Novanta sono stati introdotti gli Organismi Geneticamente Modificati (Renting et al, 2003) e si sono verificati numerosi allarmi alimentari come la BSE, encefalopatia spongiforme bovina

    La causa dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE, ossia Bovine Spongiform Encephalopathy), meglio nota con il nome di “mucca pazza”, è stata imputata all’uso delle farine animali come supplemento proteico nell’alimentazione dei bovini. Lo scandalo ha avuto un’importante risonanza mediatica e ha portato la comunità europea a rivedere la regolamentazione nella produzione di farine destinate all’alimentazione animale.

    (BSE, diossina nei polli e nel latte, malattia del piede e della bocca di bovini e suini, ecc), che hanno messo in discussione la fiducia dei consumatori.)
    In seguito a questi eventi, i consumatori sono diventati dunque più esigenti nelle loro richieste. La domanda si segmenta: alcuni ricercano prodotti più compatibili con i nuovi ritmi domestici (Halweil, 2002); altri si orientano verso prodotti a basso costo; altri verso la ricerca di prodotti rispettosi dell’ambiente

    Per esempio quelli che prediligono prodotti locali per ridurre al minimo l’inquinamento da trasporto, a tal proposito molti consumatori fanno riferimento ai “chilometri alimentari” (“food miles”), cioè alla distanza tra il luogo di produzione e quello di consumo.

    e dei diritti umani .

    In tal senso, il più importante soggetto commerciale è rappresentato dal Commercio Equo e Solidale. Il Commercio Equo e Solidale è un approccio al commercio che promuove la giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica. Il Commercio Equo e Solidale promuove una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori (Agices, Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale) (www.agices.org).

    Questi ultimi sono orientati a integrare nelle scelte alimentari la ricerca di una soluzione ai problemi socio-economico-politici legati al sistema agro-alimentare dominante. L’emergere dei ‘movimenti del cibo’

    Il “movimento” a cui ci riferiamo indica un insieme di gruppi, organizzazioni non governative, associazioni e singoli individui relativamente eterogenei dal punto di vista politico e accomunati dalla critica all’attuale sistema economico neoliberista la cui prima comparsa si ritiene comunemente avvenuta intorno al 1999 in occasione del G8 di Seattle, con il “movimento no-global”. Il termine “movimento del cibo” è stato definito da Kloppenburg et al. (2000) come “uno sforzo collaborativo per costruire un’economia alimentare auto-sufficiente a livello locale – in cui la produzione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo del cibo sono attività integrate nell’obiettivo di migliorare la salute economica, ambientale e sociale di un determinato luogo”.

    da ulteriore spazio alla diffusione delle produzioni rispettose dell’ambiente come quelle biologiche. Dal punto di vista dei produttori un importante evento è rappresentato dalla nascita, nel 1993, del movimento internazionale ‘Via Campesina18’ – www.viacampesina.org -( che raggruppa le organizzazioni contadine di svariate parti del mondo, con l’obiettivo principale di promuovere politiche agricole e alimentari solidali e sostenibili. In questi anni la filiera biologica si avvia verso la costruzione di reti commerciali e supermercati dedicati esclusivamente al biologico e si cominciano a registrare i primi investimenti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) in questo settore. L’esito di questo processo è stato definito ‘convenzionalizzazione del biologico’,

    Ci si riferisce al problema della  “convenzionalizzazione” che ha interessato l’agricoltura biologica e che sta coinvolgendo anche il sistema delle produzioni tipiche e locali, dal momento che gli inquadramenti istituzionali e/o politici di riferimento appaiono inadeguati e favoriscono un processo di erosione delle caratteristiche peculiari di questi sistemi (Buck et al., 1997; Guthman, 2004; Moore, 2004; Brunori et al., 2007).

    che secondo alcuni ha minato i valori alla base del settore biologico stesso (Kirwan, 2004; Guthman, 2002).

    Alcuni autori hanno interpretato quest’evoluzione come un processo di “appropriazione” di significati e valori da parte di realtà diverse da quelle originarie che hanno definito gli stessi.

    Con l’aiuto dei progressi nel settore dei trasporti, le produzioni biologiche passano in mano alle grandi aziende e si integrano progressivamente nel sistema alimentare sfruttando i canali distributivi della GDO. Un insieme di fattori quali le proteste dei movimenti anti OGM, le innovazioni commerciali (carte di credito) e le politiche  commerciali, come i sussidi, previsti dal WTO e dalla PAC, danno un’ulteriore spinta allo sviluppo delle filiere lunghe in tutto il mondo (Gardner et al, 2004). I concetti di locale e biologico diventano uno strumento di marketing, come nel caso della McDonald’s, coinvolta nel lanciare campagna di valorizzazione di prodotti tipici e locali.

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    A fronte di questa grande espansione, è dalle stesse aziende agricole facenti parte delle filiere lunghe che viene manifestata la crescente insostenibilità, soprattutto economica, del sistema della Grande Distribuzione e del sistema produttivistico dell’agricoltura.

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    Le critiche vengono recepite dall’UE a partire dal 1992 (Riforma Mc Sharry) con l’introduzione del secondo pilastro della Politica Agricola Comunitaria (PAC), la Politica di Sviluppo Rurale.
    Nell’ambito di una riflessione di ampio respiro sulle sfide poste dal processo di allargamento dell’Ue, nel documento “Agenda 2000” (1999) si riconosce la necessita di andare verso un nuovo modello di sviluppo dell’agricoltura.

    Articolo tratto dalla tesi di laurea del Dr. Giacomo Crisci:
    “Filiera corta, prezzo giusto e sviluppo sostenibile: il caso
    dei Gruppi di Acquisto Solidale a Roma”

    Università ROMA TRE – Facoltà di Economia “Federico Caffè” – Anno accademico 2012/2013