Categoria: ETICA E SOCIETÀ

  • 8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    oggi è domenica 8 marzo 2020. Nessun giorno è un giorno qualunque. Ciascun giorno rappresenta qualcosa di speciale per qualcuno, la storia ci insegna che ogni giorno può avere un
    motivo per essere ricordato.
    8 marzo 1908
    Una narrazione diffusa sin dal secondo dopoguerra attribuisce l’origine della celebrazione della giornata internazionale della donna a un episodio che sarebbe accaduto in quel giorno:
    l’incendio di una fabbrica di camicie a New York nel quale sarebbero perite 129 operaie ma le ricerche storiche non hanno rilevato alcuna testimonianza di questo fatto.
    Molto probabilmente l’evento è stato confuso con uno simile accaduto sempre a New York ma il 25 marzo 1911 in un palazzo a Manhattan dove si trovava la fabbrica di camicie
    “Triangolo sheet waste company” che occupava gli ultimi tre dei dieci piani. Vi lavoravano in condizioni di totale sfruttamento 500 donne tra i 13 e i 25 anni e un centinaio
    di uomini. La maggior parte delle giovani donne erano immigrate dall’Italia e dalla Germania e dall’Europa dell’est. Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire che i lavoratori si
    allontanassero quando alle 16 e 40 scoppiò un incendio che uccise 146 persone, 123 donne e 23 uomini.

    In realtà le origini della giornata internazionale della donna risalgono al VII congresso della seconda internazionale socialista tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 in cui vengono
    tracciati tra gli altri, i treni e del voto alle donne e della questione femminile.
    L’otto marzo 1917 in piena prima guerra mondiale a San Pietroburgo le donne guidano una manifestazione per chiedere la fine delle ostilità che è ritenuta l’inizio del sommovimento che
    culminerà nella rivoluzione russa e questo nel 1921 la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca sceglie la 8 marzo come giornata internazionale delle operaie.
    La forte connotazione politica della ricorrenza ha provocato dopo la fine della seconda guerra mondiale forti contrasti sulla sua celebrazione fino al 16 dicembre 1977,
    quel giorno l’assemblea delle Nazioni Unite approva una risoluzione che invita ogni paese a dedicare una giornata ai diritti delle donne.
    L’otto marzo come già è in molti paesi era giornata di celebrazioni viene quindi scelta come data ufficiale da molti stati.

    In Italia la scelta del simbolo della mimosa per la ricorrenza è dovuta un’idea delle deputate comuniste Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei quando l’UDI, Unione donne in
    Italia, l’otto marzo 1946 celebra la fine della guerra una pianta profumata che fiorisce tra febbraio e marzo per simboleggiare il rifiorire della libertà.

    Mimosa - 8 Marzo - Festa internazionale delle donne
    Ogni giorno può lasciare un segno indelebile viverlo con lo spirito giusto può renderlo tale, secondo uno studio della Iowa State University, 12 minuti al giorno per
    esprimere la gentilezza verso gli altri e insegnare buoni gesti e belle regole ai bambini, sollevano il morale e rendono più felici, a rivolgere un pensiero a chi abbiamo
    nel cuore o a chi compie gli anni inviandogli questo minuto di racconto può essere un’occasione per cominciare
    bene i nostri 12 minuti di oggi.
    Buona Giornata

    Trascritto dal video del giornalista Massimo Marciano
    Canale Youtube: https://www.youtube.com/user/massimomarciano

  • Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Greta Thumberg – videostoria in 2 minuti di una icona della lotta ai cambiamenti ambientali

    Nell’agosto 2018, la quindicenne Greta Thunberg ha saltato la scuola per protestare da sola fuori dal parlamento svedese a Stoccolma per un’azione urgente sul clima.

    Greta Thumberg Nessuno é troppo piccolo per fare la differenza
    In soli 13 mesi, è diventata la figura di spicco di un movimento globale che ha spinto la crisi in cima all’agenda delle notizie e ha ispirato milioni di persone a scendere in piazza.
    Questi sono cinque dei discorsi chiave che hanno contribuito a innescare il movimento #climatestrike

    Testo in italiano del video:

    Greta Thunberg: i discorsi che hanno contribuito a innescare un movimento per il clima

    Mi chiamo Greta Thumberg. Ho 16 anni e vengo dalla Svezia e voglio che voi proviate panico.
    Io non voglio che voi abbiate speranza per il futuro ma voglio che sentiate la stessa paura che provo io ogni giorno.
    E vorrei recitare, recitare come se la casa in cui viviamo fosse in fiamme perché in effetti lo è.

    La deforestazione delle nostre grandi foreste, l’inquinamento atmosferico tossico, la morte di insetti e i danni alla natura.
    Questi sono tutti i disastri che sono stati accellerati da alcuni comportamenti umani finanziaramente proficui
    per una parte del momdo di noi fortunati e che considera di averne diritto.
    [Applausi]
    Non dovremmo essere noi in lotta per il futuro eppure eccoci qui.
    Saremo all’altezza della sfida con quelli che sono i più responsabili di questa crisi e faremo agire i leader mondiali.
    [Musica]
    Voi avete rubato i miei sogni della mia infanzia con le vostre parole vuote.
    Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto ciò di cui puoi parlare sono i soldi e fiabe di eterna economia in crescita.
    Come ti permetti?
    quello che ti sto dicendo di fare ora è agire perché nessuno è troppo piccolo per fare la differenza.
    Ci vediamo sulle strade.

    FONTE: The Guardian ► http://www.youtube.com/theguardian
    IMMAGINE IN EVIDENZA: Tratta da un frame del video. Credit theguardian.com

  • Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    Papa Francesco in Bulgaria esorta gli scettici ad aprire cuori e case ai migranti

    SOFIA, Bulgaria (AP) – Papa Francesco ha invitato domenica i bulgari ad aprire i loro cuori e le loro case ai migranti, sostenendo che un paese come la Bulgaria, che sta perdendo gran parte della sua popolazione verso l’emigrazione, dovrebbe ben capire le forze che spingono le persone a cercare vite migliori altrove.

    Papa Francesco celebra la messa in piazza Knyaz Alexandar, a Sofia, domenica 5 maggio 2019.

    Papa Francesco in Bulgaria esorta scettici ad aprire cuore ai migranti
    Papa Francesco visita la Bulgaria, il paese più povero dell’Unione Europea e che ha preso una linea dura contro i migranti, una posizione che confligge con l’opinione del pontefice per cui raggiungere le persone vulnerabili è un imperativo morale.
    Arrivato nella nazione balcanica per una visita di due giorni, Papa Francesco “ha rispettosamente suggerito” che i bulgari riconoscono che i migranti fuggono da guerre, conflitti o povertà estrema “per trovare nuove opportunità nella vita o semplicemente un rifugio sicuro”.

    “A tutti i bulgari, che hanno familiarità con il dramma dell’emigrazione, vi suggerisco rispettosamente di non chiudere gli occhi, i cuori o le mani – secondo la vostra migliore tradizione – a quelli che bussano alla vostra porta”, ha detto ai funzionari del governo al palazzo presidenziale a Sofia, la capitale.

    Il governo bulgaro di centrodestra e filo-coalizione di Bruxelles comprende tre partiti nazionalisti e anti-migranti. Il governo ha chiesto che l’Unione europea chiuda i suoi confini ai migranti e ha sigillato la propria frontiera con la Turchia con un recinto di filo spinato.

    Ma il paese sta anche perdendo la sua popolazione in un clip più veloce di qualsiasi altra nazione, secondo gli USA. Gli attuali 7 milioni di abitanti della Bulgaria diminuiranno a 5,4 milioni nel 2050 ea 3,9 milioni entro la fine del secolo.

    Il papa argentino ha reso la condizione dei migranti e dei rifugiati un segno distintivo del suo papato, esortando i governi a costruire ponti, non muri, e a fare il possibile per accogliere e integrare i rifugiati. La sua visita cade solo tre settimane prima delle elezioni del Parlamento europeo in tutte le 28 nazioni dell’UE in cui ci si aspetta che i partiti nazionalisti e anti-migranti facciano una dimostrazione solida.

    Lunedì, Papa Francesco visiterà un centro per rifugiati in una ex scuola alla periferia di Sofia. Gruppi per i diritti umani hanno criticato la Bulgaria e la commissione esecutiva dell’UE ha formalmente citato il governo sul trattamento riservato ai richiedenti asilo, in particolare i minori non accompagnati. Il centro Vrazhdebna che il papa intende visitare, il centro di accoglienza per immigrati di punta in Bulgaria, è stato rinnovato con fondi europei.

    Radostina Belcheva del Consiglio delle donne rifugiate in Bulgaria ha affermato che la visita di Francesco mostrerà solidarietà a chi è nel bisogno. “Ma in realtà, tutta la loro accettazione è una questione per ognuno di noi e per la nostra società”, ha dichiarato Belcheva all’Associated Press.

    Il duro atteggiamento della Bulgaria nei confronti dei rifugiati è stato un deterrente: mentre circa 20.000 persone hanno fatto richiesta di asilo in Bulgaria nel 2015, il numero è diminuito a 2.500 l’anno scorso, secondo l’agenzia di stato dei rifugiati.

    Dal punto di vista economico, tuttavia, la nazione più povera dell’UE potrebbe aver bisogno di più immigrazione per stabilizzare il suo futuro. La Bulgaria ha il più alto tasso di mortalità dell’UE e uno dei più bassi tassi di natalità del blocco. Questo, combinato con decine di migliaia di lavoratori che escono ogni anno dal paese per trovare posti di lavoro più remunerativi, pone seri problemi per il finanziamento del sistema pensionistico del paese.

    La Bulgaria ha lo stipendio medio mensile più basso dell’UE – 575 euro (645 dollari) – e la sua pensione media mensile più piccola, a 190 euro (213 dollari). Nel suo discorso domenicale, Papa Francesco ha esortato il governo a continuare a lavorare per invertire questo “nuovo inverno demografico”, affermando che il fenomeno della contrazione della popolazione era “calato come una cortina di ghiaccio in gran parte dell’Europa, conseguenza di una diminuita fiducia nel futuro “.

    Ha esortato la Bulgaria a “sforzarsi di creare condizioni che spingano i giovani a investire le energie giovanili e a pianificare il loro futuro, come individui e famiglie, sapendo che nella loro patria possono avere la possibilità di condurre una vita dignitosa”.

    In seguito, Papa Francesco incontrò il capo della Chiesa ortodossa bulgara, il patriarca Neofito, durante una visita al quartier generale del Santo Sinodo, l’organo direttivo della chiesa. Papa Francesco baciò Neofito tre volte sulla guancia e in un gesto di rispetto, si sporse per baciare il suo medaglione raffigurante un’immagine di Cristo.

    La chiesa conservatrice bulgara non partecipa al dialogo ufficiale cattolico-ortodosso e ha anche snobbato un consiglio pan-ortodosso a Creta nel 2016. Il Santo Sinodo ha chiarito che non prenderà parte a nessun servizio o preghiera comune con il papa, sebbene un coro di bambini dovrebbe cantare per lui.

    Papa Francesco ha cercato di incoraggiare maggiori percorsi di dialogo nelle sue osservazioni a Neofito, un riflesso degli sforzi di vecchia data del Vaticano per sanare lo scisma di 1.000 anni che divideva il cristianesimo.
    Francesco lamentava le “ferite” della divisione e la “nostalgia fraterna” di essere unificati.

    Ma Neofito ha tenuto duro nel suo discorso, dicendo che la Chiesa ortodossa bulgara rimarrebbe i custodi del vero cristianesimo: “Siamo fermamente convinti che per tutto ciò che riguarda la fede, non ci possono e non devono esserci compromessi”, ha detto a Papa Francesco.

    Papa Francesco ha anche pregato nella cattedrale ortodossa di St. Alexander Nevsky dalla cupola dorata prima delle immagini di due dei più importanti santi dell’ortodossia, Cirillo e Metodio, che diffuse la fede in questa parte dell’Europa nel IX secolo. Si è seduto su una sedia da solo davanti alle immagini – prova del rifiuto della leadership bulgara di pregare insieme a lui.

    Più tardi nel pomeriggio, il papa ha servito la minuscola comunità cattolica della Bulgaria in una messa a cielo aperto che secondo gli organizzatori ha richiamato circa 12.000 persone. Indossando paramenti consegnati dal primo ministro bulgaro, ha esortato i fedeli a lanciare una “rivoluzione della carità” ispirata all’amore di Dio.

    Nonostante il piccolo numero di cattolici del paese, i bulgari amano particolarmente una delle figure più importanti della Chiesa cattolica del XX secolo, Papa Giovanni XXIII. L’ex Angelo Roncalli fu l’inviato vaticano in Bulgaria dal 1925 al 1934 ed è conosciuto affettuosamente come il “papa bulgaro” qui.

    Papa Francesco è stato accolto all’aeroporto dal primo ministro Boyko Borissov, che insieme ai paramenti ha dato al papa un regalo personale: una vasca di yogurt bulgaro. Borissov ha ricordato che Papa Francesco gli aveva detto che in precedenza aveva sentito parlare della Bulgaria da bambino in Argentina quando sua nonna gli aveva dato da mangiare yogurt della Bulgaria.

    Ricevendo il regalo, Papa Francesco ha esclamato “Conosci la mia storia!”

    FONTE: dailyviewsonline.com
    AUTORE: Valentina Petrova da Sofia.
    IMMAGINE: dailyviewsonline.com

  • helpinthecity.org per trovare dove fare volontariato

    helpinthecity.org per trovare dove fare volontariato

    Se vuoi fare volontariato spesso il problema è scoprire dove poterlo fare e soprattutto avere informazioni sul tipo di attività che andrai ad eseguire al fine di fare qualcosa che puoi concretamente effettuare in modo efficace perché adatta alle tue competenze e attitudini.  Nonostante aiutare il prossimo sia comunque un gesto importante, è anche importante fare qualcosa che sentiamo in modo più forte e chiaro in conseguenza di un vissuto personale, una sensibilizzazione, una conoscenza anche casuale che ci ha portato a percepire un problema sociale che altrimenti si sarebbe confuso nella moltitudine dei disagi del mondo attuale.
    Spesso c’è una categoria di persone disabili o comunque che hanno dei problemi che attira di più la nostra attenzione perché abbiamo vissuto un’esperienza individuale oppure semplicemente riteniamo che è più importante aiutare determinate categorie.
    helpinthecity.org - cerca dove fare volontariato

    E poi, ultimo ma non meno importante, l’attività solidale di volontariato dovrebbe essere vicina a dove abitiamo o lavoriamo al fine di meglio collaborare.
    Esistono mille altre sfumature di queste situazioni compresa la possibilità anche di fare volontariato e imparare a fare un lavoro e magari trovarlo.
    In tutto questa importanti dinamiche di vita vissuta, nonostante internet con Google, YouTube, Facebook e tutti gli altri social che collegano oltre due miliardi di persone, la ricerca dell’Associazione più vicina al nostro quartiere è molto difficile e alla portata solo di specialisti web e resta  praticamente impossibile per la maggior parte delle persone.
    Infatti non esiste su web un sistema che ci permetta di avvicinarci a questo mondo e di renderci conto di dove soprattutto possiamo anche essere più utili.
    Alcune importanti associazioni che rappresentano il mondo del volontariato italiano hanno ammesso questa carenza a livello web di strumenti di informazione sia per chi vuole fare volontariato sia per le associazioni che ricercano volontari.
    Esistono ovviamente migliaia di siti che pubblicano informazioni sulle singole associazioni ma la realtà globale delle associazioni distribuite sul territorio sfugge a questa offerta informativa e la maggior parte delle associazioni che si propone su web ha vantaggi minimi o nulli.
    Purtroppo pubblicare semplicemente una lista delle decine di migliaia di associazioni distribuite sul territorio italiano non sarebbe concretamente utile.

    Chi ha una pur minima esperienza di SEO (search engine optimization) saprà che occorre molto impegno e competenza perché un sito possa essere concretamente visibile e ritrovabile sui motori di ricerca e soprattutto su Google, il “principe” dei motori di ricerca.

    La associazione link UP Europe! dopo un esperienza nel settore durata due decenni, applicata soprattutto nelle questioni etiche riguardo la comunicazione su web, ha sviluppato una piattaforma informatica molto semplice graficamente accattivante dove trovare le associazioni presenti sul territorio. Un’idea semplice ma che finora nessuno aveva realizzato.

    Purtroppo il progetto, già ben ideato nei dettagli, necessita ancora di molto lavoro per essere realizzato.
    Chi vuole saperne di più può iscriversi alla newsletter collegandosi al portale
    http://www.helpinthecity.org/home
    Per sostenere il progetto è anche attiva una sezione ecommerce per l’acquisto di libri
    http://www.helpinthecity.org/librisolidali

  • Come affrontare l’integralismo islamico?

    Come affrontare l’integralismo islamico?

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    L’islam politicizzato

    Da trentacinque anni a questa parte, l’estremismo religioso avanza in terra d’islam. In Iran, l’islam sciita a ripreso sull’onda rivoluzionaria che, dopo avere abbattuto il regime dello Scia, ha instaurato una teocrazia combinata con forme controllate di democrazia. In Arabia Saudita, l’islam saudita si impone nelle sue forme più rigoriste. In entrambi i paesi, la religione è al di sopra dello Stato e guida la società; la libertà di coscienza non esiste.

    Altri paesi sono minacciati dalla sovversione di un islam fanatizzato. L’Egitto e la Turchia hanno resistito, ma non sono al riparo dagli attentati dell’integralismo islamico; il Marocco e la Tunisia hanno tenuto, come l’Indonesia e la Malesia. L’ Algeria, invece, ancora provata da un terrorismo che assume la maschera religiosa, e la Nigeria subisce al Nord l’influenza di tradizioni arcaiche.

    Le pratiche violente e politicizzate dell’islam alimentano due offensive. La prima, terrorista e semimilitare, portata avanti da gruppi clandestini configurati in reti, il più famoso dei quali era al-Qaeda, cercava di colpire i principali paesi occidentali e quelli che sono considerati loro alleati. Lo scopo e quello di provocare il terrore e, se possibile, la destabilizzazione. Con l’Occidente, si tratta di instaurare la logica di una guerra inespiabile, a un tempo religiosa, politica e di civiltà. In Oriente, l’obiettivo a quello di rovesciare alcuni regimi —ad esempio, il regime dell’Arabia Saudita che regna su alcuni Luoghi santi dell’islam e sul petrolio — per punirli dei loro accordi con il nemico americano. In prospettiva, ha anche quello di ristabilire una universale e improbabile comunità dei credenti. Gli spaventosi attentati di New York e di Washington nel 2001, di Bali nel 2002, di Madrid nel 2004 e di Londra nel luglio 2005 hanno dimostrato la determinazione di questi gruppi, che sono all’opera anche in Iraq, sul terreno offerto dall’intervento americano. Le democrazie replicano. Lo hanno fatto in Afghanistan, eliminando il regime dei talebani e sloggiando al-Qaeda. Lo fanno ogni giorno combattendo questi gruppi grazie all’intervento combinato della giustizia, della polizia e dei servizi segreti. Sarà una lotta lunga.

    La seconda offensiva, religiosa e culturale, cerca di diffondere nel mondo una versione radicale dell’islam, che può essere sia rivoluzionaria sia fondamentalista e che intende instaurare società e Stati islamici retti dalla legge divina (sharia). Ad essere presi di mira sono in primo luogo il mondo arabo-musulmano, ma anche i musulmani nel mondo occidentale. Al suo interno, questo duplice assalto preoccupa  e indigna, rischiando di portare al rifiuto dell’islam in quanto tale. E questo pone due interrogativi.

    Come affrontare l'integralismo islamico?

    L’islam è integralista per sua essenza?

    Storicamente, la maggioranza dei musulmani hanno praticato un islam pacifico e dalle grandissime differenze. L’islam radicale, pur avendo rappresentato una corrente stabile dalla fine del XIX secolo, in un mondo arabo-musulmano destabilizzato, a sempre rimasto molto minoritario.

    L’islam non è una religione del ripiegamento.

    Fin dalla sua origine, nel VII secolo, è stato portatore di un messaggio universale, che predicava l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Intorno al profeta Maometto vivevano persiani, etiopi, yemeniti. Il Corano faceva esplicitamente riferimento al monoteismo ebraico e a quello cristiano, e l’islam riservava uno spazio alle altre dottrine religiose.

    L’islam non è neppure una forma di oscurantismo.

    II Corano fa appello continuamente alla ragione umana. I testi e la tradizione avvalorano la conoscenza, le scienze, lo studio delle lingue, gli incontri. Al momento della cosiddetta “età d’oro” degli abbàsidi (VIII-XI secolo) si sono delineate tendenze che potremmo definire razionaliste, si sono sviluppate le scienze teoriche pure (matematiche) e naturali (astronomia, medicina, botanica). Maestri e discepoli dell’islam hanno viaggiato molto tra l’Asia centrale e 1’Andalusia. Una simile fioritura intellettuale ha alimentato il successivo sviluppo del pensiero medievale occidentale, che ha fatto esplicito riferimento a grandi pensatori musulmani, come Averroè, per non citarne che uno soltanto.

    L’islam non è intolleranza.

    II mondo musulmano ha conosciuto lunghi periodi di coesistenza pacifica con altre culture e tendenze religiose. Non si è forse conservato il ricordo del “miracolo andaluso” dal IX al XII secolo? E non è stato l’Impero ottomano ad accogliere gli ebrei cacciati dalla Spagna dopo il 1492? La “maggioranza silenziosa” dei fedeli, nel grande islam di oggi, sembra non chiedere altro che vivere in pace e coabitare con le altre confessioni. L’islam popolare, l’islam vissuto quotidianamente, chiede ai fedeli la misericordia, la compassione e l’elemosina, la fraternità e la solidarietà.

    Affrancare l’islam dalle sue versioni caricaturali non significa però idealizzarlo.

    La condizione della donna nel mondo arabo-musulmano resta nella maggior parte dei casi quella di un essere inferiore, o addirittura di un minore, come è avvenuto per lungo tempo anche nelle nostre culture. In terra d’islam, lo Stato e la società civile si sono emancipati poco dalla religione, contrariamente a quanto avvenuto in Occidente dopo la rivoluzione democratica.

    Ora, per gli occidentali, i due paesi più emblematici dell’islam sono l’Iran e l’Arabia Saudita. Il rivoluzionarismo sciita dell’uno e il rigorismo wah-habita dell’altro ispirano timore e incomprensione, anche se i musulmani nel nostro paese non si rifanno a quelle tradizioni. E quindi essenziale, in tempi come questi di interpenetrazione tra le aree culturali, conoscere l’islam, distinguere tra le sue vane correnti, rifiutare l’amalgama tra islam e integralismo, favorire il dialogo tra le religioni, facilitare finalmente l’organizzazione dei culti musulmani in Europa, come hanno cominciato a fare gli ultimi governi nel nostro paese, senza per questo cedere al “comunitarismo”. E questo ci porta al mio secondo interrogativo.

    Come affrontare l’integralismo islamico?

    Le principali democrazie hanno trascurato a lungo la lotta attiva contro il terrorismo che si richiama all’islam. Si pensava che l’integralismo islamico riguardasse soltanto i paesi musulmani. Gli Stati Uniti vi hanno visto addirittura, fino agli anni Ottanta, uno strumento di cui avvalersi nella guerra contro i tradizionali nemici: l’URSS e il comunismo. Hanno, pertanto, ignorato il pericolo che avrebbe potuto costituire il diffondersi della concezione wahh-bita dell’islam. Peggio ancora, hanno creduto di potere strumentalizzare il movimento dei talebani e il gruppo di Bin Laden contro l’occupante sovietico in Afghanistan. Allo stesso modo, gli israeliani sono stati compiacenti con il movimento di Hamas per tutta la fase in cui hanno avuto come principale nemico l’OLP di Yasser Arafat. Sia gli uni sia gli altri, perciò, hanno giocato a fare gli apprendisti stregoni.

    Il cambiamento di atteggiamento degli americani a radicale dopo gli attentati dell’ 11 settembre 2001. La prima potenza mondiale colpita al cuore e negli stessi simboli della sua forza. Il terrorismo internazionale diventa a quel punto il nemico principale; passa in primo piano nelle preoccupazioni della diplomazia e della potenza militare americane. Resta però il problema di quali siano i mezzi migliori per combattere il terrorismo. Si troverà la soluzione entrando in guerra contro ogni dittatura medio-orientale sospettata di sostenere il terrorismo? L’intervento americano in Iraq è stato il frutto di questa strategia, ma ha fatto divampare il terrorismo anziché riassorbirlo. La risposta al terrorismo non passa, piuttosto, per la battaglia e la collaborazione internazionale dei sistemi giudiziari, delle polizie e dei servizi speciali di tutti i paesi — democratici o meno — che hanno l’interesse comune di sradicare il terrorismo? E l’approccio francese. Del resto, la lotta al terrorismo, per quanto indispensabile, non è la principale posta in gioco della vita internazionale.

    Al di là del terrorismo, si impone la vigilanza nei confronti dei tentativi del fondamentalismo islamico di radicarsi la dove, nei nostri paesi, vive una popolazione di cultura musulmana. L’emarginazione dell’islamismo radicale non può avvenire soltanto con la sorveglianza poliziesca delle moschee, degli imam, o dei gruppi radicali, oppure, in modo pia positivo, con una buona organizzazione del culto musulmano. Essa richiede la piena integrazione dei nostri compatrioti e degli stranieri presenti sul nostro territorio, originari del Maghreb o dell’Africa. Spetta alla Repubblica affrontare questa sfida.

    Rassegna stampa dal libro “Il mondo come lo vedo io” di Lionel Jospin

    Brevi notizie sull’autore del libro:

    Lionel Jospin (1937) nato in una famiglia protestante, intraprende gli studi classici e in seguito frequenta l’Istituto di studi politici di Parigi. Nel 1965 inizia la carriera diplomatica come Segretario agli Affari esteri e poi alla direzione della cooperazione economica dello stesso ministero. Nel 1970 aderisce al Partito Socialista. Nel 1980 è eletto deputato a Parigi e nel 1981, quando Mitterrand viene eletto Presidente della Repubblica, diviene Segretario del Partito Socialista. Nel 1988 lascia la direzione del partito per dirigere il ministero dell’Educazione. Sconfitto alle presidenziali del 1995, vince invece le legislative del 1997 e viene nominato Primo ministro dal presidente J. Chirac. Dopo aver guidato la Francia per cinque anni, si candida alle presidenziali del 2002 contro lo stesso Chirac che vince su Jospin, il quale si ritira definitivamente dalla vita politica.

    Come affrontare l'integralismo islamico?

  • Zeman e la vecchia signora

    Zeman e la vecchia signora

    [corner-ad id=1]Un blog, come questo di romanews.it è uno spazio di approfondimento, di evidenziazione ed anche di ricordo per non dimenticare le cose importanti. Circa un mese fa, su sua richiesta, è andato in pensione Raffaele Guariniello, celeberrimo pm delle storiche inchieste su EthernitThyssen.
    Zeman e la vecchia signoraCi piace rinverdire a molte ingessate memorie ricordando il rinvio a giudizio di alcuni massimi esponenti della Juventus calcio, nel caso doping, da parte del giudice Guariniello: è onesto e salutare imporre delle riflessioni.       Il giudice intervenne tre anni dopo l’ipocrita stupore generale, quando Zeman sollevò “perplessità” su finanza e farmacie, sui corpi particolarmente “palestrati” di molti giocatori di calcio.
    L’allenatore sollevò la bufera rispondendo, forse ingenuamente, a semplici domande, maliziose, poste da giornalisti sportivi. Furono interviste dunque, non si organizzò un convegno, o una serie di seminari, bastò a far notizia.
    Il tecnico boemo disse esplicitamente ciò che tutti sapevano, da prima di Maradona, in poi; per molti la paura era di rompere il “giocattolo”, il complice silenzio è stato il vero veleno che ha attraversato trasversalmente il mondo del calcio, intossicandolo a più livelli.
    A Zeman fu dato del folle, del terrorista, da parte di giocatori, ex giocatori, da illustri esponenti del calcio, fu commiserato; si deve ricordare anche l’isolamento che subì a Coverciano durante una riunione di allenatori.
    Questa è storia.
    Queste osservazioni credo sia giusto farle, ma non con lo scopo di sollevare parzialmente da responsabilità, seppur pesanti, la Juventus, ma per evidenziare una matrice, più o meno interconnessa, di connivenze tra vari settori dell’industria calcio; alla fine è il business che conta, al diavolo quel pazzo di Zeman.
    Infatti, quelle follie portarono, a breve, alla caduta del CONI (dimissioni di Pescante), alla chiusura del laboratorio dell’Acquacetosa, generando una fase di stallo nel mondo del calcio.
    Caparbio nel tener duro il coraggioso Guariniello, dopo tre anni, tirò le somme e partirono i rinvii a giudizio.
    In tutta la faccenda c’è da chiedersi se qualcuno pensò mai ai tifosi, ai loro sentimenti, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità.
    Il calcio, amici lettori, è amore, è magia, poche realtà al mondo hanno una tale capacità di coinvolgimento passionale e d’ascolto. Pochi fenomeni hanno il potere di concentrare in un istante, il gol, gioia e disperazione, nello stesso momento su opposte fazioni, in città e nazioni diverse.
    Il calcio è un simbolo insostituibile nella nostra civiltà, parlano i numeri, e proprio perché fonda essenzialmente sulla passione, poco si presta e si coniuga con i meandri tecnico-finanziari legati al business.
    I tifosi sono la reale forza e consistenza di questo mondo, e credo che difficilmente si faranno trattare da sottosviluppati; sono i primi a capire il marcio, perché è troppo diverso dalla passione pura, dal sentimento vero.
    A coloro che temono che il “giocattolo” si rompi, credo che sia giusto rispondere che, dal momento che si pongono la domanda, sono già fuori gioco. E, con loro, credo sia opportuno associare chi è contro ai giocatori bandiera, chi ammonisce l’esultanza dopo un gol, chi è servo di pochi padroni, chi è troppo occupato in plusvalenze, chi si svende agli sponsors, chi picchia i tifosi in trasferta, chi vorrebbe solo un calcio in TV.

    A tutti costoro, i tifosi, gli sportivi, i puri, grideranno forte perderete.

    Tokke_sign8

  • Alcool e droga sempre troppo diffuse tra i più giovani

    Alcool e droga sempre troppo diffuse tra i più giovani

    [corner-ad id=1]La società attuale è foriera di problematiche per tutti: mancanza di lavoro, famiglie troppo spesso allo sbando, scuole sempre più nel caos, carenze sanitarie, l’economica in dilagante crisi ed una sempre più estesa crisi dei valori non potevano non incidere sui anche sui giovani e sulle loro insicurezze. Ecco quindi spiegato il dato allarmante di queste ore: nei ragazzi tra i 10 ed i 19 anni sono in continuo aumento le patologie provocate dall’abuso di alcol e sostanze stupefacenti. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Psicopatologia (SOPSI) che si riunirà a Milano per il 19° Congresso Nazionale dal 23 al 26 febbraio. L’assunzione di droghe oltre agli effetti immediati provoca gravi danni al cervello e, nelle persone predisposte, aumenta fino a 5 volte il rischio di sviluppare gravi malattie psichiatriche (solo in Italia colpiscono circa 2 milioni di persone), come schizofrenia e disturbo bipolare. In questi ultimi anni tra i ragazzi che non hanno ancora compiuto 20 anni si registra un numero sempre più elevato di domande di aiuto per ansia e disturbi depressivi, spesso accompagnati da eccesso di alcol8che provoca anche insonnia) e droghe.
    E’ quindi necessario porre un limite a questa devastante deriva e rinforzare le strategie volte a migliorare la salute ed il futuro delle giovani generazioni: questo può avvenire solo grazie ad assistenza e cure mirate. Ad avvalorare l’allarme lanciato dalla SOPSI sono diversi studi. Ad esempio, da una ricerca sull’abuso di sostanze (alcol, caffè ed energy drink) che sarà presentata all’incontro internazionale e condotta su 3011 adolescenti e giovani adulti italiani di entrambi i sessi di età compresa tra i 16 ed i 24 anni, emerge che il 53,6% consuma bevande alcoliche; tra questi, l’89,6% ha avuto comportamenti di binge drinking (l’ingestione di 5 o più bevande alcoliche, 4 per le donne, in un’unica occasione, almeno una volta a settimana), nel campione complessivo la percentuale di binge drinkers si attesta al 48,1%. Dunque, dal campione emerge che quasi il 90% dei giovani adulti consumatori di alcol è anche bevitore binge.
    Un altro studio si sofferma poi sugli effetti dell’uso della cannabis e la loro relazione con i sintomi psicotici. Dei 116 soggetti reclutati, il 50% ha fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita e il 22% ne risulta essere consumatore. I consumatori abituali di cannabis sono più spesso maschi e disoccupati: quanti fanno uso di cannabis provano allucinazioni visive e rallentamento del tempo, mentre la percezione di spavento è associata all’interruzione del consumo, così come l’esperienza di allucinazioni uditive è legata all’assunzione di cannabis oltre 50 volte nell’arco della propria vita. L’assunzione di droghe oltre agli effetti immediati provoca gravi danni al cervello e, nelle persone predisposte, aumenta fino a 5 volte il rischio di sviluppare gravi malattie psichiatriche, che solo in Italia colpiscono circa 2 milioni di persone, come schizofrenia e disturbo bipolare e pregiudicano il funzionamento del sistema nervoso centrale e le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale”.
    A tal proposito la testimonianza di G.LP farmacista capitolino: “Ho lavorato per due anni di notte nella farmacia di fronte la stazione Termini ad angolo con via Cavour.

    Ogni notte vendevamo almeno un cartone di siringhe da insulina ed un altro di acqua distillata usati dai tossicodipendenti per sciogliere ed iniettarsi l’eroina.
    Alcool e droga sempre troppo diffuse tra i più giovaniVenivano a decine anche più volte (a dottò fai presto che stò a rota). Imparai che bisognava trattarli come bambini e quindi non averne paura ma essere comunque fermi, assolutamente non indecisi. Funzionava e mi rispettavano anche se rifiutavo di dare sedativi e ipnotici che chiedevano con insistenza quando non trovavano l’eroina o non avevano i soldi per comprarla. Qualche ragazza mi offriva anche di scambiarli con prestazioni sessuali. Era impegnativo ma non mi faceva paura.
    Mi sentivo utile, semplicemente utile anche se, fresco di studi avrei preferito fare cose più gratificanti e mostrare le mie conoscenze. Sbagliavo. Il farmacista sta quasi sulla strada ed il suo ruolo più prezioso è proprio nell’immediatezza del suo intervento e del suo consiglio.
    Non è cambiato molto dagli anni 80 anche se le forze dell’ordine grazie a leggi più restrittive tengono più “pulite” le strade e i tossicodipendenti sono meno “invadenti”. Ad una conferenza del Professor Silvestrini”, ha aggiunto GLP, “un bravo farmacologo che è stato anche mio professore all’Università ho conosciuto forse l’interpretazione per me più convincente sulle possibile cause del dilagare della tossicodipendenza alle droghe e all’alcol. In natura il meccanismo principe di regolazione della maggior parte dei fenomeni fisiologici è il feedback negativo (esempio se aumenta l’acidità del mio stomaco, dei sensori, quando si supera una certa soglia, inibiscono la ulteriore produzione di acido).
    Quindi normalmente in una persona l’eccesso di stress porta ad una specie di desensibilizzazione e il desiderio di rallentare fino a dormire. Conrad Lorenz scienziato premio Nobel nel 1972 e famoso per gli studi sul comportamento degli animali, ha evidenziato però che coesiste sia negli animali che negli uomini anche un meccanismo di feedback positivo (se un animale viene attaccato da un’altro animale la sua aggressività si autopotenzia e invece di bloccarsi quando aumenta, viene ancora di più stimolata). Ovviamente è un meccanismo fondamentale con cui la natura porta a “raschiare il fondo” delle prestazioni nervose e muscolari per salvarsi. In conclusione, nelle persone ben adattate, il meccanismo a feedback negativo prevale e, se succede qualcosa di grave (un lutto in famiglia, la perdita del lavoro, etc) la sensibilità diminuisce. Nelle persone predisposte alla tossicodipendenza, anche solo in periodi particolari della propria vita, prevale invece il feedback positivo ed il persistere dell’esposizione al dolore aumenta la sensibilità ed anche il grado di sofferenza. Così per tanti la soluzione della droga è un modo per bloccare questa sofferenza.
    Eroina e alcool sono fondamentalmente dei calmanti. L’alcool è stato usato fino all’ottocento come anestetico” Per concludere il farmacista ha aggiunto: “Ho visto più di una volta ragazzi tossicodipendenti piangere per la morte di un cane o un gatto. Ho detto tutto, non trovo ne una morale ne una conclusione. In questi tempi di crisi i giovani sono i più sensibili e quello che la società non risolve si ripercuote sempre sui più deboli. Il farmacista può fare poco se non indirizzare alle comunità dei tossicodipendenza ma è una operazione complicata e ci vuole competenza anche nella comunicazione.
    Assolutamente sconsiglierei di dare alcun tipo di farmaco.
    Parlare può però essere una medicina ed il ruolo del farmacista subito contattabile dalla strada è
    proprio questo. C’è un vecchio motto che i più giovani troveranno stucchevole ma può dare una motivazione o un semplice promemoria: divinum opus est sedare dolorem”. E se la vera soluzione fosse nel cercare il giusto cammino della propria vita?

    Raffaele Dicembrino