Categoria: CULTURA E SPETTACOLO

  • 8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    8 marzo 2020 – Festa internazionale delle donne

    oggi è domenica 8 marzo 2020. Nessun giorno è un giorno qualunque. Ciascun giorno rappresenta qualcosa di speciale per qualcuno, la storia ci insegna che ogni giorno può avere un
    motivo per essere ricordato.
    8 marzo 1908
    Una narrazione diffusa sin dal secondo dopoguerra attribuisce l’origine della celebrazione della giornata internazionale della donna a un episodio che sarebbe accaduto in quel giorno:
    l’incendio di una fabbrica di camicie a New York nel quale sarebbero perite 129 operaie ma le ricerche storiche non hanno rilevato alcuna testimonianza di questo fatto.
    Molto probabilmente l’evento è stato confuso con uno simile accaduto sempre a New York ma il 25 marzo 1911 in un palazzo a Manhattan dove si trovava la fabbrica di camicie
    “Triangolo sheet waste company” che occupava gli ultimi tre dei dieci piani. Vi lavoravano in condizioni di totale sfruttamento 500 donne tra i 13 e i 25 anni e un centinaio
    di uomini. La maggior parte delle giovani donne erano immigrate dall’Italia e dalla Germania e dall’Europa dell’est. Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire che i lavoratori si
    allontanassero quando alle 16 e 40 scoppiò un incendio che uccise 146 persone, 123 donne e 23 uomini.

    In realtà le origini della giornata internazionale della donna risalgono al VII congresso della seconda internazionale socialista tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 in cui vengono
    tracciati tra gli altri, i treni e del voto alle donne e della questione femminile.
    L’otto marzo 1917 in piena prima guerra mondiale a San Pietroburgo le donne guidano una manifestazione per chiedere la fine delle ostilità che è ritenuta l’inizio del sommovimento che
    culminerà nella rivoluzione russa e questo nel 1921 la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca sceglie la 8 marzo come giornata internazionale delle operaie.
    La forte connotazione politica della ricorrenza ha provocato dopo la fine della seconda guerra mondiale forti contrasti sulla sua celebrazione fino al 16 dicembre 1977,
    quel giorno l’assemblea delle Nazioni Unite approva una risoluzione che invita ogni paese a dedicare una giornata ai diritti delle donne.
    L’otto marzo come già è in molti paesi era giornata di celebrazioni viene quindi scelta come data ufficiale da molti stati.

    In Italia la scelta del simbolo della mimosa per la ricorrenza è dovuta un’idea delle deputate comuniste Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei quando l’UDI, Unione donne in
    Italia, l’otto marzo 1946 celebra la fine della guerra una pianta profumata che fiorisce tra febbraio e marzo per simboleggiare il rifiorire della libertà.

    Mimosa - 8 Marzo - Festa internazionale delle donne
    Ogni giorno può lasciare un segno indelebile viverlo con lo spirito giusto può renderlo tale, secondo uno studio della Iowa State University, 12 minuti al giorno per
    esprimere la gentilezza verso gli altri e insegnare buoni gesti e belle regole ai bambini, sollevano il morale e rendono più felici, a rivolgere un pensiero a chi abbiamo
    nel cuore o a chi compie gli anni inviandogli questo minuto di racconto può essere un’occasione per cominciare
    bene i nostri 12 minuti di oggi.
    Buona Giornata

    Trascritto dal video del giornalista Massimo Marciano
    Canale Youtube: https://www.youtube.com/user/massimomarciano

  • L’Aceto dei quattro ladri

    L’Aceto dei quattro ladri

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    L’Aceto dei quattro ladri

    Presso gli antichi il termine “peste” stava a significare in generale una malattia estremamente contagiosa; non a caso, infatti, veniva definita dal popolo “flagello di Dio”, in quanto quasi sempre i suoi effetti erano devastanti. In tali circostanze ci si difendeva con tutti i mezzi a disposizione in quei tempi, soprattutto con il fuoco bruciando suppellettili ed abitazioni degli appestati, fermo restando il consiglio di Marsilio Ficino, celebre filosofo e medico fiorentino: “Fuggi la peste il più lontano che puoi e torna il più tardi possibile”.
    Tra i tanti rimedi proposti dai medici e consigliati dalla medicina popolare per preservarsi dal contagio nel XVIII secolo vi era “l’Aceto dei Quattro Ladri“, composto da un macerato di assenzio, rosmarino, salvia, menta, ruta, lavanda, aglio, cannella e canfora in aceto di vino, tutte sostanze, se ci fate caso, dotate di una pur modesta azione antisettica. Il nome di questo composto deriva dal fatto che quattro ladri condannati a morte per gli innumerevoli furti commessi a danno degli appestati durante l’epidemia di Marsiglia del `700 ebbero salva la vita rivelando all’ autorità medica la composizione di quel miracoloso prodotto che li preservava dal contagio con il quale frequentemente si lavavano le mani e si sciacquavano la bocca.
    Si diffusero in seguito varie variazioni della composizione della soluzione:
    Per esempio, rosmarino secco, ruta fresca, fiori essiccati di salvia e lavanda, aglio affettato, aceto di vino distillato, chiodi di garofano schiacciati ed infine canfora disciolta in spirito,.
    Molto più recentemente si è imposta una formula dell’aceto dei quattro ladri che include le tradizionali salvia, rosmarino, lavanda, timo e aglio con l’aggiunta di menta, ruta, ed assenzio.
    La più diffusa prevede l’uso di quattro erbe, appunto una per ogni ladro, anche se le ricette storicamente prevedevano una dodici o più componenti.
    In Provenza, viene ancora rivenduto come rimedio per cura della dei capelli e della pelle, per la stanchezza, infezioni delle vie respiratorie, ed anche la rimozione delle loro lendini dei pidocchi.

    Leggendo oggi la composizione di questo “prodigioso” medicamento, citato tra I’altro in molti trattati di materia medica di quel tempo, ci viene da sorridere ma purtroppo dobbiamo ammettere che ancora oggi ancora abbiamo pochi strumenti a nostra disposizione per quanto riguarda i mezzi di prevenzione, salvo l’isolamento, cosa che i nostri avi avevano già attuato istituendo i lazzaretti, le mascherine e… lavandosi spesso le mani come quotidianamente raccomandano i mass-media.

  • Il giallo del Teatro Petruzzelli di Bari del 1991

    Il giallo del Teatro Petruzzelli di Bari del 1991

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    Il giallo del Teatro Petruzzelli di Bari del 1991

    Una vicenda molto complessa che ha avuto una “verità processuale” nel 2007 che ha condannato gli esecutori materiali dell’incendio ma non ha identificato i mandanti che restano uno dei tanti “Misteri d’Italia”.

    Ventisei anni fa un evento eccezionalmente tragico sconvolse la natura stessa di una città che nel suo teatro più bello aveva trovato una dimensione culturale e sociale molto avanzata.Il Giallo del Petruzzelli

    UN ROGO UN PERCHÉ?

    A ventisei anni da quel disastro, a fronte di un’inchiesta giudiziaria e di una sentenza che hanno lasciato molte domande senza risposta, è necessario prendere l’impegno di non dimenticare. Nessuno, né a Bari, né altrove, vuole che anche il rogo del Petruzzelli finisca nell’elenco sterminato e desolante dei misteri d’Italia. Un rosario di vicende dove la giustizia ha sempre perso. E la verità è sempre stata umiliata. Eppure anche per il Petruzzelli questo è il rischio. Un rischio quanto mai concreto. A tanti anni da quel rogo il Politeama Petruzzelli è sempre lì. Un guscio vuoto. Un orrendo, vacuo buco nel cuore di una città nobile e antica.

    Una suggestione letteraria contribuisce ad ammantare di mistero quello che potrebbe, sulle prime, sembrare un semplice fatto di cronaca. Anche l’ultimo spettacolo in scena si é concluso con un rogo: il rogo della Norma.

     

    I FATTI

    L’incendio esplode attorno alle quattro e trenta di mattina. il teatro, fino a poche ore prima, era in funzione, in occasione del “Forex club”, il congresso degli agenti di cambio, era an­data in scena una replica straordinaria della Norma. Tra il pubblico anche una personalità illustre come il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. Che l’opera del Bellini si concluda con un’immenso rogo appare sulle prime poco più che una suggestione letteraria. La singolare coincidenza tra la scena finale dell’ultima rappresentazione del Petruzzelli e la tremenda fine del teatro lascerà del tutto indifferenti gli investigatori. Perché?

    L’ULTIMA SCENA

    Poco prima che l’incendio divampasse il Petruzzelli era pieno di spettatori. Una speciale messa in scena della Norma, riservata ai partecipanti ad un convegno, si era da poco conclusa. In platea anche il governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi.

    Si raccolgono le prime testimonianze. La più incisiva sembra essere quella di Gennaro Polieri, cameriere del Circolo Unione, le cui sale si trovano al primo piano dell’edificio:
    “Fino all’una e mezza di questa mattina abbiamo avuto una festa nuziale” racconta Polieri. Ma dopo la festa il lavoro nel Circolo Unione e nel teatro si era protratto sino a molto più tardi, una circostanza decisiva per dimostrare la dolosità dell’in­cendio e le sue caratteristiche devastanti. infatti sempre Polieri racconta: “Nel circolo siamo rimasti solo noi camerieri e i cuochi a sistemare tutto. Dopo le quattro ho sentito un sibilo, poi un boato e uno spostamento d’aria e perciò ho pensato ad un terremoto. Dalla finestra però ho visto le fiamme ed ho chiamato subito i vigili del fuoco”.
    I pompieri lottano fino a giorno inoltrato con l’incendio. Una lotta vana, anche perché il sistema antifiamme non ha funzionato e per un semplice motivo: non c’era. L’interno ligneo del teatro si trasforma in pochi attimi in un furioso rogo che nulla risparmia. Fanno fatica i vigili anche a trarre in salvo Enza e Pinuccio Tisci, i custodi del teatro, figli a loro volta di custodi, rimasti intrappolati nel loro appartamento che andrà interamente distrutto.
    Che l’incendio sia doloso lo capirebbe anche un ceco. I vigili del fuoco stabiliscono senza esitazioni che una delle porte del teatro è stata forzata dall’interno e proditoriamente lasciata aperta (per consentire una rapida via di fuga in caso di scoperta). Il lucchetto che tratteneva la catena di sicurezza e stato tranciato. Un’altra entrata e stata trovata aperta. C’è poi quella strana telefonata anonima arrivata al centralino del “113” attorno alle 22.15 e che avvisava la polizia che una bomba era stata collocata all’interno del Petruzzelli. Stando al questore Renato Capasso, il teatro era stato perquisito prima e dopo la rappresentazione, ma con esito negativo. Nonostante questi indizi, il procuratore capo di Bari Giovanni De Marinis preferisce non sbilanciarsi. La dichiarazione che rilascia alla stampa è quella di rito: “Stiamo indagando in tutte le direzioni”

    Personaggio centrale in tutta la vicenda è il direttore del Teatro, Ferdinando Pinto che sarà al centro di un lungo processo pieno di colpi di scene e accuse da parte di pentiti di mafia, che poi saranno smentite.

    MA CHI E’ FERDINANDO PINTO?

    Ferdinando PintoFerdinando Pinto è nato a Molfetta (Bari) nel 1947. Fino a 28 anni si e occupato di cinema, essendo stato iI padre, Nicola. tra i primi distributori di film in Italia. prima a Napoli e poi a Bari. Ha assunto la gestione del Petruzzelli nel 1979, mantenendola per oltre un decennio. fino al giorno dell’incendio (27 ottobre 1991). Nell’88 era stato nominato commissario straordinario dell’Opera di Roma. incarico che aveva mantenuto per poco più di due anni. Dopo il rogo di Bari, ha assunto la presidenza del Teatro di Roma (per cinque anni).
    Per il Petruzzelli, nell’87 organizzò una rappresentazione dell’”Aida” al Cairo. Nello stesso anno ospitò nel Petruzzelli le riprese del film “II giovane Toscanini” di Franco Zeffirelli, con Elisabeth Taylor.
    Le stagioni di “Teatrodanza” del Petruzzelli, dall’80 in poi, sono state tra le piu ricche per la rilevanza degli spettacoli e per la fama di alcuni dei protagonisti. Tra quelli di maggior rilievo, l’”Apres midi d’un faune” con Margot Fontaine in una delle sue ultime apparizioni in pubblico e Rudolf Nureyev.
    Nell’81 (in un libro dello scrittore Giorgio Saponaro) Pinto raccontò di se e del Petruzzelli: “In famiglia abbiamo sempre avuto una forte attrazione per il mondo dello spettacolo e per il teatro in particolare. Quando nel 1973, mi occupai della produzione di “Polvere di Stelle” di e con Alberto Sordi ho avuto il classico colpo di fulmine peril Teatro Petruzzelli. Alla fine delle riprese, naturalmente, ero completamente conquistato ed ora sono felice di occuparmene”. L’arresto di Pinto ha destato stupore nell’ambiente teatrale romano, dove si e fatto un buon nome come organizzatore teatrale e imprenditore in proprio.
    II presidente dell’Agis Carlo Maria Badini ha detto: “Per un uomo di spettacolo la sola idea di perdere it proprio teatro è sconvolgente. Pensare di commissionarne la distruzione a una cosa orribile, un vero sacrilegio: non riesco a credere che possa essere successo”.

    Pinto, mentre era ancora presidente del Petruzzelli, nell’88, dopo la morte di Antignani, divenne commissario del teatro dell’Opera di Roma, raccogliendo consensi per il suo operato. La logica della lottizzazione chiuse dopo due anni quell’esperienza. In seguito ad una nuova tornata di nomine negli enti culturali della città, la Democrazia cristiana impose Gian Paolo Cresci al vertice dell’Opera. A Pinto, socialista, toccò in seguito la presidenza del Teatro di Roma, nell’agosto del 1991, con Pinto presidente e Pietro Carriglio (Dc) direttore artistico, it teatro di Roma ha concluso negli ultimi mesi l’iter di trasformazione in ente morale, adeguandosi (primo in Italia) alla legge Tognoli. lnoltre ha cominciato ad uscire da un travagliato biennio segnato da deficit miliardari e da un interminabile regime di proroga degli organi sociali.
    (ANSA, 8 luglio 1993)

     

  • Paracelso tra realtà e mito

    Paracelso tra realtà e mito

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    Paracelso tra fumi di zolfo, scintille di genio, ecco la sua difficile eredità.

    Figura dissipata e bizzarra, stretta tra Medioevo e Rinascimento, Paracelso fu protagonista di una difficile
    transizione. Quanto diversa da quella che viviamo oggi?

    Medico, ma anche alchimista e chimico esperto. E poi filosolo e, insieme, cabalista, mago e mistico, e
    ancora astrologo e politico. A 500 anni dalla nascita (avvenuta a Einsiedeln, in Svizzera, tra la fine
    del 1493 e l’inizio del 1494), quella di Philippus Aureolus Theophrastus Rombastus Hohenheim, meglio noto come Paracelso, a una figura ancora controversa e dai molti lati oscuri. Una figura sulla quale il
    giudizio della storia continua a restare sospeso: fu davvero un geniale precursore della medicina
    moderna, come vorrebbero i suoi sostenitori, o un avventuriero “ladro, ubriacone ed eunuco”, come dissero di lui i medici del suo tempo?
    Un dubbio difficile da sciogliere, anche perché, probabilmente, Paracelso fu l’uno e l’altro.
    Spirito inquieto, dopo i primi studi sotto la guida del padre Wilhelm, medico, comincia già a quindici anni a girare per le università d’Europa.
    Vienna, Colonia. Parigi, Montpellier, Bologna, Padova. Ferrara (dove si laurea in medicina con Niccolò Leoniceno), quindi Granada, Lisbona e Oxford sono le tappe del suo ricco e itinerante “cursus studiorum”.
    Primo segnale di un carattere eccentrico, indipendente e comunque poco disposto a venire a patti con il prossimo, l’irrequieto nomadismo del suo apprendistato condizionerà anche il resto della sua esistenza.
    Servirà anche a manifestare la netta insofferenza per l’establishment, per le tesi precostituite, per le convenzioni.
    Nel suo viaggio iniziatico Paracelso non si limita, però, alle frequentazioni di atenei: spesso al seguito di compagnie di zingari a saltimbanchi raggiunge i Paesi Bassi, la Danimarca e la Scandinavia, e poi, attraverso molti altri paesi — la grande Russia.
    Facile intuire dopo le conoscenze maturate in questa vera e propria odissea formativa protrattasi dal 1514 fino al 1522, come e quanto andassero stretti a Paracelso i recinti della conoscenza medica ufficiale dell’epoca, basata sulla tradizione galenoaraba. Non é certo un caso, quindi, se, appena nominato a Basilea ufficiale sanitario e professore di medicina e chirurgia nella locale università, egli comincia la sua guerra personale contro la tradizione accademica e scolastica, fino a giungere a vere e proprie provocazioni come quella che, nella notte di San Giovanni del 1527, lo porta a bruciare pubblicamente tutti i classici universitari di medicina. Il rogo dei libri di Avicenna, IppocrateGaleno, in realtà, è qualcosa di più che un gesto simbolico. E piuttosto un atto di fede in quella che
    probabilmente è la più importante e geniale elle intuizioni paracelsiane: alla base della farmacologia non può che esservi la chimica. Un assunto rivoluzionario, che viene da chi attraverso un’intensa ricerca sperimentale è giunto a isolare lo zolfo, lo zinco e il bismuto e a preparare alcuni sali di antimonio, ferro e mercurio, che poi impiega con successo in terapia. Le idee di Paracelso, nella transizione tra il vecchio del Medioevo che resiste al nuovo del Rinascimento che avanza, non trovano ovviamente udienza negli ambienti della cultura e del potere ufficiale. Cosi il singolare e rissoso medico che, in dispregio all’accademia paludata e dogmatica, insegna in tedesco anziché in latino, viene isolato e avversato in ogni modo. Anche allora, del resto, gli interessi in gioco erano molti, basta pensare a come i potenti Fugger, i banchieri tedeschi che monopolizzavano l’importazione dall’America della lucrosissima corteccia di guaiaco (usata come rimedio contro la sifilide) riuscirono a impedire a Paracelso di continuare nella sua battaglia volta a smascherare l’inutilità terapeutica della sostanza, bloccando la pubblicazione di altri libri sull’argomento e ottenendo anche l’ostracismo della comunità scientifica del tempo nei confronti dello studioso. Come dire, insomma, che certe scandalose abitudini, in materia di salute pubblica vengono da lontano e non sono un patrimonio soltanto italiano.Paracelso
    Paracelso (che, è il caso di ricordarlo. ebbe tra i suoi nemici anche i farmacisti, dei quali denunciò a più riprese l’ignoranza e la malafede tanto da chiedere alle autorità di Basilea un’ispezione periodica alle farmacie) fù insomma un “uomo contro” fino alla sua morte, avvenuta in miseria nel 1541 a Salisburgo. Un uomo che discuteva tutto, anche se stesso, e che pagava sempre di persona le proprie scelte.
    Un esploratore non solo del mondo, ma anche dei mutevoli confini della conoscenza, che certo contribuì a spostare in avanti, pur tra eccessi, contraddizioni e, in qualche caso, vere e proprie farneticazioni di impronta esoterica. Ci ha lasciato preziose suggestioni scientifiche e, soprattutto, una certezza: il cammino del sapere è stretto, lungo e aspro. Per percorrerlo, l’intelligenza non basta, occorre anche il coraggio. Una lezione sulla quale vale ancora la pena di meditare.

  • Che cosa é il getto polare antartico

    Che cosa é il getto polare antartico

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    Il Getto Polare Antartico è un massiccio sistema meteorologico che circonda perennemente l’intero continente meridionale; se si mettono insieme le immagini di 17 satelliti diversi, che monitorano il polo sud, è possibile osservare un gigantesco mulinello, alimentato e sospinto dal movimento della rotazione terrestre.

    Quando l’aria calda e umida migra a sud comincia a girare vorticosamente e forma un enorme sistema invisibile chiamato appunto “getto polare”; di conseguenza i venti incessanti spingono l’acqua del mare verso il basso.

    L’oceano antartico è l’unico parallelo al mondo su cui non c’è traccia di terra ferma; per cui un enorme corrente circolare volteggia senza tregua: la corrente oceanica è la più forte ed insistente del pianeta, è una combinazione di vapore, acqua, vento e forma della terra che fa urlare i “60”.
    Il getto polare è tanto potente che isola l’Antartide da resto del mondo, impedendo al calore e all’umidità di raggiungere l’interno, creando dunque il luogo più secco, freddo e ventoso del pianeta.
    Qui le tormente sono causate dalle raffiche che sollevano la neve dal suolo piuttosto che dalle precipitazioni. L’aria, densa e gelida, causa diretta del getto polare, mantiene l’intero continente estremamente freddo.

    In inverno le condizioni estreme innescano un meraviglioso processo vitale che avviene sotto lo strato di ghiaccio; avviene se si supera una “soglia critica”, cioè quando lo strato superiore dell’oceano scende sotto lo zero di un grado e mezzo.
    Che cosa é il getto polare antarticoA questo punto si attiva allora un’altra importante proprietà dell’acqua salina: in superficie il mare comincia a gelare, a livello microscopico piccoli cristalli di ghiaccio cominciano ad espandersi, legandosi gli uni agli altri.

    Ghiacciandosi l’acqua di mare è costretta a rilasciare il sale che contiene, così l’acqua ghiacciata diventa ancora più salata e forma una corrente salmastra che gocciola in tubi, stretti ed allungati, nel ghiaccio appena formatosi.

    L’acqua salata è più densa della comune acqua marina e tende a scendere verso il fondale: l’acqua salata è pesante e porta con sé l’ossigeno dell’aria presente in superficie, trasferendolo negli abissi dell’oceano.
    La formazione di ghiaccio aumenta in proporzioni e rapidità, ben presto cominceranno ad apparire larghe chiazze in superficie, che si ispessiranno in una massa solida.
    Ciò che iniziato con un processo microscopico sarà visibile dallo spazio in soli pochi giorni, grazie ai satelliti artificiali.
    Negli ultimi rilevamenti satellitari i sensori sottomarini mostrano un’antica eppure invisibile conseguenza di questa eccezionale trasformazione: ogni secondo un milione e mezzo di metri cubi d’acqua densa e salata cala verso il fondale, una corrente verticale irrefrenabile; quando l’acqua tocca il fondale si espande per centinaia di chilometri, e scende a cascata sulla piattaforma continentale.
    E’ una gigantesca cascata sottomarina, mai vista da occhio umano, un getto paragonabile a 500 milioni di cascate del Niagara.
    L’acqua salata densa fredda e ricca di ossigeno cade lentamente e senza rumore sul fondo degli abissi. Non tornerà in superficie per almeno 1000 anni.
    Ma c’è un’interessante animazione che sfruttando i dati del satellite ci illustra la meraviglia che avviene dopo.
    Si può ammirare come, congiuntamente ad altre misurazioni, il “flusso antartico” riporta l’acqua verso l’equatore; una corrente di fondo costante di liquido freddo e salato che migra verso nord.
    Mentre queste correnti viaggiano silenziosamente, rimescolano e raffreddano tutti gli oceani del pianeta: questo antico sistema regola la temperatura media dell’acqua affinché non superi il mezzo grado.
    E’ proprio tale stabilità che ha permesso alla vita di prosperare proteggendola dagli eccessivi sbalzi climatici dell’intero pianeta.
    Quando finalmente le acque profonde ritornano in superficie comincia un’esistenza più dinamica, determinata dal rimescolamento con correnti più calde e veloci: visto dei satelliti l’insieme degli oceani appare come una unica e sconfinata massa turbinosa.
    Queste correnti superficiali hanno una temperatura variabile a seconda dell’energia che ricevono dal sole, questo a sua volta determina la quantità di vapore rilasciata nell’atmosfera: sono queste le variazioni che influenzano i cambiamenti stagionali, sia sulla terra che negli oceani.
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    Che cosa é il getto polare antartico

  • Cosa sono spazio e tempo nella nuova fisica

    Cosa sono spazio e tempo nella nuova fisica

    [corner-ad id=1]LO SPAZIO-TEMPO

    Lo Spazio-Tempo è un concetto rivoluzionario, né lo spazio, né il tempo vengono considerati più immutabili, secondo newtoniana memoria, bensì sinergici, collaborativi.

    Albert Einstein nasce alla fine dell’800: sono tempi della rivoluzione industriale, dell’elettricità, delle innovazioni tecnologiche e dei progressi che Newton neanche si sarebbe sognato; però fin da bambino il piccolo Albert era attratto dalla luce, non quella delle lampadine, ma dalla natura della luce stessa.

    Cosa sono spazio e tempo nella nuova fisicaE’ proprio con il concetto di velocità della luce che inizierà lo sconvolgimento del concetto newtoniano dello spazio.

    Se si suppone di viaggiare su un treno, la variazione della sua velocità può essere facilmente misurata, anche la velocità della luce che fuoresce dai fari del treno può essere misurata e vale circa 1.080.000.000 km/h. Ora se il treno acquista velocità sempre più crescenti ci si potrebbe attendere che anche la velocità della luce aumenti, come se il treno desse una spintarella alla luce stessa: invece non è così, resta costante e questa riflessione porterà allo sconvolgimento della fisica nel xx secolo.

    Come è possibile l’immutabilità della velocità della luce? L’unica spiegazione secondo Einstein è che lo spazio e il tempo “collaborino”, essi non sono più immutabili, bensì si concertano a vicenda affinché la velocità della luce resti costante: se aumenta l’uno diminuisce l’altro, in un balletto cosmico strabiliante: infatti la velocità per qualsiasi corpo si misura dividendo lo spazio percorso per il tempo impiegato (V = S/t).

    Questa flessibilità del tempo e dello spazio può risultare strana perché nei movimenti umani quotidiani la velocità è bassa, ma se ci si potesse muovere alla velocità delle luce se ne vedrebbero delle belle.
    Un osservatore che vede un treno passare alla velocità della luce, vedrebbe lo spazio aggiustarsi e il treno diventare lungo pochi centimetri, l’osservatore vedrebbe anche l’orologio, di un passeggero su quel treno, camminare molto lentamente.

    Ma dentro il treno un passeggero vedrebbe le cose normalmente, anche il suo orologio camminare normalmente. Se però guardasse fuori dal finestrino vedrebbe lo spazio deformarsi, al fine, appunto, di mantenere costante la velocita della luce: lo spazio e il tempo non sono più assoluti, ma fusi insieme con il moto.

    E’ nata così una nuova entità lo “SPAZIO-TEMPO”.

    Grazie ad Einstein ci si incammina allora verso il mistero della forza più conosciuta del cosmo, la Gravità.

    Le leggi formulate da newton definivano, con straordinaria precisione, le relazioni intercorrenti tra gli oggetti in movimento, ma non spiegavano il perché: come fa la terra ad attrarre verso di se la luna, come se vi fosse una fune invisibile di collegamento.

    Einstein scoprì che la gravità newtoniana non aveva una interpretazione chiara; la spiegazione poteva risiedere nella natura dello spazio-tempo, che risulta essere molto flessibile e che può deformarsi come un tessuto: è una nuova rivoluzione.
    Gli oggetti potrebbero viaggiare in linea retta solo se lo spazio fosse piano, però il “tessuto” spazio temporale è flessibile al punto che, se un oggetto pesante ne viene introdotto, si produce un avvallamento, per cui gli altri oggetti, in movimento nelle vicinanze, ne vengono attratti, ruotando attorno all’oggetto più pesante; allora la luna non viene attratta dalla terra, bensì ruota nella deformazione, la curvatura, creata dalla terra stessa: la gravità è la forma dello spazio-tempo.

    Lo spazio dunque non è passivo ma dinamico, è interconnesso con il tempo e determina le modalità con cui le cose si muovono: non è più il palcoscenico immobile di newtoniana memoria, bensì lo spazio è diventato il protagonista nella commedia dell’universo.
    C’è un regno dove la visione di Einstein dello spazio non esiste: è il mondo microscopico; le leggi che vi sono in vigore sono molto diverse: qui vige la Meccanica Quantistica.

    In questa visione, anche se si eliminassero tutte le particelle, lo spazio non sarà mai vuoto. Le particelle compaiono e spariscono continuamente, e possono mettere in movimento gli oggetti.

    Compaiono dal nulla, annichiliscono e poi scompaiono di nuovo; però anche se non è possibile vedere le particelle, se ne possono vedere però gli effetti nello spazio vuoto.

    Nel CERN di Ginevra, un acceleratore costoso, si riesce a portare le particelle subatomiche alla velocità prossima alla luce (99,99%), al fine di farle scontrare l’una contro l’altra: dagli innumerevoli collisioni si produce una serie di detriti, costituiti da una gamma di nuove strane particelle.

    E’ interessante riuscire ad osservarne una tra le più sfuggenti; è considerata di fondamentale importanza nel poter dare forma al tutto, dagli atomi del corpo umano fino, alle stelle più lontane.

    Se trovata si ridefinirà la visione dello spazio dopo decenni di ricerca: è la particella di Peter Higgs.

    Ora ci si potrebbe porre la seguente domanda: perché particelle diverse hanno massa diversa?

    Higgs immagina che le particelle siano immerse in un fluido, tipo oceano, e che acquisiscano massa muovendosi: più le particelle spingono nell’oceano per farsi strada, più interagiscono con l’oceano stesso, raccogliendo sempre più massa.
    Oggi il campo di Higgs viene accettato dalla comunità scientifica, ed è cruciale per la comprensione dello spazio.

    Il campo di Higgs è ovunque, anche nello spazio più vuoto in assoluto, fa sentire il suo effetto, generando massa: lo spazio è concreto, possiede qualità intrinseche che non possono essere eliminate. Ma non ci sono prove dell’esistenza del campo di Higgs e si spera nel CERN.
    Infatti con le collisioni a forte energia delle particelle subatomiche nell’acceleratore, si spera di poter staccare un pezzo del campo di Higgs, al fine di produrre una minuscola particella, riuscendo a scheggiare lo spazio: è tanto importante tale sperimentazione che se non esistesse il campo di Higgs, tutto ciò che ora si sa sulla materia crollerebbe.
    Ma lo spazio contiene un ingrediente ancora più esclusivo di quello immaginato da Higgs, e che potrebbe dare la spiegazione del vero destino del cosmo.
    Nel Big Bang la violenta esplosione ha spazzato via in una frazione di secondo tutto lo spazio, e lo spazio si espanse; per decenni ci si è posta questa domanda: l’espansione potrebbe rallentare a causa della gravità, per poi ricollassare, oppure lo spazio si espanderà all’infinito?

    Dalle osservazioni astronomiche sulle supernove sembrerebbe che l’espansione stia accelerando.
    Esiste come una forza all’interno dell’universo che tende ad estendere lo spazio, il tessuto dell’universo, in contrasto con la gravità. Viene chiamata l’Energia Oscura e capovolge la visione del cosmo: si considera che sia l’elemento più abbondante dell’universo, circa il 70%, ma non si sa precisamente cosa sia.
    Il fatto che il peso dello spazio vuoto sia il 70% del peso dell’intero universo, fu previsto da Einstein nella sua costante cosmologica.
    Se l’universo fosse in espansione c’è da chiedersi se, come ipotizza Einstein, anche l’energia oscura possa mantenersi costante. Se aumenta con l’espansione dell’universo le galassie si allontanerebbero sempre più le une dalle altre, il gradiente dispersivo, disgregante verso l’esterno, disintegrerà i pianeti e ogni tipo di organizzazione materiale, atomi compresi.
    Quando ci sarà sufficiente energia oscura tra nucleo ed elettroni in un atomo, lo spazio subirà un “grande strappo” il “Big Rip.
    E’ stato calcolato che il tempo intercorrente da oggi alla fine dell’universo è dato da:

    Cosa sono spazio e tempo nella nuova fisica

     

    Ma alcuni scienziati, tra i più innovativi, si stanno ponendo questa domanda: e se lo spazio fosse un ologramma?

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  • In che modo gli esseri umani cambiano il clima e l’ambiente

    In che modo gli esseri umani cambiano il clima e l’ambiente

    [corner-ad id=1]Gli esseri umani cambiano il clima e il pianeta e l’attività umana è da considerarsi un processo naturale che incide profondamente su gran parte dei cicli terrestri: l’uomo è una forza globale, al pari del fuoco, dei fulmini e dei vulcani.
    L’ossigeno può essere considerato fondamentale per la vita terrestre, ma sembra avere un lato oscuro, è talmente volatile da innescare violente reazioni: la più letale in assoluto è il fuoco.
    Molti incendi spontanei divampano allo stesso modo con la scintilla scoccata da un fulmine caduto dal cielo. Osservando un incendio si assiste al rilascio dell’energia solare trattenuta dalla vegetazione per centinaia di anni: il materiale organico conservato negli arbusti per secoli e secoli si trasforma dunque subito in cenere. Le fiamme eliminano anche gli organismi morti e malati che abitano nella foresta, restituendo i minerali che contengono al terreno.
    In che modo gli esseri umani cambiano il clima e l'ambiente
    Visto in questo modo il fuoco diventa un meraviglioso processo di rigenerazione e rinascita. Grazie ai satelliti artificiali specializzati, dallo spazio è possibile vedere gli effetti del fuoco sul pianeta: ad ogni incendio segue un impulso alla rinascita. Gli incendi spontanei preservano la salute di molti habitat della terra ed ecosistemi che altrimenti stagnerebbero vengono invece rigenerati.
    Se si osserva la notte, vista dallo spazio, il buio è squarciato dai fulmini, e gli astronauti della stazione spaziale internazionale restano spesso stupiti dall’intensità e dalla frequenza delle tempeste elettriche che, si sviluppano sotto i loro occhi.
    Da ogni nube temporalesca si solleva una gigantesca colonna di cariche elettriche: questa forza invisibile si muove alla velocità della luce verso lo strato più esterno dell’atmosfera.
    Questo strato prende il nome di ionosfera, un velo sottile composto in gran parte da idrogeno ed elio: ora per la prima volta si può assistere all’interazione tra le cariche elettriche ed il campo rarefatto della ionosfera.
    La ionosfera agisce come un conduttore di elettricità distribuendo le cariche su tutta la superficie del globo: ora sappiamo con certezza che, senza questa circolazione globale di elettricità, la vita sulla terra non sarebbe possibile. Ciò è dovuto ad una spettacolare reazione chimica che avviene all’interno della nube temporalesca al momento che si produce il fulmine.
    In che modo gli esseri umani cambiano il clima e l'ambienteInfatti le cariche elettriche all’interno della nube aumentano fino a diventare talmente forti, da scindere l’aria in ioni: si forma quindi un minuscolo canale in cui può fluire la corrente elettrica.
    Nel giro di un millesimo di secondo si scatena il fulmine: all’inizio è poco più spesso di un pollice eppure è più caldo di cinque volte della superficie solare, e bruciando, scinde le molecole di azoto presenti nell’aria. Le particelle di azoto e di ossigeno si legano creando una sostanza chiamata nitrato di azoto.
    Circa 14.000 tonnellate di nitrato viaggiano ogni giorno negli strati superiori dell’atmosfera e cadono sulla terra sotto forma di pioggia. Il nitrato è essenziale per ogni forma di vita, dalla fotosintesi delle piante alla respirazione degli organismi più complessi: il nitrato avvia una serie di importanti reazioni chimiche negli esseri viventi da milioni di anni.
    Guardando la terra dei satelliti dunque, emerge un intricato meccanismo che definisce ogni singolo istante della nostra vita ed innesca ogni singolo battito di ogni cuore del pianeta.
    C’è anche un’altra importantissima componente del sistema, ovvero il profondo ed innegabile effetto sul pianeta di una particolare specie animale: la razza umana.
    L’umanità dunque è l’ultimo grande fenomeno naturale, la conseguenza diretta di un sistema che ha creato e sostentato la vita per 3 miliardi e mezzo di anni; intelligenza umana si è evoluta ed è stato questo a permette al genere umano di intervenire sugli antichi processi della terra.
    L’uomo ha trasformato il pianeta, sfruttando il complesso sistema che lo ha prodotto, è riuscito persino ad allargare lo sguardo verso lo spazio.
    Solo ora stiamo finalmente cominciando a capire come funziona il mondo e qual è il nostro ruolo sulla terra. Questo momento è cruciale della storia della vita sul pianeta: guardando il mondo dai satelliti ci si è accorti di essere diventati anche noi una forza globale. Infatti il genere umano produce ormai più nitrato dei fulmini, immette più zolfo e rilascia nell’atmosfera più anidride carbonica di quanta ne assorbe l’Amazzonia: le città generano polveri, innescano tempeste elettriche e condizionano le precipitazioni.
    Vista dallo spazio l’influenza del genere umano è spettacolare, ma deve essere considerata un processo naturale: infatti i gas rilasciati da navi, aeroplani, auto e centrali energetiche sono causati da un animale che la terra stessa prodotto.
    Ma l’uomo però ha una responsabilità: a differenza dei vulcani, dei movimenti delle correnti oceaniche, dell’ossigeno prodotto dalle foreste e della fioritura di plancton, lui dispone del libero arbitrio.
    I satelliti permettono non solo di comprendere l’impatto umano sul mondo, ma anche di prendere decisioni consapevoli, in merito all’eccessivo consumo delle risorse terrestri: i suoi occhi nello spazio dovrebbero aiutare dunque a preservare l’equilibrio e rendere possibile la sopravvivenza del mondo naturale.
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  • Gli  Arabi hanno contribuito alla nascita dell’arte delle preparazioni  farmaceutiche

    Gli Arabi hanno contribuito alla nascita dell’arte delle preparazioni farmaceutiche

    [corner-ad id=1]Verso il 570 d.C. nasceva alla Mecca Muhammad, consegnato alle lingue neolatine col nome di Maometto, padre del Corano a conquistatore dei luoghi santi nel 630. Dopo la sua morte, avvenuta nel 632, i Musulmani occuparono tutte le coste dell’Africa mediterranea, invasero la Spagna e furono fermati, come tutti sanno, a Poitiers da Carlo Martello net 732 d.C.
    La conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II° nel 1453 impose la cultura musulmana nelle manifestazioni artistiche a scientifiche dell’Europa meridionale. Gli Arabi ebbero, come è noto, letterati, filosofi, astronomi, matematici e medici di prima grandezza. Questi ultimi ripristinarono le regole igieniche che avevano protetto dalle epidemie l’impero romano, riattivarono le terme ed i bagni pubblici ed imposero, con l’autorità religiosa, regole dietetiche collettive e norme di comportamento individuale che lasciarono tracce profonde nella medicina e nella farmacia europea. L’obbligo di leggere il Corano combatté efficacemente l’analfabetismo e promosse la compilazione di trattati che, tradotti in latino, ebbero influenza nel modificare e rinnovare, come un innesto rivitalizzante, la tradizione culturale greco-romana. Gli artefici principali di questa opera paziente di traduzione furono i monaci delle più celebri abbazie, soprattutto in Spagna, Francia ed in Italia. Un esempio valga per tutti: I’eremo di Montecassino, fondato da San Benedetto nel 528 e sopravvissuto a guerre, incendi a saccheggi fino ai giorni nostri.
    Gli Arabi hanno contribuito alla nascita dell’arte delle preparazioni farmaceuticheL’introduzione dello zucchero di canna nella preparazione degli sciroppi, in sostituzione del miele, ed i metodi di elaborazione e di incorporazione delle droghe in nuove forme farmaceutiche diedero origine ad una polifarmacia rinnovata anche nella nomenclatura dei medicamenti. Alambicco, alcool, giulebbe, alcanna, elisir, roob, looch, canfora ed il famoso « balsamo opodeldoch » traggono il loro nome dal vocabolario arabo.
    I musulmani attivarono fiorenti scuole di farmacia in Spagna, In cui esistenza è, tra l’altro, testimoniata da preziose ceramiche di stile ispano-moresco. In questi laboratori la tecnica della distillazione cominciò ad essere applicata alla farmacia e l’armamentario terapeutico del tempo si arricchì con la cassia, la senna, il rabarbaro, il tamarindo, la noce vomica, il seme santo, il legno di sandalo, la canfora, il crotontiglio ed altre droghe importate dall’oriente.
    Questi nuovi medicamenti si diffusero in tutta l’Europa e, siccome erano molto costosi, contribuirono al fiorire dei commerci delle nostre repubbliche marinare.  Amalfi, Pisa, Genova e Venezia che fecero eccellenti affari con i musulmani; a Venezia i fondachi nei quali si vendevano le spezie presero il nome di « spezierie » ed il loro gestore fu chiamato « speziale ».
    Potremmo citare una lunga lista di trattatisti siriani, persiani, ebrei e anche cristiani, che scrissero o tradussero in arabo opere di medicina attingendo alla cultura greca, egiziana od orientale. Forse il più noto è Avicenna (in lingua persiana lbn-Sinna) vissuto tra il 980 ed il 1037 autore del celebre « Canone »; altri nomi ricorrenti nei Ricettari e « Antidotari » dell’evo medio e del rinascimento italiano furono quelli di Giovanni da Damasco, detto Mesué, e del famoso medico-filosofo di Cordoba, Averroès (Ibn-Rushd), vissuto fra il 1126 ed il 1198.
    Le opere attribuite a questi autori si debbono considerare in gran parte postume, redatte dai seguaci del maestro e rimaneggiate nelle successive edizioni. Esse costituiscono tuttavia, nella storia medico-farmaceutica dell’Occidente, un contributo fondamentale all’evoluzione della tecnica farmaceutica rudimentale del periodo greco-romano. Gli arabi non soltanto mescolarono, sciolsero o polverizzarono le sostanze cosiddette « semplici », ma le cimentarono, per provocarne la decomposizione o la trasformazione, con tecniche e strumenti che costituirono la matrice dell’alchimia e della iatrochimica nei secoli successivi.

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  • Chimica, Fisica e struttura dell’atomo

    Chimica, Fisica e struttura dell’atomo

    [corner-ad id=1]La chimica, come la matematica, può essere considerata una lingua universale comune a tutto il globo.
    La poesia descrive la conoscenza e le emozioni con armonia. Quando si inizia a parlare di chimica si deve immaginare un lungo percorso che conduce e spiega sia la diversità e la molteplicità dei vari elementi chimici, sia la definizione e creazioni di composti chimici.
    Il big bang, il collasso delle stelle, le supernove sono tutte manifestazioni che hanno causato la creazione di tutti gli elementi conosciuti e di cui sono composti tutti gli esseri viventi.
    La parte più piccola della materia viene considerata l’atomo.
    Per l’atomo il primo modello è quello planetario. Nell’immaginare la configurazione elettronica esterna al nucleo si possono utilizzare delle semplificazioni ammesse dalla comunità scientifica, per cui vengono usati dei modelli che calzano molto bene e facilitano la comprensione di realtà molto più articolate.
    Allora si prefigurano degli elettroni che ruotano attorno al nucleo come la luna e i satelliti artificiali ruotano attorno alla terra. In particolare l’atomo si ritiene costituito da una parte intima chiamata nucleo, che a suo volta è costituita da protoni, con massa e carica positiva, e da neutroni con massa ma senza carica. Attorno al nucleo ruotano uno o più elettroni con carica negativa e considerati senza massa, percorrendo precisi orbitali (s, p, d, f). A livello microscopico la distanza è notevole tra il nucleo e la configurazione elettronica esterna, per cui si parla di spazio vuoto. Come la gravità tiene legati la terra e la luna, così gli elettroni negativi sono fortemente collegati al nucleo positivo in modo elettrostatico.
    Si ribadisce che questo modello presenta dei forti difetti, ad esempio la fisica classica ci insegna che quando un corpuscolo carico come l’elettrone è dotato di un moto uniforme e non rettilineo esso deve irraggiare energia elettromagnetica (onde radio). L’errore risiede nel fatto che si cerca di applicare alla struttura dell’atomo, un mondo microscopico, le leggi fisiche, meccaniche ed elettromagnetiche proprie del mondo macroscopico, come i pianeti.
    Solo dopo il 1915 grazie all’ingegno di alcuni scienziati come Plank, Einstein, Bohr, De Broglie, Heisemberg, ecc., ci si rese conto che all’infinitamente piccolo vanno applicate leggi particolari: la teoria quantica; tale teoria si basa su un ben preciso postulato: l’energia di un sistema microscopico, di qualsiasi tipo essa sia, non corrisponde ad un insieme continuo di valori, ma può assumere solo alcuni e ben determinati valori; cioè si dice che è quantizzata.

    Tornando alla configurazione elettronica, questo significa che l’elettrone che possiede un orbita, nella teoria planetaria semplificata, può assumere solo precise e determinate posizioni energie di posizione: il moto dell’elettrone è quantizzato (N. Bohr). Questo modello quantizzato soddisfaceva anche altri principi della fisica classica in quanto l’emissione di energia elettromagnetica poteva avvenire solo quando l’elettrone effettua un salto quantico, da un orbita ad energia più elevata in una a più bassa energia.

    L’affinamento del modello proseguì nel corso degli anni e in seguito a dibattiti e colpi di ingegni si arrivò al 1925 quando si superò l’idea di un elettrone come una piccolissima pallina o corpuscolo con massa ben localizzata: l’ipotesi rivoluzionaria della meccanica ondulatoria propone un elettrone non ben localizzato, bensì ben diffuso come un onda.
    Questa teoria proposta da Heisemberg introduce il concetto di probabilità: in un mondo microscopico non si può conoscere con esattezza la traiettoria di un elettrone per localizzarlo, ma si può conoscere la probabilità di avere una frazione di tale elettrone in un certo istante, in un determinato punto dello spazio atomico.
    Nel XVIII secolo, scoprendo i vari elementi, si conoscevano sempre meglio le varie caratteristiche, e furono osservate come esistevano forti analogie fra alcuni gruppi di elementi, sia da un punto di vista fisico, sia chimico.

    Vi furono vari tentativi finché il chimico russo Dimitri Mendeleev propose nel 1869 una tabella che rappresenta le correlazioni periodiche delle proprietà dei vari elementi noti fino allora. Tale costruzione si basò sull’ipotesi che le proprietà periodiche fossero in relazione con i pesi atomici dei vari elementi.

    Chimica, Fisica e struttura dell'atomo

    Allora gli elementi che stavano sulla stessa colonna possedevano proprietà simili ma la cosa interessante è rappresentata dal fatto che, siccome alcune caselle rimanevano vuote, Mendeleev intuì che corrispondessero ad elementi sconosciuti ancora da scoprire: ne predisse con incredibile precisione le proprietà fisiche e chimiche. Va ricordato come nel 1869 solo i due terzi degli elementi erano stati caratterizzati con sicurezza.
    Gli elementi raggruppati in ordine crescente di peso atomico mostrano delle proprietà che si ripetono ad intervalli regolari (funzione periodica).
    Bisogna osservare con ammirazione come sia stato applicato agli albori il metodo scientifico: da un numero enorme di osservazioni riuscì a definire una regolarità che approdò alla legge periodica.
    Allora le colonne verticali si chiamano gruppi o famiglie chimiche, le righe orizzontali si chiamano periodi: un periodo corrisponde al completamento di un guscio elettronico: nelle prime due colonne sono presenti elementi in cui si riempie l’orbitale s più esterno; le ultime 6 colonne corrispondono agli elementi gli orbitali p più esterni.
    Gli elementi sono degli atomi che possiedono specifiche caratteristiche: un modello attendibile ma semplificato ci consente in modo utilitaristico di capire il comportamento di queste particelle infinitesimali.

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  • Cosa sono le previsioni del tempo spaziale

    Cosa sono le previsioni del tempo spaziale

    Le previsioni del tempo spaziale  ormai da anni  sono realizzate grazie al Super DARN – Super Dual Auroral Radar Network – che è un progetto internazionale per lo studio dello spazio circumterrestre.
    L’Italia ospitò a Venezia un workshop internazionale, Super DARN, da parte dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
    Le previsioni del tempo “spaziale” saranno in futuro sempre più importanti; i fenomeni magnetosferici e ionosferici, causati dalle variazioni delle condizioni del sole e del vento solare, possono determinare disfunzioni non solo sul funzionamento e l’affidabilità delle istallazioni spaziali, ma anche creare danni sulla terra, ad esempio alle reti di approvvigionamento dell’energia elettrica, agli oleodotti, alle operazioni di lancio missilistico, ai sistemi spaziali, alle comunicazioni, al clima.
    L’Italia partecipa al  SuperDARN  avendo partecipato all’istallazione di uno dei radar  nell’isola Kerguelen, in oceano indiano, insieme con l’LPCE (Laboratoire de Physique et Che mie de l’Environment, di Orleans, Francia.
    I workshops consentiranno di fare il punto sullo stato dei progressi compiuti nei settori delle operazioni radar, sia a livello hardware, sia software, nonché sulla fisica dei plasmi, e su tutti quei fenomeni legati alle relazioni Sole-Terra.
    In realtà si tratta di uno dei più recenti ed avanzati sistemi per lo studio degli effetti del plasma solare sulla magnetosfera e ionosfera terrestre: le Aurore Polari.
    Le aurore sono formazioni luminose di colori e forme variabili, a latitudini magnetiche tra i 60 e 70 gradi.
    Sono causate all’emissione di luce seguente all’eccitazione di atomi e molecole ionosferiche una volta “urtati” da elettroni e protoni di provenienza solare.
    Si osservano ad alte latitudini in quanto queste regioni sono connesse magneticamente con zone dello spazio circumterrestre da cui i protoni e, soprattutto, gli elettroni, possono precipitare molto facilmente, scorrendo lungo le linee di forza del campo geomagnetico.
    Le misure vengono effettuate con una rete di 15 Radar HF (8-20 MHz) posizionati nelle regioni artiche ed antartiche, i siti privilegiati per le osservazioni da terra dei fenomeni, che hanno origine dall’interazione fra il vento solare e la magnetosfera.
    L’incrocio dei dati provenienti dai singoli radar permetterà di costruire, istante per istante, la mappa della circolazione del gas ionizzato della ionosfera intorno ai poli magnetici, fra i 100 e 400 km di altezza.

    Si è parlato di probabili interazioni con il clima, e di conseguenza sulla salute umana: fastidiosi disturbi fisici che potrebbero derivare dal vento spaziale. Variazione sull’umore e disturbi connessi alla meteoropatia; di certo si sa che coloro che viaggiano spesso in aereo, a latitudini elevate, possono essere interessati a forti dosi di radiazioni particellare ed elettromagnetica, tali da poter alterare il normale ciclo biologico.

    Si è finalmente preso atto della possibilità dei danni, causati da particelle cosmiche, ai passeggeri di aerei, cosa sempre negata dalle compagnie di tutto il mondo: è famosa la frase “non è stato sufficientemente dimostrato da un punto di vista scientifico che….”; una seconda riflessione è notare come molti, quasi tutti, i progetti nazionale ed internazionali abbiano un’appendice di finalità riconducibile alla salute umana o alla tutela dell’ambiente, o a tutte e due.
    Cosa sono le previsioni del tempo spazialeSarebbe interessante verificare quanta energia verrà dedicata alla tutela della salute!
    Nel caso del SuperDARN, appena riportato, le risorse economiche sul tavolo sono ingentissime, l’installazione della rete dei quindici radar HF, la costruzione dei siti, i laboratori ed il resto dell’indotto consentirà “la costruzione, istante per istante, della mappa della circolazione del gas ionizzato della ionosfera…”.
    Si vorrebbe conoscere anche quando verranno portate avanti le ricerche sui “disturbi fisici” subiti dall’uomo, citati dal progetto, si vorrebbe sapere in quale sottoprogetto verranno trattati, a livello scientifico, le interazioni con il clima, ed in quale laboratorio verranno sperimentati materiali a tutela dei passeggeri utenti di aerei.
    E’ compito primario della società civile proteggere il cittadino utente e consumatore, essere da stimolo alle istituzione, nell’esercizio delle proprie funzioni, di promozione e di controllo.

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